Come ritrovare se stessi: riscoprire la tua vera identità

Oggi faremo una ricerca speciale, che risponde all’esigenza di ritrovare se stessi che sembra ogni giorno più pressante nella nostra società.

Voglio aiutarti a comprendere meglio chi sei, a conoscere la tua identità e vedrai che sarà un lavoro interessante che ti permetterà di eliminare alcuni pregiudizi e schemi che hai sul tuo conto.

Non temere, vedrai che per ritrovarti, o trovarti se pensi di non aver mai compreso veramente chi sei, non c’è bisogno di fare viaggi in terre lontane.

La cosa che mi fa sorridere è infatti come spesso, per trovare chi siamo, andiamo in luoghi sconosciuti e distanti, che non hanno niente a che vedere con noi, la nostra storia, il nostro percorso personale.

Il viaggio che facciamo oggi, al contrario, è dentro di te, nell’unico posto dove si nasconde la tua vera identità, e tra poco la tireremo fuori.

Partiamo 😉

 

Come ritrovare se stessi osservando lo scorrere del fiume

 

Come ritrovare se stessiVisto che a me le storie piacciono tanto, voglio partire da una che ti aiuterà a capirti meglio.

Leggila con attenzione e calma, è importante, e poi ti farò fare un esercizio semplice ma capace di far cadere tanti schemi distorti.

Andiamo con ordine, prima la storia del fiume!

 

Un giovane vagava da giorni, senza meta, con i vestiti sporchi e senza cibo, nella foresta, finché finalmente, diradandosi gli alberi, si trovò di fronte al corso di un fiume.

L’acqua era alta e non poteva superarlo se non a nuoto, ma era anche forte e non era convinto di farcela.

Nonostante la paura, si preparò a gettarsi nell’acqua senza pensarci troppo ma una voce lo fermò: “Non cela farai a passare, è inutile che provi!”.

Il giovane si guardò intorno senza vedere nessuno, poi, da un albero poco distante, venne fuori una ragazzina, che avrebbe potuto avere non più di 8 anni.

Aveva un vestito color fucsia e un secchio di legno in mano. Dietro di lei si muoveva agile una piccola capra e un capretto al loro seguito.

Il giovane osservò la ragazzina che si avvicinava con calma al corso del fiume, scese su alcuni sassi vicini alla sua sponda e riempì il secchio con l’acqua, porgendolo poi ai suoi animali perché bevessero.

“Perché volevi morire?” chiese diretta al giovane che restò sorpreso di tanta schiettezza. Non rispose subito, così la ragazzina continuò: “A giudicare da come sei ridotto non mangi da giorni, vuoi un pezzo di pane?”.

Il giovane esitò e scosse la testa per declinare l’invito, ma la ragazzina aveva già afferrato un tovagliolo che conteneva il pane e lo aveva lanciato al giovane, che lo afferrò prontamente.

Mentre sospettoso allentava i morsi della fame, la ragazzina gli disse: “Cos’è che ti fa stare male?”.

Il giovane ingoiò e questa volta, smaltita la sorpresa e l’imbarazzo, rispose con voce calma: “Non so più chi sono, vorrei ritrovare me stesso, capire chi sono davvero, e così mi sono messo in viaggio”.

La ragazzina guardò il giovane mentre mangiava un altro po’ del pane, e prese il secchio per riempirlo nuovamente. “Non sei mai stato qui, vero?” gli chiese mentre si avvicinava al fiume.

“No!” rispose sinceramente il giovane.

Allora la ragazzina si voltò e prima di riempire il secchio d’acqua gli chiese: “Ieri ho perso un ferma capelli a casa mia e non lo trovo più, mi aiuti a cercarlo lungo questa sponda del fiume?”.

Il giovane non capiva il senso di quella strana domanda, e mentre la ragazzina sorrideva aspettando la risposta disse: “Se l’hai perso a casa, non lo troveremo qui!”.

Lei si chinò per riempire il secchio e rispose: “Se tu ti sei perso, che ti cerchi a fare in un posto dove non sei mai stato? Non dovresti cercare dove ti sei perso?”.

“Dove?” chiese interessato il giovane.

Dentro di te!” disse ridendo per quella che a suoi occhi era una domanda sciocca. Riempito il secchio si avvicinò al giovane e lo invitò a bere, quindi gli chiese: “C’è il fiume nel secchio?”.

“Certo che no!”, rispose subito il giovane, “c’è solo dell’acqua!”. “Già” rispose lei, “io sono come l’acqua del fiume!”. I

Il giovane la guardò pensando fosse tutta scema. Lei proseguì.

“Mi chiamo Martina”, gli disse, “ e il fiume che vedi ha un suo nome, ma non posso metterlo nel secchio, anche se lo riempio con la sua acqua.

Anche tu ora non puoi conoscere Martina, anche se parli con me. Io sembro sempre la stessa, come il fiume, ma cambio, come te e come l’acqua del fiume.

Ogni secchio che do alla mia capretta è sempre l’acqua del fiume che lo riempie, eppure è sempre acqua nuova, acqua diversa.

Noi non siamo, ma diventiamo, siamo sempre nuovi e diversi, come l’acqua del fiume, che scorre, lo chiamiamo sempre nello stesso modo, ma non è mai lo stesso”.

Il giovane bevve, colpito dalla saggezza di una ragazzina che prendeva acqua dal fiume con un secchio di legno. Lei si voltò, riempì ancora una volta il secchio e si incamminò da dove era spuntata fuori.

Prima di sparire dietro gli alberi guardò il giovane e disse: “Se cerchi bene sono sicura che ti troverai, ma ricorda che non troverai uno stagno dove l’acqua è ferma e puzza, ma un fiume che scorre e anche se sembra uguale non è mai lo stesso.

E se davvero vuoi prendere un secchio di quell’acqua”, concluse, “devi tornare alla fonte, qui non troverai mai quello che cerchi, è dentro di te, me lo dice sempre mio nono!”.

Sorrise e si dileguò.

 

Il giovane tornerà a casa, perché se vogliamo ritrovare noi stessi è solo dentro di noi che dobbiamo cercare.

Il vero problema, però, è capire prima di tutto che noi, come diceva la ragazzina non “siamo” ma “diventiamo”.

Io non sono la stessa persona che ero la settimana scorsa, cambio, mi trasformo istante dopo istante.

Ogni esperienza che facciamo diventa un elemento che ci fa riflettere, pensare, sul quale cambiamo, magari di poco o anche meno, la visione generale del mondo, rafforziamo certe idee, ne eliminiamo altre.

Chi sei?

Ora ti mostro l’esercizio che ti avevo promesso, è un video che dura pochi minuti ma ti chiederò di lavorare, di scrivere, mentre lo ascolti e lo vedi.

Ogni volta che te lo chiederò, nel video, mettilo in pausa e scrivi quel che ti suggerisco.

Prenditi tutto il tempo che ti serve, perché questo è un esercizio davvero prezioso per scoprire chi sei e comprendere la tua vera identità.

 

Come è andato l’esercizio?
Foglio bianco 🙂

Credo che questo sia un processo fondamentale, per eliminare schemi distorti, etichette, pregiudizi, convinzioni che limitano la tua vita e la imprigionano senza che nemmeno ce ne rendiamo conto.

Ovviamente non posso certo accontentarmi di lasciarti con meno convinzioni di prima, anche se a volte averne poche è meglio che possederne tante, distorte.

Cosa successe al giovane dopo l’incontro al fiume?

Torna a casa, si riappacifica con se stesso, elimina tante idee sbagliate e confuse come hai appena potuto fare tu, e a quel punto inizia a dedicarsi alla pittura.

E proprio dipingendo scopre chi è veramente. Ecco come.

 

Il giovane corse a perdita di fiato, arrivò alla casa del suo migliore amico, mentre ancora il sole stava alzandosi nel cielo, e lo tirò giù dal letto.

Lo trascinò senza troppe spiegazioni fino alla casetta in collina nella quale si ritirava ogni sera per osservare meglio l’alba del giorno dopo e dove di solito dipingeva, quindi, una volta arrivati, gli espose la sua scoperta.

“Ti ricordi della ragazzina di cui ti avevo parlato qualche mese fa?” iniziò senza aspettare la risposta. “Bene, proprio stamattina, appena sorta l’alba, ho preso il pennello perché c’era un cielo meraviglioso e volevo dipingerlo.

Ma appena ho iniziato a colorare la tela, ho capito chi sono!”. L’amico era ancora mezzo addormentato e dubitava che il giovane fosse fuori di testa.

“Vedi tutti i colori che uso? Il turchese, il celeste, il giallo, e guarda che bello questo avorio” disse indicando la sua tavolozza con tutti i colori. “Io non so questi colori!”.

L’amico dubitava fortemente che il giovane stesse bene e sorrise.

“Prendi questo pennello, non sono io, è solo un pennello, e osserva la tela, pensi che sia io questa tela? No, nemmeno!” proseguì con entusiasmo il giovane.

“Osserva anche il mio stile. Certo, questo è tanto personale, penserai, nessuno dipinge come me, eppure ti dico che non sono neanche il mio stile.

Per non parlare dei fiori, del cielo” e qui l’amico lo interruppe pensando si fosse ammattito davvero “ e non sei nemmeno i fiori, il sole e le betulle!”.

Il giovane sorrise, si calmò e disse: “Io sono il pittore. Tu sei il pittore.”

L’amico rimase perplesso sentendosi chiamato in causa e non sapendo nemmeno distinguere il celeste dal turchese. Il giovane capì di aver fatto centro e proseguì.

“Pensi di essere un falegname, ma non sei né i tuoi lavori, né il tuo talento. Come io non sono la tela, i colori o neanche lo stile con cui dipingo.

Noi non siamo queste cose, siamo pittori. Oggi mi sveglio e anche se avessi dipinto da una vita con lo stesso stile, sempre le stesse cose e con gli stessi colori, potrei cambiare tutto oggi.

L’acqua del fiume, ricordi?”. L’amico cominciava a intuire qualcosa. “L’acqua è sempre del fiume, che sembra uguale, ma è sempre differente.

Io non sono i miei pensieri, li posso cambiare, così come non sono le mie emozioni, il mio lavoro, la mia famiglia, gli amici, le mie scelte, i miei gusti.

Sono tutti quadri che ho dipinto finora. Sono il pittore, colui che crea i suoi quadri, la sua arte, il suo capolavoro. Ecco perché non riuscivo a trovarmi e capire chi ero. Cercavo nel posto sbagliato.

Cercavo la cosa sbagliata.

Volevo un’etichetta, una definizione, volevo sentirmi sicuro di essere qualcosa che non cambia per poter sapere che sono quello, punto.

Ma se sono il pittore, allora non ho questa certezza finta. Non sono, ma divento, e cambiando sempre sono sempre io, ma sono sempre differente.

Ieri ho dipinto una rosa, guardala!” disse mostrando all’amico una tela con un fiore color rosso. “Oggi la potrei dipingere azzurra.

Io creo le mie tele, io creo la mia vita perché sono il pittore, e la mia grande certezza è di essere in costante cambiamento.

Chi sono? Un pittore che sta per creare il suo capolavoro quotidiano. Puoi conoscermi?”.

Proseguì mentre anche l’amico comprendeva la rivoluzione del giovane, “no, a meno che tu non voglia scoprire cosa dipingerò ogni giorno.

Sai cos’ho capito? Che non posso trovare me stesso se non cercandomi ogni giorno e scoprendomi ogni istante.

Dal momento che sono il pittore è solo quando prenderò in mano il pennello che scoprirò cosa dipingerò oggi, con che colori, su che tela.

Non ho etichette per me, non saprei quale usare, perché mi sono accorto che tutte sono piccole, strette, che due minuti dopo non vanno più bene.

Siamo pittori amico mio” concluse, “non ha senso metterci etichette, siamo, anzi, diventiamo ogni giorno sempre più noi stessi, questa è la mia più grande certezza”.

 

E questo significa che tu sei il pittore, o la pittrice, colui, o colei, che crea, ogni giorno, la tua vita.

Qualsiasi etichetta userai tu, o gli altri, come hai scoperto anche grazie all’esercizio, è sbagliata, inappropriata, limitante e non tiene conto della cosa più importante: non sei, ma diventi.

Non cercare certezze in definizioni, schemi, etichette statiche che sembrano darti la sicurezza di un punto di riferimento.

“Io sono così!” è solo un’illusione.

Capire come ritrovare se stessi significa comprendere che noi diventiamo sempre diversi, è che la costante di fondo non è quel che mostriamo, ma ciò che siamo dentro.

Non posso darti una definizione, perché qualsiasi definizione sarebbe imprecisa e sbagliata tra cinque minuti.

Tu sei il pittore, tu sei la pittrice.

Crea la tua vita, non c’è più grande sicurezza di sapere che è tutto nelle tue mani 😉

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11 Commenti

    • No, non seguo nessun pensatore indiano, Krishnamurti per primo.
      L’India non è madre della consapevolezza o della spiritualità, non serve andare lontano per ritrovarsi, bisogna solo imparare a osservare, capire e comprendere la verità 😉

  1. Personalmente non ho scritto nulla..anzi, pochissimo: ho dovuto solo eliminare laurea e master e poi mi è rimasto sul foglio che non so ancora cosa fare e come spendere la mia vita….

  2. Ciao, è stata utile questa storia, ma a mio parere esaustiva fino ad un certo punto… il convincersi che c’è un continuo cambiamento per alcuni soggetti potrebbe voler dire non conoscersi mai. Strutturare le proprie azioni, le proprie scelte e il proprio “modo di essere” secondo ciò che viviamo e pensiamo ogni singolo giorno implica semplicemente un dubbio perenne.
    Per quanto riguarda l’esercizio invece inizialmente credevo di dover eliminare tutto, poi ho provato a mettere ogni parola in uno dei tre gruppi e quelle sono rimaste fuori sono:
    – fiduciosa
    – persona che si stupisce facilmente.
    Fammi sapere che ne pensi se ti va.

    • Ciao Sara,
      credo che il dubbio sia salutare se associato alla sicurezza interiore. Sicurezza che non nasce da un etichetta, ma dalla capacità di vivere ogni cosa, di affrontare ogni sfida. Leggi questa pagina 🙂
      Inoltre a quelle due parola puoi fare questo: aggiungere ogni giorno quelle che preferisci, e ogni giorno scegliere quali utilizzare.
      Mi viene in mente il vestirsi al mattino: qualsiasi cosa metterai, tu resti tu. Metti gli abiti che ti ispirano di più, ogni giorno puoi scegliere se ti rendi conto che non è il vestito a renderti sicura, ma ciò che sta sotto 😉

  3. Caro Giacomo,
    Ho fatto l’esercizio del video per capire chi sono ma il mio foglio non è rimasto bianco… Sono rimaste due parole: bella e malata
    Forse ho sbagliato a fare l’esercizio?… O forse devo partire da qui… Vorrei sentire la tua opinione
    grazie,
    Simona

    • Di solito non c’è un risultato “giusto”, ma la presa di coscienza di come ci vediamo e definiamo.
      Bella a cosa si riferisce? Si tratta di un giudizio estetico?
      E malata, secondo me, non deve essere una tua qualità identitaria, ma solo una condizione del tuo corpo.
      Tu non sei malata, il tuo corpo ha una malattia. Che dici?
      Sì, penso che tu debba partire da qui e slacciare sempre di più ogni etichetta.
      il Corso serve anche a questo 🙂

  4. Ciao Giacomo,grazie per queste importanti riflessioni.Quindi,se ho capito bene,siamo in continuo divenire e darci una definizione e’ limitante e potrebbe bloccare il nostro continuo cambiare?Alla fine siamo sempre noi che teniamo il timone per trovare la rotta giusta.E’ cosi’?

    • Sì, sempre noi.
      Non è che blocchi il tuo cambiare. Cambiare, cambi!
      Il problema è che ti scontri con il cambiamento, magari lo rifiuti o lo ignori e perdi contatto con la realtà, con te stessa.
      Accade facilmente con gli altri, quando per noi sono più l’idea di loro che ci siamo fatti all’inizio, che non ciò che diventano ogni giorno, dal momento che è più “faticoso” imparare a conoscere qualcuno ogni giorno senza smettere mai e darlo per scontato 😉

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