Oggi voglio parlare di come smettere di soffrire di solitudine.

Quasi tutti siamo convinti che per sconfiggere la solitudine sia necessario stare insieme agli altri, avere una relazione di coppia (cosa fondamentale!), avere molti amici, uscire, stare in mezzo alla gente.

Quasi nessuno pensa che la solitudine, come problema emotivo, sia in realtà la paradossale conseguenza del nostro continuo cercare all’esterno le cose di cui crediamo di avere bisogno.

Il paradosso, uno dei tanti, della nostra società è che siamo sempre in contatto, possiamo rimanere in collegamento con gli altri ovunque ci troviamo.

Possiamo raggiungere un punto qualsiasi del mondo in pochissimo tempo, siamo sempre in mezzo alle persone, abbiamo tanti amici (in questo Facebook ha fatto il suo!) e moltissimi conoscenti, stringere nuove relazioni non è mai stato così semplice eppure… siamo capaci di soffrire di solitudine ugualmente.

Forse anche a te sarà capitato di vivere quei momenti in cui ti senti triste e solo, o sola, in cui le cose sembrano davvero non andare per il verso giusto, quando gli altri non riescono a capirti e aiutarti.

O forse vivi con persone che spesso si sentono in questo modo.

Magari sei tra coloro che si sono convinti che la vita non possa riservarci la felicità, che essere felici sia un’illusione o un inganno, e che in fondo siamo tutti soli, perché tutti, chi più chi meno, hanno sempre un secondo fine.

Oggi sfatiamo tutti questi miti e ti spiego come sconfiggere, per sempre, la solitudine.

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Soffrire di solitudine non è un problema sociale

Soffrire di solitudine

Una delle più forti paure che sentiamo nella nostra vita è quella di restare soli: non certo di poterci isolare un momento nella nostra stanza lontano dal caos della vita quotidiana, ma di venire emarginati e isolati dagli altri.

Abbiamo paura di venire esclusi perché sentiamo di non poter fare a meno degli altri, abbiamo paura di soffrire senza un partner, di non poter vivere felici senza amici o frequentazioni con cui passare il tempo.

Abbiamo paura che restare soli significhi non essere amati, vivere cioè una vita povera d’amore.

Ti dico subito cosa ho imparato, sperimentato sulla mia pelle e visto vivere a moltissime persone: se anche nessuno ti amasse, la tua felicità non sarebbe mai preclusa, se non dalla tua convinzione che senza gli altri che ti amino sarai solo, o sola, e sofferente.

Non teme, ora ti spiego come ci sono arrivato e deciderai tu se ho capito tutto, o proprio niente 😉

Dimentichiamo spesso come moltissime relazioni non siano affatto portatrici di amore nella nostra vita:

  • Amici che, se non hanno interesse a stare con noi si allontanano.
  • Partner che se non soddisfiamo i loro bisogni prendono un’altra strada.
  • Persone in generale che fanno parte della nostra “compagnia” solo perché ci guadagnano qualcosa.

Forse anche tu, se non trovi soddisfazione negli altri, li lasci stare e prendi una strada differente.

Ma questo significa, semplicemente, che queste relazioni non hanno mai dato o creato amore, ma sono state un semplice scambio di interesse.

Meglio restare soli, a questo punto.

L’ipocrisia, d’altronde, non piace a nessuno, ma nessuno, in fin dei conti, la rifiuta totalmente.

Restare soli è un problema solo per coloro che non sanno vivere senza stampelle e coperte di Linus in grado di dargli la sicurezza che loro non sanno trovare dentro di sé.

Sono convinto che la solitudine non sia una cosa negativa, anzi, sia un passaggio fondamentale per imparare ad amare, a conoscersi, a scoprire chi siamo realmente e poter entrare in contatto con il “noi” più autentico.

La solitudine è quello spazio in cui ritroviamo noi stessi, la tranquillità per riflettere e crescere. Il grosso problema è che oggi ne siamo spaventati.

Soffrire di solitudine è spesso la conseguenza di una continua fuga verso l’esterno.

Anestetizziamo la voce interiore, ignoriamo le contraddizioni che ci caratterizzano, zittiamo la nostra vera natura con ogni mezzo.

Ci circondiamo di persone, ci oberiamo di impegni e appuntamenti, troviamo sempre nuovi modi per “divertirci” e facciamo il possibile perché siano sempre con altre persone attorno a noi.

Per sconfiggere la solitudine molti ricorrono all’uso di alcool, o di droghe, altri passano ore davanti a videogiochi e televisione.

Molti ricercano il contatto con gli altri, con la convinzione che si sentiranno meno solo se sono circondati da altre persone.

Altri si tuffano in una relazione, o entrano ed escono da relazioni più o meno sentimentali, se non esclusivamente sessuali, o quasi.

Tutto per non riflettere, per non osservarci.

Fuggiamo da noi stessi ma dobbiamo ammettere, comunque, che è inutile.

Alla fine dobbiamo restare soli, dobbiamo scoprire chi siamo e lì nasce la paura di soffrire di solitudine.

Scappiamo perché non ci piace soffrire e ci hanno insegnato che soffriremo se resteremo soli.

Siamo convinti che chi sta molto tempo da solo non stia bene, abbia qualche problema e che invece stare sempre nella confusione sia normale.

Sbagliato!

Per sconfiggere la solitudine dobbiamo prima comprenderla.

Essere soli non vuol dire essere isolati.

Noi abbiamo paura dell’isolamento, dell’allontanamento che gli altri ci possono imporre, di essere esclusi.

Confondiamo la solitudine, cioè lo stare da soli, con l’esclusione impostaci dagli altri, e quindi cerchiamo di scappare da questa presunta prigione.

La prima cosa da comprendere è che la solitudine è positiva, anzi, fondamentale per la nostra vita.

Se non siamo capaci di vivere bene da soli, senza avere bisogno di qualcuno sempre con noi, non potremo mai stare bene neppure con gli altri.

Se impariamo a stare con noi stessi, ad apprezzare il silenzio di un’alba senza nessuno che ci distragga, se cominciamo a dedicare del tempo vero a riflettere, se impariamo a conoscerci e ad amare la solitudine, non ne avremo più paura e non soffriremo di certo.

Possiamo superare questo timore ritagliandoci ogni giorno del tempo solo per noi, senza distrazioni artificiali (libri, televisione, cellulari).

Non serve scomparire per ore, basta anche poco purché non sia occupato da nulla che non sia il momento stesso.

In realtà nessuno può soffrire di solitudine ma solo di astinenza: astinenza da tutte le forme di “distrazione” che utilizziamo per non restare soli con noi stessi.

Quando avremo imparato ad amare la solitudine potremo amare la compagnia, senza averne bisogno, quando ci saremo liberati del bisogno delle persone, come dice anche De Mello, allora potremo amarle.

Per non soffrire di solitudine dobbiamo imparare ad amarla e comprenderla: da qui impareremo a essere liberi e ad amare davvero, perché la solitudine non è l’assenza degli altri, ma la presenza di noi stessi.

 

Tra tanta gente, sentirsi soli

Ricordo una poesia che avevo letto parecchi anni fa, di cui mi sfuggono autrice e titolo, che diceva più o meno:

[…]tra tanta gente sentirsi soli, in tanta luce trovarsi al buio, in grande festa sentirsi assenti.

Se la conosci lascia nei commenti autrice e titolo 😉

Spero di aver citato correttamente questi versi ma la cosa che mi preme è che la solitudine non si vince con il caos attorno a noi.

Soffrire di solitudine è il risultato di un pessimo rapporto con noi stessi.

La verità è che se sono triste e solo è per mia scelta.

Ovviamente non prendiamo consapevolmente una decisione del genere, ma se non cominciamo a renderci conto che la tristezza che sentiamo, così come la solitudine e il vuoto che proviamo, sono una nostra responsabilità, qualcosa che noi produciamo nella nostra vita, non potremo mai venirne fuori.

L’indipendenza emotiva è un tassello cruciale per liberarci delle emozioni negative che diventano un limite alla nostra vita.

Il prossimo video ti spiega come nasce ogni tua emozione: sofferenza e solitudine comprese.

 

La tristezza è il frutto della nostra ostinata repulsione per la realtà: rifiutiamo che le cose non vadano come vogliamo.

Quando siamo rassegnati a vedere infranti i nostri sogni, diventiamo tristi, perché ci convinciamo che la situazione non possa migliorare e rimaniamo in uno stato di immobilità, senza voglia di fare, senza capacità di amare e sorridere.

Ci crogioliamo nei nostri problemi e nelle nostre sfortune, intensificando la tristezza, perché continuiamo a pensare che le cose sarebbero dovute andare diversamente.

Se sono sempre triste, quindi, dipende da me.

La solitudine, poi, è una finta paura, o meglio, essa non è qualcosa di naturale, ma il frutto delle convinzioni che la nostra società trasmette.

In molte culture restare soli diventa un’esperienza frequente e fondamentale per conoscersi meglio e potersi prendere cura di sé.

Nella nostra viene spesso evitata come fosse una malattia, e spesso chiediamo a coloro che stanno in disparte se stanno male!

La solitudine è l’unico momento in cui possiamo scoprire chi siamo realmente, e non esiste una vita felice che non sia condita da tanti momenti di solitudine.

Ancora una volta siamo noi che, incapaci di vivere in modo autonomo e indipendente dal punto di vista emotivo, finiamo per temere la solitudine, la mancanza degli altri, il silenzio che ci porta la responsabilità della nostra vita.

Da dove cominciare a sconfiggere la solitudine dunque?

Per prima cosa dobbiamo capire che la solitudine è amica e non minaccia, sfruttandola per cominciare a conoscere noi stessi, per capire cosa ci rende tristi, per comprendere i nostri pensieri e le nostre emozioni.

Da questa conoscenza possiamo cominciare a notare come la tristezza nasce quando avanziamo pretese, e possiamo, sempre partendo dalla calma della solitudine, liberarcene.

La tristezza scompare se scegliamo la felicità, se decidiamo di vivere con amore e di imparare ad amare in modo autentico.

Se vogliamo essere felici non è l’amore degli altri che ci serve (e che spesso ci spinge ad elemosinarne la compagnia), ma dare amore attivamente.

Amare deve essere il nostro modo di vivere, il modo in cui osserviamo il mondo, il modo in cui interagiamo con chiunque, compresi noi stessi.

Se amo realmente, non posso che amare anche me stesso. Ma posso dire di amare una persona con cui non riesco a stare da solo?

Se tu non riuscissi a restare un’ora o un giorno intero con un tuo amico, tu e lui, potresti dire di amarlo, o di starci bene?

Se non riesci a stare da solo, o da sola, con te, è la stessa cosa: il problema è non è se gli altri non ci sono, il problema è se tu riesci a vivere con gioia ogni momento di solitudine.

Di solito vogliamo passare del tempo con le persone che diciamo di amare, vogliamo dedicare loro attenzioni, condividere esperienza, conoscerle meglio.

Eppure, paradossalmente, siamo incapaci, spesso, di amare noi stessi, l’unica persona che è stata e sempre sarà presente nella nostra vita.

Non amiamo davvero se non amiamo noi stessi, e aver paura della solitudine significa aver paura di scoprire chi siamo, di restare soli con noi stessi.

Una persona che non riesce a stare bene da sola, con se stessa, non ha imparato ad amarsi e, quindi, non ha imparato ad amare neppure gli altri, al massimo potrà assecondarli per avere la compagnia che crede indispensabile.

Possiamo sconfiggere la solitudine solo aprendo gli occhi, imparando che essa è uno spazio fondamentale per crescere, per migliorarci, per imparare ad amare.

Abbiamo paura della solitudine nella misura in cui non amiamo e pretendiamo che siano gli altri a farci stare bene.

Abbiamo paura della solitudine perché crediamo che la nostra felicità dipenda dalla presenza di altri.

Abbiamo paura della solitudine perché non guardiamo la realtà e non ci rendiamo conto, quindi, che la nostra felicità non dipende mai, in nessuna misura, dagli altri.

 

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Conclusioni

Voglio essere felice

Non c’è pericolo nel restare soli, ma soltanto nel non saper fare a meno degli altri.

Se abbiamo bisogno di loro non ameremo, e paradossalmente saremo si circondati da molte persone, ma la nostra vita resterà comunque vuota d’amore.

Che triste risultato!

Meglio restare soli  che non imparare ad amare e fare dell’amore il centro della nostra vita.

Ricorda che amore e paura non sono mai accanto, se temi la solitudine, non sceglierai l’amore proprio perché hai paura, mentre ci vuole coraggio per amarecoraggio per cambiare e scegliere la vita.

Non dobbiamo avere paura di restare soli, ma di restare incapaci di amare anche solo per un altro giorno della nostra vita.

L’indipendenza emotiva è un aspetto fondamentale per sconfiggere la solitudine, per liberarci dalla dipendenza dagli altri che ci nega la possibilità di amare autenticamente ed essere felici.

Parti da questo, inizia a creare la felicità che desideri anche nei momenti di solitudine.

Solo se saprai essere felice da solo, o da sola, potrai esserlo con gli altri.

Tutto dipende da te, e se vuoi una mano, lascia un commento.


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