Oggi parliamo di Vivere amare capirsi, il libro di Leo Buscaglia da cui ho scelto la frase che hai appena letto.

Di Buscaglia ho letto diversi libri e devo ammettere che è uno dei miei autori preferiti, forse quello di cui ancora non ho trovato un libro che non ti consiglierei di leggere.

Vivere amare capirsi raccoglie una serie di conferenze e discorsi che Leo teneva per parlare dei temi che gli stavano a cuore: amore, educazione, vita, felicità, essere umani.

Oggi voglio condividere con te alcuni spunti tratti dal libro, frasi che mi daranno modo di offrirti idee e consigli per diventare felice.

Cominciamo!

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Vivere amare capirsi: cos’è essenziale

Vivere amare capirsi

Non sprecate tempo a piangere! Perdonate gli altri! Perdonate voi stessi. Perdonatevi perché non siete perfetti.

Non importa se avete fatto del male a qualcuno, purché abbiate imparato a non farlo più. Purché non lo facciate più.

Purché impariate, purché siate disposti a prendere la vostra vita tra le mani e a baciarla e a proseguire da questo punto. Solo così c’è progresso. Solo così c’è vita.

 

E invece spesso viviamo sconfitti dai sensi di colpa a causa dei nostri errori, o dalla rabbia per quelli degli altri, e ne parliamo tra poco.

Il problema è capire cosa è essenziale.

Io dico che sbagliare non è sbagliato. È umano.

Tu sbagli, sbaglio io e questo vale per tutti gli altri, senza eccezioni. Siamo imperfetti in questo senso, perché commettiamo errori.

Ma quello che conta, e ci permette di avvicinarci all’essenziale, è capirlo, imparare e non rifare più gli stessi errori.

Nel vangelo Gesù invita gli uomini che vogliono lapidare l’adultera a colpirla, scagliando quella pietra, se loro sono senza peccato.

Ma chi di noi non ha mai commesso un errore?

Poi, quando tutti, consapevoli di essere imperfetti, si allontanano, va da lei e non per punirla, ma per dirle che nemmeno Lui la giudica.

E conclude così: va e non peccare più.

Che detto in altre parole significa che deve tornare a vivere, a baciare la propria vita, con la decisione di non fare più del male a qualcuno.

Ecco perché non conta se hai sbagliato, ma conta cosa farai con il tuo errore.

Ti servirà per capire, cambiare e migliorare?

O solo per farti stare male?

Ecco una frase molto bella, quando gli errori non li commettiamo ma li subiamo da persone care, forse le più care di tutte.

 

Sapete cosa vi hanno fatto i vostri genitori? Il meglio che potevano fare. Il meglio che sapevano fare, molto spesso l’unica cosa che sapevano fare.

 

Spesso ce la prendiamo con i nostri genitori per i loro errori, magari per averci passato le loro paure, per non averci dato amore come avremmo desiderato, per aver dato meno di quanto potevano.

Io penso che tu commetta errori quasi ogni giorno, forse più volte al giorno, errori banali a volte, più evidenti altre. Almeno per me è così, e forse anche per tutti gli altri.

Penso anche che ognuno di noi abbia le sue paure e che è difficile imparare a vincerle quando nessuno ce lo insegna.

Penso poi che sia io che te potremmo dare molto più amore di quello che diamo, potremmo essere più gentili, sensibili, comprensivi, miti, con le altre persone e con noi stessi.

E penso anche che, in generale, pur dando tanto potremmo sempre dare di più, domani potresti fare meglio di oggi e sono certo che oggi, se ti impegni e concentri, farai meglio di ieri.

Ci hai fatto caso che quel che puoi rimproverare ai tuoi genitori, sarà quello che chiunque potrà rimproverare a te?

Come diceva Leo, loro hanno fatto del loro meglio, hanno dato quello che ritenevano giusto, quello che pensavano davvero utile o necessario.

Sono stati influenzati dai loro genitori, dalla cultura, dalle abitudini del loro tempo, dalle convinzioni e dalle conoscenze di quegli anni.

Proprio come lo siamo noi.

Non siamo perfetti noi, così come non lo sono e non lo erano nemmeno i tuoi genitori.

Perdonare, lasciare andare e capire cosa è essenziale.

 

[…] lo scopo della vita è semplicemente fare in modo che il fatto di aver vissuto comporti qualche differenza. Forse è questo l’essenziale.

 

Qualche differenza.

Così ti chiedo: come puoi fare la differenza e trasformare la tua vita in qualcosa che lasci il segno?

Io la risposta ho scoperto che non va cercata nella forma dei successi.

Non serve diventare grandi politici, leader religiosi, imprenditori di successo, miliardari.

Anzi, spesso non sono queste le persone che fanno davvero la differenza, e tutto dipende dal fatto che l’essenziale è invisibile all’occhio.

 

Nel cuore, non negli occhi

Come raggiungere la felicità

Ecco come lo dice Buscaglia:

 

[…] l’occhio è l’organo più impreciso, più incoerente e più condizionato dai pregiudizi di tutto il nostro copro.

 

Magari vedi una persona che sgrida suo figlio e pensi che sia una cattiva madre, ignorando quanta frustrazione provi nell’alzare la voce con il suo bambino e quanta pena le riempia il cuore sentendosi incapace di restare calma.

Oppure senti del ragazzo che rischia di morire per aver bevuto troppo, e giudichi la sua stupidità, l’arroganza di un giovane che esagera, senza conoscere il vuoto che magari cerca di colmare bevendo il sabato sera.

Non si tratta di giustificare le azioni degli altri, quelle sbagliate o distruttive.

Ricordiamoci che sbagliamo tutti, che non abbiamo mai il diritto di scagliare quella pietra.

Il problema è però che noi vediamo una minima parte degli altri e ci fermiamo lì.

Non solo, vediamo poco perché siamo condizionati dai pregiudizi e non ci diamo tempo e modo di osservare, conoscere e scoprire gli altri.

Trascuriamo che l’occhio non coglie l’essenziale.

L’essenziale è fare la differenza e ho scoperto che esiste un solo modo: amare davvero gli altri.

 

[…] non si ama per essere amati in cambio. Si ama per amare. Lo fate perché è naturale allungare la mano e dare un po’ di zucchero alla formica.

 

Cosa centra la formica?

Buscaglia racconta la storia di una formica nel barile d’acqua e di come reagiscono diverse persone vedendola.

Il primo le dice: “Che ci fai nel mio barile d’acqua piovana?”, e la uccide.

Il secondo invece dice: “Sai, è molto caldo, anche per le formiche, tu non fai male a nessuno. Resta pure nel mio barile”.

Arriva infine il terzo e non dice nulla, va in casa, prende dello zucchero e lo dona alla formica.

Parlavamo di come fare la differenza, chi dei tre, secondo te, ha fatto la differenza per la formica?

Chi ha inciso di più nella sua vita in modo positivo?

Amore, ma attenzione perché non si ama per venire amati in cambio.

Tu ami chi non ricambia? O ami solo perché ti amano in cambio?

Lo so, suona strano, ma ci hai mai pensato?

Così poniamo una condizione: ti amo se mi ami, è una condizione gigantesca, colossale ed enorme.

 

Sotto la maschera dell’amore si presenta spesso la violazione più grande della persona, perché il nostro amore viene sempre dato sotto condizione.

“Ti amerò se prenderai bei voti”. “Ti amerò se sarai all’altezza delle mie pretese”. A me piace pensare che ci sia almeno una persona al mondo che vi dirà semplicemente: “Ti amerò”.

 

Lo so, non è facile.

Ma è tanto più difficile quanto teniamo la mente chiusa e non vogliamo capire.

Capire che l’amore non è una relazione, che va dato, non preso.

 

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Conclusioni

Come ritrovare se stessi

Partite dalla presunzione che gli altri siano buoni fino a quando non scoprirete “veramente e specificamente” che non è così.

E anche allora, sappiate che sono potenzialmente in grado di cambiare e che potete aiutarli in questo.

 

Ricordi che l’essenziale sta nel fare la differenza?

Io penso che significhi amare, e non puoi amare una persona che consideri cattiva e senza speranza.

Ma io credo che ci sia lo stesso potenziale di amore in tutti noi, anche se molti hanno troppa paura di amare per mostrarlo e usarlo.

E quando non amiamo, non stiamo semplicemente negando qualcosa agli altri, ma ci condanniamo a una vita infelice, perché se non amiamo, siamo chiusi in noi stessi.

Finiamo così per non vedere più gli altri, non esistono, anche se ci sono vicini.

Leo spiega anche come a Giacarta, in Nepal, raccontò la storia del Natale, storia sconosciuta ai suoi ascoltatori.

La domanda che continuavano a fargli dopo averla sentita era: “Perché non vollero accettare Maria nella locanda?”.

E lui risponde: “Ecco, sapete, nella locanda non c’era posto”.

E loro replicano: “Quanto posto occupa una donna? C’è sempre posto in una locanda”.

Eppure anche noi lasciamo fuori gli altri che hanno bisogno del nostro amore, perché diciamo che non c’è posto.

Ecco una delle ultime frasi del libro:

 

Ad amare c’è il rischio di non essere ricambiati. E anche questo è giusto. Voi amate per amare, non per avere qualcosa in cambio, altrimenti non è amore.

 

Non potrebbe essere più chiaro e semplice di così.

Ecco il mio consiglio: leggi subito Vivere amare capirsi.


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E se vorrai condividere cosa ne pensi, mostrarmi i tuoi dubbi e confidarmi le tue scoperte e intuizioni, lascia un commento, sarò felice di notare spunti che, anche dopo più letture, mi sono sfuggiti 😉


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