Come si fa ad essere felici?

È un problema di autostima?

Di ottenere le cose che desideriamo?

Dipende dagli altri e dal loro amore nei nostri confronti?

In realtà dipende tutto da te.

Ti spiego quanto sia importante, per la tua felicità, vivere il presente, raccontandoti una storia.

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Vivere il presente, l’unico momento che esiste davvero

Vivere il presente

Un uomo anziano era seduto sulla panchina di una villetta. Il suo sguardo si perdeva nel cielo azzurro mentre raccoglieva le idee per rispondere al giovane che gli stava seduto accanto.

Poi riprese a parlare: “Credo di aver cominciato a vivere pienamente la mia vita due mesi dopo la diagnosi”. Il giovane ascoltava interessato.

“Avevamo entrambi poco più di trent’anni, ed eravamo sposati da pochi anni, non avevamo ancora avuto un figlio” proseguì l’uomo.

“Adele, mia moglie, si sentì male un giorno di agosto, proprio come questo, e la portammo dal dottore. Le fecero mille analisi perché non capivano cosa avesse, finché il medico non mi chiamò da solo per parlarmi.

Mi spiegò che era una rara malattia, che non conoscevano bene le cause e non sapevano come curarla, e mi disse che Adele poteva morire ogni giorno, senza preavviso, senza altri sintomi”.

L’anziano prese fiato, mentre il giovane ascoltava con attenzione e aspettava che riprendesse il racconto.

“Sono sincero: non le ho mai detto della sua malattia e i primi tempi sono stati durissimi. A lei mentivo, spiegandole che era stato solo un malore e che i dottori mi avevano rassicurato.

Ma per qualche mese mi ero chiuso nel dolore. Vivevo ossessionato dall’idea di svegliarmi la mattina e trovarla morta accanto a me. Altro che vivere, era pesante.

Non la lasciamo mai sola, temevo che se avessi perso anche solo un minuto e fosse morta, non me lo sarei più perdonato.

Non dormivo quasi, ero sempre in ansia, ogni segnale che vedevo in lei mi sembrava annunciasse che le sue ore erano terminate”.

L’uomo si passò una mano sul viso, ma non era triste e non scendevano lacrime durante il racconto, gli occhi non erano lucidi, e continuò.

“Poi successe qualcosa di particolare. A un tratto ho capito che stavo sprecando ogni giorno avvolto nella paura di perderla, e paradossalmente, dalla diagnosi, l’avevo persa.

Così iniziai a cambiare e mi resi conto che forse quella malattia era stata un dono, un’opportunità. Per me intendo” si affrettò a precisare, osservano lo sguardo attento del ragazzo che gli sedeva vicino.

Mentre un passerotto saltellava vicino la panchina in cerca di briciole, l’uomo riprese il racconto: “Iniziai a vivere il presente, a vivere davvero.

Ogni mattina mi svegliamo e vedendola respirare ringraziavo Dio per avermi concesso un giorno in più. Per me era una festa. Smisi di essere ansioso e cominciai ad amarla davvero.

Ogni giorno per me era come fosse l’ultimo, sapevo che poteva esserlo davvero, per cui non mi importava più di quanto tempo sarebbe vissuta: lei era lì, potevo darle il mio amore, non mi interessava per quanto.

Così vivevo ogni giorno con la consapevolezza che era un dono, meraviglioso, unico.

All’inizio non la lasciavo mai, non vedevo più gli amici, per qualche mese il mondo non esisteva, mi ero chiuso, e stavo male.

Ma poi cambiai molte cose. Potevo passare anche un pomeriggio intero senza vederla, magari parlando con gli amici, tornando a lavorare come prima.

Nei primi mesi non mi importava più di nessuno, mi interessava solo lei, ma poi ho pensato che in fondo chiunque altro avrei potuto non rivederlo il giorno dopo.

Vivere il presente è difficile quando credi di esser immortale e noi” fece una breve paura guardando negli occhi il ragazzo che gli sedeva accanto, “noi pensiamo di essere destinati a vivere per sempre.

Invece quella malattia mi aveva aperto gli occhi.

Cominciai a trattare ogni amico come avrei trattato lei, sapendo che quel giorno eravamo insieme, dando tutto, pensando che non avevo certezze sul domani.

Quando li incontravo ringraziavo Dio di avermi offerto un altro giorno, anche solo poche ore insieme a quella persona.

Iniziai a vivere così, sempre.

Pensavo che la ragazza nell’ufficio postale non avrei avuto la certezza di rivederla, così le davo tutto l’amore che potevo, ero gentile, sorridente, e se la incontravo per strada la salutavo con allegria, ero felice di vederla ancora”.

Il giovane sorrise, l’anziano notò la cosa e rispose subito: “Qualcuno, ne sono certo, avrà pensato che fossi matto, ero cambiato, ero sempre sorridente, comprensivo, sempre disponibile e di buon umore.

Un mio caro amico sapeva, l’unico oltre al dottore, della malattia di Adele, e non capiva bene come fossi così felice nonostante sapessi che avrei potuto perderla all’improvviso.

Quando gli spiegai cosa pensavo non capì subito, ma col tempo, vedendomi in quello stato, si rese conto che io Adele non potevo perderla, perché non la possedevo. Non era mia, capisci?”.

Il giovane sorrise, incerto, e l’anziano proseguì: “le persone non sono cose, non ci appartengono. Possiamo vivere il presente, dare tutto il meglio di noi stessi, e farlo comunque.

Non solo avevo capito che chiunque incontrassi avrebbe potuto sparire dalla mia vita il giorno dopo, ma mi resi conto che anche io potevo morire senza preavviso.

Non hai mai sentito di persone che per un infarto o un incidente escono da casa a prendere il pane e non tornano più?

Mi sono chiesto, dopo quel giorno in ospedale, quanto sarebbe stato triste non poter dire quello che sentiamo a qualcuno e non vederlo mai più.

Vivere il presente è anche questo: ogni giorno dicevo ad Adele che l’amavo, non come si fa di solito, con superficialità, lo dicevo sapendo che volevo lo sentisse, anche un’ultima volta.

E lo dicevo a tutti, dicevo che ero felice di vedere un amico, dicevo al ragazzo del forno che ero contento di prendere il pane dalle sue mani.

Sembravo matto a volte, lo so!” sorrise, quasi ridendo, mentre il giovane osservava il gabbiano che volava davanti a loro.

“Ho imparato” proseguì l’uomo, “che non abbiamo altro tempo per vivere se non oggi. Il presente è tutto.

Puoi amare, puoi essere felice, puoi ascoltare, comprendere, consigliare, impegnarti, provare gioia, affrontare i problemi, risolverli, giocare, scherzare, danzare, cantare.

Ma puoi farlo solo oggi. Se ci pensi” disse fissando con uno sguardo intenso gli occhi del giovane, “non esiste altro che il presente, è ora che devi vivere.

Se hai detto una parola di troppo a tuo padre” si fermò avendo notato un sussulto nel giovane, “non pensare di chiedergli scusa domani. Vai adesso.

Ora tuo padre è lì con te, ora puoi abbracciarlo, ora puoi dirgli che lo ami, anche se a volte non vi capite subito”. Il giovane ora aveva lo sguardo fisso sui suoi piedi.

“Tua madre o un figlio, un amico, la tua ragazza, chiunque è un dono che hai la fortuna di avere nella tua vita. Non ti appartengono e se ne andranno al loro momento. Amali adesso, non c’è altro tempo”.

Quasi volesse fuggire dal discorso il ragazzo chiese subito: “E poi cos’è successo?”. “Adele è morta 5 mesi fa, ma la vera scoperta è stata qualche mese prima.

Aveva già 75 anni, come me, e parlando col dottore scopro che si era sbagliato.

Un giorno mi chiede scusa e mi dice di aver sbagliato, che Adele non aveva nulla, che era sana e non rischiava di morire come mi aveva spiegato molti anni prima.

Gli ho sorriso per rassicurarlo, perché temeva di avermi rovinato la vita” sorrise osservando il volto perplesso del ragazzo.

“Gli ho detto che mi aveva fatto un regalo, mi aveva donato la capacità di vivere il presente e se non avesse sbagliato, avrei amato Adele la metà, o forse meno, di quanto meritava.

E poi avrei amato poco o nulla amici, parenti e sconosciuti. E la vita stessa, l’avrei attraversata come fanno tutti, aspettando il domani per iniziarla, senza cominciare mai”.

Il giovane poggiò la schiena sulla panchina e l’anziano, che invece si alzò veloce, concluse: “Hai sentito abbastanza le storie di un vecchio, va a casa, e dì a tuo padre quello che pensi.

Non gettare via la tua vita pensando a cosa diranno o faranno gli altri. Se vuoi vivere davvero, essere felice, vivi il presente come se questi minuti fossero gli ultimi.

Alzati ogni mattina con un sorriso di ringraziamento, perché hai un altro giorno a disposizione.

E ogni sera”, terminò guardando con dolcezza il giovane, che poteva essere suo nipote vista l’età, “coricati ringraziando per avere avuto mille opportunità quel giorno.

Vivere il presente è tutto qui, ricordati che non sei immortale, che ogni istante è prezioso e dai tutto, dai il massimo”.

Senza aspettare che il ragazzo replicasse, l’anziano si voltò e andò via, perdendosi alla vista del giovane dietro una quercia che delimitava uno dei tanti viali della villetta.

Il giovane restò qualche minuto a osservare i gabbiani e rivedere tutto quel che l’uomo gli aveva raccontato. Sentì vibrare il cellulare.

Il padre lo stava chiamando. Rispose.

 

Prima di concludere vorrei mostrarti un video che dura solo pochi minuti, ma che l’anziano avrebbe certamente consigliato al giovane di vedere 😉

 

Come hai sentito nel video, e come ha suggerito al giovane il protagonista della storia, hai solo un tempo per vivere la tua vita, ed è oggi, è il tuo presente.

Vivere il presente significa comprendere che è oggi che devi fare le tue scelte, amare, dare il meglio di te.

Tieni sempre in mente che non sai quanto tempo avrai a disposizione, non vivere però con l’ansia di dover fare chissà cosa.

Non conta quanto farai nella tua vita, ma cosa e come.

Ho scritto una guida per spiegare come essere felici perché spesso sbagliamo credendo che per esserlo abbiamo bisogno di mille cose.

In realtà non hai bisogno di niente.

Essere vivo, o viva, è tutto ciò che ti serve, avere una biglia in mano è tutto quello che ti serve, vivere il presente è l’unica cosa davvero necessaria.

Ama, dai tutto, mettici entusiasmo e vivi con gioia.

Devi vivere il presente, non hai altro, per cui usalo al meglio e vedrai che essere felice diventerà un modo di vivere.