Ansia e lavoro sono spesso collegati e costituiscono argomento di grande attenzione da parte degli esperti della salute mentale.
L’ansia è un’emozione che può coinvolgere tutti gli ambiti della nostra vita ma può succedere che sia particolarmente intensa e percepita soprattutto nell’ambito professionale, a seconda di come viviamo le difficoltà che ci troviamo ad affrontare a lavoro.
In questo articolo condivido con te delle strategie per affrontare l’ansia correlata a lavoro per imparare a ritrovare la serenità 🙂
Ansia e lavoro: quando il lavoro può diventare un incubo

L’ansia è un’emozione molto diffusa, definita come una complessa combinazione di emozioni tra cui preoccupazione, angoscia e paura.
Spesso si tende a parlare di ansia generalizzata se sembra non avere un motivo scatenante o un motivo che a noi sembra logico e sensato.
Altre volte si tende a categorizzarla in funzione degli ambiti in cui la proviamo maggiormente.
Provare ansia per lavoro è uno di quei casi, un caso cioè in cui proviamo ansia soprattutto in ambito lavorativo.
È una condizione molto diffusa soprattutto se si pensa all’evoluzione della società contemporanea verso ritmi serrati ed elevati standard di efficienza.
Il mondo del lavoro può metterci di fronte a situazioni impegnative e sfide sempre più ambiziose che richiedono spesso flessibilità e predisposizione al cambiamento e alla crescita.
Provare ansia sul lavoro significa affrontare con tensione, nervosismo o disagio, le attività che svolgiamo, le scadenze, le relazioni con i colleghi o con i superiori con la conseguenza di trascorrere malvolentieri le ore che dedichiamo al lavoro, oltre che riversarsi anche al di fuori del contesto lavorativo.
La Scuola di Indipendenza emotiva si prefigge di condividere e diffondere la conoscenza della nostra naturale indipendenza emotiva.
Conoscere le proprie emozioni ci aiuta a sviluppare le capacità di vivere in maniera sana e in equilibrio il rapporto con noi stessi, con gli altri e con le situazioni che ci troviamo ad affrontare.
E il lavoro costituisce uno di questi ambiti in cui il nostro equilibrio emotivo può essere messo a dura prova.
Cos'è l'ansia da lavoro

Quella che viene chiamata ansia da lavoro, a cui spesso ci si riferisce con il termine ergofobia (dal greco ergon = lavoro e phobos = paura) è uno stato emotivo di paura e preoccupazione che proviamo nel contesto lavorativo.
La parola “ansia”, dal latino “anxia”, deriva dal verbo “ango” che significa stringere, soffocare ricordando proprio la sensazione di soffocamento che proviamo quando siamo in ansia.
L’ansia da lavoro è strettamente connessa all’ambito lavorativo e potremmo provare ansia di fronte a qualsiasi situazione o circostanza.
Così quando si parla di ansia e lavoro, potrei riferirmi a situazioni come:
- quando devo rispettare scadenze e ritmi di lavoro
- quando devo gestire il carico di lavoro (in eccesso o in difetto)
- quando devo occuparmi di attività di cui non ho esperienza
- quando devo relazionarmi con colleghi o superiori
- quando devo partecipare a riunioni
- quando devo parlare in pubblico
- quando devo gestire delle responsabilità
- quando devo gestire ambiguità sul mio ruolo o i miei compiti
- quando ho un lavoro precario
Le situazioni in cui provo ansia possono cambiare da persona a persona come cambiano anche i modi con cui si manifesta.
L’ansia non è una malattia e più che di sintomi dell’ansia sul lavoro è più corretto parlare di effetti dell’ansia.
L’ansia infatti è solo un’emozione.
Per un approfondimento ti segnalo questo video tratto dalla Super lezione sull’ansia che spiega la vera natura di questa emozione 🙂
Ansia e lavoro: come si manifesta l’ansia
I modi con cui l’ansia si manifesta, ovvero i ben noti sintomi di stress, possono essere diversi e variegati tanto da poter spesso correlare sintomi fisici di ansia e stress. Tra questi possiamo ricordare:
- preoccupazione eccessiva
- irritabilità e nervosismo
- disturbi del sonno
- difficoltà a concentrarsi
- tendenza a evitare delle situazioni lavorative
- palpitazioni o sensazioni di panico
- tensione e rigidità muscolare
Attacchi d’ansia improvvisi, angoscia di andare al lavoro o la sensazione di essere in ansia perenne possono tradursi in depressione da lavoro e, come abbiamo visto, anche in sintomi di malessere fisico.
I sintomi fisici per stress da lavoro, se prolungati nel tempo possono diventare sintomi di burnout, una condizione di esaurimento delle risorse fisiche e mentali.
Il burnout per lavoro, dall’inglese bruciato o esaurito indica l’aver raggiunto una condizione di scarsa se non nulla energia fisica e mentale a causa di una ripetuta esposizione a condizioni di stress da lavoro che non abbiamo saputo gestire in maniera equilibrata.
Per questo è importante imparare ad esempio a riconoscere la dispnea da ansia o imparare come calmare la tachicardia.
Le conseguenze di stress prolungato ci fanno chiedere se lo stress è una malattia.
Lo stress è uno stato di tensione percepita e come tale non è una malattia, anche se spesso può portare allo sviluppo di qualche patologia riconosciuta come malattia per stress.
Le manifestazioni dell’ansia possono diventare talmente invalidanti da chiedersi:
Chi soffre d’ansia può lavorare?
La risposta è sicuramente sì!
Ansia e lavoro possono coesistere. Provare ansia a lavoro non esclude la capacità di lavorare.
Chi soffre d’ansia può anche lavorare con successo, ma a quale prezzo?
Anche a fronte di ottimi risultati, è importante infatti imparare a gestire le proprie emozioni in modo sano e definitivo.
Preferisci un ottimo risultato ottenuto sotto pressione e in preda a preoccupazione e agitazione o preferisci arrivare in fondo al tuo lavoro con calma e serenità?
Questo è qualcosa che si può imparare, ma prima di farlo è importante conoscere le reali cause dell’ansia 🙂
Ansia e lavoro: le cause dell’ansia lavorativa

Le cause dell’ansia sul lavoro sono comunemente ricercate nelle situazioni più o meno stressanti che ci troviamo ad affrontare nel contesto lavorativo.
Come detto, carichi di lavoro eccessivi, conflitti con i colleghi, mancanza di supporto, responsabilità elevate, ambiguità su ruolo e compiti vengono spesso citati come le principali ragioni scatenanti dell’ansia che chiunque potrebbe provare sul luogo di lavoro.
Per quanto siano impegnative, in realtà l’ansia non dipende dalle situazioni che affronti.
Ansia e lavoro non è un connubio obbligatorio né necessario.
L’ansia non dipende dalla quantità di lavoro che sei chiamato a svolgere o dal comportamento aggressivo del tuo datore di lavoro o dei tuoi colleghi o da qualsiasi altra situazione.
L’ansia dipende da cosa pensi di quello che ti accade e delle situazioni che vivi.
Se l’ansia dipendesse dalla situazione, tutti dovremmo provare la stessa e identica emozione nella stessa e identica situazione.
Hai mai notato cosa provano i tuoi colleghi?
Provano tutti ansia?
O c’è qualcuno che invece mantiene la calma e la lucidità anche di fronte alle difficoltà o ai carichi di lavoro?
- Come reagiscono di fronte a qualcosa che non sanno fare?
- Come reagiscono di fronte a una scadenza imprevista?
- Come reagiscono se continuamente interrotti?
- Come reagiscono di fronte a critiche o rimproveri?
Oppure ti è mai capitato di avere reazioni diverse anche di fronte a situazioni simili?
Dove cercare le reali cause dell’ansia
Le reali cause dell’ansia vanno quindi ricercate nel nostro modo di pensare e non nelle situazioni che viviamo.
Il modo in cui reagiamo a quello che succede è la naturale conseguenza di un pensiero, una valutazione, un giudizio su ciò che vivi e sperimenti.
L’emozione, che sia positiva o negativa è la naturale conseguenza di ciò che pensi di quello che ti accade.
Per dirla con le parole di Nathaniel Branden, psicoterapeuta e scrittore statunitense, l'emozione è una reazione valutativa.
Le emozioni sono una risposta (reazione) a quello che tu pensi (valutazione) delle situazioni che devi affrontare.
Un’emozione negativa è sempre la conseguenza di una valutazione negativa, un giudizio negativo sulla realtà che vivo.
Quello che vivo non mi piace e lo ritengo una minaccia, qualcosa che mi possa fare del male, o per dirla in un altro modo, qualcosa che può impedirmi di stare bene.
Provo ansia quando si verificano queste 2 condizioni:
- penso che ci sia una minaccia per il mio benessere
- penso di non essere in grado di affrontarla positivamente
Questo vuol dire che l’emozione non dipende dalla realtà, ma dal processo di valutazione soggettivo, spesso inconscio, che ognuno di noi mette in atto.
Trovi una spiegazione di questo processo in questo video estratto dalla Super lezione sull'ansia che ti consiglio di guardare 🙂
Questo processo è il cuore dell’Indipendenza emotiva, ovvero il reale e naturale processo emotivo.
Nella nostra Scuola abbiamo realizzato un test specifico sull’ansia che ti mostra attraverso degli esempi concreti le sue reali cause e un modo per eliminarla.
Per una descrizione dettagliata di questo processo, ti invito anche leggere questo articolo sull’ansia 🙂
Ansia e lavoro: l'impatto dell'ansia sul lavoro e sulla vita

Percepire una minaccia che non saremo in grado di affrontare ci mette nelle condizioni peggiori per affrontare al meglio qualsiasi situazione.
Quando proviamo ansia da prestazione lavorativa pensiamo di non essere all’altezza delle aspettative, ci immaginiamo conseguenze che ci danneggiano, come reazioni indesiderate da parte degli altri, rifiuto o critiche nei nostri confronti, la possibilità di perdere la stima e l’approvazione altrui o persino di perdere il lavoro.
Questo tipo di pensieri comporta una serie di conseguenze con impatto negativo sul lavoro e sulla nostra vita privata:
- facciamo fatica a concentrarci davvero sulle attività che svolgiamo
- aumenta la probabilità di fare errori
- impieghiamo molto più tempo per svolgere attività che ne richiederebbero di meno con conseguente diminuzione della nostra produttività
- potremmo dubitare anche di cose che conosciamo bene
- facciamo fatica a confrontarci in maniera costruttiva con colleghi o superiori, rendendo difficili i rapporti con chi ci circonda.
Per quanto cerchiamo di separare lavoro dalla vita privata, timori e convinzioni di questo tipo si ripercuotono naturalmente anche nella vita privata così che trovare un equilibrio sano nella nostra vita diventa sempre più difficile.
Insonnia, irritabilità e difficoltà nelle relazioni possono essere alcuni dei problemi che potremmo incontrare e sperimentare fino anche a incorrere in malattie da stress lavoro correlate, come conseguenze di stress prolungato.
Tra queste troviamo ad esempio malattie cardiovascolari, disturbi muscoloscheletrici, disturbi psicologici come ansia e depressione.
L’unica soluzione sembra cercare un lavoro meno stressante. E sicuramente alcuni impieghi sono più impegnativi di altri, ma vale la pena tentare un’altra strada. Quella di cercare rimedi contro lo stress e ora ne vediamo qualcuno 😊
Tecniche di rilassamento per gestire ansia e lavoro

I modi con cui l’ansia si manifesta ci pone davanti alla domanda:
Come stare calmi al lavoro?
Mantenere la calma al lavoro è possibile imparando a gestire le proprie emozioni insieme agli effetti che esse hanno sul nostro corpo.
Qualunque sia la modalità con cui sviluppiamo consapevolezza e controllo del nostro corpo può essere considerata una tecnica di rilassamento per l’ansia per imparare come ridurre lo stress, in quanto migliora la lucidità e la capacità di affrontare le situazioni stressanti con maggiore equilibrio.
Tra i più diffusi e consigliati rimedi contro l’ansia, tra cui anche rimedi per l’ansia da lavoro, ciascuno dei seguenti può essere considerato un rimedio naturale per l’ansia.
Interviene infatti sul naturale processo con cui essa si crea, ovvero sui nostri pensieri quali responsabili delle nostre emozioni, suggerendo come rilassarsi dallo stress.
Andiamo a vedere di cosa si tratta 🙂
Training autogeno per ansia e lavoro
Il training autogeno è una tecnica di rilassamento-desensibilizzazione, utilizzata soprattutto per il trattamento di ansia, depressione e reazioni psicosomatiche incontrollate.
Si basa sulla concentrazione mentale e sull’autosuggestione.
Consiste infatti nel praticare degli esercizi di concentrazione su alcune percezioni corporee, ulteriormente facilitata dall’auto-suggestione, con la conseguenza di ottenere dei benefici psicofisici.
Il training autogeno prevede la ripetizione (inizialmente guidata, poi autonoma) di visualizzazioni mentali di percezioni del corpo, accompagnandole con formule verbali responsabili di indurre un rilassamento psicofisico.
Questa tecnica è stata sviluppata dallo psichiatra tedesco Johannes Heinrich Schultz, grazie anche al lavoro dei suoi predecessori Abbé Faria ed Émile Coué, e divulgata nei primi anni del ‘900.
Il training autogeno si divide in due gruppi di esercizi: ciclo inferiore e ciclo superiore.
I 6 esercizi base del training autogeno
Gli esercizi del ciclo inferiore prevedono l’ascolto passivo del corpo: pesantezza, calore, cuore, respiro, plesso solare e fronte fresca:
- rilassamento muscolare, evidenziando la pesantezza di alcune parti del corpo su cui porto la mia attenzione ottenendo di conseguenza il rilassamento dei muscoli. Nel frattempo posso pronunciare le frasi come “il mio braccio destro è pesante”;
- sensazione di calore: si focalizza l’attenzione sulla sensazione di calore, anche in questo caso ripetendo della formula verbali come “il mio braccio destro è caldo”;
- battito cardiaco: si focalizza l’attenzione sul battito cardiaco ripetendo la frase “il mio battito cardiaco è calmo e regolare”
- respiro: si focalizza l’attenzione sul respiro pronunciando la frase “sto respirando”
- plesso solare: l’attenzione si sposta sulla regione addominale pronunciando la frase “ il mio plesso solare è caldo”
- regione cranica: la concentrazione va alla fronte formulando la frase “la mia fronte è fresca”
Gli esercizi del ciclo superiore riguardano invece l’ascolto passivo della psiche.
Questi tipi di esercizi hanno lo scopo di sviluppare l’autonomia nella regolazione emotiva, escludendo le distrazioni ambientali e focalizzandosi sulle sensazioni interne accogliendole come possibili, piuttosto che ostacolarle, con atteggiamento da osservatore piuttosto che da manipolatore.
Questo tipo di pratica può avere dei benefici in caso di insonnia o di emicrania oltre che dei benefici a livello emotivo, in quando la concentrazione sulle sensazioni corporee favorisce la vasodilatazione superficiale dei vasi sanguigni delle gambe e delle braccia, della testa e dona una sensazione di alleggerimento della testa grazie all’esercizio della fronte.
Il training autogeno è una tecnica molto utile anche in ambito sportivo, migliorando le performance sportive e il recupero energetico.
Pur essendo molto versatile, il training autogeno non è adatto a tutti.
Infatti è fortemente sconsigliato nelle patologie depressive e psicotiche. Particolari precauzioni vanno prese nel caso di donne in gravidanza soprattutto per l’esercizio del calore e della pesantezza a causa di eventuali cambiamenti nel sistema circolatorio.
La pratica è controindicata anche per persone con fasi acute di cardiopatite e per persone che hanno riportato infarti negli ultimi sei mesi.
Per ulteriori approfondimenti puoi consultare i 10 migliori libri di training autogeno.
Rilassamento muscolare progressivo
Un’altra tecnica consigliata per l'ansia e come gestirla è il rilassamento muscolare progressivo (RMP).
La sua storia risale al medico americano Edmund Jacobson che ne pubblicò i risultati già agli inizi del ‘900 partendo dalla constatazione che tensioni muscolari sono spesso associate a stati di ansia e inquietudine.
Il RMP è una tecnica di rilassamento che consiste nel contrarre e rilassare sistematicamente i muscoli per ridurre la tensione fisica.
Agendo sulla tensione muscolare si riesce spesso a ridurre il malessere emotivo che ne può essere la causa.
Questa tecnica si applica seguendo i seguenti passaggi:
- preparazione: ci si mette seduti in una posizione comoda con i piedi al suolo. Si possono chiudere gli occhi o tenerli aperti a seconda di come ci si sente più comodi
- si contraggono i muscoli desiderati per 5-7 secondi per poi rilasciare di colpo la tensione mantenendola per 15-20 secondi. Si ripete la sequenza due volte
I gruppi muscolari su cui eseguire la sequenza possono essere:
- mani e avambracci: stringere la mano destra a pugno e piegare il braccio fino a sentire tensione nei muscoli. Tenere contratto il muscolo per poi rilassarlo velocemente. la sequenza si ripete per due volte con il braccio destro per poi passare al braccio sinistro e infine le due braccia contemporaneamente
- muscoli del viso: corrugare la fronte, stringere i denti e le labbra e poi rilasciarli
- spalle e collo: sollevare le spalle verso le orecchie per poi lasciarle cadere
- addominali: tirare dentro l'ombelico e mantenerlo in tensione fino poi a rilassarlo
- glutei: stringere i glutei e irrigidire le gambe contraendo le cose premendo a terra i talloni per poi rilassare la tensione
Nell’esecuzione di questa tecnica, l'attenzione è incentrata sulle differenze avvertite durante la tensione e il rilassamento muscolare.
Respirazione diaframmatica
La respirazione diaframmatica, detta anche respirazione addominale o profonda è una tecnica respiratoria che utilizza il diaframma, muscolo situato sotto i polmoni, per inspirare ed espirare.
Si esegue mettendo una mano sul petto e una sull’addome appena sopra l’ombelico.
Si inspira lentamente e profondamente attraverso il naso concentrandosi sul gonfiore della pancia verso l’esterno mentre il petto rimane relativamente fermo.
Si espira lentamente attraverso la bocca, sentendo la pancia sgonfiarsi e ritrarsi mentre il petto rimane fermo.
Si ripete questo ciclo di respirazione per 5-10 minuti.
Questo tipo di esercizi migliora l'ossigenazione del sangue, migliorando l'energia e la concentrazione.
La respirazione diaframmatica è la respirazione naturale e ideale, quella dei bambini, per intenderci 🙂
La respirazione consapevole ci aiuta ad avere una corretta ossigenazione dei tessuti e migliorare la distensione del diaframma che diversamente potrebbe trovarsi in una condizione di contrazione.
La respirazione è legata infatti non solo al nostro stato fisico ma anche al nostro stato emotivo.
Emozioni come rabbia o ansia sono infatti spesso collegati a respiro corto e a volte affannato.
Agire su un respiro difficoltoso può a sua volta produrre degli effetti sullo stato emotivo che può esserne la causa.
Mindfulness
La mindfulness è una pratica che aiuta a migliorare il nostro stato emotivo attraverso lo sviluppo della consapevolezza di se stessi e della realtà che viviamo, superando pregiudizi, rifiuto e confusione mentale.
La mindfulness si ispira alla filosofia buddista per approdare in ambiente occidentale grazie al lavoro di Kabat-Zinn, biologo e professore della School of Medicine dell’Università del Massachussets.
Era sua convinzione che la pratica meditativa avesse il potere di trasformare in modo duraturo l’esperienza individuale della sofferenza e dello stress, offrendo un’alternativa alle strategie comunemente applicate in occidente.
La stretta relazione tra mente e corpo è la premessa fondamentale alla base del programma elaborato da Kabat-Zinn.
La necessità di adattare la pratica meditativa alla cultura occidentale ha fatto sì che la mindfulness perdesse le sue connotazioni spirituali e morali e acquisisse la caratteristica di attenzione focalizzata e non giudicante al momento presente.
La pratica della mindfulness viene eseguita di solito in posizione seduta per terra su un tappetino o su una sedia.
Si comincia così a portare la propria attenzione al respiro e al movimento dell’addome durante le fasi di inspirazione ed espirazione prendendone via via consapevolezza.
Tale attenzione viene poi via via estesa ai propri pensieri, alle proprie emozioni e alla realtà circostante.
I 7 pilastri della consapevolezza
I presupposti su cui si basa la mindfulness sono spesso indicati come i “sette pilastri della Consapevolezza”:
- Non giudizio
Siamo soliti stabilire se quello che viviamo va bene oppure no, formulando un giudizio positivo/negativo, buono/brutto, va bene/non va bene, in una visione dicotomica della realtà. L’approccio più sano e il più possibile oggettivo è l’osservazione del presente con atteggiamento di accoglienza, accettando pensieri, emozioni e sensazioni come un fatto che accade;
- Pazienza
Implica la capacità di tollerare situazioni scomode o incerte o alle quali reagiamo abitualmente volendole cambiare. Si tratta invece di accogliere i pensieri e le sensazioni per come arrivano, senza cercare di forzarli o evitarli;
- Mente principiante
Questo atteggiamento invita a guardare ogni esperienza con gli occhi della “prima volta”, con apertura e curiosità evitando di basarsi su preconcetti derivanti da esperienze passate;
- Affidarsi
Richiama la fiducia nelle proprie capacità a partire proprio dall’essere disponibili ad accettare i propri pensieri e i propri limiti come punto di partenza per crescere e migliorarsi;
- Non possesso
Riguarda la consapevolezza di ciò che davvero ci appartiene e di ciò che invece è transitorio, per imparare a lasciare andare gli attaccamenti e imparare a godere del naturale fluire della vita;
- Accettazione
Riguarda la consapevolezza della realtà per come è e la capacità di permettere alle cose di essere esattamente come sono;
- Impegno
Riguarda l’impegno personale a coltivare giorno dopo giorno la consapevolezza attraverso la pratica costante e regolare a prescindere dai risultati che potremmo raggiungere.
Tale pratica viene spesso consigliata in casi di malessere psico-fisico e integrata in diversi programmi di psicoterapia.
L’attenzione focalizzata verso le sensazioni corporee del respiro, delle tensioni muscolari e verso i propri pensieri è una pratica che migliora la consapevolezza del proprio corpo e dei propri processi mentali, sviluppando una sempre maggiore conoscenza di se stessi e del modo in cui interagiamo con la realtà.
Ansia da lavoro: come combatterla e costruire un sano equilibrio sul lavoro

Per combattere l’ansia da lavoro nel concreto della vita quotidiana è importante cominciare a costruire una gestione equilibrata del nostro tempo e delle attività che svolgiamo oltre che imparare e a gestire i rapporti con gli altri.
Le tecniche di rilassamento che abbiamo appena visto infatti sono funzionali a ristabilire un sano rapporto mente-corpo e migliorare la consapevolezza di noi stessi nella gestione dell’ansia e soprattutto dell’ansia al lavoro.
Tuttavia tali tecniche potrebbero non bastare per gestire concretamente le situazioni che affrontiamo tutti i giorni.
Un punto di partenza possono essere dei consigli pratici per imparare cosa fare in caso di ansia sul lavoro e imparare come combattere l’ansia, come gestire lo stress, stabilendo un sano equilibrio nelle attività che svolgiamo a lavoro.
Vediamo di cosa si tratta 😊
Organizzare il lavoro in modo efficiente
La gestione del tempo è un aspetto cruciale della nostra giornata lavorativa ed è uno dei nodi principali nel legame tra ansia e lavoro.
Priorità e scadenze a volte sembrano entrare in conflitto in una lotta senza sosta.
Sottoporsi a ritmi di lavoro serrati e interminabili può esporci a situazioni di ansia da stress lavorativo.
Innanzitutto è importante stilare una lista delle priorità a cui dedicarsi, avendo cura di stimare il tempo che intendiamo dedicare a ciascuna attività.
Ordine di priorità e durata sono infatti i due aspetti imprescindibili per una programmazione realistica e coerente.
Nel caso di attività complesse può aiutare suddividerle in sotto-attività di cui si è in grado di monitorare più facilmente lo stato di avanzamento.
Altro fattore importante nella programmazione della nostra giornata è la flessibilità.
Guardare alla programmazione come a qualcosa di rigido e immutabile rischia di imbrigliare la nostra giornata in obiettivi che il più delle volte sfuggono al nostro totale controllo.
È infatti importante verificare periodicamente quanto il programma sia verosimile o tutte le volte che intervengono condizioni che potrebbero modificare la priorità assegnata.
La definizione delle priorità deve in ogni caso tener conto della possibilità che urgenze e imprevisti facciano saltare la programmazione con la necessità di rivedere il piano stabilito.
Essere pronti a cambiare i propri programmi è un’abilità che è importante sviluppare per far fronte alle continue evoluzioni che troppo spesso ci colgono impreparati diventando causa di disagio e malessere.
Imparare a dire di no
Cosa fare davanti alle richieste dei nostri colleghi o dei clienti o del nostro capo?
Siamo abituati a farci carico di tutto?
O valutiamo con attenzione quello che ci viene chiesto?
Le richieste che ci vengono fatte sul luogo di lavoro sono anch’esse dei punti cruciali nel rapporto tra ansia e lavoro.
Avere chiare le nostre priorità, i nostri limiti e le nostre capacità ci aiuta a valutare a chi o a che cosa dedicare il nostro tempo e quando e se modificare l’ordine di priorità di ciò che vogliamo fare.
Questo richiede innanzitutto chiarezza su ciò che vogliamo fare noi.
- Cosa è importante per me?
- Cosa sono in grado di fare?
- Cosa mi va di fare?
- Ho l’energia, la forza e le risorse per fare ciò che mi chiedono?
Una volta chiarito cosa voglio davvero è necessario sviluppare la capacità di dire di no quando riteniamo che quello che ci viene chiesto può aspettare o se riteniamo di non volerlo fare.
Dire di no a delle richieste comporta, come ogni decisione, a delle conseguenze.
E spesso sono proprio le conseguenze che ci immaginiamo a bloccarci nel porre dei limiti.
Innanzitutto, la chiarezza sui nostri obiettivi e di conseguenza sulle nostre priorità è un requisito imprescindibile per prendere al meglio qualunque decisione.
Cosa chiedersi per imparare a dire di no
- Per quale motivo non vogliamo fare qualcosa che ci viene chiesto?
- Quando riteniamo di non voler fare qualcosa, ci sentiamo liberi di dirlo?
- Quali conseguenze ci immaginiamo possano derivare?
- Siamo in grado di affrontare le conseguenze delle nostre decisioni, anche quando queste potrebbero non piacere agli altri?
- Cosa temiamo di dover affrontare a causa di quello che decidiamo di fare?
Molto spesso la nostra libertà è limitata dall’incapacità di gestire le conseguenze che ne derivano.
E sono proprio queste capacità che è importante acquisire.
In ambito lavorativo i nostri “no” potrebbero trasformarsi in ripicche, rivalse da parte dei colleghi, le relazioni potrebbero incrinarsi o addirittura potremmo temere di perdere il lavoro.
Conseguenze negative dunque.
Se i nostri “no” si trasformano in situazioni che pensiamo di non riuscire a gestire e affrontare serenamente, la nostra libertà si incrina e ci sentiremo costretti ad assecondare le richieste degli altri.
A tal proposito ti consiglio un prezioso approfondimento per imparare a dire di no. Ti aiuterà a fare chiarezza rispetto alla tua libertà.
Migliorare la comunicazione
La chiave di ogni relazione è la comunicazione, che sia in un rapporto di lavoro o in famiglia o tra amici.
Un aspetto tanto cruciale quanto spesso sottovalutato.
Investiamo spesso poco impegno nella comunicazione incappando in alcuni errori che rendono sempre più difficile comunicare con gli altri:
- diamo per scontato che gli altri ci capiscano al volo, esprimendoci con superficialità e in modo sbrigativo;
- pensiamo che gli altri abbiano le nostre stesse regole e convinzioni;
- interrompiamo gli altri pensando di aver già capito cosa pensano;
- cerchiamo di esprimere la nostra opinione prima ancora che ci sia chiara l’opinione altrui;
- tendiamo a imporre le nostre idee.
Ne derivano spesso incomprensioni e conflitti che non fanno altro che peggiorare la relazione e incrinare i rapporti o rendere la comunicazione spesso inefficace.
Che fare quindi?
Imparare a comunicare!
Il termine comunicare deriva dal latino communicare e vuol dire rendere comune, far conoscere, far sapere.
È necessario quindi sviluppare da una parte la capacità di dire in modo chiaro e sintetico quello che pensiamo e dall’altra la capacità di ascoltare (davvero) quello che l’altra persona vuole dire.
D’altra parte, quando parli, cosa vorresti che facesse l’altra persona?
Tu cosa vuoi? Non vorresti che gli altri ti ascoltino?
Quindi ti chiedo:
- Quanto attenzione presti a quello che l’altra persona vuole dire?
- Quanto ascolti davvero?
- Quanto facilmente dici quello che pensi?
- Tendi a sovrastare l’altra persona interrompendola?
- Tendi a voler affermare la tua opinione e convincere l’altro? oppure tendi a bloccarti e tacere?
Imparare a fare la propria parte nella comunicazione significa imparare a fare il primo passo nell’ascolto, nell’apertura, nella disponibilità di accettare l’opinione altrui.
E di dare poi il nostro contributo, il nostro punto di vista, consapevoli che la disponibilità e l’apertura altrui è fuori dal nostro controllo.
Sul tema della comunicazione, nel Blog della Scuola ci sono diverse guide molto utili tra cui quello in cui per imparare a comunicare.
Prendersi delle pause
Sul lavoro come anche nella vita privata, spesso ci si trova a fare i conti con la stanchezza e la mancanza di energia.
Magari spendiamo gran parte dei nostri sforzi a programmare e incastrare le attività una dietro l’altra dando per scontato di avere energia e concentrazione per fare tutto e magari anche qualcosina in più 😅
A volte pensiamo che il riposo o una pausa sia qualcosa che non possiamo permetterci o che sia addirittura sbagliato prendersi del tempo per sé.
- Ma siamo sicuri che sia proprio così?
- Siamo sicuri che sia la scelta migliore?
- Cosa consiglieresti al tuo migliore amico?
- Ti è mai capitato di arrivare a fine giornata e non avere più energia?
Probabilmente quello che ci vuole è fermarsi, prendersi una pausa.
Fermarsi e rallentare è essenziale per ricaricare le energie, prendersi qualche minuto per portare l’attenzione su se stessi e darsi la possibilità di allentare l’impegno per poi ricominciare.
È questo un modo per prendersi cura di sé stessi assumendo il più possibile un ritmo adatto alla nostra natura e allentare la pressione che potremmo percepire mentre siamo a lavoro.
Come superare l’ansia per il lavoro?

Per superare l’ansia per il lavoro è importante intraprendere un lavoro su se stessi, in cui cominciare a comprendere le reali motivazioni che si celano dietro alle nostre emozioni, acquisire strumenti e capacità per gestire il disagio, migliorando la propria autostima nell’affrontare le sfide lavorative.
Quando l’ansia diventa invalidante la cosa più sana che puoi fare è chiedere aiuto per imparare come gestire l’ansia da lavoro e comprendere sempre meglio e più a fondo le tue difficoltà.
La ricerca di cure per gli attacchi di panico sul lavoro o di farmaci per l’ansia, non può prescindere dal consultare uno specialista, o più di uno, che ci possa suggerire quale sia il percorso migliore ed efficace per noi.
Per quanto delle strategie pratiche possano aiutare, l’ansia potrebbe avere dei motivi più profondi che queste strategie non risolvono o risolvono solo parzialmente.
Andare in profondità vuol dire percorrere il processo con cui creiamo le nostre emozioni, conoscere come valutiamo la realtà che viviamo e il significato che diamo a ciò che succede per andare alla radice del problema.
Solo in questo modo è possibile trovare e mettere in pratica soluzioni con cui riusciamo ad affrontare serenamente il nostro lavoro.
Per approfondire questo processo, ti suggerisco questo video tratto dalla Super Lezione gratuita sull’Ansia, dove troverai come evitare gli errori più comuni che si commettono nel combattere l’ansia.
Se invece vuoi imparare questo processo insieme a noi puoi farlo iscrivendoti gratis Scuola di Indipendenza emotiva 😀

