Ansia patologica: da emozione a disturbo mentale da curare

Oggi parliamo di ansia patologica.

Per farlo mi avvalgo delle competenze di terapeuti e psichiatri che si occupano di disturbi mentali.
Come mental coach non è il mio campo.

Ma l’argomento è di mio interesse per due motivi:

  • Tutto quello che riguarda la mente umana mi interessa
  • Facendo il mental coach devo saper distinguere chi posso aiutare e chi no.

Anche formando nuovi coach nel nostro corso di coaching ho dovuto trattare questo tema.

Per un professionista che lavora con il coaching è indispensabile saper restare nel proprio ambito e non occuparsi di malattie mentali.

 

Ansia patologica: quando gli stati d’ansia diventano una malattia

Ansia patologica - donna con un viso sofferente e ansioso

Leggendo le definizioni del DSM, il manuale diagnostico, abbiamo una patologia quando si incontra una “persistente ed eccessiva” ansia.

E quando questa porta a “comportamenti disfunzionali“.

Il problema è che questa definizione è molto vaga.

Allen Frances è stato responsabile della redazione proprio del DSM.

Cosa dice?

Dice che non esistono test diagnostici in psichiatria.

In sostanza non c’è modo di sapere con oggettiva certezza se una persona ha o meno un determinato disturbo mentale.

La diagnosi, spiega Frances, è una valutazione del professionista che può essere influenzata da molti fattori.

Lui individua anche le pressioni delle case farmaceutiche per la vendita dei farmaci e le “mode” del momento.

Gli effetti dell’ansia e i sintomi dell’ansia patologica sono uguali. La sintomatologia non ci dice chi soffre di ansia a livello patologico.

Partiamo da un presupposto importante: l’ansia è un’emozione NATURALE.
Significa che la nostra mente, per sua natura, può creare ansia.

No, non sempre e solo a due condizioni: pensiamo ci sia una minaccia e pensiamo di non poterla gestire.

Lo psicoterapeuta Nathaniel Branden spiega chiaramente che l’emozione è una reazione valutativa.
Cosa significa?

Significa che l’ansia (emozione) è una reazione (risposta emotiva e poi comportamentale) alla nostra valutazione (giudizio) di quello che ci accade.

L’ansia non capita, non è innata, non si eredita geneticamente e non è legata alle situazioni che viviamo.

Proviamo ansia quando PENSIAMO che qualcosa potrebbe farci del male e non saremo in grado di gestirla.

Considera anche che l’ansia è, proprio per sua natura, un’emozione che DEVE essere fastidiosa e limitante.

Questo non è un segno di patologia quindi.

 

Quando soffrire di ansia rivela disturbi psicologici?

La definizione di “ansia patologica” richiama due punti chiave: eccessiva persistente.

Persistente indica una condizione temporale.
Quanto dovrebbe durare l’ansia per essere “persistente” al punto da diventare patologica?

Il manuale dice “più di 6 mesi“.
In base a cosa?

Anche qui Frances richiama al fatto che non c’è un criterio scientifico, ma solo l’esperienza del medico che deve fare la diagnosi.

6 mesi è una durata arbitraria, non basata su un dato oggettivo e “naturale”.

Non a caso, spiega Francesi criteri del manuale cambiano, a volte molto, da un’edizione all’altra e a volte, sottolinea, SENZA ALCUN motivo oggettivo.

Una persona potrebbe avere una patologia anche se la sua ansia dura da 1 mese.
In base ai criteri non ce ne accorgeremo finché non supera una certa soglia, o non è “eccessivamente” intensa.

Anche qui però la domanda è: eccessivo rispetto a cosa?
Ancora una volta non abbiamo nessun valore scientifico certo.

Ci si basa sulla percezione del paziente (che però stando male è difficilmente obiettivo circa la reale “gravità” del suo stato) e su quella del medico.

Frances cita il caso dei traumi: Non c’è modo di stabilire scientificamente se una persona ha subito un trauma.

L’unico dato è l’esperienza della persona, che però non può essere considerato un dato oggettivo.

Su questo è interessante anche ciò che rileva il sociologo Furedi.
Analizzando alcuni eventi disastrosi del passato, rileva un profondo cambiamento culturale.

Mentre prima si affrontava un disastro con un atteggiamento resilienteoggi lo si vie quasi sempre in modo traumatico.

Fa l’esempio del crollo di una miniera in Inghilterra che causò la morte di molti bambini in una scuola elementare.

Sottolinea, Furedi, che i bambini sopravvissuti tornarono a scuola dopo due settimane e che gli psicologi non rivelarono alcun trauma.

Oggi, conclude, non accadrebbe niente di simile.
Probabilmente si troverebbero traumi in tutti i bambini sopravvissuti… o quasi.

Proprio per questo Frances, parlando proprio di ansia, mette in guardia da un enorme aumento di diagnosi errate.

 

Essere ansiosi non significa essere malati

Queste sono dovute a un’errata applicazione dei criteri diagnostici.

Spiega infatti che non essendoci nessun test clinico, le diagnosi dovrebbero essere RIGOROSE E PRUDENTI.

Rigorose significa che i criteri del DSM dovrebbero essere quasi tutti soddisfatti (se non tutti) e in modo estremamente forte ed evidente.

Ogni dubbio dovrebbe fermare il medico dalla diagnosi affrettata di una malattia psichiatrica.

A suo giudizio spesso la maggior parte delle diagnosi non sarebbero state fatte se si fossero applicati i criteri in modo rigoroso.

E poi prudente.
Frances invita a non fare mai diagnosi alle prime visite.

In realtà suggerisce di prendersi qualche mese per dare tempo alla persona di affrontare i suoi problemi legati alle proprie ansie.

Spiega che provare ansia è naturale e che ogni emozione negativa DEVE essere fastidiosa.

Lui suggerisce alcuni passaggi operativi prima di qualsiasi diagnosi di disturbo mentale:

  • Cambiare approccio ai problemi cercando di trovare soluzioni (problem solving)
  • Farsi dare supporto da amici e parenti per affrontare meglio le proprie difficoltà.
  • Usare risorse di auto aiuto, come corsi, libri, per apprendere capacità di gestione emotiva e per affrontare meglio le situazioni della vita.
  • Magari ricorrere a un counseling leggero o un supporto professionale mirato a dare strumenti per gestire meglio la propria vita (come un percorso di coaching aggiungo io)

Solo dopo, se niente funziona, procedere a una diagnosi di disturbo di ansia e quindi a una cura farmacologica e/o psicoterapeutica.

Nella nostra Scuola abbiamo messo a punto un test gratuito per l’ansia naturale, con cui identificare i 4 blocchi che impediscono di eliminarla.

Mentre in televisione e su internet leggo che il 33% o più delle persone avrà un disturbo mentale legato all’ansia

Frances rassicura: normalmente solo circa 5 persone su 100 (5%!) hanno un REALE disagio mentale.

E sottolinea: oggi non siamo più malati di prima. L’allargamento delle maglie nelle diagnosi provoca però un effetto “epidemia”.
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A cambiare è la sensibilità (culturale) e l’allargamento dei criteri per emettere una diagnosi

In sostanza, siamo quasi tutti sani.

Pochi hanno l’ansia patologica.
Moltissimi hanno la naturale ansia umana che si manifesta in modo anche molto fastidioso e limitante.

Ma resta comunque un’emozione.
Come la paura, che ne è strettamente collegata.

Lo stesso Frances, dopo una serata tra psichiatri, in preparazione alla stesura dell’ultima edizione del manuale…

Dice di essere andato via sentendosi decine di malattie addosso

Per poi ricordarsi che se sembra che ne abbiamo diverse, significa che quasi certamente non ne abbiamo nessuna!

I criteri, sottolinea, devono essere sempre applicati in modo RIGOROSO E PRUDENTE.
E questo ridurrebbe drasticamente le diagnosi e le prescrizioni di medicinali.

Proprio per questo consiglia tempo nella valutazione, gli step che ti ho elencato prima, e anche di chiedere almeno 3 pareri a 3 specialisti differenti.

Se ti interessa approfondire la questione, puoi leggere il suo libro “Primo, non curare chi è normale“.

Se vuoi alcune risorse con cui imparare a gestire la tua ansia naturale, puoi iscriverti gratis al nostro corso “Come Vivere Senza Ansia”.

Ti spiega come nasce naturalmente e come affrontarla in modo efficace e pratico.

Concludo con un breve video in cui riassumo i punti chiave per eliminare la naturale ansia che riguarda quasi tutti.

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