Coaching aziendale: cosa fa esattamente e a cosa serve?

Il coaching aziendale è uno strumento attraverso il quale un’organizzazione può trarre profitto e beneficio massimizzando il coinvolgimento e le performance delle risorse umane che ne fanno parte.

Prima di proseguire nella descrizione dettagliata del perché, del come e quando ricorrere al coaching in azienda, è il caso di specificare cosa significa “fare coaching“.

Se cerco sul dizionario Oxford, la parola “coach“, i risultati che restituisce sono diversi e sicuramente i primi, sono più in linea con quanto questo metodo ha da offrire.

Ma la definizione che più preferisco è la seguente: “A comfortable bus for carrying passengers over long distances” ossia, “Un comodo autobus per trasportare passeggeri su lunghe distanze“.

Il coachee ossia, il cliente (in questo caso l’azienda e i suoi componenti) è colui che desidera spostarsi da un punto A ad un punto B affrontando problemi, limiti, difficoltà che non gli permettono di procedere e progredire.

Il coach è un professionista e rappresenta un mezzo (come l’autobus) che aiuta a raggiungere il punto B desiderato (e anche oltre).

 

Quali obiettivi potrebbe raggiungere il coaching aziendale?

coaching aziendale

Per rispondere a questa domanda, potremmo partire da problemi comuni a molte realtà aziendali come ad esempio:

  • Scarsa motivazione;
  • Problemi di comunicazione;
  • Scarso rendimento;
  • Poca efficienza;
  • Mancanza di un ambiente sereno e collaborativo;
  • Frustrazione;
  • Ansia da prestazione;
  • Stress da lavoro;
  • Mancanza di responsabilità e tanto altro.

Avendo maturato un’esperienza ventennale in ambito aziendale, ho avuto il piacere e l’onore di lavorare e conoscere diversi contesti lavorativi.

Quello che ho constatato è che ogni azienda ha un ambiente a sé stante, fatto di equilibri propri, di solito, determinati dall‘imprinting che l’imprenditore restituisce alla stessa.

Il supporto di una figura professionale in questo ambito, aiuta e sostiene le organizzazioni a raggiungere obiettivi che raccolgono nel loro insieme la soluzione ai problemi più comuni come quelli sopra esposti.

Ed è chiaro che, lavorando sui livelli più profondi dell’azienda, quali le risorse umane che la sostengono, la cultura del lavoro cambia di significato e di senso.

Si passa dalla gerarchia alla collaborazione fatta di alleanze e compartecipazione, la motivazione esteriore cede il passo all’auto-motivazione, la cultura della colpa viene sostituita da quella della responsabilità matura come occasione di apprendimento e di crescita, le emergenze vengono sostituite da un lavoro ben strutturato con progetti ben studiati per il lungo periodo.

Non a caso aziende molto grandi come Google, Pixar Animation Studios e tanti altri, hanno pensato ormai da tempo di creare culture del benessere per i propri dipendenti.

In Italia non dimentichiamo la fabbrica di Adriano Olivetti, lungimirante già dalla prima metà del XVIII secolo:

Faceva di tutto per mantenere vivo l’impegno e la curiosità (dei propri dipendenti) e per consentire loro un contatto continuo con il sapere e la cultura da diverse angolazioni

Francesca Gino, Tandon Family Professor di Business Administration presso Harvard Business School.

Un dipendente che lavora in condizioni serene e ottimali, è capace di rendere di più perché sente di far parte di un’organizzazione che prende a cuore la sua persona.

E indovina un po’, cosa può ottenere un azienda che vanta collaboratori eccellenti e un clima sereno e collaborativo?

Lascio spazio alla risposta.

 

Perché fare coaching nelle aziende?

Coach aziendali

La domanda che tanti imprenditori si pongono è: quando è il caso di fare coaching nella propria azienda?

Inutile girarci intorno, meglio guardare la realtà e rendersi conto che i bisogni dell’uomo nell’ambito lavorativo non sono più legati alla sola sfera economica.

Come coach, conosco tante persone che pur avendo un reddito soddisfacente, vivono male il proprio lavoro in quanto avvertono un distacco interiore, una non appartenenza con il contesto in cui lavorano prestando la propria opera manuale, intellettuale e fisica senza metterci il cuore, dicono di sentirsi solo un numero.

Ciò che un dipendente cerca, oggi (e con forte probabilità ancor di più domani) è un senso di appartenenza con il proprio lavoro dando quindi ad esso un significato e uno scopo.

Il grado di coinvolgimento dei dipendenti, è direttamente proporzionale alla performance dell’azienda.

Ed è chiaro a questo punto che a beneficiare del coaching non è solo il singolo, ma tutta la realtà aziendale.

Più coinvolgimento, significa maggiore senso di appartenenza.

Maggiore senso di appartenenza, significa responsabilità e fiducia.

Responsabilità e fiducia restituiscono come risultato un’organizzazione forte e capace di competere con i continui cambiamenti, rivoluzioni economiche e di mercato favorendo un processo di omeostasi interno.

Ma fare coaching nelle aziende non è utile solo alle risorse umane che la compongono.

L’aspetto fondamentale che non deve essere trascurato è quello della leadership (molto diverso dal management quando comunemente e per errore vengono confusi come termine e significato).

A questo proposito infatti, entra in campo lexecutive coaching che focalizza l’attenzione sull’aspetto dirigenziale contestualizzando il lavoro del coaching in azienda.

 

Lavoro ed emozioni: quando un coach aziendale fa la differenza

Coaching per aziende

Quindi, un percorso vale l’altro? Oppure ci sono metodi e approcci diversi?
Ogni professionista utilizza un proprio approccio, metodo per aiutare il cliente a conseguire i risultati sperati.

Ma veniamo a noi.

Perché un percorso di coaching aziendale incentrato sull’Indipendenza Emotiva potrebbe essere una vera e propria svolta, non solo nel contesto personale ma anche in quello lavorativo?

  • Ti dice niente la parola insicurezza dettata dal non sentirsi all’altezza di un determinato ruolo/compito?
  • Oppure, stare male ogni volta che non viene riconosciuto il tuo valore?
  • Provare rabbia quando il collega o il dirigente si rivolge in toni poco pacati?
  • E se senti addosso il giudizio degli altri? Come ti approcci al tuo lavoro?
  • Senti mai la noia della ripetizione?
  • Ti senti mai in colpa quando commetti un errore?
  • Avverti la paura di chiedere qualcosa per evitare di dover affrontare e gestire le conseguenze?
  • Hai mai paura nel dire di no, quando sai che è sano per te e per gli altri? 

Questi sono solo alcuni esempi ma come vedi, tutti hanno un fattore comune: le emozioni.

Proviamo emozioni positive quando pensiamo che qualcosa vada bene.
Proviamo emozioni negative quando pensiamo che qualcosa vada male.

Fin qui, niente di nuovo, giusto?

Dunque, cosa fai quando provi emozioni negative? 

Quali atteggiamenti, comportamenti metti in campo nel lavoro quando stai bene?

Immagino che tu sia più propositivo, più organizzato, magari provi a darti nuovi obiettivi, riordini il tuo posto di lavoro, insomma, prendi a cuore ciò che fai.

E quando stai male?

Magari ti chiudi, ti lamenti spesso, cerchi di parlare il meno possibile perché temi il giudizio degli altri, non esponi le tue difficoltà perché hai paura di non essere compreso.

Magari, porti questo malessere anche a casa, nella tua vita privata.

Come vedi, le emozioni non sono “solo” emozioni. Ma ti spingono ad agire, fare o non fare una determinata cosa, plasmando quindi la tua vita (non solo lavorativa ma anche relazionale).

Dunque, considerando che in media passi 8 ore al giorno a lavorare, il ché significa almeno 40 a settimana, con quali emozioni trascorri tutto questo tempo?

Sei concentrato o spesso fai fatica a gestire mente e pensieri?

Recentemente, assistiamo a grandi rivoluzioni nell’ambito del coaching aziendale.

Alcuni approcci si fondano e procedono proprio verso la direzione delle emozioni e sicuramente avrai sentito parlare della famosa Intelligenza Emotiva.

Divenuto famoso come approccio grazie all’omonimo libro scritto dallo psicologo statunitense Daniel Goleman, l’Intelligenza Emotiva consiste nella capacità di percepire, valutare, comprendere, utilizzare e gestire le emozioni.

L’Indipendenza Emotiva, invece, oltre a fare ciò, ti permette di spezzare il meccanismo di dipendenza da situazioni, persone, cose da cui, generalmente trai le tue emozioni positive o negative attraverso un processo di pensiero e valutazione della realtà che ti circonda.

Questo significa che le tue emozioni (la tua parte emotiva) sono indipendenti (non sono decise) da quello che ti accade o che fanno o dicono gli altri.

Non una tecnica, ma il modo in cui funzionano oggettivamente la nostra mente e le nostre emozioni. In altre parole, NOI SIAMO FATTI COSÌ, QUESTA È LA NOSTRA NATURA.

Il nostro metodo prevede un percorso step by step molto chiaro, lineare e semplice, che ti aiuta in questo processo creando stabilità, sicurezza quindi, espressione del proprio potenziale interiore in piena libertà.

Immagina quindi come sarebbe sentirsi sicuri e all’altezza del proprio ruolo, oppure, non far dipendere il proprio umore da un giudizio, una parola, un tono di voce!

Come sarebbe il tuo lavoro se anche le operazioni più ripetitive fossero qualcosa di nuovo tanto da non provare più noia?

Come potrebbe essere se non si provasse più senso di colpa, frustrazione, agitazione davanti ad un errore?

 

Come funziona il coaching in azienda

Coach aziendale

Proprio perché ogni azienda è una realtà a sé stante, per quanto alcune problematiche possono essere comuni a molti, i percorsi possono essere strutturati in:

  • Team working: ossia, lavoro di gruppo;
  • Incontri singoli one to one: ossia, lavoro esclusivo con i singoli.

A mio parere, in un percorso di coaching aziendale, sono da considerare entrambe le modalità proprio per consentire di raggiungere obiettivi collettivi e aiutare il singolo a superare difficoltà di tipo personale per cui è necessario un supporto individuale più mirato.

 

Come si diventa coach aziendale?

La professione del coach non si improvvisa, anzi, dovrebbe essere svolta dopo un serio percorso di crescita personale e professionale in modo da poter acquisire e sviluppare sempre di più col tempo, alcune doti e capacità necessarie, come ad esempio:

  • Empatia;
  • Doti comunicative;
  • Propensione e capacità di ascolto;
  • Pazienza;
  • Creatività;
  • Professionalità;
  • Serietà;
  • Elasticità

Detto questo, lavorare nell’ambito aziendale implica una conoscenza anche minima del mondo del lavoro, delle varie organizzazioni e modalità di azione/interazione.

Ritengo che per lavorare in tale ambito, non basti semplicemente una vasta esperienza, quanto una costante voglia di mettersi in gioco, azzerando di volta in volta buona parte delle conoscenze.

Non perché non sia necessario attingere ad esse, ma per darsi il permesso della novità, di rendersi conto della singolarità di ogni realtà e contesto aziendale onde evitare di fare “refusi lavorativi” inutili e privi di senso.

 

Coaching in azienda – Considerazioni finali

coaching in azienda

Da quando lavoro come Coach per la Scuola di Indipendenza Emotiva, la mia vita cambia ogni giorno, sempre in meglio. 

Come detto in precedenza, non perché ci siano situazioni diverse da gestire, anzi.
Molte situazioni personali sono più impegnative e sicuramente inaspettate rispetto a qualche tempo fa.

Ma ciò che vedo, è che davvero possono essere fatte grandi cose con la sola consapevolezza mentale.
Ciò che è dentro, passa inevitabilmente dalla nostra mente e ciò che costruiamo fuori è inevitabilmente il frutto dei nostri pensieri.

Il mio percorso nella Scuola è iniziato in primis, per comprendere e cambiare me.

Poi, si è rivolto all’esterno come aiuto per gli altri e devo dire che, dopo tanti anni di esperienza in ambito amministrativo aziendale, osservando il mondo del lavoro, la domanda che mi ponevo spesso era:

Cosa posso fare per aiutare questa porzione di mondo a divenire migliore?

La risposta è nel coaching con il metodo della Scuola di Indipendenza Emotiva, su questo non ho dubbi.

Proprio perché il contenuto della risposta è passato attraverso la mia pelle ormai, più di due anni fa, prima di fare il grande salto e scegliere di fare il Coach.

Sono stata testimone attiva della mia trasformazione: da persona insicura e distrutta dal lavoro a persona solare, sicura e inaspettatamente premiata per il proprio operato pur rimanendo nel medesimo contesto.

Mi chiedo a questo punto: cosa sarebbe il mondo del lavoro con una cultura di leadership basata sul coaching?
Davvero una grande rivoluzione!

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