Come raggiungere la felicità: le due strade possibili

Oggi voglio spiegarti come raggiungere la felicità.

Per farlo ho pensato di tirare fuori un’antica storia che narra di come un giovane alla ricerca della felicità si mise in viaggio per scoprire quale strada lo avrebbe condotto al suo obiettivo.

Anche se è un racconto, prendilo molto sul serio, perché i segreti che imparerà il protagonista di questa storia sono esattamente gli stessi che ti permetteranno di cambiare la tua vita.

Partiamo con la storia, non perdiamo altro tempo, la felicità ci attende 😉

Non è stato il caso editoriale dell'anno, ma a qualcuno ha cambiato la vita.
C'è chi l'ha definito carta straccia, e chi il miglior libro di sempre.
Qaulcuno lo ha letto quasi in 1 solo giorno, qualcuno l'ha trovato noioso.
Chi ha ragione?

Tocca a te dirlo ⇒

 

Come raggiungere la felicità: i due fianchi del monte

Come raggiungere la felicità

In un villaggio viveva un giovane che sin da bambino aveva un solo desiderio: raggiungere la felicità.

Quando era piccolo pensava che la felicità fosse una città, ma capì presto che non era proprio così che stavano le cose.

Sapeva che la felicità era uno stato interiore, ma sembrava che in nessun modo fosse capace di raggiungerlo, così si mise in viaggio realmente in cerca di consigli.

Dopo mesi di cammino, nelle capanne di un villaggio ai piedi di un grande monte, incontrò un anziano che gli rivelò di conoscere la strada per raggiungere la meta che desiderava così tanto.

“Me la mostrerai?” chiese il giovane speranzoso ma anche prudente, chiunque avrebbe potuto trarlo in inganno. “A una condizione” disse l’anziano.

Voleva che il giovane lo scortasse fino alla sua casetta, piccola capanna in cima a quel monte. La ragione era che fosse anziano e affaticato e aveva bisogno di un giovane forte che lo aiutasse.

Il giovane si prese una notte di tempo, chiese consiglio in giro e una volta sicuro che l’uomo fosse affidabile, accettò volentieri, pensando che finalmente avrebbe trovato ciò che cercava.

La mattina dopo, molto presto, prima che il sole sorgesse, si incamminarono.

Dopo alcune ore di viaggio raggiunsero un accampamento di mercanti, che commerciavano in seta.

L’anziano invitò il ragazzo a fermarsi con loro qualche ora e dopo averne discusso a lungo un mercante gli offrì di portare delle merci a un suo cliente che avrebbero trovato sulla strada.

L’anziano non si oppose, il giovane prese merce e denaro e completò l’incarico.

Non aveva avuto mai così tanti soldi e quando il cliente ne offrì ancora di più per un’altra consegna, con l’assenso dell’anziano, il giovane riprese il viaggio e completò anche questo incarico.

I due restarono all’accampamento sei mesi e ogni giorno il giovane viaggiava e consegnava merci nei paesi vicini, diventando sempre più ricco.

Una sera, di rientro stanco da un faticoso viaggio, trovò la casa tutta sporca e in disordine, così perse la pazienza imprecando contro la donna che si occupava della pulizie.

Ma lei non c’era da nessuna parte. Trovato l’anziano, il giovane gli chiese, visibilmente arrabbiato, dove fosse la donna.

“L’ho licenziata due giorni fa” rispose pacatamente, mentre il ragazzo stava davvero per perdere la pazienza.

“Sono stanco del viaggio, guadagno quanto basta per vivere da ricchi e tu la licenzi? Che ti salta in mente!” disse alzando la voce, per la prima volta, conto l’uomo.

L’anziano sorrise e gli mostrò uno specchio.

Il giovane vide il suo volto stanco e affaticato, rosso di rabbia, gli occhi accesi come carboni.

In quel momento si mise le mani sul viso e si accasciò a terra.

Avrebbe voluto scusarsi con l’uomo, ma non ne ebbe modo. L’anziano gli disse che l’indomani avrebbero ripreso il loro viaggio, la casa era ancora lontana.

E così fu.

Dopo qualche settimana di cammino giunsero a un nuovo villaggio.

Delle ricchezze possedute non facevano parola con nessuno, ma il ragazzo si concedeva ogni comodità e una sera incontro una ragazza dagli occhi neri come mai li aveva veduti e se ne innamorò.

Vivevano come marito e moglie nella casa che aveva comprato, l’anziano non disse nulla.

I mesi passavano e lei rimase incinta, diede alla luce una bambina e trascorsero quattro anni prima di una notte che cambiò il corso degli eventi.

Era l’ennesimo litigio tra i due giovani, e la bambina pianse sentendo le loro urla. A lei non stavano bene certi suoi comportamenti, mentre lui riteneva che lei accettasse le attenzioni di giovani troppo presuntuosi.

Da mesi discutevano spesso, e tante volte lei finiva la serata piangendo sotto la luna, mentre lui restava arrabbiato sul divano a far sbollire la rabbia.

Quella notte, però, dopo che la giovane aveva lasciato la loro casa per respirare aria fresca, l’anziano porse lo specchio al giovane e si vide esattamente come qualche anno prima: stanco e provato.

Come se fosse tornato indietro nel tempo, si accasciò sul pavimento e pianse.

La mattina dopo il giovane salutò la donna e la figlia, tra le loro lacrime, e riprese il viaggio con l’anziano verso la sua casa in cima alla montagna.

Camminarono per un mese e lentamente il giovane riprese energia, lasciando i ricordi della donna per il ritorno.

Durante una notte in cui erano accampati, però, furono svegliati da rumori molesti e si ritrovarono circondati da un gruppo di briganti.

Li bastonarono e preso loro tutte le ricchezze che il giovane aveva accumulato per anni, gli oggetti, le stoffe e l’asino con cui stavano salendo verso la cima del monte.

Il sole dell’alba sveglio i due malcapitati. Il giovane rimase in silenzio tutto il giorno seduto contro la parete di roccia del sentiero a piangere e lamentarsi.

L’anziano dormì.

La mattina seguente svegliò di buon ora il ragazzo e lo costrinse a seguirlo fino a una pozzanghera per lavarsi il viso, e lo fece specchiare.

Il giovane vide un volto stanco, cupo e afflitto, e pianse nuovamente, accasciato per terra. Così ripresero il viaggio nel mutismo totale.

Mentre salivano, il giovane non resistette più: “Non dovevi mostrarmi la strada per raggiungere la felicità?” chiese sarcastico al vecchio.

Questi proseguiva in silenzio.

Passarono alcuni mesi e finalmente i due arrivarono alla capanna dell’anziano: quattro mura di legno, cadenti e poco o niente al suo interno.

Il giovane sorrise amaro, pensando che il viaggio era stata una perdita di tempo.

Ma la mattina seguente, invece di tornare a valle come desiderava, si trovò costretto a restare in cima alla montagna bloccato dal sopraggiungere dell’inverno, della neve.

Tutto attorno alla capanna era coperto da metri di neve e impossibile era scendere a valle. Erano lì, isolati.

“Quando resteremo bloccati?” chiese innervosito al vecchio. “L’inverno durerà diversi mesi, solo in primavera sarà possibile scendere, se mi aiuti, cerchiamo subito da mangiare!”.

Per mesi il giovane procurava la legna nel bosco vicino la capanna, andava a prendere nella neve, scalzo, acqua a una sorgente vicina. Raccoglieva bacche e cacciava come poteva qualche animale.

All’inizio sembra tutto così folle, ma nonostante l’assenza totale di comodità, il buon umore costante dell’anziano calmò il giovane che iniziava ad abituarsi a quella vita.

Un giorno cadde da un albero nel tentativo di proteggere un nido di uccellini rimasti senza madre. Li portò dentro casa e divise con loro il cibo.

La mattina, ogni giorno, si alzava all’alba e ammirava lo spettacolo dei raggi del sole che si infrangevano sulla neve creando mille arcobaleni.

Persino la pioggia che filtrava dal tetto malconcio era diventata usuale e costituiva una buona alternativa al lungo cammino fino alla sorgente, specie nelle mattine in cui la neve era maggiore.

Una sera vide lo specchio dell’anziano, non lo aveva mai notato e pensava che lo avessero preso i briganti tanti mesi fa, si avvicinò e si specchiò.

Il suo sguardo era sereno, tranquillo, gli occhi vivi e rilassati.

Da mesi viveva una vita senza comodità, soldi, con poco cibo e in totale isolamento. Eppure per la prima volta non pianse guardandosi, ma rise di gioia.

“Per raggiungere la felicità” lo sorprese l’anziano spaventandolo, “dovevi arrivare fino in cima al mondo, a quanto pare”, concluse sorridendo.

“Hai avuto molto denaro, considerato indispensabile da tutti, ma non eri felice” continuò l’anziano osservando il giovane.

“Poi hai avuto l’amore di una donna e la gioia di una bambina, ma eri troppo occupato a pretendere che ti amassero come volevi tu.

Hai perso ogni ricchezza, sofferto la fame e il freddo, e solo quando hai capito che il sole crea arcobaleni meravigliosi nella neve in cima a una montagna solitaria, ha scoperto come raggiungere la felicità!”.

Il giovane sorrise, e chiese: “Devo restare?”. “Oh no” si affrettò a rispondere l’anziano.

Non devi chiedere.

In una capanna come la mia, in un posto inospitale, non ti aspetti nulla e se vedi il sole, un panorama o un nido di uccellini, accogli questo con gioia.

E poi devi amare: hai quasi rotto una gamba per salvare un nido, lo avresti fatto qualche anno fa mentre correvi come un matto a consegnare stoffe tutto preso ad ammassare denaro?”.

Il giovane sorrise.

“Quella donna ti ama, ma tu la ami?

O le chiedi di amarti, pretendi che ti soddisfi e che cambi per te?”

Il giovane restò in silenzio.

“Dalle ciò che hai dato a quel nido: tutto senza aspettarti nulla. O avevi pretese che gli uccellini che hai cresciuto tornassero da te quando hanno imparato a volare?”.

Il giovane era colpito.

“Non di certo” replicò, “sapevo che sarebbero voltati via, non volevo altro che fossero felici, tutto qui”.

“Ecco il segreto per raggiungere la felicità” concluse l’uomo accompagnando il giovane alla finestra e mostrando sgombro dalla neve il sentiero che conduceva a valle.

Non pretendere nulla da nessuno, accogli quel che la vita ti offre, che siano le bastonate di un brigante, il sole o l’amore di una donna.

E poi ama, come hai amato quel nido, senza aspettarti che chi ami voli per te, ma faccia la sua strada e sia felice”.

Il giovane sorrise mentre salutava l’anziano, e una lacrima scese sul suo volto.

La asciugò veloce ma l’uomo aggiunse: “Piangere di gioia, ecco un buon motivo per innaffiare d’amore la terra sotto i tuoi piedi”.

Sorrise e congedò il giovane che riprese il sentiero.

Non doveva più raggiungere la felicità, aveva capito bene da piccolo: non è un lungo ma sta dentro di noi, e ora aveva capito che non dipende da niente, se non da lui.

Accetta tutto con gioia, si sentiva risuonare nella mente, e ama senza chiedere che chi ami voli per te.

 

Ora sai come raggiungere la felicità.

Se vuoi ti metto in contatto con l’anziano e ti faccio andare a trovarlo qualche mese nella sua sontuosa capanna, una mano gli farà sempre comodo 😉

Ma se hai capito il messaggio vedrai che non c’è bisogno di andare in capo al mondo per trovare qualcosa che puoi far nascere da dentro di te.

E se vuoi consigli o dirmi cosa te ne pare della storia che hai letto oggi, lasciami un commento, mi farà piacere leggere cosa ne pensi 😉

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