Conoscenza di sé : l’arte di disimparare per essere felici

La conoscenza di sé, è un viaggio semplice e intimo allo stesso tempo.

Come arrivare a conoscere se stessi non è semplice da spiegare in poche righe e non è nemmeno significativo racchiudere tutto in semplici concetti.

Ha più senso viverla questa conoscenza di sé.

Ognuno di noi lo fa nel modo e con gli strumenti che ha a disposizione.

E oggi, voglio mostrarti alcuni mezzi (vedrai, nel vero senso del termine!) che possono aiutarti a conoscerti in modo personale, intimo e forte.

Si parla tanto dell’importanza di avere una buona consapevolezza di se stessi ma c’è una bella differenza tra conoscere ed essere consapevoli.

Conoscenza e consapevolezza non sono sinonimi.

Molto spesso chi crede di sapere si chiude alla consapevolezza .

Oggi, voglio parlarti proprio di questo con l’auspicio che, ciò che ho da offrirti, possa esserti utile per vivere in modo consapevole, intimo e profondo l’amore dentro di te.

 

La conoscenza di sé parte dall’atteggiamento

conoscenza di sé

Qualche sera fa ero a cena con la mia famiglia, c’erano i miei zii, i miei cugini, i miei fratelli.

Come succede molto spesso, abbiamo affrontato argomenti di ogni tipo e la cosa che trovo fantastica, in casi come questo, è lo scambio di idee che si intrecciano tra la tavola imbandita di cose buone da mangiare.

Di solito, io sono il personaggio curioso di turno.

Mi piace tantissimo ascoltare più che intervenire, mi piace vedere con quale enfasi le persone comunicano, quali sistemi di valori le muovono.

Mi sono resa conto che c’è una difficoltà che comunemente affrontiamo spesso, ed è quella del voler a tutti costi sostenere una propria tesi anziché dare valore allo scambio come forma di arricchimento.

Questo pattern da “ti ascolto ma ho ragione io” si ripropone in varie forme e vari contesti, non solo quello relazionale, ma anche quello personale.

Pensiamo di sapere e in questa conoscenza abbiamo stabilito dei confini invalicabili oltre i quali non ci chiediamo il perché delle cose.

Non cerchiamo di comprendere le motivazioni che spingono una persona a dire o fare qualcosa anche se contraria a quello che pensiamo e quello in cui crediamo.

Molto spesso non lo facciamo perché attraverso ciò che pensiamo di sapere (o non sapere) potremmo perdere il controllo di una vita tenuta assieme in modo precario.

Per noi quelle informazioni, rappresentano delle sicurezze, ma non sono la realtà.

Così, l’atteggiamento che noto in maniera palese o meno, è che pensiamo di creare la nostra sicurezza chiudendoci nella trincea dorata della nostra conoscenza.

Ma è proprio questo “sapere” che ci limita nel “sapere”.

Scusami per il giro di parole, ma è così che avviene.

Pensaci: ti è mai capitato di essere sicuro o sicura di pensare di conoscere bene un argomento, come si fa qualcosa, per poi scoprire che una briciola di ciò che avevi tralasciato cambia e rivoluziona il sistema di credenze?

Nella storia siamo ricchi di esempi del genere.

In antichità gli uomini erano certi che la terra fosse piatta, fino a quando non hanno messo in discussione questa certezza e trovato la realtà.

Stessa cosa per chi pensava che l’uomo non potesse mai volare ed invece, oggi lo facciamo con naturalezza senza pensare troppo agli stigmi sociali dell’epoca.

Ecco, quando pensiamo di sapere tanto su di noi in base a quello che abbiamo studiato, ci hanno detto, ci hanno insegnato, ci stiamo conformando a un modello, ma quel modello non siamo noi.

Noi, siamo molto di più.

 

Consapevolezza, come raggiungerla (senza modelli)

Partiamo prima da una distinzione fondamentale: conoscenza non è sinonimo di consapevolezza come ti dicevo.

Posso conoscere un’enciclopedia sui rischi del fumo e la sigaretta ma poi continuare a fumare.

Mentre, posso essere consapevole di quello che sono, del valore che ho, di quanto è importante amarmi e prendermi cura di me, da scegliere di non farlo.

Atteggiamento non di privazione, ma di arricchimento: ogni volta che agisco nei miei confronti con amore, mi sto arricchendo e sto portando valore aggiunto a me stesso.

Io stessa, potrei conoscere il percorso per un ottimo Mental Coach interamente a memoria e offrirlo agli altri, ma se non lo faccio mio, non lo metto in pratica nella mia vita, non potrei aiutare chi incontro comprendendo fino in fondo le loro difficoltà.

Non di rado mi capita di aiutare persone (anche professionisti della salute) che fanno fatica a vivere ciò che insegnano e portano agli altri.

Conoscono tutto molto bene, ma nella pratica, manca consapevolezza.

Consapevolezza è far tuo un processo, un’azione, un comportamento perché ne comprendi il principio che vi è dietro e lo sposi per amor proprio.

Come ti dicevo in premessa, per arrivare alla conoscenza di se, non c’è una strada univoca, un manuale netto che ti porti all’obiettivo

Anzi, credo che l’obiettivo stesso ha la caratteristica meravigliosa e fondamentale che lo rende unico: l’avventura quotidiana che non finisce mai e che puoi percorrere solo tu.

Io credo che non basta una vita per conoscersi davvero in profondità e molto spesso pensiamo di conoscere gli altri.
Simpatica come cosa, non credi?

 

Ricerca di se stessi: 4 veicoli per “spostarti” verso la consapevolezza

la conoscenza di sé

Proprio in virtù del viaggio unico e singolare che ognuno di noi fa in sé e verso se stesso, mi permetto di offrirti un mezzo diverso per ogni occasione per aiutarti a muoverti da un punto ad un’altro dei meandri della tua infinita interiorità.

“Il più bel viaggio che puoi fare nella tua vita, è quello verso te stesso. E la notizia fantastica è che è gratis!”
Pamela Bembi

I mezzi, te li offro io 🙂

 

Veicolo n. #1: Una barca

Per prima cosa, voglio offrirti un passaggio in barca, viaggiamo in mare aperto. Ci stai?

Non dirmi che soffri di mal di mare, il viaggio e metaforico 😀

Per quale motivo scegliere proprio una barca?

Perché il mare rappresenta la vita, tutte le opportunità di sapere, conoscere, scoprire in maniera infinita ed illimitata.

Aprirsi al mare di possibilità, vuol dire predisporsi in un atteggiamento di apertura di occhi, orecchi e cuore.

L’atteggiamento giusto è quello da eterno scolaro.

Posso ascoltare la stessa cosa 100 volte, ma di quel qualcosa ogni volta colgo un particolare diverso.

Mi succede con le composizioni di Beethoven, Bach, Dvořák, Purcell e con i tramonti, i racconti di mia nonna, i libri letti e riletti.

Ascoltare e soffermarsi, essere pronti a mettere in discussione il nostro bagaglio di conoscenza non per azzerare le nostre certezze, ma per ampliare i confini e arricchirsi giorno dopo giorno.

Da oggi, quando pensi di conoscere qualcosa, fermati e pensa a cosa puoi cogliere di nuovo in quel qualcosa.

Rivolgi questa attenzione particolare a te stesso o te stessa: cosa noti?

Un’altra cosa molto utile che fa bene: leggi e ascolta pensieri ed ideali diversi dai tuoi, cerca di capire cosa spinge una persona a fare qualcosa, quali principi.

Non dar giudizi, ricorda: sei uno scolaro!

Inoltre per ogni “Si fa così“, non ti accontentare di eseguire un ordine e basta accettandolo come fosse un dogma, cerca di capire il processo che sta dietro quel finale e comprendi cosa accadrebbe se lo facessi in modo diverso.

 

Veicolo n. #2: Un aereo

Già, avresti mai immaginato che per ritrovarti, conoscerti davvero, avresti avuto bisogno di un viaggio (metaforico) in aereo? 😀

Bene, oggi ti invito ad allacciare le cinture e decollare, andare su in alto e poi a osservare giù, la terra allontanarsi alla tua vista.

Lo stesso atteggiamento che ti serve per smetterla di identificarti con i tuoi errori, il tuo passato, il tuo lavoro, il tuo nome, le tue emozioni.

Ho sbagliato, sono una frana, non ce la farò mai!
Ma chi lo dice? Come fai ad esserne così certo?

Non sei una frana, hai sbagliato quel qualcosa in quella situazione.
Ridimensioniamo e diamo il giusto valore alle cose!

Sono depresso“.
Ecco, casi infiniti di diagnosi auto definite…

Non sei depresso, stai sperimentando periodi di forte tristezza.
La depressione, lasciamola diagnosticare a chi di dovere.

Sono un avvocato” (identificazione con il proprio mestiere).
Non sei un avvocato, fai l’avvocato.

Antony De Mello nel suo libro “Messaggio per un’aquila che si crede un pollo“, quando parla del come arrivare all’essenza di sé, porta delle domande molto concrete per far comprendere cosa in realtà non siamo:

Pensa al tuo nome. Se una persona ti chiamasse con un altro nome, penseresti di non essere più tu?

Se passi da una religione all’altra, l’io è diverso o è sempre lo stesso?

L’io, ciò che sono, ciò che sei, è l’identità profonda di ognuno di noi e non va confusa con ciò che sta fuori di noi.

Da oggi, inizia a guardarti come un osservatore esterno, come stessi guardando un tuo conoscente.
Dall’alto dell’aereo, appunto.

Hai gli stessi giudizi che usi nei tuoi confronti?

Ti identifichi con le emozioni della persona che vedi?

Osservati dall’alto e togli ogni giudizio che ti affibbi o che prendi per buono dagli altri.

Osservati dall’alto e non identificarti con ciò che fai, provi, pensi.

 

Veicolo n. #3: A piedi

Lo so, ci stavi prendendo gusto a farti dei viaggi con dei mezzi diversi dal solito, ma ora necessitiamo di una cosa fondamentale: r a l l e n t a r e.

Se sei tra i sentieri di montagna ed intendi raggiungere un posto, hai due atteggiamenti che potresti mettere in atto:

  1. Accelerare il passo per arrivare il prima possibile alla meta.
  2. Accogliere ogni singolo passo come unico e speciale gustando il panorama e l’ambiente che ti circonda.

Molto probabile che se sceglierai la prima opzione sarai arrivato stanco e di sicuro ti sarai perso i particolari di ogni pezzo di terreno che hai calpestato.

Se sceglierai la seconda opzione, non solo arriverai meno stanco, ma ti aggraderà ogni momento per la sua singolare bellezza.

Con la vita e il viaggio alla scoperta di sé, è la stessa cosa.

Se hai fretta di arrivare (dove, poi?), finisci per stancarti e probabilmente vorrai tornare indietro prima ancora di cogliere l’essenziale che ti occorre per proseguire.

Se ti dai tempo, se lo accogli, se ti fidi della Vita (dell’Universo, di Dio, quello che vuoi), ogni cosa arriva a momento debito.

C’è un motto che mi porto sempre dietro e che non si è mai rivelato obsoleto nella mia vita: “Tu fai il meglio ogni giorno, al resto ci pensa la Vita“.

È così che ho colto e continuo a cogliere i miracoli che mi circondano continuamente.

Per cui, datti tempo!
Ogni tanto, camminare lentamente e a piedi ti occorre per comprendere dove stai andando 😉

 

Veicolo n. #4: La tua mente

Se pensi che conoscere la tua mente, il tuo corpo, la tua biologia, sia roba esclusiva da dottori, sappi che ti stai sbagliando.

Certo, non potrai prendere una laurea in tutti i campi medici (ovvero, potresti ma ci vorrebbe davvero tanto tempo!).

Quello che ti serve è una sana, essenziale ed equilibrata conoscenza della tua mente, di come crei le tue emozioni.

Proprio oggi durante un incontro di coaching con una ragazza, ho ripreso in mano il significato della parola “emozione”.

Essa ci spinge a far qualcosa, ad agire.

Se proviamo emozioni negative, agiamo verso la direzione della paura.

Se proviamo emozioni positive, spinte da sani principi, agiamo nella direzione dell’amore.

Ogni azione che compi sono un insieme di gesti che mettono assieme i tuoi giorni, le tue settimane, i tuoi mesi e tuoi anni.

Ogni azione, compone e plasma la tua vita.

Come non considerare di portata fondamentale la conoscenza delle proprie emozioni e di come le creiamo?

Qui, parliamo di Indipendenza Emotiva, un processo che fa parte della nostra natura umana ma che non conosciamo abbastanza bene o per niente.

Per questo il viaggio verso te stesso ha un mezzo fondamentale che diventa tuo compagno: la tua mente.

 

Come svegliarsi dal torpore del sapere

La cosa di cui si ha bisogno per conoscere se stessi è la disponibilità di farlo.

Non conta l’età, la forza, l’intelligenza.

Occorre decidersi e svegliarsi!

Ricordo alcuni passaggi fondamentali visto fino a questo momento ricordandoti del nostro viaggio:

  • Togli dal vocabolario l’idea di giusto o sbagliato.
    Il giudizio limita solo la comprensione delle cose.
  • Quando agisci in un modo in cui non avresti voluto, valuta soltanto gli elementi, come se accadesse a qualcun altro. Cerca di comprendere anziché giudicare.
  • L’identità unica e profonda di ognuno di noi, si sperimenta vivendola.

Approfondiscila strato dopo strato con curiosità.

  • Chiediti quali principi muovono le tue scelte e prendi il tempo necessario per agire rispettandoli: sono la tua Stella Polare.

Quello che ti auguro, è che sperimentando questo viaggio verso di te, impari ad amarti in maniera così profonda ed autentica, da non temere di esprimere chi sei.

Ciò che sei non solo arricchisce te, ma il mondo intero.

Ogni persona che non ha ritrovato se stesso, è un pezzo di puzzle mancato a questo mondo.

È il contributo personale e unico che può dare alla nostra società.

Per cui se non sai chi sei, non ci perdi solo tu, a perderci è il mondo intero.

Nel blog hai tante guide a disposizione, oltre questa, dove abbiamo inserito tanti consigli utili e pratici per imparare ad amarti.

Potresti cominciare ad assaporare passo dopo passo l’ebbrezza del viaggio.




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