Dipendenza emotiva: quando non amiamo credendo di amare

Parlando di dipendenza emotiva ricordo quando ero ragazza.

Mi succedeva spesso, fino a qualche anno fa, di provare nostalgia rivedendo qualche mia foto di quando avevo una ventina d’anni. Nostalgia per “la me stessa piena di vita, entusiasmo, voglia di farmi in quattro per fare contenti gli altri”.

In particolare mi torna in mente l’enorme entusiasmo che mettevo nel cercare in tutti i modi di aiutare mio padre, dopo che mia madre era morta.

Lui era distrutto, aveva riposto in lei e nell’idea della nostra famiglia unita tutta la sua felicità, e alternava momenti di dolore ad altri di profonda rabbia per ciò che era accaduto e che per lui costituiva la fine di tutto.

Buttarmi anima e corpo nel tentativo di alleviargli anche di poco la sua sofferenza, fargli sentire che c’ero, che valeva ancora la pena vivere e lottare per qualcosa, assorbiva tutte le mie energie e mi aiutava a guardare avanti con coraggio e positività.

Gli cucinavo continuamente i piatti migliori che riuscivo a fare e soprattutto mi alzavo tutte le mattine prima dell’alba per accompagnarlo in campagna e fargli sentire che, anche se non c’era più mia madre, c’ero io al suo posto.

Cercavo di sostituirla in tutti i modi per mostrargli che non era solo, che c’ero io a condividere questa sua grande passione per la campagna e ad aiutarlo nella raccolta e nei lavori.

Portavo i panieri più pesanti e percorrevo la salita ripida con orgoglio ed entusiasmo, e ogni volta mi caricavo di pesi sempre maggiori.

Quando ho iniziato a frequentare l’università, facevo il possibile per prendere il massimo dei voti, perché sapevo che mio padre ne sarebbe stato felicissimo .

Tutte le persone con cui venivamo in contatto mi additavano come la figlia modello, e dicevano che mio padre era fortunatissimo.

Eppure io ero tanto infelice.

 

Dipendenza emotiva: infelici anche se ci sembra di amare

Dipendenza Emotiva

Spesso piangevo nell’ombra, sperando che mio padre mi notasse.

Tutte quelle parole di stima, di ammirazione, di approvazione, di affetto, io le avrei volute da mio padre.

E invece ricevevo solo critiche, disappunto per come facevo le cose (mai perfette per lui), e mi sentivo invisibile, come se non esistessi.

Per lui esisteva solo quello che non c’era più, e che non sarebbe mai più tornato.

Perché provavo nostalgia per la me stessa di un tempo?

Perché credevo erroneamente di aver perso per sempre quell’entusiasmo giovanile, quella grinta, quella voglia di lottare, schiacciata dalla delusione e dalla disillusione.

Mi dicevo che non ero più capace di amare come da ragazza, perché al posto dell’entusiasmo, della voglia autentica di voler vedere un sorriso sul volto di mio padre, si erano sostituiti l’indifferenza e il risentimento.

Ma era vera questa cosa, che nel mio entusiasmo ed energia ci fosse amore?

E come aveva fatto, se era amore, a trasformarsi in indifferenza?

Semplicemente perché, contrariamente a come credevo fermamente, non stavo veramente amando.

Io credevo di amare, di donare tutta me stessa, la mia energia, il mio impegno, la mia presenza, ma ero invece spinta da una dipendenza emotiva, un profondo bisogno, anzi due.

  1. La disperata ricerca di approvazione da parte di mio padre.
  2. La compensazione per la perdita di mia madre attraverso l’impegno di far stare bene mio padre.

Pensavo che dedicarmi anima e corpo a portare gioia nella sua vita avrebbe aiutato anche me a superare il mio di dolore, e occuparmi di lui, che mia madre aveva amato, era un modo per farla continuare a vivere, un ulteriore modo per sentirla vicina.

Ma chi c’era al centro di tutto questo?

Io.

Io e i miei disperati bisogni.

Bisogni miei, come quello di ricevere parole ed esternazioni di affetto e approvazione da mio padre.

Era per me un’abitudine, quella di cercare l’approvazione e l’amore dei miei genitori e degli adulti, non conoscevo altro modo per stare bene, per sentire che esistevo, che valevo.

Questo alimenta la nostra dipendenza dagli altri.

E più non sentivo di riceverlo, più lottavo e intensificavo il mio sforzo, aumentavo le volte in cui lo accompagnavo in campagna, portavo panieri sempre più pesanti, e durante la raccolta delle olive cercavo di raccoglierne il più possibile, cercando di eguagliare se non superare il record di raccolta che mio padre mi ricordava ogni volta di aver raggiunto con mia madre.

Aumentavo il peso di cui riuscivo a caricarmi ma ogni volta aggiungevo anche un grande peso sul cuore, quello della mia pretesa di vederlo contento e soddisfatto, e di sentirmi dire “sono felice che ci sei”.

E più lui guardava solo alle cose negative della sua vita, comprese le cose che non condivideva di me, più soffrivo e vedevo lontana la mia meta.

Finché col tempo, ma soprattutto le parole e l’esempio di una persona a cui sarò per sempre grata, ho iniziato a capire perché un gesto di per sé così bello come quello di stare vicino a un padre rimasto solo e aiutarlo, fosse diventato fonte di così grande sofferenza.

La mia regola secondo cui per stare bene avevo bisogno della sua approvazione, del suo affetto, e la pretesa che il mio contributo, il mio continuo andare e venire facendomi ogni volta 800 km e spesso superando anche i miei limiti fisici, mi dovessero necessariamente far ottenere il suo sorriso, il suo benessere e la sua gratitudine, esattamente come ero abituata a ricevere da mia madre e da tutte le altre persone.

La gratitudine, l’amore, il sorriso, l’ottimismo, sono tutte cose meravigliose, ma nel momento in cui iniziamo a pretenderle, nella ferma convinzione che siano il “giusto” frutto di tutto il nostro impegno e di tutto quello che doniamo, diventano una trappola, che ci imprigiona e ci procura sofferenza.

 

La trappola del bisogno

dipendenza emotiva come uscirne

Spesso non mettiamo neanche in discussione il fatto che ci possa essere un’alternativa alla nostra rigida visione, convinti che alcune cose ci siano “dovute”, le diamo per scontate semplicemente perché siamo stati fino a quel momento abituati così.

E diventiamo sempre più dipendenti, e più lottiamo per ottenere quello che ci sembra indispensabile per la nostra felicità, e più la trappola stringe la morsa, e più noi ci attacchiamo, lottiamo, ci intestardiamo.

Incapaci tra l’altro di cogliere tutto quanto di bello e positivo c’è attorno a noi.

E così io non consideravo neanche le parole di stima e affetto che mi rivolgevano le persone, anzi erano per me fonte di sofferenza perché mi ricordavano ancora una volta come mio padre fosse tutto l’opposto.

Ma siamo sempre liberi di invertire la rotta in qualsiasi momento, dipende da noi, e questo accade nel momento in cui riusciamo a lasciare la presa, e a comprendere in profondità che un gesto di amore autentico trova la propria ricompensa in se stesso, e non ci serve più che gli altri lo comprendano, lo apprezzino, e ce lo dimostrino.

Oltretutto, molto spesso ci fissiamo di non ricevere quello che desideriamo solo perché non ci viene dato esattamente nel modo in cui lo vogliamo e ce lo aspettiamo (altra regola).

Era vero che mio padre non apprezzava il mio impegno? Me lo dimostrava magari a modo suo, perché era l’unico modo che conosceva per farlo.

Semplicemente io non ero capace di comprendere la sua lingua, andare al di là delle parole.

Era vero che “se io ci fossi o no sarebbe stato identico, tanto era comunque arrabbiato col mondo, pessimista e criticone?”

Oggi mi rispondo con un’altra domanda: e se io non ci fossi stata, non sarebbe stato molto peggio per lui?

Non mi serve più che me lo dica lui, perché conosco dentro di me la risposta.

Possiamo riuscire ad amare davvero solo quando ci liberiamo dal bisogno di ottenere gratitudine o riconoscimento per ciò che facciamo, quando comprendiamo che nei momenti in cui doniamo tutto quello che possiamo, in modo incondizionato e per la gioia intrinseca di farlo, questo ci dà tutto ciò che ci serve per essere felici.

E da un bel po’ non provo più nostalgia per la “me stessa piena di amore” che erroneamente credevo di aver perso per strada, perché a spingermi non era vero amore (ma dipendenza emotiva), e adesso so che è possibile amare in modo molto più autentico, incondizionato e soprattutto libero.


P.S.
Che voto daresti oggi alla tua vita, da 0 a 10?

Rispondi alle 10 domande del Test della Scuola e lo scoprirai subito.
Scegli la frase in cui ti rivedi di più, anche se non alla perfezione.

Chi ha scritto questa pagina:

Megumi Campanella

Nata a Messina nel 1977 da papà italiano e mamma giapponese, mi sono interessata fin da ragazzina alla crescita personale, leggendo e riflettendo molto. Eppure continuava a mancarmi qualcosa. Quel “qualcosa” che soltanto all’inizio del 2018, dopo aver conosciuto la Scuola di Indipendenza Emotiva ho pienamente trovato. Una strada che richiede determinazione, coraggio, entusiasmo, umiltà, curiosità, voglia di mettersi in discussione, un percorso a tratti accidentato, difficile, ma entusiasmante. Per quanto difficile però, se una strada c’è, la si può percorrere. E il cammino credo sia la parte più bella del viaggio.


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Scami
Studente
Scami

E come non. Lasciarsi assorbire dall umore costantemente depresso di un genitore? Sono anni che ci provo… e per un po’ sono riuscita a gestirlo…gestire la sua depressione con amore e impegno. Oggi ho tanto risentimento e non riesco più a guardarlo con amore, non voglio proprio piu comprenderlo. Mi dispiace ma credo di non essere riuscita nell intento della scuola

Giacomo Papasidero
Coach

Come se fosse semplice 🙂
Stai provando a fare la cosa più impegnativa, ma non c’è vittoria che si possa ottenere senza insistere con determinazione, serenità, pazienza, ma senza mai smettere di lottare.
Hai mai letto questa pagina?

Deborah
Studente
Deborah

Ciao Scami,

Essendoci anche io passata a stare accanto una persona costantemente depressa, ti capisco non sono situazioni facili, ci dispiace vedere una persona con il volto sempre spento che si isola da tutto e tutti, come se ogni cosa non abbia valore, compresi noi. Spesso sono anche questi pensieri che ci portano a provare rabbia fino al punto di non volere più capire. Perche anche se forse inconsapevolmente però pensiamo che il nostro amore lo possa salvare, ma quando i risultati non arrivano mai, iniziamo a starci male. E ancora di più staremo anche male se abbiamo iniziato a fare apositamente dei cambiamenti, vissuti come dei sacrifici nella nostra normalità di tutti i giorni, (ore lavorative, attività piacevoli come un Hobby in particolare, uscite con amici), per stare di più con quella persona.

Scami io sono sicura che se sei arrivata a provare questa emozione così forte e negativa ti sta sfuggendo qualcosa, e per ogni cosa c’è sempre una soluzione, e scegliere di non amare non è mai la soluzione buona, andiamo contro natura e finiremo solo per farci ancora più male. Te lo dico per esperienza personale.

Se è da un pò che segui la scuola avrai sicuramente fatto dei Diari Emotivi, cosa sei riuscita a capire esattamente fino ad oggi?

Poi vorrei lasciarti questa scena su cui riflettere: Immaginati di restare incastrata a causa di qualcosa di pesante che ti è caduto sulle gambe, c’è qualcuno che cerca di aiutarti volendo togliere quel peso ma non ci riesce, poi arriva un’altro e un’altro ancora e nessuno ci riesce, i tuoi dolori sono forti che ormai non c’è la fai più, arrivando al punto che ti sei anche rassegnata che ormai non c’è più niente da fare, però ogni volta che qualcuno si avvicina per provarci a spostare quel peso infondo ci speri e non solo attraverso quella speranza ti fai un pò di forza anche se stanca e hai mollato, ma nel tuo profondo inizi a scoprire che ci vuoi credere. Però se all’improvviso non dovesse venire più nessuno? Come ti sentiresti?

Cosa voglio dirti? Anche se può non sembrare, l’amore che doniamo a ogni persona che soffre arriva sempre, anche quando non sembra, forse non basterà mai per aiutarli piano piano a farli riacquistare fiducia e amore in loro e nella vita, ma nel dubbio non pensi che valga la pena più il non fermarsi che il contrario?

Purtroppo non conosco bene la situazione e ogni tuo pensiero fino in fondo, altrimenti potrei condividere qualche riflessione o darti qualche suggerimento in più, ma di una cosa sono certa, quello che in questo momento stai provando non è solo una questione che non riesci più a vedere il tuo genitore depresso. Ma a qualche pretesa di troppo nei tuoi confronti e forse anche il non esserti sentita libera di divertirti, uscire o fare qualcosa che ti piaceva, ma evitavi perchè ti saresti sentita in colpa… non so Scami ma sono certa che c’è tanto altro.

Comunque per stare vicini e amare una persona non c’e bisogno di starci 24 ore su 24 incollati, basta poco (un bigliettino, un mazzo di fiori, una carezza…), ma che quel poco venga dal cuore, perchè fare tanto ma come un peso, gli altri se ne accorgono ed è ancora peggio.

Se in caso hai paura che possa togliersi la vita, ti sei già informata in che modo potresti chiedere sostegno esterno? E comunque non dimenticarti che per quanto amore e anche tempo noi ci mettiamo, gli altri non li potremmo mai controllare completamente.

Se ti va io ci sono volentieri. Puoi chiedermi o condividere qualsiasi cosa.

Con affetto ti abbraccio forte. ❤

PAOLA
Ospite
PAOLA

👍😘

Ketty
Ospite
Ketty

Io vedo tanto amore nella tua vita e credo che le motivazioni che ti hanno spinta a dare il massimo dopo la morte di tua madre non fossero dettate da egoismo ma sono sicura che il cercare un’approvazione in tuo padre è scaturito dalla negazione di essa stessa che non era del tutto espressione d’amore…spesso cadiamo in questa trappola perché il sentirci sempre svalutati e non apprezzati per quello che siamo o riusciamo a dare ci porta a scoraggiarci e ci fa entrare in crisi ma penso sia fisiologico e naturale…poi però la maturità ci porta a vedere con più consapevolezza certi aspetti della vita e tutto si ridimensiona. Sei una bellissima persona Megumi, buon proseguimento di vita

Alessandra B.
Studente
Alessandra B.

Grazie Megumì …in questa newsletter ci ho ritrovato i miei comportamenti di quando ero bambina e poi ragazza …ero sempre alla ricerca di consensi di essere “vista” mi annullavo per un consenso che se anche arrivava chisà se lo apprezzavo…
Oggi anche io sono grata a chi mi stà aiutando a smontare le mie regole e pretese…
Grazie!

Maria
Studente
Maria

Complimenti Megumì❤️ bellissimo articolo

Giorgia
Ospite
Giorgia

Che newsletter meravigliosa. Semplice, vera, di cuore <3 la rileggerò spesso. Grazie!

Alexsia
Studente
Alexsia

Grazie Megumi per la condivisione. Vero!
Dobbiamo abbattere le nostre barriere! I nostri schermi… Le nostre rigidità.
Ciò che sembra sfuggire… di Amare noi stessi… Un abbraccio!

Deborah Tardino
Ospite
Deborah Tardino

Cara Megumì ❤

Io personalmente ho visto nei tuoi gesti iniziali tanto amore.. Noi siamo prima di tutto tanto amore e davanti a una persona che soffre l’amore non agisce per bisogno ma perchè l’amore non piace vedere soffrire e stare male… come potrebbe? L’amore è gioia, è delicatezza, è comprensione, è ascolto… se vediamo una persona per strada buttata che soffre la fame e il freddo chi si precipita per aiutarla e dargli da mangiare e qualcosa per coprirsi, personalmente non penso che lo faccia per bisogno personale.. ma c’è un richiamo d’amore… l’amore vuole agire perchè comprende la sofferenza.

Tu come tuo papà soffrivi ma tu sei stata più forte di tuo padre e sei passata all’azione, ti dispiaceva vederlo triste e sono sicura che in quei gesti c’era amore e non bisogno. Quello si è venuto a creare dopo perchè tuo padre non reagiva come l’amore desidera esprimersi: con gioia. E così iniziamo a mettere in discussione il nostro amore, e mettere in discussione il nostro amore vuol dire mettere in discussione noi stessi perchè è la parte più profonda e reale di noi, la nostra essenza. Iniziamo a pensare di non essere abbastanza e così inizia il circolo vizioso e la trappola alla ricerca di certezze che il nostro amore, quello che doniamo abbia valore, e se non vediamo i risultati sperati iniziamo a pensare, o che valiamo poco, o che abbiamo dato troppo poco e allora aumentiamo e aumentiamo il nostro amore con gesti, parole e iniziative fino allo sfinimento senza renderci conto che l’amore è amore, non si può quantificare.. come le stelle nel cielo, le goccie nell’oceano e i granelli di sabbia… l’amore arriva sempre e non dipende dalla quantità, ma per arrivare dall’altra parte se la sofferenza e le pretese prendono il sopravvento diventa purtroppo difficile fino all’impossibile riuscire a rispondere con amore. Tuo papà soffriva tanto, e la pretesa che non doveva succedere quello che è successo non gli permetteva di reagire all’amore con amore, però anche se lui non reagiva davanti al tuo amore, senza quell’amore si sarebbe perso totalmente. L’amore ha un potere immenso che anche se non visibile ai nostri occhi riesce sempre a toccare l’anima.

Non mi fraintendete, non voglio mettere in discussione il discorso amore e bisogno ma personalmente io non penso che nel volere vedere felici una persona ci sia un discorso di bisogno ma lo può diventare se il vedere gli altri diventa una pretesa non nei confronti degli altri ma di noi stessi.

Megumì io leggendoti ho visto principalmente tanto amore vero e non bisognoso, quello si è formato dopo.

Io personalmente credo in un amore profondo dentro ognuno di noi che esce proprio quando siamo davanti a chi soffre, perchè prima di ogni bisogno noi siamo amore. ❤

Con tanto affetto ti mando un grande abbraccio. 🙂

PS: Sei stupenda ❤

PAOLA
Ospite
PAOLA

A volte voler vedere felice una persona vuol dire aver bisogno della sua felicità, perché non sappiamo mettere in campo la nostra…..il bisogno di Megumi era quello di ritrovare in suo padre l’equilibrio di prima, non voleva che sentisse la mancanza di sua madre. Ma siccome tutti hanno bisogno di elaborare il lutto lei si è impegnata tanto, ma in quei momenti gli sforzi sembrano vani perché mai si può sostituire un’altra persona. Quella della perdita di una persona è una lotta individuale.

Deborah
Studente
Deborah

Se l’amore per natura è gioia ed equilibrio cos’altro dovrebbe desiderare se non circondarsi di tutto ciò? Questo non è bisogno è la nostra natura.
Il bisogno, la dipendenza fino ad arrivare alla sofferenza è solo una conseguenza di un amore non compreso che si trasforma in pretesa.
L’essere umano non è per natura come credono in tanti, forse anche in troppi, un essere egoista per natura. Egoisti e pieni di pretese ci si diventa.
L’essere umano è amore, e l’amore è anche intelligente quindi capisce per natura dove c’è e non c’è amore, quello che però deve imparare che non è solo, ma esiste anche il pensiero che può diventare il suo grande alleato per proseguire senza mai stancarsi ed arrendersi con amore.

Vivere e morire non è una lotta ma un percorso con uno scopo. Se osserviamo ogni cosa nel creato si muove ed esiste con uno scopo ben preciso, perchè escludere la vita e la morte da tutto ciò?

La presenza di una persona non si potrà mai sostituire, perchè infatti ognuno di noi è un pezzo unico. Ma l’amore può continuare in eterno se scegliamo di proseguire con fiducia. La nostra felicità può andare non perdendosi se facciamo del nostro pensiero non il nostro peggior nemico ma il nostro miglior alleato.

Personalmente ringrazio Dio ogni giorno per come siamo e la libertà e la fiducia che ci sta donando. Siamo fatti per amare e abbiamo tutto il necessario dentro di noi per farlo, dobbiamo solo capirlo. 🙂

PAOLA
Ospite
PAOLA

Io credo che amore sia gioia dal momento che tu ti rendi conto che ti sei liberato dal bisogno degli altri, altrimenti è paura. Bisogna alimentare la cultura dell’amore perché è l’unica via che ti libera dalla sofferenza, ciò amare la vita così com’è. Io penso che il bambino non sappia amare quando nasce, ma lo impara dai nostri gesti, ci è riconoscente, ci sorride perché lo allattiamo e lo curiamo. Tant’è vero che appena comprende di essere un essere pensante nasce il conflitto con i genitori. Quello che impara lo esprimerà nella sua vita nel bene e nel male. Spesso non riusciamo ad insegnare la gioia di vivere, anzi insegnamo la paura di vivere e la sfiducia e questa felicità che non troviamo in noi la cercheremo sempre al di fuori. Ma un’altro essere umano per quanto sia amorevole e felice non potrà sopperire alle mancanze dei genitori e quindi ci serve acquisire la consapevolezza che tutto il lavoro spetta a noi, la luce dobbiamo accenderla noi.

Deborah
Studente
Deborah

Ciao Paola, <3

Infatti quant'è bello amare.
Per chi ama la sofferenza non esiste. Ci liberiamo da ogni forma di dipendenza quando scegliamo di amarci, di amare gli altri e di amare la vita. Ci si relaziona con il piacere di condividere gusti e interessi superando la paura di perdere ciò che ci unisce. E anche se le cose potrebbero andare diversamente di come si immaginava o si desiderava, quando si sceglie di metterci sempre e comunque amore, ci troviamo con una profonda pace interiore, perchè sono a casa mia, nel regno dell'amore, della libertà, della pace, della speranza… ho capito che attraverso quella scelta sto donando quello che vorrei che gli altri offrissero anche a me in quel momento o in quella situazione.

Però l'amore non amerà mai la vita così com'è perchè questo equivale ad amare anche l'odio, la rabbia, la tristezza e tutto quello che non è amore. Ma l'amore "sceglierà" come atto di volontà di donare amore per aiutare dove non c'è amore per farlo arrivare, e lo spera fino all'ultimo che arrivi e trasformi tutto quello che non è amore in amore, perchè l'amore desidera vedere felicità e pace ovunque per natura.

Per quanto riguarda i bambini non solo nei panni di mamma, ma anche avendo approfondito l'argomento attraverso vari studi passando nell'organizzare diversi progetti con i bambini e l'ultimo partirà prossimamente su Youtube con mia figlia, ascoltandoli e osservandoli penso che ne sanno più loro di cosa voglia dire amore, libertà e felicità che noi.

Io credo che il conflitto lo creiamo noi non loro.

Come diceva Maria Montessori:
"Il bambino è una sorgente d'amore, quando lo si tocca, si tocca l'amore."

Con affetto ti saluto e grazie per questa condivisione di varie riflessioni.
Mi fa piacere. 🙂

PAOLA
Ospite
PAOLA

Grazie a te Deborah 😘

Deborah
Studente
Deborah

❤😘

Ivana
Ospite
Ivana

Grazie per averci aperto il tuo cuore

PAOLA
Ospite
PAOLA

Ciao Megumi, hai espresso molto bene quello che per tante donne è realtà e solo con il tempo e l’esperienza, ma non sempre, si riesce a comprendere. La dipendenza emotiva è qualcosa di malsano, perché si è dominato dalla paura: paura di restare sole, paura di non essere degne d’amore, e di essere ignorate.. e amare con paura significa soprattutto avere bisogno dell’altro e mettere in atto una serie di meccanismi di controllo verso l’altra persona. In realtà quando amare significa soffrire tutto il tempo, non è amore. Un abbraccio

Rossana
Ospite
Rossana

Hai proprio detto qualcosa che ritengo molto Vero Paola: per noi donne è proprio un “programma di base” questo. Spero che le nuove generazioni piano piano si liberino da questa idea di sacrificio e compiacimento, che è trasversale ai sessi, ma al contempo, per noi donne questo messaggio sociale c è(ancora!) ed è bello forte e chiaro. Apprendiamo che i bisogni altrui son “cosa nostra” 😊: ma non sotto forma di amore e consapevolezza(magari! Come sarebbe Bello). A noi si richiederebbe di far entrare, per usare una immagine di una bella newsletter di Giacomo, chiunque abbia le scarpe sporche, sistematicamente. Anzi, noi dovremmo pulirle…è un equivoco di fondo bello grosso. Inutile che io mi riferisca alla fenomenologia sociale che questo equivoco reca con esso, basta aprire un giornale!
Non mi riferisco solamente ai casi più tragici: basta vedere L iconografia pubblicitaria dove la donna compiace il consumatore(o il suo uomo, i suoi figli Etc ) sempre bella e dipinta in viso(Anch io mi trucco…ma so che non verrò fraintesa).

Grazie a Megumi per questo Bel racconto di vita. Assaporare la libertà che descrivi è Essenziale

PAOLA
Ospite
PAOLA

E si Rossana, e proprio una questione di cultura. Nessuno ( o quasi) in fondo crede che amare basti a se stesso, come fa ad insegnarlo? Io quando mi sono sposata 40 anni fa’ già mi sentivo evoluta perché non pensavo di sposare il buon partito ma un ragazzino con cui pensavo di costruire la mia vita. Ma anche cosi non basta perché la faccenda della mezza mela da completare non funziona. La crescita personale di ognuno di noi è una cosa complessa e faticosa, non si può in nessun modo fare affidamento su un’ altra persona. Quando sento dire, con quella persona sono cresciuta molto non vuol dire che l’hai amata vuol dire che l’hai usata a crescere, quando sento dire di quella persona avevo bisogno, vuol dire che l’hai usata a capire delle cose e gliene sei grata. E dura da ammettere ma è così. Ad un certo punto ero in crisi perchè non sapevo più perché mi ero sposata…..e mi chiedevo a cosa mi servisse l’altro con i suoi problemi con le sue fatiche con le sue crisi, con i suoi dubbi. Forse è questo l’amore essere ancora insieme dopo tutte quelle domande.

Irene
Ospite
Irene

Bellissimo articolo, complimenti davvero! ♥️✨