Egocentrismo: significato, cosa comporta e come uscirne

Oggi parliamo di egocentrismo.

Che cos'è?
Che differenza c'è con l'egoismo?

E con il narcisismo?

Ma soprattutto: è una cosa brutta?
Una malattia?

Aspetta però, prima di entrare nel merito, fai subito questo test: ti permetterà di scoprire chi è il vero colpevole delle tue emozioni negative. 

Capirlo è fondamentale, sia che tu ti riconosca in comportamenti egocentrici, sia che ti trovi a confrontarti con persone egocentriche.

Fatto?

Allora procediamo con ordine! 🙂

Che cosa significa egocentrismo?

Egocentrismo significato-silhouette di uomo su palco scenico sotto riflettori poltrone in primo piano

Essere egocentrici significa mettere se stessi al centro di ogni esperienza, vivendo tutto in funzione del proprio punto di vista, dando per scontato che sia quello “giusto” o addirittura l’unico.

Se scomponiamo il termine “egocentrismo”, troviamo subito due parole chiave che spiegano perfettamente questo atteggiamento.

Le hai trovate? 😀

Esatto: “ego” e “centro”.

Anche Wikipedia lo definisce infatti come “l'atteggiamento e comportamento del soggetto che pone se stesso e la propria problematica al centro di ogni esperienza, trascurando la presenza e gli interessi degli altri”.

In altre parole, la persona egocentrica tende a ignorare o a non prendere realmente in considerazione i punti di vista degli altri, che finiscono quasi per diventare tutte comparse…


Egocentrismo e psicologia: quando vedi un solo protagonista

Egocentrismo psicologia-sagoma bianco e nero di uomo di profilo specchiata in se stessa

Immagina un teatro in cui si svolge una commedia.
Sul palco dell'egocentrico c'è lui, attore protagonista.

Tutto quello che accade, accade a lui.

Ogni cosa riguarda lui.
I comportamenti degli altri sono riferiti a lui (in positivo o negativo non importa).

E tutti coloro che "passano" da quel palco sono fondamentalmente comparse.
Il loro è un ruolo non solo secondario e marginale, ma "al servizio" del protagonista.

Di conseguenza spesso chi è molto egocentrico manca di empatia verso gli altri.

Pensa a quanto tu ricordi i personaggi apparsi nella tua serie preferita per 10 minuti e poi mai più visti.
Non contano, non te ne ricordi nemmeno.

Figuriamoci se ti immedesimi in loro.

A questo punto potremmo cominciare a sospettare che ci sia un legame tra egocentrismo e narcisismo.

Quale sarebbe la differenza?


Persona narcisista, persona egocentrica: significato e differenze

Probabilmente conosci anche tu la storia di Narciso.

È quella del ragazzo che, rapito dal proprio riflesso, finisce per amare un’immagine irraggiungibile, fino a consumarsi.

Ricordi?

Ecco, il narcisista, come spiega State of Mind in questo articolo, si caratterizza proprio per questo:

un egocentrismo smisurato, un bisogno costante di essere ammirato e validato, e usare le persone come strumenti per sostenere la propria immagine, sentirsi superiore o mantenere il controllo.

L’immagine di sé diventa un progetto da proteggere a ogni costo.

In teoria quindi il narcisista non solo è anche egocentrico e mette se stesso al centro di tutto.

Ma lo fa in un modo “particolare”: spesso danneggia gli altri, o meglio, li strumentalizza.

E in teoria trae soddisfazione da questo.

Aspetta... qui però un passaggio non torna.

Il narcisista sarebbe contento di danneggiare gli altri.
Ma se è egocentrico, se a lui degli altri non importa, che gli frega di danneggiarli?

In effetti il punto chiave non sono loro.

Un egocentrico non pensa agli altri se non nella misura in cui ci guadagna qualcosa.

Per cui non è danneggiare che soddisfa, ma il proprio benessere che si cerca.

E tutto ciò che non gli porta un beneficio diretto non esiste.

Fermo restando che il narcisismo è una condizione considerata patologica e quindi è un'eccezione.
Sì, lo so, sembra strano.

Oggi viviamo in una società in cui sembra che i “narcisisti” spuntino come funghi.
E molti professionisti contribuiscono ad amplificare questa percezione.

Allen Frances, che ha redatto il manuale con cui si diagnostica anche il narcisismo, spiega che generalmente i casi patologici si aggirano intorno al 5%.

Significa che per ogni 100 persone egocentriche ed egoiste, a cui non interessa nulla degli altri, che mancano di empatia...
Solo 5 potrebbero avere una patologica forma di narcisismo.

Quasi tutti sono sani, fortunatamente.

Anche perché comportarsi male e ferire gli altri NON è automaticamente segno di malattia mentale.

Sarebbe molto ingenuo pensarlo.

A questo punto potremmo fare un altro passo! 🙂


Comportamento egocentrico: significato e differenze rispetto all’egoismo

Circa la differenza tra egoismo ed egocentrismo le definizioni psicologiche sembrano quasi contraddirsi:

  • per alcuni l’egocentrico è solo un egoista “più accentuato”;
  • per altri è l’egoista a essere solo un egocentrico che pensa ai propri bisogni in modo più pratico ed evidente.

In teoria sono sfumature:

  • L’egoista pensa al proprio vantaggio. È un “io prima degli altri”.
  • L’egocentrico pensa solo dal proprio punto di vista. È un “esiste solo ciò che vedo io”.

In pratica non dobbiamo dimenticare che le parole sono sempre una convenzione.
Dovrebbero servire a capirci, anche se spesso accade il contrario.

Poiché "ego" deriva dal latino e significa semplicemente "io"...
L'egoismo, o l'egocentrismo, sono forme di estremizzazione dall'attenzione che diamo al nostro "io".

Sono due modi diversi di dire che l’“io” sta al centro".

Che poi uno riguardi più le azioni (egoismo) e l’altro la percezione (egocentrismo) ci interessa relativamente.

Senza scomodare le teorie di Freud infatti, a noi basta un semplice dato: tutti siamo potenzialmente egoisti.

De Mello diceva che tutti siamo dittatori.

E la psicologia conferma che la tendenza a vedere il mondo dal proprio punto di vista è più comune di quanto crediamo: studi sulla teoria della mente mostrano che la capacità di considerare la prospettiva altrui si sviluppa progressivamente e, quando ancora manca o è debole, l’egocentrismo prende piede.

Vediamolo più da vicino!


Cosa dice la psicologia: egocentrismo nel bambino e nell’adolescente

Egocentrismo…

Un difetto caratteriale?

Un problema educativo?

Studi psicologici ci dicono che è prima di tutto una tappa naturale dello sviluppo psicologico.

Cosa vuol dire?

Se l'egocentrismo adulto assume caratteri “problematici “, nella fase di sviluppo del bambino invece è un passaggio naturale.

Piaget, uno dei principali studiosi dello sviluppo cognitivo, spiegava che fino ai 6-7 anni circa è normale che i bambini sono egocentrici.

Non hanno ancora la capacità di distinguere tra ciò che vedono loro e ciò che vede un’altra persona.

Nel celebre esperimento delle tre montagne, al bambino veniva chiesto di descrivere cosa avrebbe visto un osservatore posto dall’altro lato del modellino.

La maggior parte rispondeva descrivendo ciò che vedeva lui.

Arroganza precoce?

Non direi.

Semplicemente, non era ancora in grado di mettersi nei panni dell’altro.

Anche durante l’adolescenza l’egocentrismo ritorna, ma con una forma diversa.

David Elkind, psicologo americano, descrive due modalità molto comuni:

  • La fantasia del pubblico immaginario: la sensazione che tutti ti guardino, ti giudichino o notino ogni minimo dettaglio di ciò che fai.
     (Un brufolo? Per l’adolescente è come se avesse i riflettori puntati addosso.)
  • La favola personale: l’idea di vivere emozioni così uniche e speciali da essere incomprensibili agli altri.
    (Quel “nessuno può capire come mi sento io” che quasi tutti abbiamo detto almeno una volta.)

Ma perché ho tirato in ballo Piaget e Elkind?

Non per rivangare nel nostro passato o per darti pillole di psicologia, ma per riflettere su una cosa:

se una certa dose di egocentrismo è parte integrante della crescita, per cui si parla di “bambino egocentrico”, l’egocentrismo adulto può rappresentare una riattivazione o un prolungamento di questa fase.

Ma molto più spesso è un modo di comportarsi scelto, più o meno consapevolmente, perché lo abbiamo visto funzionare bene: ci protegge da qualcosa e ci permette di ottenere qualcos’altro.

E in cosa consiste esattamente questo comportamento lo vediamo ora insieme.

Seguimi! 🙂


Come si comporta una persona egocentrica?

Ti è mai capitato di arrabbiarti con qualcuno perché non faceva come volevi tu?
Non ti ascoltava, non seguiva un tuo consiglio o sembrava indifferente ai tuoi buoni motivi?

Fermati... NON conta se avevi ragione.

Quando tu pretendi che qualcuno viva la sua vita come tu consideri giusto, e non come vuole lui, come lo chiameresti?

Esatto, egoismo.

Tu protagonista, gli altri devono adeguarsi.

E qui nasce un equivoco diffuso: etichettare gli altri come persone cattive, antipatiche o addirittura “narcisiste”, mentre noi siamo “giustamente egoisti”.

La verità, però, è meno comoda: nove volte su dieci agiamo con le stesse identiche intenzioni degli altri.

Con lo stesso reale atteggiamento.

Ma quello degli altri è sempre peggiore.
Come lo chiameresti questo approccio, se non egocentrico?

Interpretare tutto solo in funzione di sé ritenendosi nel giusto: questo per me significa egocentrico.

Io sbaglio, tu sbagli.
Io però ho un buon motivo, tu no.

  • Ogni volta che "per te è diverso"
  • Quando "per te non è la stessa cosa"
  • Mentre gli altri sono cattivi, tu ti comporti male perché soffri...

…stai già usando un doppio standard: i tuoi errori sono giustificati, quelli degli altri no.

Siamo nel campo dell'egoismo, o egocentrismo se preferisci.

Lo vedi?


Siamo tutti “piccoli” dittatori (anche senza accorgercene)

E qui ritorna il pensiero di De Mello: tutti siamo dittatori.

Anche senza rendercene conto, spesso vogliamo imporre il nostro punto di vista sugli altri, dire loro cosa dovrebbero pensare, sentire o fare.

Pretendiamo che gli altri seguano le nostre regole e che si comportino “come è giusto secondo noi”, che ci portino rispetto, che non usino l’indifferenza come arma.

E se non succede, ci offendiamo, ci arrabbiamo o ci allontaniamo.

Ai nostri occhi gli altri diventano colpevoli di farci star male e li bolliamo come egoisti.

Ma te lo ribadisco: se vogliamo a tutti costi che ci trattino come desideriamo noi, sono davvero gli altri gli egoisti?

Spesso ci dimentichiamo di un presupposto importante: siamo tutti nati liberi.

Lo sono io.

Lo sei tu.

Ma lo sono anche tutti coloro che agiscono come a te non piace.

Anzi ti dirò di più: la libertà è ciò che di più prezioso abbiamo, guai a chi ce la tocca!

Ogni volta che c’è la pretesa egoistica nei confronti dell’altro attentiamo a questa libertà.

E nel farlo, anche se non ce ne rendiamo conto, ci vincoliamo anche noi.

Quanto sia importante questo aspetto, te lo spiega dettagliatamente Giacomo in questo video tratto dalla Masterclass di Indipendenza Emotiva:

Più libertà concediamo agli altri più sentiamo anche noi di averla.

Più ci sentiamo liberi, più ci riconosciamo responsabili.

E più saremo responsabili, meno avremo il bisogno di essere egoisti.

Ecco che su quel palcoscenico, in cui vorremmo muoverci incontrastati, ognuno di noi è DAVVERO il protagonista della propria vita.

Egocentrismo ed egoismo non sono malattie.
Sono atteggiamenti.


Per quale motivo diventiamo egocentrici?

Per quale motivo mi disinteresso a tutti e penso solo a me?
Perché ho paura.

Paura di soffrire se non farò così.
Ma ce lo insegnano continuamente.

  • Tutti vogliono fregarti, non fidarti di nessuno.
  • Se non ti prendi tu quello che ti serve nessuno te lo darà.
  • Se aspetti non resterà nulla per te, vai e conquista quello che è necessario per stare bene.
  • Fregatene degli altri, loro se ne fregheranno di te.

Noi siamo educati dalla nostra cultura all'egoismo.
E mettere noi stessi al primo posto e usare gli altri per stare bene.

Eppure non ci rendiamo conto che agendo così siamo noi i primi a star male.

Non per nulla l’egoismo e la paura di soffrire sono due leve della sofferenza, ovvero  responsabili delle nostre emozioni negative.

Cosa sono queste leve?

Guarda questo video tratto dalla Super lezione gratuita sui pensieri negativi.

Egoismo in amore: “sto con te se mi fai star bene”

Nelle relazioni, questa dinamica è evidente.

Se le persone fanno come vogliamo, siamo gentili e premurosi.
Altrimenti ne cerchiamo di altre.

Le sostituiamo con altre più convenienti.

È l’idea dell’egoismo in amore o amore condizionato, chiamalo come preferisci: “Sto con te se mi fai stare bene”.

Cosa significa?

Che se tu "funzioni" e mi dai quel che voglio, bene.
Altrimenti mi trovo qualcuno più soddisfacente di te.

La soddisfazione è considerata la chiave di volta e tutti vogliamo soddisfare i nostri bisogni.

Quasi tutti i professionisti nel benessere psicologico ignorano l'indipendenza emotiva e ti spingono a cercare di soddisfare i tuoi bisogni.

Se non sai bene di cosa sto parlando, ti consiglio di guardare questo video tratto da una Super Lezione gratuita sull'Indipendenza emotiva.

Giacomo ti chiarisce bene che cos’è questa legge psicologica universale e perché può fare tutta la differenza.

Sano egoismo: e se fosse un’illusione?

Gli altri non stanno più alle nostre regole?
Bene, cambia partner, relazioni, ambiente, cerca chi ti soddisferà meglio.

Lo chiamano "sano" egoismo

Ma l'egoismo sano non esiste.

Ogni comportamento egoistico definito sano è sempre un considerarsi più importante degli altri.

E non ha nulla a che vedere con l’amor proprio vero: se mi amo, mi rispetto, senza pretese, senza condizioni, senza usare gli altri.

Ma per amare se stessi davvero, bisogna prima imparare ad amare davvero.

E in una cultura egocentrica come la nostra, dominata da manie di protagonismo, pochi comprendiamo cos'è l'amore.

A volte una persona egoista può persino sembrare altruista:

"Io mi annullo per gli altri", dice.

Ma spesso è un inganno con sé stessi.

Cosa intendo?

Che è vero, mi annullo per dare agli altri tanto.
Ma per quale motivo?

Per ottenere altrettanto in cambio.

E sto male quando non succede.

Allora per cosa mi sono "annullato" se non per me stesso?
Per conquistare dagli altri qualcosa che desideravo?

Quindi quell’altruismo era un modo elegante di ottenere ciò che si desiderava.

E bada, nessuna distinzione di genere:

un uomo egocentrico si può comportare allo stesso modo di una donna egocentrica, perché il meccanismo mentale è identico.

De Mello non solo sosteneva che siamo tutti "dittatori" e vogliamo imporre a tutti la nostra visione del mondo.

Ma diceva anche che siamo egoisti e spesso anche le cose più nobili le facciamo per guadagnarci qualcosa.

Insomma, c’è sempre una quota di egoismo: un tornaconto nascosto.

"Nessuno dà niente per niente" recita un proverbio.

Ma c'è una via d’uscita?

Vediamo! 🙂


Come vincere l’egocentrismo: ti bastano 4 passi!

Come vincere l'egocentrismo-omini di legno di fronte uno all'altro e separati da un vetro

L’egocentrismo, come abbiamo visto, è figlio della paura:

paura di soffrire, di perdere qualcosa, di non ricevere ciò che vogliamo, di essere feriti.

E quando abbiamo paura, chi guardiamo?

Già, noi stessi!

Perché il suo compito è molto semplice: proteggerci.

E per proteggerci cosa fa?

Ci chiude nel nostro mondo, ci fa concentrare su ciò che potremmo perdere, su quello che potrebbe farci male, su come salvarci.

Ma quando hai paura, non vedi più l’altro, non vedi la situazione per ciò che è:
vedi solo te e il tuo possibile danno.

Non per nulla, come ben spiegato in questo video della Masterclass di Indipendenza Emotiva, è il pronome “mio” a forgiare le tue emozioni.

Per superare l’egocentrismo, però non basta capire, dobbiamo fare un passo molto più profondo e concreto: comprendere quella paura e trasformarla nel suo opposto.

Esatto: in un atteggiamento d’amore.

E con “amore”, come avrai ormai capito, non intendo l’amore romantico, ma una disposizione interiore: la capacità di guardare te, l’altro e il mondo senza filtrare tutto attraverso il tuo bisogno.

Ma come si fa concretamente?

Servono 4 passi che ti spiego subito! 🙂


1. Empatia: togliersi di mezzo per poter vedere l’altro

Un antidoto potente contro l'egocentrismo è sicuramente l’empatia.

Se ne parla tanto oggi, eppure io credo che raramente la pratichiamo davvero.

Sai qual è il problema?

Tutti siamo d’accordo che empatizzare vuol dire “mettersi nei panni dell’altro”.

Peccato che spesso ci mettiamo nei panni dell’altro, ma… con le nostre scarpe.

“Se io fossi al suo posto… io farei così e cosà”

Appunto: tu.

Ma l’altro?

Alla faccia dell'empatia! 😅

Empatia vera significa qualcosa di diverso e decisamente più profondo:

immaginare di essere l’altra persona, con la sua storia, la sua educazione, le sue ferite, le sue paure, le sue capacità.

È come prendere per un attimo in prestito il suo corpo e la sua mente.

Dale Carnegie nel suo libro “come trattare gli altri e farseli amici” offre uno spunto interessante a tal proposito, una frase che mi ha fatto riflettere:

“Non ti biasimo per come ti senti. Se fossi in te mi sentirei allo stesso modo”

Pensaci:

Se tu fossi nato o nata quando sono nata io, se tu avessi vissuto nel mio stesso identico contesto familiare e culturale 24 ore su 24, se avessi i miei desideri, le mie stesse paure, i miei limiti, le mie risorse…che convinzioni avresti ora? Cosa proveresti? Come ti comporteresti?

Questa è la vera domanda!


Imparare a vedere cosa si nasconde dietro il comportamento

Se ti poni questo quesito ti accorgi che dietro il comportamento visibile, quello che ti ha ferito o irritato, c’è sempre un bisogno nascosto, una paura, un’insicurezza, un desiderio di proteggersi, dei limiti che magari non conosci.

Delle regole che guidano.

E se le scovi, e le fai tue per un momento, non puoi che entrare in sintonia con il mondo interiore dell’altro.

A quel punto, invece di giudicare (“è insensibile!”, “non gli importa niente”), inizi a chiederti:

  • Che cosa sta proteggendo?
  • Che cosa teme di perdere?
  • Quale bisogno sta cercando di soddisfare?
  • Dove vuole arrivare?
  • Cosa spingerebbe me a comportarmi così?
  • Il mio partner oggi mi risponde a monosillabi?

Invece che pensare: “Non ci tiene”, l’empatia mi spingerà a valutare, a comprendere:

  • Ha avuto una giornata pesante?
  • È successo qualcosa?
  • Ha paura di qualcosa?
  • Ha frainteso qualche mio comportamento?
  • Quale esattamente?
  • Perché può averlo toccato?

Non solo.

Ogni volta che vedi qualcuno che giudicheresti strano, anormale, sciocco, prova a chiederti:

  • Da che prospettiva sto guardando io?
  • Dove mi sto ponendo rispetto all'altro? Più in alto? Più in basso?
  • Cosa sto scegliendo di guardare? E cosa invece sto ignorando?
  • Se non ci fosse un “giusto” e uno “sbagliato”, come descriverei ciò che vedo?

Quando ti poni queste domande tu non sei più al centro e puoi vedere anche l’altro.

E vedere l’altro non significa giustificarne il comportamento, ma capire che ogni azione ha un suo buon motivo.

Anche la più ingiusta, illogica e immotivata ai tuoi occhi.

Nessuno agisce senza pensare.

Nessuno agisce, senza credere che quella azione possa avvicinarlo alla felicità.

Chiaro fin qui?

Bene.

Ma se il comportamento dell’altro comunque mi ferisce, o mi crea malessere?

Se il suo buon motivo mi priva di qualcosa? Come faccio a “togliermi di mezzo” e provare empatia?

Obiezione legittima!

Per questo serve un altro passo importante… 😉


2. Consapevolezza: capire se stessi per poter capire gli altri

Per essere davvero empatici, e quindi eliminare di conseguenza l’egocentrismo, serve prima essere consapevoli di noi stessi.

Sennò è un po’ come voler guardare lontano con una finestra appannata: finché non la pulisci, il mondo fuori ti sembrerà confuso, distorto.

Se non capisco cosa scatena la mia emozione, io reagirò sempre “di pancia”, in automatico.

E come potrai immaginare anche l’empatia nei confronti degli altri andrà a farsi benedire.

O comunque risulterà forzata.

D’altronde come posso comprendere, amare, chi ritengo responsabile del mio malessere?

Una domanda utile per diventare consapevole te l’ho già un po’ svelata poco fa, ma repetita iuvant 😉:

Se l’altro si comporta così, cosa mi toglie? Io cosa ci perdo esattamente?

Chiedertelo ti permette di andare oltre ciò che “sembra” succedere e ti porta dritto a ciò che vivi tu.

Al significato che tu dai a quel comportamento e al tuo bisogno nascosto.


Quando capisci cosa ti fa soffrire davvero

Tornando all’esempio di sopra: se il mio partner mi risponde parcamente, io cosa ci perdo?

Le emozioni, ricorda, non nascono MAI  da quello che l’altro fa, ma da cosa pensi di ciò.

Ecco perché ti consiglio assolutamente di scoprire chi è il colpevole (se non l’hai già fatto).

Non è l’indifferenza in amore il problema.

Non è la scarsa loquacità del tuo partner.

Le tue emozioni negative scattano quando temi di perdere qualcosa per te indispensabile per stare bene. E il comportamento dell’altro in qualche modo si mette in mezzo.

Magari senti di perdere rispetto, attenzione, amore, sicurezza, importanza?

Qualunque sia la risposta, è lì che si nasconde il motivo per cui stai male.

E una volta trovato questo punto, puoi fare un passo ancora più profondo.

Chiediti:

Se io non avessi più bisogno di questa cosa (ciò che temo di perdere), come mi comporterei?

Questa domanda ti mostra subito la differenza tra reagire per paura e agire con libertà.

Come cambierebbe il tuo atteggiamento se quella paura non avesse più potere su di te?

Così comprendi quanto le tue emozioni stiano guidando i tuoi comportamenti e quanto ti solleverebbe imparare a gestirle.

Uno strumento molto utile in questo processo, che consiglio sempre ai miei studenti, è il diario emotivo.

In questa guida ti spiego bene che cos’è, a cosa serve e come si compila.

Quando impari a riconoscere le tue emozioni, a leggerle e a capirne il significato, inizi a vedere la realtà in modo diverso.

E questa chiarezza ti permette di comprendere anche gli altri con molta più facilità, senza confondere le tue paure con le loro intenzioni.

È da qui che nasce una relazione più serena, più vera e finalmente empatica, dove non c'è spazio per l'egocentrismo.


3. Gratitudine: uscire dall’egocentrismo riconoscendo il valore di ciò che hai

Un’altra via concreta per arginare l’egocentrismo è la gratitudine.

Potrebbe sembrare distante dal tema, ma c’entra eccome!

Ora ti spiego perché 🙂

L’egoismo e l’egocentrismo fanno rima con pretesa:

“Mi devi ascoltare”, “Mi devi capire”, “Devi darmi ciò che voglio”

Ti torna?

La gratitudine cosa fa invece?

Spezza questa catena.

Ti educa a vedere ciò che già c’è, invece di fissarti su ciò che manca.

Pensaci:

Se aprissi gli occhi e riuscissi a cogliere tutto il buono che vedi e che già hai, avresti ancora bisogno di pretendere che le cose siano diverse da come sono?

Se da oggi iniziassi ad apprezzare, ovvero ad aggiungere valore a tutto ciò che vivi, che fai, che vedi, che provi, che pensi, che sei, cadresti ancora così facilmente nell’egocentrismo?

Io credo di no.

Immagina una porta:

quando la gratitudine entra, la pretesa esce.
E con essa anche il bisogno di sentirci sempre al centro del mondo.

L’egocentrismo si nutre di “quando…”, “solo se…”, “a patto che…”:

  • io sto con te solo se mi rendi felice!
  • quando mi ascolti io mi sento bene
  • esco con te a patto che ci divertiamo.

La gratitudine invece si nutre di “nonostante”, “anche se”, “a prescindere”, “ad ogni condizione”:

  • io sono grato di stare con te nonostante tutto
  • io sono grato di averti accanto anche se non mi ascolti
  • io sono felice a prescindere.

Lo vedi come si sposta il focus?

Essere grati ci apre all’opportunità.


Come allenare la gratitudine

Ti invito a fare questo piccolo esercizio:

a fine giornata scrivi ogni sera 5 cose di cui sei grato o grata.

Possono esser anche cose minime, l’importante è abituarti a ridare valore a tutto ciò che hai.

Se fai fatica a trovare qualcosa potresti porti queste domande:

  • Se improvvisamente mi venisse tolto tutto, ma proprio tutto, di cosa sentirei la mancanza? Di cosa noterei l’assenza?
  • Cosa o chi mi ha strappato un sorriso oggi?
  • Quali oggetti mi “facilitano” la vita?
  • Cosa o chi mi ha sorpreso oggi?
  • Chi o cosa mi ha consentito di imparare qualcosa?
  • Di chi ho apprezzato la presenza?
  • Cosa mi ha ispirato o colpito positivamente?

La gratitudine ci ricorda questo: non tutto ci è dovuto.

Credo che la vita diventi molto più ricca e più vera quando impariamo a vedere, ad apprezzare e non solo a volere.

Non trovi? 🙂


4. Umiltà: vincere sempre senza essere protagonisti

L’egocentrismo nasce da quel pensiero lì:
“io prima”, “io meglio”, “io ho ragione”, “Io so come devono andare le cose.”

Ed ecco che arriva la fatica: dobbiamo difenderci, avere sempre l’ultima parola, controllare gli altri.

Per questo, il quarto antidoto che ti propongo è l’umiltà.

Ma attenzione: non parlo di quell’umiltà che significa sminuirsi o farsi piccoli. Quella è solo una maschera, una caricatura.

L’umiltà vera è riconoscere che possiamo sbagliare come chiunque e che gli altri non sono nati per soddisfare i nostri bisogni.

Anche quando quella persona ci sembra antipatica, possiamo ricordarci che dietro c’è una storia, un vissuto che ha lo stesso valore del nostro.

Come direbbe De Mello, dobbiamo uscire dal sogno dell’ego: smettere di pretendere che la realtà segua i nostri desideri.

E Madre Teresa di Calcutta, che di umiltà qualcosa sapeva, ci regala  un’altra frase importante:

“Se giudichi le persone, non avrai il tempo di amarle.”

L’ego giudica.
L’umiltà osserva e comprende.

Accettare questa verità è un atto di libertà: non hai più bisogno di controllare tutto, non senti il peso di dimostrare qualcosa, non reagisci come se ogni cosa fosse un attacco personale.

Puoi semplicemente abbassare le spalle e dire “non so”, “aiutami a capire”, “raccontami, ti ascolto”, senza sentirti inferiore.

Se pensi “così mi sottometto”, sappi che non è così: l’umiltà non è sottomissione, è amore.
Non ti abbassi: ti apri.
E chi si apre può comprendere.
Chi comprende è sempre più libero di chi reagisce solo per difendersi.

Pensaci! 🙂


Come si allena l’umiltà?

Fai un esercizio semplice.


1. Pensa a una persona che definiresti umile

Hai un volto in mente?

Perfetto.


2. Osserva i suoi comportamenti

Ora chiediti:

  • Che atteggiamento ha verso gli altri?
  • Che riguardi ha verso di sé?
  • Cosa fa quando ha un problema?
  • Come si approccia alla vita?


3. Crea una lista dei tratti che la definiscono

Da quella persona puoi ricavare punti concreti. Ho fatto anche io il “gioco” ed ecco cosa ho trovato ad esempio:

  • Non parla sempre di sé in una conversazione
  • Ascolta molto, anche il non detto
  • Mostra sincero interesse e curiosità
  • Vede in tutte le persone del buono e del potenziale (anche in coloro che spesso vengono etichettate come “persone cattive dentro”)
  • È consapevole dei propri limiti ma anche dei propri punti di forza
  • Non ha timore di mostrarsi fragile
  • Sa ironizzare sui propri punti deboli
  • Chiede aiuto se ha bisogno
  • Non vuole sempre primeggiare


4. Fai un’autoanalisi concreta

Fatto l’elenco, chiediti:

  • Io adotto tutti questi comportamenti?
  • Non rispondere “sì o no” in generale.
  • Cerca esempi concreti:
  • “Quando parlo con X, ascolto davvero o non vedo l'ora di intervenire io?”
  • “Riesco ad ammettere quando non so qualcosa?”


5. Trasforma i punti mancanti in obiettivi concreti

Per ogni comportamento che non pratichi, chiediti:

  • Cosa mi impedisce di farlo?
  • Qual è un piccolo passo pratico che posso fare oggi?


6. Agisci ogni giorno

Anche se sono piccoli gesti, ascoltare senza interrompere, chiedere aiuto, mostrare interesse sincero, toglieranno terreno all’egocentrismo e ti renderanno una persona più libera.

Ok, ma se son gli altri ad essere egocentrici? Come mi devo comportare?

Ora ci arriviamo! 🙂


Come comportarsi con una persona egocentrica (cosa non ti dice mai nessuno)

Persona egocentrica-uomo con espressione altezzosa in posa leggermente di profilo guarda l'osservatore

Esattamente come ti ho detto finora.

Nulla di più, nulla di meno.

Spesso si trovano ovunque liste infinite di “strategie” su come trattare le persone egocentriche: cosa dire, cosa non dire, come rispondere, come distanziarsi…

Ma la verità è molto più semplice, ed è fondamentale capirla con chiarezza: l’egocentrismo, proprio come l’egoismo, è un atteggiamento, non una patologia.

Non stai affrontando una categoria “speciale” di persone: stai affrontando un comportamento umano, che può appartenere a chiunque.

Anche a te.

Ed è per questo che non servono mille tecniche.
Ne basta una sola:

fai ciò che vorresti ricevere tu a parti invertite.

Quando davanti a te hai una persona che mostra atteggiamenti egocentrici, pensa a quando sei tu a comportarti da egocentrico o da egocentrica.

Ovvero quando sei tu a vedere le cose solo dal tuo punto di vista e a pretendere che anche l'altro lo riconosca.

Chiediti con sincerità:

  • Cosa ho dentro di me, in quei momenti?
  • Cosa penso? Cosa provo davvero?
  • Sono felice? Oppure sono in tensione, sulle difensive, e in fondo ho paura?

Poi rispostati sull’altro: potrebbe essere lo stesso per lui o per lei?

Sotto quale paura sta agendo?

Questo non vuol dire giustificare o subire assoggettandosi.

Significa comprendere la realtà delle cose (tutti possiamo essere egocentrici) e poi scegliere di agire nel modo migliore per il bene proprio e dell’altro

 

L’egocentrismo è una scelta, non un'identità

Se tutti siamo potenzialmente egocentrici o egoisti, vuol dire che in realtà nessuno lo è per natura.

Ma tutti siamo capaci di agire, pensare e vivere in modo egocentrico.

Noti la differenza?
Scelte.

Possiamo scegliere l’egocentrismo e leggere tutto ciò che vediamo in funzione dei nostri bisogni e interessi.

Possiamo scegliere l'egoismo, pensare a noi stessi usando gli altri e rilegandoli a ruolo di comparse sul palcoscenico della vita.

Illudendoci che la vita si svolga tutta sul "nostro" palco, e usando la parola "sano" per dirci che siamo bravi e che gli altri sono cattivi, o malati.

Oppure possiamo scegliere l'amore, pensare a noi stessi e agli altri riconoscendo che tutti sono protagonisti della loro vita.

Capendo che la vita si svolge su tanti palchi differenti che possono comunicare tra loro.
E imparare a volersi bene e amare in modo autentico.

Non tu prima degli altri.
Non gli altri prima di te.

Ma tu tanto importante quanto ogni altro.

Capendo che ogni persona che "passa sul tuo palcoscenico" è un protagonista come te.
E che la sua presenza è un dono.

Esattamente come la tua nella vita altrui.

Per fortuna non siamo, ma diventiamo.

Nessuno "è egocentrico o egoista".
Ma tutti possiamo agire, pensare e vivere così.

La scelta è sempre tra l'amore e la paura.

Fromm sosteneva che l'egoista non si ama troppo.
E così neanche l'egocentrico o il narcisista.

Ma poco o niente.

Non è amore quando non amo anche gli altri.
O quando dico di amare loro più di me.

L'amore vero è sempre equilibrio.


Egocentrismo: conclusioni

Egocentrismo - Una pedina di legno che si alza sopra altre pedine di legno

Per concludere riepiloghiamo le cose più importanti che ho condiviso con te in questa guida attraverso alcune domande 🙂


Cosa vuol dire essere una persona egocentrica?

Essere una persona egocentrica significa mettersi al centro e vivere tutto in funzione del proprio punto di vista, escludendo gli altri.


L’egocentrismo è una malattia?

No, nella maggior parte dei casi l’egocentrismo non è una malattia, ma un atteggiamento.


Che differenza c’è tra egocentrico e narcisista?

La differenza principale è che l’egocentrico è una persona normale che pensa solo a se stessa e ai propri interessi, senza curarsi degli altri, mentre il narcisista “vero”, è una condizione patologica.

Oltre a essere egocentrico, il narcisista cerca costantemente ammirazione e approvazione; spesso manipola gli altri per rafforzare la propria immagine.

Da non sottovalutare però: Il narcisismo patologico è raro, la maggior parte sono egocentrici “sani”.


Che differenza c’è tra egoismo ed egocentrismo?

L’egoismo riguarda il dare priorità ai propri interessi e vantaggi, l’egocentrismo il vedere e interpretare il mondo solo dal proprio punto di vista; spesso però si sovrappongono. In entrambi i casi ciò che conta è questo: l’“io” resta al centro di pensieri e azioni.


Come si comporta una persona egocentrica?

Ecco alcuni comportamenti che mette in atto una persona egocentrica:

  • Interpreta tutto in funzione di sé
  • Pretende che gli altri si comportino “come è giusto secondo il suo punto di vista”
  • Fatica ad ammettere i propri errori e usa un doppio standard
  • Tende ad incolpare gli altri
  • Porta l’attenzione su di sé anche quando ascolta gli altri
  • Si aspetta riconoscimento e attenzioni speciali
  • Vive le relazioni come uno scambio costante
  • Reagisce male quando non ottiene ciò che vuole
  • Vuole dirigere la vita degli altri
  • Si racconta come altruista… ma in realtà agisce spesso “a condizione”
  • Agisce sotto la spinta della paura e dalla convinzione di doversi proteggere.


Perché diventiamo egocentrici?

Diventiamo egocentrici perché abbiamo paura di soffrire.

Inoltre, siamo cresciuti in una cultura che ci insegna a mettere noi stessi al primo posto, considerando gli altri strumenti per soddisfare i nostri bisogni.

Questo atteggiamento alimenta l’egoismo, le emozioni negative e relazioni basate sul tornaconto, spesso travestito da altruismo.


Come smettere di essere egocentrici?

Per smettere di essere egocentrici dobbiamo comprendere e poi trasformare la paura che ci spinge al centro del mondo in un atteggiamento d’amore.

Lo possiamo fare coltivando empatia, consapevolezza, gratitudine e umiltà. In questo modo impariamo a capire noi stessi e gli altri, riconoscendo bisogni, limiti e doni reciproci, senza giudicare o pretendere.


Come ci si comporta con un egocentrico?

Quando hai a che fare con una persona egocentrica comportati come vorresti che gli altri si comportassero con te se fossi tu ad avere atteggiamenti egocentrici. Soprattutto ricorda che l’egocentrismo spesso è un atteggiamento umano, non una malattia, e che tutti possiamo cadere in quei comportamenti. Per questo osserva anche quando tu agisci da persona egocentrica, chiediti cosa pensi e provi in quei momenti e poi guarda l’altro con la stessa comprensione. In ogni situazione scegli la via che nasce dall’amore, non dalla paura. Perché noi non siamo, ma diventiamo.

Chi è il Colpevole?

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