Emozioni tristi: perché le proviamo e cosa ci dicono

Oggi parliamo di emozioni tristi.
Non so se sia poi così corretto come concetto…

Stiamo parlando solo di tristezza o di altro?

A volte mi accorgo che quando qualcuno mi parla di questo, spesso intende che prova diverse emozioni, tutte “colorate” da una tristezza di fondo.

Come se la rabbia o la delusione fossero tristi, in un certo senso.

Sentendo una tristezza che pervade la propria vita in quel momento.

Ti propongo subito il nostro test gratuito sulle emozioni, per capire come mai oggi prevalgono quelle tristi.

 

Emozioni tristi: cos’è la tristezza esattamente?

emozioni tristi - un ragazzo con un cappuccio ha le mani lungo i lati del volto

Mi sento triste quando attivo una delle 6 leve della sofferenza.

  • Potrei essere triste, ad esempio, perché penso a quello che non ho.
  • O penso alle cose che ho perduto e non torneranno più.
  • Potrei essere triste perché non penso di raggiungere mai quel che desidero.

Questa è la leva dell’assenza, per cui è il vuoto, la mancanza a governare le nostre emozioni.

E forse è anche la leva più facilmente legata a emozioni tristi.

Ma potrei sentirmi triste anche se mi concentro solo sui problemi.

Perché non vedo soluzioni e mi sembra che “sia tutto inutile“.

O ancora se rifiuto la realtà.
Per cui non mi va bene quello che succede e sto male.

Emozioni di tristezza legate a vicende che non sono quelle che speravo.
A comportamenti che non avrei voluto ricevere dagli altri.

Ma anche magari la delusione verso me stesso, per non aver saputo, capito, fatto le scelte giuste.

Direi che le emozioni tristi sono anche spesso collegate ai sensi di colpa.

E senza dubbio anche al pessimismo, altra leva della sofferenza.

Quando non mi sentirei triste?

Non mi sentirei triste se pensassi, ad esempio, che mi aspetta qualcosa di bello.

O se fossi concentrato sulle cose che oggi sono presenti nella mia vita.

Si parla tanto di saper vivere nel presente, restare nel “qui e ora” e godere di quello che abbiamo.

Ecco, la tristezza è un grande ostacolo a questa capacità.

Considera una cosa interessante: la tristezza guarda indietro o avanti.

La tristezza difficilmente si ferma ad osservare il presente.

 

Le emozioni tristi ti intrappolano nel passato o nel futuro

Ad esempio mi sento triste se penso alla mia cagnolina Leila che è morta diversi anni fa.
Mi sento triste però se ci penso in modo negativo.

  • Se ricordo le cose che facevamo insieme e penso che non le potremo più fare.
  • Se ripenso all’affetto che mi dava e penso che non lo riceverò mai più.
  • Se ripenso ai giochi condivisi insieme e penso che quel tempo è perduto per sempre.

Noti come il tempo si concentri sul passato (quello che avevo) e sul futuro (quello che non avrò)?

Ma ora, in questo preciso momento, cosa c’è?

Cosa faccio?
Cosa vivo e come lo vivo?

Le emozioni tristi tendono a portarci “in giro nel tempo”.

Ci rituffano in un passato che ci sembra sempre migliore del presente.

Mi ricordo che un diario emotivo parlava proprio di questo.

Uno dei nostri studenti, in un percorso di coaching individuale, mi scriveva che rimpiangeva i momenti felici passati quando i suoi figli erano più piccoli.

Era triste.

Però io sapevo che lui non era mai stato capace di godersi i suoi figli fino in fondo.

Così gli chiedo: ma tu eri davvero felice in questi anni passati?

La risposta?
NO, non lo era.

Ma ripensando ai momenti trascorsi e pensando che i figli crescono e non potrà più coccolarli come una volta…

Tutto sembrava più felice ieri.

Già, cos’è la felicità?
Io direi emozioni positive.

Un po’ il contrario, se vogliamo, di quelle tristi che ci bloccano.

Ecco, quando sono felice io vivo nel presente.

Se la tristezza mi riporta a un passato migliore (almeno così ci sembra) o un futuro che non ci prospetta niente di buono…

La felicità ci riporta al presente, all’entusiasmo di vivere, alla gioia, all’allegria, alla serenità.

Le emozioni tristi ci ricollegano a un tempo che non esiste, molto spesso.

Perché il passato non c’è più, il futuro deve ancora arrivare.

Noi viviamo solo nel presente e sappiamo essere tristi quando portiamo altrove, a spasso nel tempo, la nostra mente.

Sempre accade così?
Forse no, ma molto, molto spesso.

Difficilmente noi restiamo nel presente quando ci sentiamo tristi.

Molto più facilmente mi sento triste, e vedo che questo durerà.
Mi immagino che domani non sarà meglio.

Osservo le cose che mi mancheranno e penso che starò male.

Ah, la paura di soffrire, altra importante leva della sofferenza.

Perché se io fossi davvero nel presente, e vedessi che oggi mi manca qualcosa, per quale motivo dovrei essere triste pensando che domani potrei migliorare tutto?

Anzi, oggi stesso.

Ma quando siamo tristi non vediamo questa opportunità.

Siamo chiusi in quel “velo di tristezza” che sembra togliere i colori a ogni cosa.

 

La tristezza è come guardi alla vita

Per questo ti dicevo che la nostra tristezza dipende dalle 6 leve della sofferenza.

Non da una, ma di solito le attiviamo tutte.

Attraverso una nostra capacità potentissima, che se usata per queste leve, diventa devastante.

Ma dimenticavo di dirti forse la cosa principale: la tristezza non capita.

Non ci arriva per caso.

non dipende da quello che ti accade.

Io parlavo di emozioni tristi, non di situazioni tristi.

Quello che nessuno ti spiega, purtroppo, è ciò che in psicologia si chiama indipendenza emotiva.

Le tue emozioni dipendono SOLO E SEMPRE dal significato che tu dai alle vicende che tu vivi.

Infatti ti dicevo che io posso sentirmi triste se penso alle cose belle passate ma che non ci saranno più.

Le nostre emozioni dipendono da come noi viviamo, dal nostro atteggiamento.

E le emozioni tristi, come detto, non sono utili, ma un blocco alla vita.

Tolgono colore alla nostra esistenza.

Chi ti dice che “è giusto viverle” e starci dentro…
Usa spesso la metafora delle ferite emotive.

Paragonando quindi la tristezza a una ferita.

Se è emotiva ti dice di “starci dentro e viverla“.
Ma se fosse fisica, ti direbbe la stessa cosa?

Chi di noi si ferirebbe e poi resterebbe lì a guardare come sanguina invece di medicarla subito?

E pensi che sarebbe “sano” ferirti ogni mattina, curarti e poi ferirti di nuovo?

Stai lì nella ferita” potrebbero dirti, “guardala sanguinare, è importante!“.

Folle vero?
Folle.

Così come è folle dirti di restare nella sofferenza.

Anche perché quasi sempre questo non ci rende più forti, ma persone fragili e vulnerabili.

E sai qual è una delle cose che non puoi fare quando sei fragile?

AMARE.

L’amore richiede forza.

Amare non è da tutti, ma solo per le persone che sono emotivamente forti.

Le emozioni tristi dipendono dalle 6 leve della sofferenza.

Noi “scegliamo” la tristezza quando potremmo scegliere la gioia.

Tu cosa preferisci?

Il primo passo è comprendere la vera causa di ogni tua emozione negativa.

Altrimenti resteremo per sempre nella trappola della sofferenza.

E diciamocelo chiaramente: nessuno di noi lo farebbe, se potesse scegliere.

E tu puoi scegliere, quando comprendi cosa succede davvero dentro di te.

In questa lezione gratuita, tratta dalla nostra Masterclass di Indipendenza Emotiva, ti spiego come nasce in te la tristezza.

[video indipendenza emotiva

 

Approfondimenti

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