Empatia: togliere quel “ma” per prendere in mano la tua vita

Indipendenza Emotiva

Empatia

Una mia amica lavora da anni nello stesso ufficio. Di recente, per delle sue esigenze, ha chiesto alla responsabile di cambiarle l’orario di lavoro, ma lei ha lasciato che la richiesta cadesse nel nulla.

Sai qual è stata la reazione della mia amica? “Non è giusto!
Eppure ci conosciamo da anni, la responsabile sa che non faccio mai richieste per niente, se chiedo c’è un valido motivo. Di solito non si comporta così con me.
Possibile che non mi capisca?”

Già…

Ma la mia amica capisce la responsabile?
Perché quel giorno le ha risposto proprio in quel modo?

 

Ti capisco, ma fino a un certo punto

Empatia

Secondo lei, probabilmente poteva essere arrabbiata, preoccupata, o distratta. Insomma aveva le sue giustificazioni, MA queste non dovrebbero interferire con le esigenze degli altri, perché anche loro hanno questo problema, quest’altra situazione, un emozione così o cosà.

Sempre questa amica, vive un rapporto conflittuale con la collega che ha l’abitudine di curiosare nei fatti degli altri ricamandoci sopra.

Sai quante volte ho provato a farle capire che, se lo fa, un motivo c’è? Se lo fa è perché quello, per lei, rappresenta il modo per assolvere a un bisogno che, in quel momento, non sa soddisfare altrimenti.

Così, un giorno che si lamentava dell’ennesima situazione in cui la collega non si è fatta gli affari suoi, le ho chiesto: ma secondo te perché lo fa?

E secondo la mia amica, la responsabile è una donna frustrata e che ha bisogno di sfogarsi.

MA questo non è giusto! perché anche lei… eccetera, eccetera.

Insomma, ho cercato di far capire alla mia amica che se comprende che anche gli altri ridono e piangono come lei, può accettare e tollerare, aiutare perfino.

E se osservo bene, potrei pure dire che lei abbia compreso, osservando dei possibili motivi.

Però, c’è sempre un MA capace di negare ogni affermazione. Il MA che precede il punto dove la comprensione viene interrotta dagli interessi personali.

Insomma, capisce che anche gli altri possano ridere e piangere proprio come ride e piange lei, ma non si spinge a comprenderne il motivo.

Sai a cosa serve questo tipo di comprensione?
A niente. Tutto cancellato da quel “ma”.

Così ho capito una cosa: la comprensione, quella vera e profonda non può esistere senza empatia.

Ma cos’è l’empatia?

 

Empatia: ti capisco (e basta)

Come sviluppare l'empatia

L’empatia credo si possa definire come la capacità di calarsi nei panni degli altri.

Ma farlo come se fossi loro.
Con tutti i loro problemi, col vissuto che hanno alle spalle, con le loro regole, paure, desideri, capacità ed emozioni. Calarsi nei panni degli altri come se davvero tu fossi gli altri.

Ma questo non avverrà mai se prima non comprendi te stesso e le tue pretese.

Di recente ho scoperto una canzone di Niccolò Fabi che, in effetti, parla proprio di empatia

 

Io sono l’altro
Sono quello che spaventa
Sono quello che ti dorme
Nella stanza accanto

Io sono l’altro
Puoi trovarmi nello specchio
La tua immagine riflessa
Il contrario di te stesso

Io sono l’altro
Sono l’ombra del tuo corpo
Sono l’ombra del tuo mondo
Quello che fa il lavoro sporco
Al tuo posto

Sono quello che ti anticipa al parcheggio
E ti ritarda la partenza
Il marito della donna di cui ti sei innamorato
Sono quello che hanno assunto quando ti hanno licenziato

Quello che dorme sui cartoni alla stazione
Sono il nero sul barcone
Sono quello che ti sembra più sereno
Perché è nato fortunato
O solo perché ha vent’anni in meno

 Quelli che vedi sono solo i miei vestiti
Adesso facci un giro e poi mi dici
E
poi

Io sono il velo
Che copre il viso delle donne
Ogni scelta o posizione
Che non si comprende

Io sono l’altro
Quello che il tuo stesso mare
Lo vede dalla riva opposta
Io sono tuo fratello
Quello bello

Sono il chirurgo che ti opera domani
Quello che guida mentre dormi
Quello che urla come un pazzo e ti sta seduto accanto
Il donatore che aspettavi per il tuo trapianto

Sono il padre del bambino handicappato
Che sta in classe con tuo figlio
Il direttore della banca dove hai domandato un fido
Quello che è stato condannato
Il presidente del consiglio

Quelli che vedi sono solo i miei vestiti
Adesso vacci a fare un giro e poi mi dici
E poi mi dici
Mi dici
E poi mi dici
Mi dici
E poi mi dici
E poi mi dici
Mi dici

 

Mi ha stupito il fatto che la canzone inizi, praticamente subito, parlando di se stessi e della propria immagine. E proprio questo mi ha dato modo di riflettere.

Pensandoci, mi è presto venuto in mente il libro di A. De Mello “Messaggio per un aquila che si crede un pollo”. In effetti in questo libro molti passaggi si ricollegano alla consapevolezza volta alla comprensione e all’empatia.

 

“Siete consapevole delle vostre reazioni, mentre vi ascoltate? Se non lo siete […] sarete influenzati da forze interne a voi di cui non siete assolutamente consci

 

Infatti è proprio questo il punto.
C’è un momento in cui mettiamo un muro alla nostra comprensione perché da quel punto in poi comprendere l’altro metterebbe a rischio ciò che noi giudichiamo giusto, ciò di cui siamo assolutamente certi.

Se la mia amica è certa di avere un buon motivo per chiedere alla responsabile un cambio di orario, significa che lei ha giudicato che quello è, appunto, “un buon motivo”.

Di lì in poi crede di aver ragione e per difendere la sua convinzione che poi diventa una pretesa, chiude le porte alla comprensione.

Ma anche qualora lei capisse ciò che ho appena detto, questo non sarebbe sufficiente ad eliminare il giudizio e continuerebbe inconsapevolmente a porre barriere.

Comprenderebbe fino a un certo punto, ma alla fine arriverebbe sempre quel “ma” che nega tutta la comprensione precedente mettendo al primo posto le sue certezze e da lì le sue pretese.

E questo non è empatia.

 

Ascolta te mentre ascolti me

Empatia significato

Perché la comprensione diventi empatia, ciò che è necessario capire per primo siamo noi stessi!

Solo diventando davvero consapevoli di noi e delle conseguenze che i nostri limiti e giudizi hanno nei confronti della comprensione degli altri, potremo comprendere in profondità diventando veramente empatici con l’altro.

E te lo mostro in quest’altro estratto del libro di De Mello:

 

“[…] diventare osservatori partecipi. […] io vi parlo e contemporaneamente sarei là fuori a guardare voi e me stesso.

Quando vi ascolto, è infinitamente più importante per me, ascoltare me che voi. Naturalmente è importante ascoltare voi, ma è più importante che ascolti me stesso, altrimenti non sarò in grado di sentirvi, oppure fraintenderò ogni cosa che voi dite.

Vi affronterò partendo dal mio condizionamento. Reagirò a voi in tutti i modi, partendo dalle mie insicurezze, dal mio bisogno di manipolarvi, dal mio desiderio di successo, dalle irritazioni e dai sentimenti di cui non sono consapevole.

Dunque è assolutamente indispensabile che mi ascolti mentre vi ascolto.”

 

Se io per primo non mi comprendo, come potrò mai calarmi nei panni degli altri senza che le mie regole e pretese interrompano la comprensione?

Questo non significa che avrò risolto i miei problemi, le mie paure, le mie pretese e quant’altro, ma sarò in grado di capire quando la comprensione si ferma mentre subentrano le mie regole che si oppongono.

Solo comprendendo te stesso, o te stessa, in questo modo potrai “toglierti di mezzo” e calarti davvero nei panni dell’altro con umana e obiettiva comprensione.

Solo a quel punto, potrai mettere da parte ogni emozione negativa e accettare che le sue scelte possano trasformare la realtà a cui ambivi, in una realtà diversa e più impegnativa.

Solo allora sarai disposto, o disposta, a rimboccarti le maniche e, preso atto della situazione, trovare una soluzione alternativa.

Solo allora sarai davvero capace di provare emozioni positive di fronte a qualunque comportamento degli altri e prendere in mano la tua vita.

Quindi, da ora in poi, quando il comportamento di un’altra persona provoca in te emozioni negative, chiediti cosa ti sta impedendo di ottenere.

A quel punto rispondi a questa domanda: se non mi interessasse ottenere ciò che voglio, cosa penserei e come mi sentirei se quella persona ripetesse il comportamento che ora non accetto?

Ottimo, non ti resta che provare.

E ricorda che “quello che vedi sono solo i miei vestiti, adesso facci un giro e poi mi dici” 😉


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Chi ha scritto questa pagina:

Serena Sironi

Il percorso nella Scuola di Indipendenza Emotiva mi ha permesso di diventare realmente più forte di ogni problema, guadagnando una tale indipendenza emotiva da permettermi di cogliere l'opportunità delle opportunità: quella di mettere me stessa a disposizione delle persone per aiutarle a diventare a loro volta più forti di ogni problema. Occasione che intendo assolutamente cogliere perché questo è il canale attraverso cui è possibile diffondere in massima misura ciò che ha davvero dato una svolta alla mia vita e che ha permesso la mia rinascita.

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Carmen
Studente
Carmen
7 mesi fa

Oddioooo c’è tutto un mondo da scoprire!!!! è vero quel ” ma” c’è li sempre pronto come una sentinella ad intervenire!!!! Spiegami questo però, mia figlia da 3 mesi nn riceve il suo stipendio , intanto il suo titolare è andato in vacanza nel Sahara ed ha acquistato una villa lussuosa, lasciando lei e altri dipendenti a elemosinare ciò Ke gli spetta! Ke empatia puoi sviluppare in questa situazione??? Nn c’è dietro il marciare con furbizia del titolare???

Carmen
Studente
Carmen
7 mesi fa
In risposta a  Serena Sironi

Su questo sono pienamente d’accordo!

Francesco
Studente
Francesco
1 anno fa

Empatia questa sconosciuta! Riuscire ad essere sinceramente empatico senza quel “ma” di troppo non è semplice! Quel “ma” lo sento costantemente sul lavoro, nelle relazioni, tra gli amici, tra i familiari. In partenza, io compreso, siamo tutti empatici, ma ( 🙂 appunto!) cediamo al “ma” con grande facilità.
Capire ed accettare le scelte, i limiti, i comportamenti altrui richiede forza e disponibilità. Di solito fatico maggiormente con le persone a me vicine, quelle a cui sono più sensibile, quelle a cui sbagliando tendo a dare maggior potere sulle mie emozioni. Empatia come disponibilità ad accettare l’altro anche a discapito della mia convenienza. Probabilmente è proprio dove inizia il mio benessere, la mia regola, la mia pretesa che ho la tentazione di innescare il fatidico “ma”. Quel “ma” è un po come una cassaforte nella quale riporre la mia integrità, il mio senso di giustizia, la mia superiorità morale, il mio essere giudice onesto verso comportamenti discutibili.
Ma questo “ma” significa anche che sto vivendo passivamente e con malessere una situazione. Quel “ma” tende a giustificare ed enfatizzare il mio malessere non a guarirlo!
E’ molto più impegnativo e sano accettare e basta, senza giudicare, sforzandomi di capire limiti, comportamenti e vissuto dell’altro, cercando davvero di indossare i suoi panni.
Grazie Serena sei riuscita a descrivere al meglio il significato di empatia

Giacomo Papasidero
Giacomo Papasidero
1 anno fa
In risposta a  Serena Sironi

Una membrana cellulare più che una barriera 🙂

Stefano
Ospite
Stefano
1 anno fa

La canzone ha un testo molto interessante, anche se la musica non è esattamente di mio gradimento. Non so quanto c’entri, ma mi ha fatto venire in mente questo video: https://youtu.be/h6fcK_fRYaI.

IVANA
Studente
IVANA
1 anno fa

Sabato scorso sono andata a vedere uno spettacolo in carcere , recitato da reclusi Ho capito cosa è l’empatia Ho sentito una emozione violenta ed ho pianto a lungo , perché ho “sentito ” , raccolto e condiviso la loro sofferenza a prescindere da quanto volessero rappresentare nello spettacolo. La sofferenza era noi loro volti. Tutte le 200 persone presenti alla fine hanno applauso in piedi e quell’applauso era “ti amo, ti voglio bene , sono qui per consolarti e per prendermi un pezzetto del tuo dolore ” . Se non ci fosse Giacomo , avrei pensato che sono ipersensibile e che è un difetto. Invece ho detto “Grande Ivana hai il cuore che funziona!!”
Grazie Giacomo

IVANA
Studente
IVANA
1 anno fa

bella e commovente la canzone di FABI , GRAZIE !

PAOLA
PAOLA
1 anno fa

Ciao Serena, empatia verso gli altri è quello che tutti dovremmo impegnarsi ad avere, ma spesso è più difficile con le persone che ti sono più care. Ieri stavo leggendo un passaggio del libro di de Mello “istruzioni di volo per aquile e polli” un passaggio dove spiega che, soprattutto i ricordi belli del passato possono essere delle catene e indurci ad una malattia, la nostalgia cronica…. Un passaggio che intendevo leggere al mio compagno visto che è un nostalgico di natura e spesso non riesce a viver bene il presente ….ma non ho modo di aiutarlo perché quando le propongo una frase del libro si comporta come il diavolo nei confronti dell’esorcista….comprendere una persona vuol più dire accettare i suoi problemi che farglieli notare con l’intento di fargli sapere che tu hai capito le sue fragilità. Non so se è chiaro…..

PAOLA
PAOLA
1 anno fa
In risposta a  Serena Sironi

E’ sul trovare un modo meno diretto che devo lavorare….

Daniela
Ospite
Daniela
1 anno fa

Ciao,
Grazie mille per i vostri consigli. Ne sto facendo tesoro. Sto facendo un lavorone su me stessa e leggere con costanza i vostri articoli mi sta aiutando molto. Spero di ritrovare la mia autostima persa insieme al lavoro e alle varie sconfitte personali. Io non mollo. Baci

Gianluca
Gianluca
1 anno fa

Empatia… Comprendere gli altri e mettersi nei loro panni è indubbiamente un gesto d’amore, come lo è comprendere se stessi e i propri limiti. A parole lo facciamo spesso…. Ci dovrò lavorare molto su questa cosa, credo siano le fondamenta per poter partire ed iniziare un nuovo cammino…. Ci dovremo lavorare…. Non è una pretesa! ?? Molto bello l’articolo, grazie Serena, buona serata.

Denisa
Ospite
Denisa
1 anno fa

Come si fa ad essere empatici con qualcuno che sostiene la guerra e le discriminazioni e cerca di impedire la libertà altrui in modi insensati e folli come avviare una distruzione di massa, perseguitare con violenza un gruppo di persone, togliere diritti umani, integrare leggi che tutelano i carnefici e colpevolizzano le vittime?
Non ci sono forse delle persone che sfuggono all’empatia perchè non ne vogliono sapere di trovare una soluzione ad un problema comportamentale e di pensiero che loro non ritengono tale e non perchè non lo vedano?
L’empatia puó esserci con qualcuno che ,infondo, realizza di sbagliare e che cerca di cambiare perchè sa che le motivazioni che ha non giustificano il proprio comportamento irrispettoso nei confronti degli altri. Il bullo della scuola,una maestra che urla sempre,un genitore insoddisfatto della sua vita,gli amici che ti fraintendono, un partner confuso che non capisce bene se stesso,colleghi diffidenti e ostil, sconosciuti arrabbiati…sono tutte persone con delle motivazioni che sfogano la loro infelicità sugli altri per liberarsi temporaneamente dalla paura.
L’empatia non puó esserci con qualcuno che non ha una motivazione per fare quello che fa.
La guerra, e tutto quanto ho scritto prima,non ha senso. Non puoi comprendere qualcosa che non ha senso.
L’unica motivazione dietro a certe cose è solo la follia.
Una persona che ha qualcosa di irrisolto dentro di sè,facendo un lavoro interiore, capisce quali sono le motivazioni che si nascondono dietro alle sue azioni e ai suoi pensieri e,pur continuando a sbagliare perchè fatica,continua a interrogarsi sui suoi comportamenti e le sue emozioni provando a cambiare.
Una persona folle non si interroga su se stessa perchè non ha niente da mettere in discussione. L’unica cosa che si chiede è “perchè no?” prima di fare una strage. Non concepiscono il bene, la comprensione, la tolleranza,l’amore.
Non c’è niente da comprendere, non sono aiutabili, e chi gli capita davanti si illude se pensa che un dittatore possa non essere del tutto cattivo. E il mondo è pieno di dittatori, anche se si pensa che siano morti.
Non nasce niente di buono da queste persone. Mai.
Quale empatia? Al massimo si puó non reagire a loro con gli stessi mezzi e le stesse misure , ma non si puó trovare senso a tutto questo o fare una carezza a queste persone perchè mordono e basta , per loro natura ,non hanno niente da risolvere.
Ogni persona ha un suo destino,ha un motivo per esserci…e se quella di alcune persone fosse quella di esistere per distruggere?
Non puó esserci un mondo di cose solo in un modo, ma un mondo di paradossi : giorno e notte, giusto e sbagliato, buono e cattivo, odio e amore.
Uno non puó esistere senza l’altro ma gli opposti si allontanano,non si cerca di stargli vicino.
Non bisogna subire nè reagire allo stesso modo. Ma non c’è altro da capire in queste persone. Forse è questo il loro motivo.

Denisa
Ospite
Denisa
1 anno fa
In risposta a  Serena Sironi

Non penso che la cultura,l’educazione famigliare e violenze di vario tipo subite nell’infanzia possano “manipolare” o “creare” il modo di pensare di un persona. La influenzano certo,perchè è ció che si apprende e che si conosce,ma poi è una scelta quella di essere nocivi (pensando invece di fare bene).
C’è chi sceglie di essere nocivo invece di amare,perchè fa fatica a cambiare e non sempre si comporta male,peró l’alternativa la vede.
Invece questa alternativa,amare e fare del bene,non è lontanamente concepita o presa in considerazione da alcune persone pur parlandoci sempre e facendo notare un’altro modo di stare al mondo che non toglie niente a nessuno e non esclude nessuno perchè nessuno è una minaccia.
La minaccia è chi crede che ci siano persone sbagliate perche sono ció che sono.
Se ci parli ti rispondono ” Ma perchè dovrei accogliere i neri e tutti gli altri stranieri, perchè dovrei ritenere una donna simile e pari a me, perchè rispettare le altre religioni, perchè accettare che ci siano identità e sessualità diverse dagli standard discriminanti prestabiliti, perchè non dovrei picchiare i bambini? Si meritano di essere maltrattati,devono capire di essere sbagliati e che devono essere ubbidienti perchè valgono meno… guarda le loro usanze,la loro anatomia biologica,le loro credenze. Tutto di loro fa intendere che siano inferiori e pericolosi quindi vanno controllati, puniti, schiavizzati, perseguitati per ció che sono e soprattutto se provano a negare la loro inferiorità ribellandosi.”
Nessuna persona che abbia una motivazione (che comunque non giustifica pensieri e azioni), legata ad un proprio problema interiore, arriva ad affermare con profonda convinzione queste assurdità. Un pó si mette in discussione e prima o poi realizza di avere un problema e che non sono gli altri. E se si impegna riesce a cambiare.
Invece,chi è assolutamente convinto di non star sbagliando non ha niente per cui essere compreso.
Tutti quei casi di persone che programmano di girare per strada con un fucile o guidando un camion investendo chiunque si trovi davanti o quelli che si fanno esplodere ferendo e uccidendo a caso le persone e distruggendo tutto o che creano spazi dove internare le persone per punirle del fatto che sono qualcosa che si è deciso non vada bene o mandando bombe in altri paesi per affermare la propria potenza o invadendo territori per la presunzione che sia tutto una proprietà che spetta a chi si impone.
Qualsiasi vita stiano vivendo o abbiamo vissuto e non ne abbiano superato le sofferenze non sono queste le loro motivazioni dietro a tutto l’odio e alla fame di potere che provano. Sono scuse per sfogare qualcosa che avevano già dentro, situazioni che hanno disinnescato una follia perversa che non ha cause e che contenevano da sempre.
Queste persone non hanno paura, sono folli. Sono loro la paura, l’incarnazione di tutto ció che di piú brutto possa accadere perchè è in loro la capacità di realizzare gli incubi peggiori.
Non per natura biologica, ma natura di pensiero che scelgono senza dubbio di errore. Agiscono per profondo ideale delle cose,delle persone.
Voglio azzardare una supposizione : da miliardi di anni,per iniziale ignoranza data dalla scarsità di risorse per ottenere le corrette informazioni sulla realtà che ci circonda e la poca esperienza di vita umana che non permetteva di insegnare le giuste basi di vita e di rispetto, si tramanda l’idea che l’essere perfetto appartenga ad un genere sessuale, ad un colore di pelle specifico, ad un tipo di sessualità, ad una religione particolare…oggi abbiamo gli strumenti scientifici piú avanzati che ci siano mai stai, una storia umana molto lunga, lo studio della psicologia e l’educazione dell’intelligenza emotiva che mettono in discussione tutto ció che pensiamo di sapere perchè va avanti in un certo modo da sempre e molti lo hanno fatto, ma non funziona davvero e soprattutto non è credibile oggi ció che si pensava secoli fa per mancanza di conoscenze,cognitività non abbastanza sviluppata e instabilità di una sopravvivenza incerta.
Cosa impedisce ad alcune persone di cambiare idea davanti all’evidenza dei loro errori oggi? Che sono folli a voler insistere che ci sia chi si merita di essere trattato male.

Giacomo Papasidero
Giacomo Papasidero
1 anno fa
In risposta a  Denisa

Però se tu non comprendi chi non reputi degno di comprensione, non agisci come le persone che decidi di non comprendere (sebbene tu giustifichi il tuo comportamento come migliore o ben motivato)?

Denisa
Ospite
Denisa
1 anno fa
In risposta a  Giacomo Papasidero

Non credo che bisogna comportarsi allo stesso modo, ma dico che non penso che certe cose siano accettabili, perchè sono incomprensibili, non hanno senso. Come si fa a vivere in un mondo in cui cose abominevolmente stupide e insensate accadono perchè qualcuno non vuole ragionare e giustifica le peggio cattiverie? È possibile non abbattersi e non soffrire perchè esistono movimenti di persone che vogliono privare la libertà ad altre persone?
Non penso sia necessario sopravvivere a delle stragi create dalla stupidità di qualcuno per allenarsi a saper gestire la propria vita.
Sapendo che esistono follie senza ragioni non è forse inevitabile che non si capisca il senso dietro a queste cose e che, quindi, rimanga solo un vuoto ?

Denisa
Ospite
Denisa
1 anno fa
In risposta a  Serena Sironi

Si è impotenti in ogni caso

Denisa
Ospite
Denisa
1 anno fa
In risposta a  Serena Sironi

Na ha piú senso cercare soprattutto di fermarla ? Di rivoltarsi a qualcosa di ingiusto?

Giacomo Papasidero
Giacomo Papasidero
1 anno fa
In risposta a  Denisa

E anche cosa fare per dare il tuo contributo in quelle situazioni che non condividi. Invece di pensare a tutto quel che non puoi impedire, chiediti cosa puoi fare e cerca un modo per fare qualcosa. Credo che sia il modo giusto per liberarti del senso di impotenza, e scoprire fino a che punto arriva il nostro potere.
Anche Greta poteva lamentarsi della crudeltà e insensatezza dei leader, e invece sta provando a cambiare le cose. Che riesca, o meno, stai facendo la sua parte 🙂

Denisa
Ospite
Denisa
1 anno fa
In risposta a  Giacomo Papasidero

Ma come ? Ho l’impressione che qualsiasi cosa non basti…
Greta Thunberg si impegna, fa la sua parte pur sapendo che le cose potrebbero andare come non vorrebbe, ma sia con la rabbia che con la calma non viene presa sul serio.
E non aspirare a fermare le cose limitandosi a fare del proprio piccolo non è poco?

Giacomo Papasidero
Giacomo Papasidero
1 anno fa
In risposta a  Denisa

Aspirare a costruire un grattacielo senza aver costruito una casa, non è un salto nel vuoto?
Poi quel “poco” dipende da che punto di vista lo guardi.
Quel che sembra poco a te potrebbe essere tutto per la persona che lo riceve.
Nel Talmud si dice che chi salva una vita, salva il mondo intero.
Leggi questa newsletter 🙂

Chiara
Studente
Chiara
1 anno fa

Rimango sempre colpita da come i coach della scuola riescano a spiegare concetti e situazioni in modo così facilmente comprensibile ed efficace. Io uso tantissimo quei MA ed anche i SE e ora capisco che sono l espressione di tutte le regole e pregiudizi che mi porto dietro. Vorrei far sapere a Giulia che anch’io tempo fa avrei pensato esattamente come lei che ci sono persone dannose, da tenere alla larga e che dal suo modo di scrivere traspare anche che l’argomento le provoca rabbia e rancore…. Io sono sempre stata piuttosto rabbiosa e la rabbia non mi ha mai fatto altro che male, è un sentimento inutile e dannoso specialmente per chi lo prova. Piuttosto dovremmo chiederci come gli altri vedono noi. Per esempio quando sono al lavoro e non riesco a fare ciò che i clienti pretendono, chissà quanti MA mi affibbiano, chissà cosa penseranno… senza sapere la fatica e l impegno che metto per soddisfarli.
È davvero difficile non fare eccezioni e vedere gli altri, tutti, dal loro punto di vista ma è l unico modo possibile se vogliamo davvero migliorarci.
Sto davvero iniziando a sentire il cambiamento, grazie Serena.

Dario
Ospite
Dario
1 anno fa
In risposta a  Chiara

Chiara è “chiarissimo” quel che intendi, e il lavoro che hai fatto su di te (brava!) MA… 😉 mi permetto di darti un piccolo suggerimento… fai attenzione a non “demonizzare” una emozione essenziale per conoscersi e per vivere (e che, tu lo sai, non va mai “soffocata” ma accolta è gestita come ogni altra nostra emozione) … Vedi… Le Sorprendenti Funzioni della Rabbia — Come gestirla e scoprirne il dono di Marshall Rosenberg… È scritto dal “papà” del linguaggio empatico… Buone cose…

Giacomo Papasidero
Giacomo Papasidero
1 anno fa
In risposta a  Dario

Le emozioni non vanno gestite, ma scelte.
In tanti spiegano come controllarle, in senso positivo.
Ma l’emozione sta lì perché io la creo. Se smetto di farlo, lei svanisce.
Capire l’emozioni, arrivare all’indipendenza emotiva, non gestirle per tenerle entro limiti di tolleranza 🙂