Essere cristiani: il tuo percorso spirituale verso la felicità

Essere cristiani significa credere in Gesù e seguire il suo insegnamento.

Fine 😀

Non è così complicato, non ci sono manuali da studiare per capire dove sta l’essenza del cristianesimo.

Ovviamente io semplifico, perché a me piace semplificare, e anche perché penso che se fosse stata una cosa troppo complessa, perché Gesù l’avrebbe detta ai poveri e agli ignoranti?

Poteva parlare con i letterati e i dotti, eppure loro, come sappiamo bene, non gli hanno dato molta retta. Forse ne sapevano troppo per capire qualcosa di così semplice.

Essere cristiani e quindi credere in Dio significa sostanzialmente fare due cose:

  1. Amare Dio più di ogni cosa o persona.
  2. Amare gli altri, tutti, senza esclusioni.

 

Essere cristiani significa avere fiducia in Dio

Essere cristiani

Io sono certo che facciamo parte di un grande disegno: il piano di Dio per ognuno di noi.

Siamo come tessere di un puzzle, ognuna è indispensabile e unica, ha un suo posto e serve a completare questo disegno.

Avere fiducia nella volontà di Dio significa iniziare a pensarti parte fondamentale del Suo disegno.

Ma non solo, significa anche credere che tutto sarà per il meglio.

Quando io parlo di Dio, parlo sempre di Gesù.

Una delle frasi più importanti a cui ispirarci è quella in cui spiega che nemmeno un passero potrà morire senza che Dio lo voglia.

Detta in altri termini: nulla accade senza il permesso di Dio.

Credere in Lui vuol dire credere che ogni cosa, per quanto difficile e complessa, fa parte del Suo disegno.

Un padre che ama suo figlio vuole il meglio per lui, vuole che sia felice.

Ma un padre che ama davvero il proprio figlio sa che non gli darà davvero amore se accetta ogni capriccio o ogni richiesta.

Così come spesso, evitargli qualsiasi difficoltà, lo renderebbe debole e incapace di saper affrontare le sfide della vita.

Un padre che ama proprio figlio vuole proteggerlo e lo vuole felice, ma sa che non tutto quello che il figlio gli chiederà sarà davvero utile e positivo.

Dio è un padre che ci ama totalmente. Vuole il nostro bene e la nostra felicità.

E Lui, molto più di noi, sa cosa è davvero meglio per la nostra vita e la nostra felicità.

Se ti chiedessi di dirmi cosa succederà nelle prossime 24 ore, non sapresti rispondermi con certezza.

Al massimo mi diresti cosa potrebbe accadere, cosa immagini, ma nessuna sicurezza.

Né io né te o chiunque altro conosciamo il futuro.

Non sai cosa succederà tra 20 minuti, è difficile che tu sappia con certezza cosa è meglio per te per i prossimi 10 e 20 anni.

Credere in Dio significa quindi accettare tutto quello che ha in serbo per noi, affrontando ogni sfida con alcune certezze:

  • Se Dio lo permette, sarà comunque per il meglio, non hai nulla da temere.
  • Dio ti ama e non solo vuole che tu sia felice, ma ti darà sempre la forza necessaria per affrontare e risolvere qualsiasi problema.
  • Accettare non significa subire: ogni sfida è un’opportunità per agire, e te lo spiego meglio tra poco.
  • Non ha senso rifiutare quello che ci accade o pensarlo ingiusto: Dio l’ha permesso, ci sarà un’ottima ragione. Concentrati su come vivere questa sfida nel modo migliore. Inoltre, detto molto chiaramente, se rifiuti la realtà, questa cambia? No, quindi non serve 😉
  • Non possiamo comprendere tutto e non sapere il motivo di quello che accade, non significa che un motivo non ci sia. C’è, ma non lo riusciamo a comprendere.

Alcune cose le troveremo difficili da capire e da accettare, e ognuno cerca una spiegazione, un senso.

Sottolineo questa parola: senso. Perché attorno al senso ruota sempre la nostra vita.

Alcune vicende sono davvero difficili da accettare e comprendere.

Penso alla morte, alla malattia, o alla crudeltà di cui sentiamo parlare o che a volte viviamo.

Alcuni ti diranno che sono prove che Dio usa per verificare quanto abbiamo davvero fiducia in Lui.

Forse.

Altri che si tratta di punizioni per farti capire che stai sbagliando e permetterti di cambiare.

Forse.

Se voglio diventare forte, devo allenarmi, se sbaglio, una punizione, potrebbe farmelo capire.

Io dico forse, perché non posso sapere cosa davvero ha in mente Dio.

Però la vedo in una prospettiva differente: le considero delle opportunità.

Ogni momento noi ci troviamo a fare delle scelte: fa parte della nostra natura.

A volte sono banali come decidere che vestiti indossare, cosa mangiare o che strada percorrere.

Altre volte riguardano come reagiremo di fronte a un’ingiustizia, cosa diremo in un processo, se far nascere un figlio.

Io penso che ogni scelta sia sempre un’opportunità: l’opportunità di amare.

Credere in Dio vuol dire quindi accettare la realtà con fiducia, con la convinzione che Lui ci darà sempre la forza per risolvere ogni problema e scegliendo di cogliere questa grande opportunità.

Ogni giorno, tante volte al giorno.

E adesso lo vediamo bene come sfruttare queste opportunità.

 

La più grande opportunità: amare gli altri

Credere in Dio

Scegliere di amare in ogni situazione, anche in quelle difficili, anche dove chiunque direbbe che è impossibile farlo.

Ho scoperto che se ami sei sempre felice.

Ma amare è difficile, perché richiede coraggio, forza, fiducia, sicurezza.

  • Dare tutto e non chiedere nulla ci fa dubitare di poter avere una vita felice.
  • Dare anche a chi ci tratta male ci spaventa, rimarremo vulnerabili e soffriremo?
  • Dare anche quando siamo stanchi, quando mettiamo a rischio la nostra incolumità è difficile.

Ci sono persone che per amore degli altri sono impegnate in luoghi di guerra, curano malattie, si sacrificano.

Queste sono scelte difficili, ma paradossalmente è più facile aiutare chi si trova in situazioni così pericolose, minacciato fisicamente, che chi vive accanto a noi e, apparentemente, non ha bisogno di nulla.

Abbiamo più compassione di un bambino dell’Africa che del vicino chiassoso, perché non capisce, ci disturba, fa rumore ed è stupido.

Ma l’amore vero è per tutti.

Non solo per chi è lontano o rischia la vita, ma anche per coloro che vicini, pur avendo tutto, sono spenti dentro e riversano il loro dolore sotto forma di odio.

È più facile amare una ragazzina picchiata che una persona che ci porta rancore.

Ma amare gli altri e fare queste distinzioni, è un autoinganno.

Credere in Dio significa amare così, senza condizioni, senza misura, senza escludere nessuno.

Prima ti ho parlato di opportunità: ebbene, credere in Dio significa scegliere sempre di amare in ogni situazione.

Puoi farlo solo se davvero credi che tutto andrà bene, solo se davvero sai che risolverai quel problema, che realmente nessuno può farti soffrire.

Quando comprendi di non avere nulla di cui avere paura, perché hai fiducia in Dio, inizi ad amare, con tutto il cuore.

Questo significa essere cristiani: non essere perfetti, ma fare dell’amore per Dio e per gli altri il senso della nostra vita.

Se ti dicessi che solo andando in Africa potresti guarire da una malattia incurabile, non partiresti?
Se ti dicessi che solo perdonando chi ti ha fatto del male potresti salvare la vita di una persona cara, non perdoneresti?

Bene, ti dico che se non scegli ei amare tutti senza esclusione e Dio più di chiunque altro (migli, mariti, figli, amici chiunque!) non sarai mai felice.

E nemmeno molto cristiano, o cristiana 😉

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Io ho scelto questa strada e per me la priorità è Dio e riuscire ad amare, per quanto a volte difficilissimo, tutti, indipendentemente da cosa fanno.

Non giudicare mai nessuno, non condannare ma perdonare. Insomma, che razza di cristiano sarei se non faccio quel che insegna Gesù?

 

Come posso seguire Gesù?

Voglio partire in questo viaggio nella spiritualità cristiana che vivo sulla mia pelle ogni giorno da un video tratto da uno dei più bei film che abbia avuto il piacere di vedere.

Si tratta di Fratello Sole sorella Luna, di Franco Zeffirelli, dedicato alla vita di Francesco d’Assisi.

Credo che ci sia racchiuso in modo splendido il senso dell’essere cristiani.

 

Qualche anno fa, per la prima volta (ne avevo 26!), ho letto il Vangelo.

È nota la parte in cui Gesù invita ad amare i nemici, coloro che vogliono il male per noi e che addirittura ci perseguitano compiendolo questo male.

Mi sono chiesto: come posso amare una persona per cui provo rabbia, o rancore, o delusione?

Se voglio seguire Gesù non devo che seguire il Suo insegnamento, ed è molto semplice e chiaro: ama tutti, sempre e comunque.

Ovviamente non va confuso l’amore con l’ingenuità, e qui non faremo questo errore 😉

Ma se provo emozioni negative, come la paura, come posso agire con amore?

Studiano la mente umana, scoprendo come funziona, mi sono reso conto che mettere in pratica le parole di Gesù è possibile per un motivo molto preciso: le emozioni che provo dipendono da me.

Così nessuno può farsi odiare da me senza il mio consenso, nessuno può deludermi o ferirmi.

Se posso scegliere cosa provare, allora posso scegliere di amare tutti, davvero, non a parole, ma di cuore. Qualunque cosa loro facciano.

Non posso che iniziare da qui, perché essere cristiani vuol dire lavorare ogni istante per riuscire ad amare ogni persona.

E come ti dicevo è possibile perché sono io, sei tu, che scegli se provare amore oppure rabbia, odio, vendetta o delusione.

Il video che ti mostro è tratto da un seminario live, non parla di fede direttamente, ma ti spiega come sia possibile mettere in atto il grande comandamento di Dio: ama gli altri.

 

Niente intermediari

Le parole da cui voglio partire adesso sono di Teresa di Lisieux, le ho lette in un libro che ti consiglio di leggere e che si intitola Storia di un’anima, la sua autobiografia.

Gesù non ha bisogno né di libri né di dottori per istruire le anime. Lui, il Dottore dei dottori, insegna senza rumore di parole.

Non l’ho mai sentito parlare, ma so che è dentro di me, in ogni istante, è Lui che mi guida, mi ispira ciò che devo dire o fare.

 

Queste parole di Teresa di Lisieux mi hanno colpito subito mentre leggevo il suo diario, Storia di un’anima.

Di solito noi andiamo a cercare guide, maestri spirituali, direttori, persone che ci dicano cosa fare e come farlo.

La cultura orientale è caratterizzata dalla presenza di maestri che guidano il proprio discepolo alla verità, che poi è la verità del loro maestro.

Noi abbiamo la fortuna di conoscere il Maestro, il solo di cui abbiamo bisogno e, come dice Teresa, non servono libri o dottori perché Lui ci guidi e ci dica cosa è meglio fare.

Certamente spesso è difficile sentire con certezza quale direzione prendere, ma questo non dipende da Lui, ma da noi.

Per quanto tu possa gridare forte le cose che mi dici, se io ho le cuffie nelle orecchie, non ti sentirò, o probabilmente capirò poco e male cosa mi stai dicendo.

A Gesù non servono intermediari per farci comprendere la volontà di Dio, non c’è bisogno che altri ci dicano cosa fare, se siamo pronti ad ascoltare.

Non devi andare a cercare qualcuno che ti dica cosa fare o come prendere una decisione: il maestro è con te, sempre vicino, dentro di te. Lui bussa e vuole entrare, sta solo a te decidere se aprire la porta.

Più accetti di fare la Sua volontà, più vuoi metterti al servizio di Dio, più lasci andare la presa, le pretese, più ti sarà facile ascoltare la voce di Gesù dentro il tuo cuore.

Io penso che quando scegliamo davvero di abbandonarci con fiducia nelle mani di Dio, la Sua voce arriva forte e chiara, sotto mille forme.

E questo abbandono non è comprensibile agli altri, nessuno, al di fuori di te e Dio saprà mai se davvero ti affidi a Lui, aprendo la porta, oppure la tieni socchiusa per paura che ti chieda quello che non vorresti.

Ma se hai fede in Lui, Lui ti guiderà e non avrai più bisogno di regole e proibizioni, perché la Sua volontà, se ti affidi col cuore, diventerà la tua.

 

Conclusioni: da dove iniziare adesso

Se tu crei le tue emozioni, arrivi a capire e sperimentare sulla tua pelle che niente e nessuno può farti soffrire.

Niente e nessuno.

Spesso mi scrivono per chiedermi: “ma tu non ti arrabbieresti? Non resteresti deluso o ferito?”. La mia risposta è sempre “no”.

Perché non lascio più a niente o nessuno il potere di determinare cosa provo.

E anche tu, se vorrai, ci riuscirai 😉

Intanto ecco cosa fare nei prossimi giorni:

  1. Invece di chiedere ascolto, ascolta. Invece di chiedere comprensione, comprendi. Invece di chiedere rispetto, rispetta. Non chiedere amore, ama.
  2. Osserva con attenzione le tue emozioni e diventa consapevole di come sei tu, con i tuoi giudizi e pensieri, a crearle. Non dare più la colpa o il merito delle tue emozioni a nessuno.
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Da oltre 7 anni mi occupo di felicità: la studio, la osservo, la vivo e la condivido. La mia missione è aiutare tutti a cambiare la propria vita ed essere felici. Su Diventarefelici.it porto la mia esperienza personale e quella delle tante persone che ho conosciuto e aiutato in questi anni per dare il mio contributo: voglio migliorare questo mondo, e più persone diventeranno felici, più ci riuscirò. Questa è la mia missione.

7 Commenti

  1. Il tuo articolo mi è davvero piaciuto! Hai messo in luce l’essenza del messaggio di Cristo che ognuno dovrebbe seguire per rendere questo mondo un posto migliore! E se te lo dice un agnostico, significa che veramente le tue parole colpiscono!
    Un vero peccato però che la Chiesa Cattolica metta davanti a questo messaggio un sacco di altre cose, che c’entrano molto poco, e che molti si definiscono cristiani solo per il fatto che seguono questi corollari.

  2. Io adoro i libri di spiritualità. Mi sono piaciuti tantissimo libri come L’imitazione di Cristo, Gesù il tuo amore di Danel Ange, Le idee migliori di Dio di Fio Mascarenas, Oltre di Diego Manetti, tanto per citarne solo alcuni. Al momento ho quasi terminato Atteggiamenti d’amore di Gesù di Theunis. Amia mamma invece piacevano tanti i romanzi di Liala , quelli di Danielle Steel che io trovo sdolcinati, in particolare i primi. Da cosa dipende? Eppure io non sono una religiosa, sono felicemente sposata, ma non mi interessano così tanto le storie d’amore tra un uomo e una donna, quanto piuttosto cercare risposte ai grandi interrogativi esistenziali e soprattutto amore in Gesù, modello che vorrei imitare nella mia vita di tutti i giorni, specie nelle difficoltà. Se mi darà una risposta, sarò contenta, perché io non mi ritrovo in nessuno dei miei gentori, mio padre è estremamente materialista e mi critica per il mio interesse per la spiritualità, per i pellegrinaggi che invece mio marito condivide con me, con la mamma, che purtroppo è morta 12 anni fa, avevo un rapporto migliore perché lei era più sensibile, ma da quello che racconto sulle sue letture, aveva comunque una sensibilità diversa dalla mia. Si angosciava ad esempio quando la ponevo di fronte a riflessioni di tipo escatologico come quelle che fa Manetti in Oltre, io invece le trovo rasserenanti. Saluti: Eufemia

    • Ciao Eufemia,
      può dipendere da tanti fattori. ognuno di noi è unico, ogni esperienza la viviamo in modo particolare, crescendo riceviamo miliardi di stimoli e ci formiamo interessi e passioni in modo unico rispetto a chiunque altro, pur con le stesse condizioni.
      Inoltre la spiritualità è qualcosa che fa parte della nostra natura, anche se ognuno la vive in modo differente.
      Hai letto il Castello interiore di Teresa D’avila?

      • Si, l’ho letto e mi è piaciuto molto anche quello, prossimamente voglio leggere Ultime conversazioni di Ratzinger, Storia di un’anima di santa Teresa di Lisieux che tra l’altro è una dei miei santi preferiti insieme a santa Rita da Cascia e a san Giovanni Paolo II°, Il volto della misericordia di Cantalamessa, predicatore che sia a me che a mio marito piace molto, alcuni libri di Ennio Staid. Non mi è invece piaciuto per niente La donna e il sacerdote di Arturo Paoli. L’ ho letto solo per curiosità, perché l’ho visto in mano al mio parroco. Mi sembra che l’autore faccia dei giri d’amore per raccontare probabilmente la sua storia d’amore con una donna,seppur platonica da quanto ho capito. A me una certa ipocrisia, tanti giri di parole non piacciono, preferisco un sacerdote che dice chiaramente che lui è contrario al celibato, anche se a mio parere quando uno diventa sacerdote dovrebbe mettere in conto che quella scelta comporta il celibato, altrimenti che si sposi e poi diventi diacono permanente, ma questa è un’opinione molto personale, chi mi legge si senta libero di non condividerla, non mi offendo. Saluti: Eufemia

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