Gioia di vivere: come riscoprire il gusto vero della vita!

Oggi parliamo della gioia di vivere e di come scoprire, o riscoprire se ultimamente te lo sei perso, il vero gusto della vita.

Cercare la felicità è quel che facciamo tutti, assaporarla purtroppo riesce a pochi.

Io penso che la vita sia un’esperienza meravigliosa, sempre ricca e carica di grandi opportunità. Questo perché la mia vita è più facile di quella degli altri?

Ovviamente no.

Certo, ognuno ha i suoi problemi e anche se le tue difficoltà ti sembrano enormi, ogni persona penserà la stessa cosa delle proprie.

Il gusto della vita non sta nelle cose che fai, nelle esperienze che vivi, nei problemi come nei successi.

La voglia di vivere, l’entusiasmo per farlo dipendono sempre da cosa vedi, da come lo fai, dal tuo atteggiamento.

La più grande scoperta è questa: la tua vita è nelle tue mani, sei libero, o libera, di crearla come vorresti.

Lo so, parole, per cui andiamo al sodo, perché oggi ti racconto la storia di un ragazzino che è cresciuto assieme a un albero piantato nel cortile di fronte alla sua camera.

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La gioia di vivere sotto l’ombra di un noce

Gioia di vivere

 

Matteo aveva otto anni quando visse una delle giornate che avrebbe ricordato come tra le più importanti della sua vita, anche se, quel giorno, non lo sapeva e quello che accadde gli sembrò quasi banale e insignificante.

Dalla finestra della sua stanza, in un pomeriggio soleggiato, vide il loro vicino piantare un alberello proprio di fronte alla sua finestra.

Il suo vicino lo conosceva solo di vista, non ci si era mai fermato a parlare, ma era sempre sorridente, aveva più di cinquant’anni, due figli e una moglie che insegnava nelle scuole materne.

L’uomo piantò l’alberello, poi si voltò e sorrise a Matteo, che timidamente rispose con un mezzo sorriso e scomparve dalla visuale.

* * *

Aveva sedici anni il giorno in cui, sbattendo la porta di casa, lanciò con rabbia lo zaino sul letto.

Adele, la sua ragazza, lo aveva appena mollato. Lui non sapeva accettare questa cosa, si sentiva innamorato e pensava quanto fosse ingiusto che dovesse soffrire così tanto.

Quasi con le lacrime agli occhi si avvicinò alla finestra, attratto da un movimento strano provenire dal giardino di fronte.

Sotto le foglie del noce, l’alberello che aveva visto piantare in un pomeriggio simile diversi anni prima, c’erano molte persone vestite di nero. Il vicino abbracciava la figlia, che conosceva perché frequentava la stessa scuola. La ragazza piangeva.

Matteo si distrasse della sua delusione e si fermò a osservare l’uomo. Quello lo notò, e fece un cenno del viso sorridendogli, proprio come qualche anno prima, mentre piantava quell’albero.

Matteo rispose in automatico, e si defilò, proprio come faceva di solito. Osservò lo zaino sul letto, si sentiva meno nervoso e solo qualche ora dopo scoprì che un tumore si era portato via la moglie del loro vicino.

* * *

Passarono alcuni anni e Matteo ne aveva 23, appena laureato.

Da alcuni mesi, inutilmente, cercava lavoro e non riceveva altro che rifiuti a ogni candidatura. Sembrava che nessuno volesse farlo lavorare.

Deluso e frustrato entrò nella sua stanza, lasciò cadere sulla scrivania la cartelletta con i curricula e si affacciò alla finestra.

Anche quel giorno scorse il suo vicino, sorrideva mentre parlava con la figlia. Anche lei sorridente e bella come non l’aveva mai notata. Si fermò a osservare i due.

Sotto l’ombra del noce, divenuto ormai enorme, parlavano e quando l’uomo notò il ragazzo gli sorrise. Questa volta Matteo sorrise senza defilarsi, si fissarono per qualche secondo.

Poi notò che la ragazza si reggeva male su un bastone e si ricordò che sua madre gli aveva detto, proprio un paio di mesi prima, che era malata di una rara malattia alle gambe e che avrebbe presto smesso di camminare.

Gli si strinse un nodo in gola e quasi gli venne da piangere.

Quella sera Matteo non dormì.

Nella sua mente si affollavano i mille pensieri sul suo futuro, il lavoro che non c’è, una laurea che forse non era quello che desiderava, la solitudine di non avere una compagna.

Ma nel soffitto, ogni tanto, in quei pensieri, si faceva largo il sorriso del suo vicino, e quello della figlia. Come potevano essere sempre così sereni?

Matteo si chiedeva se fosse lui ad avere qualcosa che non andava. Non dormì che poche ore e fece, la mattina seguente, ciò che in tanti anni non aveva mai fatto.

Appena fu giorno si avvicinò silenzioso alla casa del vicino, il cancello non era chiuso e poté entrare nel giardino e vide l’uomo seduto sotto il noce.

“Avvicinati Matteo” gli disse spaventandolo, poiché non si era accorto di essere stato visto. Quasi in imbarazzo si avvicinò senza dire una parola e su invito dell’uomo si sedette sulla panchina sotto il noce, accanto a lui.

“Non abbiamo mai parlato noi due, vero?” chiese l’uomo, sapendo la risposta e rompendo un silenzio durato pochi minuti ma che a Matteo sembrava un’eternità. “No, non credo” bisbigliò sperando di andarsene quanto prima.

Osservò però l’uomo, da vicino. Si vedevano i segni dell’età, le rughe ne solcavano il viso ma sotto la barba ormai bianca il sorriso era quello del pomeriggio di tanti anni fa. “Questo noce è molto bello” disse, forse solo per non restare zitto ancora.

Ripensava alla storia della figlia dell’uomo quando questi interruppe i suoi pensieri: “Sei felice, Matteo?”. Il ragazzo sorrise d’istinto a una domanda tanto insolita. Non disse nulla, quasi dovesse cercare la risposta.

“L’hai trovata la gioia di vivere?” incalzò l’uomo, cogliendo nello sguardo di Matteo dubbi e perplessità. “Oh no”, rispose diretto, prendendo coraggio, “ho troppi problemi, difficile avere gioia quando la vita è amara”.

Si sarebbe voluto tirare un pugno per aver detto tante fesserie all’uomo che gli stava vicino.

“Giusto qualche giorno fa” riprese l’uomo, “ho tirato alcuni rami che si erano seccati e rotti per il vento di questo inverno”. Il suo sguardo si perdeva tra le foglie dell’albero.

“E’ normale, sai, che qualche ramo possa spezzarsi, e a volte potrebbero rompersene anche molti. Ma fino a che la radice è viva, quest’albero avrà sempre forza e darà tutta la sua voglia di vivere attraverso la sua ombra, o le sue noci.

Sono ottime sai?” concluse restando in silenzio. “Forse ho le radici secche” replicò mestamente Matteo, dimostrando di aver capito la metafora.

“Tu sai cos’è successo a mia moglie e cosa sta attraversando Giulia, mia figlia, vero?”. Matteo non voleva toccare l’argomento, avrebbe solo voluto fuggire lontano, non essere mai andato a sedersi su quella panchina.

“Non mi ha tolto la gioia di vivere” disse con occhi lucidi e voce ferma l’uomo, e Matteo si sentì immobile, come paralizzato. “La gioia di vivere non te la toglie nessuno se capisci”. Proseguì.

“Cosa?” chiese Matteo senza esitare un solo istante.

“Che niente può impedirti di essere felice” disse sorridendo. Matteo restò in silenzio. “Quando mia moglie si è ammalata non me la sono presa con Dio o con i medici per quella notizia.

Ho pregato perché lei avesse la forza di vivere bene la malattia, perché io e Giulia avessimo la forza di amarla nonostante tutto, come avrebbe meritato.

Se a un malato che deve morire togli la gioia di vivere, perché attorno a lui tutti sono tristi, non è peggio?” Matteo era stupito e non diceva nulla.

“Ho ringraziato Dio per aver incontrato mia moglie, e l’ho ringraziato per ogni giorno in cui, anche se malata, ho potuto darle il mio amore.

La mai gioia era immensa, perché avevo un’opportunità, potevo dare un sorriso a qualcuno, e aiutarlo a non lasciarsi andare.

Sai” proseguì chiudendo gli occhi, mentre Matteo ascoltava con ammirazione, “moriamo tutti, è la vita, capiterà in modi diversi, ma la gioia non sta nel quanto vivi, ma nel come lo fai.

Ogni giorno, per tutti i mesi della malattia, mi sono alzato consapevole che avevo ancora un giorno per dare il meglio. Ecco la mia gioia: potevo amarla.

E oggi è lo stesso quando mi alzo, stanco ma forte, sapendo che Giulia ha bisogno di me. Non fisicamente, se la caverà bene anche su una sedia a rotelle se succederà, ma perché non pensi che la gioia di vivere possa finire con una malattia”.

L’uomo aprì gli occhi e fissò seriamente Matteo. “Ti faccio una domanda: posso evitare una malattia? Un licenziamento o un’altra situazione negativa?

O tu puoi evitare le difficoltà che ti sono capitate e ti rendono pensieroso oggi?”. Matteo restava in silenzio. “Non puoi tu, non posso io. Se la gioia di vivere dipendesse dalle cose che accadono, pazienza, sarebbe un disastro!” disse ridendo.

Poi si alzò poggiando le mani rugose sul legno dell’albero. “Quest’albero mi ha ricordato che la vita va avanti, nonostante i rami rotti e spezzati.

La gioia dipende da te.

I problemi ci sono, per cui guardali negli occhi e decidi se vuoi chiuderti in camera, tirando le tende”, Matteo sussultò a queste parole come se l’uomo avesse sempre saputo che si defilava dal suo sguardo per paura o timore, o vigliaccheria.

“Oppure se affrontarli, aprire la finestra e andare incontro alla vita, come viene, con entusiasmo, gioia, sapendo che è un’opportunità ogni giorno che hai a disposizione.

Puoi dare amore a un ragazzo che viene nel tuo giardino, o a tua moglie, tua figlia, o a chiunque incontri.

Quando mia moglie si ammalò abbiamo deciso che sarebbe morto il suo corpo, non le nostre anime o i nostri sentimenti, e quando Giulia si è ammalata, abbiamo deciso che forse lei avrebbe smesso di camminare, ma non noi e la nostra forza.

Niente può spegnere la gioia di vivere se tu scegli di vivere con gioia le cose che ti capitano e di continuare a pensare che tu puoi fare la differenza.

Fosse solo nella vita di una persona“ disse lentamente fissandolo negli occhi, “non sprecare l’opportunità di vivere che hai avuto”.

* * *

Il soffitto era il solito, i pensieri sembravano diluirsi lentamente, quindi si alzò e si mise alla finestra. Il vicino abbracciava Giulia, mentre passeggiavano, anche se lei faceva un po’ fatica.

Forse un po’ più fatica di qualche giorno prima.

Si voltò e vide Matteo, lo salutò e gli sorrise. Matteo trattenne una lacrima, sorrise e salutò anche lui, con gioia.

Non si defilò questa volta, fino a che non fu il vicino a distogliere lo sguardo attirato dalle risa di Giulia che aveva visto un uccellino tra i rami del noce.

Matteo restò lì, qualche minuto a osservare in silenzio quell’uomo, la figlia e l’ombra dell’albero.

Non aveva un lavoro, e forse non sapeva nemmeno cosa volesse fare nella vita, suo padre non gli avrebbe mai fatto un discorso tanto bello, forse nemmeno più parlavano davvero da anni.

Era solo, senza una donna che lo amasse, ma per la prima volta, da quando aveva otto anni, sentiva finalmente una gran voglia di vivere e cogliere le opportunità che la vita gli avrebbe offerto.

 

Vuoi conoscere il percorso che hanno fatto Matteo e il suo vicino di casa?

Si tratta dello stesso percorso che ho fatto anche io, e che ti offro gratuitamente.

Un viaggio per capire come puoi vivere con gioia qualsiasi situazione si presenti.

Ricorda che non puoi decidere cosa la vita ti offre, ma come viverlo, e questa è la sola cosa che conti davvero.

Non aspettare, come faceva Matteo, che sia la gioia di vivere a bussarti alla porta: vivi tu con gioia.

Metti entusiasmo, pensa a come fare la differenza nella vita degli altri, dai il massimo, impegnati, lotta, vivi, ama.

L’errore che tutti commettono, e come mental coach lo vedo spesso, è pensare che raggiungeranno la felicità chissà quando o per chissà quali risultati.

Illusione.

Come si fa ad essere felici?

Vivi con entusiasmo, dai tutto e fallo pensando che ogni giorno è la tua grande occasione per fare del tuo meglio.

Metti gioia, vedrai che la gioia diventerà il tuo modo di essere e tu, così, diventerai felice 😉

E se ti piace questa storia e vuoi dirmi cosa ne pensi, lascia pure un commento, sarò felice di leggerlo.