Ho paura di morire: la vinci se scegli di vivere davvero

Oggi voglio parlare di un tema delicato, in risposta a quanti a volte mi dicono: “ho paura di morire”.

Certo, magari di solito evitiamo di pensarci, ma non è difficile temere la morte.

Non possiamo nascondere, infatti, che la nostra cultura ci educa molto male da questo punto di vista, mostrandoci la morte come qualcosa di brutto, di negativo, di triste.

Associamo a essa il lutto, la disperazione, la sofferenza e non abbiamo una visione della morte come passaggio, come tappa o semplicemente come caratteristica naturale della vita.

Per capire meglio le tue emozioni, la tua paura, ti consiglio di fare subito il mio test.

Se vuoi liberarti del timore della morte, devi necessariamente capire meglio le tue emozioni. E una delle domande che leggerai parla proprio della morte.

 

Come già diceva Seneca molti anni fa, avere paura della morte per il dolore che potremmo provare, non ha senso.

Se sono vivo la morte non fa male, se sono morto, non sento nulla, per cui dolore e morte non sono un problema.

Certo, potremmo avere paura di morire per la sofferenza che comporta il modo in cui la morte viene.

Ma anche in questo caso sarebbe una cosa differente, paura della sofferenza, del dolore.

Oggi voglio parlare della paura di morire, del timore della morte in sé, per capire da dove può nascere, come affrontarla e, soprattutto, come vivere pienamente la nostra vita finché ne abbiamo il dono.

 

Tutti vogliamo vivere!

Ho paura di morire

Uno degli istinti più forti che possediamo, anzi, senza dubbio la forza più grande, è legata alla voglia di vivere, il desiderio di continuare a esserci.

Ma come tutti gli istinti umani, noi siamo capaci di scegliere liberamente se e come controllarli.

D’altronde, se così non fosse, non esisterebbero persone che la vita se la tolgono volontariamente.

Se ti guardi attorno, tra piante e animali, una certezza è assoluta: la vita lotta sempre per non finire. E noi non facciamo eccezione.

La paura di morire nasce principalmente dal nostro desiderio positivo di vivere, di esserci, di esistere. Abbiamo paura che tutto finisca, perché infondo siamo attaccati alla vita con forza.

È evidente che non hai paura di perdere cose di poco valore, cose che per te non contano e la paura di morire è la paura di perdere la cosa più preziosa che esista.

Ci sono due guide che dovresti leggere, una dedicata in generale a come vincere la paura, qualsiasi tipo di paura, e una specifica rivolta alla paura di amare.

Anche se sono cose differenti, credo sarebbero preziose per capire meglio come nasce dentro di noi questa emozione così forte.

La paura della morte è quindi legata al nostro desiderio di vivere, ma non solo, poiché la paura non dipende dalle cose che succedono, ma da come le viviamo, la paura di morire è legata ai nostri pensieri.

Se io sono concentrato sulle cose belle che vivo ogni giorno, se metto entusiasmo in ogni azione, se lavoro con gioia, se uso il mio tempo con allegria, difficilmente mi metterò a pensare alla mia morte.

Certo, abbiamo il pessimo vizio di considerarci immortali e vivere come se non dovessimo morire mai, ma di fatto la paura della morte sopraggiunge solo se apriamo la porta ai pensieri negativi.

Se ho paura di morire significa che nella mia mente ci sono pensieri come questi:

  • Perderò tutte le persone che ora sono con me.
  • Non potrò più fare tutte le cose che mi piacciono.
  • Starò male e soffrirò.
  • Ogni cosa che mi circonda potrebbe farmi male.
  • Tutto è una potenziale minaccia e ogni persona un possibile nemico.

E molti altri che ora non mi vengono in mente 😉

Quando spiego cos’è l’indipendenza emotiva dico semplicemente che ogni nostra emozione è creata dai nostri pensieri.

Ovviamente oggi non tocchiamo questo tema, ma il concetto è che la paura di morire dipende da cosa pensi mentre la provi.

Pensi alle cose negative che potrebbero succedere, sei concentrato, o concentrata, su quello che puoi perdere, sulle cose che ti mancheranno, sulle opportunità che svaniscono.

Il punto è che non è la morte che fa paura, ma cosa ne pensi tu, il significato che gli dai, come la vivi e la immagini.

Siamo noi che creiamo le nostre emozioni e la paura di morire si vince cambiando i pensieri che abbiamo sulla nostra vita e sulla nostra morte.

Ovviamente questo presuppone un cambiamento profondo nel modo in cui viviamo la nostra vita, e mi ricorda cosa faceva un bambino, con i suoi giocattoli.

 

 

Ho paura di morire: quando il divertimento finisce prima di cominciare!

 

ConsapevoleUn bambino che gioca con le costruzioni immergendosi pienamente in quello che fa, trae gioia da ogni singolo istante che passa giocando.

Alla fine del giorno non ha problemi a posarle per andare a dormire, non si sveglia con l’ansia di andare a riprenderle, il mattino dopo.

Ha preso, dal gioco, tutto quel che poteva prendere ed è soddisfatto, felice. Giocava per il piacere di giocare, con gioia e allegria.

Saprà smettere, al momento opportuno, senza problemi.

 

A me capitava spesso giocando a calcetto. Esperienza banale, è vero, ma significativa.

Quando finiva la partita, anche se non vincevo, ma mi ero divertito, avevo dato tutto e avevo giocato con entusiasmo, allora ero sereno, non mi dispiaceva finisse, ero appagato.

E lo ribadisco: non contava se vincessi, ma se mi ero divertito e impegnato come potevo, se avevo dato il massimo in quella partita.

Dipendeva da me, ora lo comprendo molto meglio di qualche anno fa, ma il bello è che io determinavo se avrei lasciato i giocattoli senza problemi, con gioia per aver giocato.

 

Un altro bambino che invece vive le sue costruzioni nel modo sbagliato vorrà da esse sempre qualcosa di più, si aspetta di essere felice e quel che prova non gli basta.

Non è soddisfatto, non gli basta giocarci, deve costruire un grattacielo, e deve essere come lui lo ha in mente.

Quando il padre gli dice che è l’ora di posare i giochi non l’accetta perché non ha ancora ottenuto quel che pretendeva, e non ha mai pienamente giocato.

Non godeva del gioco, pretendeva certi risultati ed era così preoccupato di costruire torri e castelli, da non riuscire a giocare con gioia.

Non giocando per il gusto di farlo il tempo del gioco non gli basta mai. 

Ha paura di non poter più giocare.

 

A me succedeva quando giocavo male, quando mi rendevo conto di non dare il massimo, mettevo poco impegno o magari ero semplicemente assente, anche se fisicamente ero sul campo.

Alla fine avrei voluto giocare ancora, per rifarmi della brutta partita, e non contava se avevamo vinto: io non mi ero divertito.

Così, pensando alla morte, sono certo che il solo problema sia la nostra vita: se siamo occupati a vivere intensamente, a dare il meglio con entusiasmo, a pensare a come creare ogni giorno della nostra vita ricco di gioia, non c’è spazio per la paura di morire.

Lo ripeto: se ho paura di morire è solo perché non sto vivendo pienamente.

Ma cosa vuol dire vivere?

  • Correre per arrivare primi al traguardo?
  • Costruire il grattacielo più alto?
  • Comprare l’ultimo modello di cellulare o automobile?
  • Andare in vacanza nei posti più in?
  • Essere invitati alle feste?
  • Avere molti zeri nel proprio conto in banca?
  • Ricevere il rispetto e la riverenza degli altri?
  • Ottenere onori e gloria dalle persone?
  • Pagare le bollette o il mutuo?

Tutti sappiamo che non è così che stanno le cose, eppure siamo troppo occupati a tirare avanti per vivere, abbiamo paura della vita, ecco perché temiamo la morte.

O vuoi fare la fine del criceto?

 

Ma per eliminarla, per modificare questi pensieri negativi, devi innanzitutto cambiare prospettiva.

Più fuggiamo dalla morte meno impariamo a comprendere che essa non solo fa parte della vita, ma è anche fondamentale per ricordarci qualcosa di importantissimo: non vivremo in eterno.

Non solo la morte ha la capacità di ricordarci che abbiamo un tempo limitato da impiegare nel modo migliore, ma soprattutto che se non siamo capaci di morire, ossia di lasciare andare, allora non cominciamo mai a vivere.

Significa lasciare la presa, come prima cosa, su ogni pretesa, su ogni attaccamento che ci porta sofferenza e dolore.

Qualunque sia la cosa che rifiutiamo, anche di morire, essa ci porta dolore perché nel rifiutarla noi ci opponiamo alla vita stessa.

Quando una persona muore tutto ciò che possiede lo lascia.

Dobbiamo imparare a fare a meno delle cose che spesso ci rendono schiavi, delle cose di cui pensiamo, erroneamente, di non poter fare a meno.

Significa aprire gli occhi e lasciare accadere le illusioni che ci hanno accompagnato tutta la vita, lasciar cadere le pretese che altri si comportino come vogliamo noi, che gli eventi soddisfino le nostre aspettative, che la nostra vita vada esattamente come abbiamo pianificato qualche anno prima.

Come il bambino che invece di godersi il gioco è tutto preoccupato a ottenere questo o quello, pensando che il senso del gioco sia quel traguardo, quella torre costruita in un certo modo.

Più tu vivi pretendendo certe cose, più non ti godi il viaggio ossessionato, o ossessionata, dalla meta, senza capire che il viaggio stesso è la vita.

Una vita dove essere attivi e vivere non vuol dire pretendere, ma amare, ossia saper accettare anche ciò che non ci piace e lavorare sodo, senza imposizioni, per migliorare le cose.

Liberarsi delle paure che ci impediscono di amare: temiamo di soffrire, di restare soli, di venire delusi, di provare dolore, di non essere amati, apprezzati, capiti, accettati, di venire respinti.

Dobbiamo cambiare visione e renderci conto che la nostra vita è il frutto delle nostre scelte e non di quelle altrui. Altrimenti non potremo che avere paura che tutto finisce prima di aver ottenuto tutto quello che volevamo.

Per quanto male possano farci gli altri, la felicità non dipenderà mai dalle loro azioni ma solo dalle nostre scelte, dalla nostra scelta di amare senza pretese, ovverosia in modo autentico.

Imparare a lasciare la presa, a vedere la realtà al di là di condizionamenti e schemi imposti da altri, al di là delle paure che ci attaccano, al di là delle convenienze e del nostro egoismo è la sola via per vincere la paura della morte.

Il bello è che quando sei troppo occupato, oppure occupata, a vivere, non senti più la paura di morire, non ci pensi, non ti interessa, perché vivi, e hai ben altro da fare 😉

Abbiamo solo un certo tempo a nostra disposizione e dovremmo viverlo pienamente.

 

Vivere con entusiasmo, pienamente e davvero: il segreto per diventare felici

Entusiasmo

Amore e attaccamento sono cose differenti: l’amore è libertà, infatti, apertura, accettazione della realtà (e della morte quindi), l’attaccamento rifiuta questa realtà, è puro egoismo, è pretesa, prigionia.

La paura di morire nasce quando ci attacchiamo non alla vita, ma alla sopravvivenza, quanto il quanto diventa più importante del come.

Non ha importanza quanti giri d’orologio vedremo, conta come impiegheremo questi istanti a nostra disposizione.

Se scegliamo di amare e ne facciamo il nostro modo di vivere, dieci minuti d’amore varranno quanto un’eternità.

La paura della morte è normale in coloro che non hanno imparato a vivere pienamente, in coloro che hanno fatto della loro esistenza una corsa dentro un ruota, in coloro che hanno sempre bisogno di altro tempo per fare quel che, finora, non sono riusciti a fare. 

Questo deriva dalla nostra distorta convinzione che sarà domani il momento giusto, che domani avremo il successo che meritiamo, che domani riusciremo a dare un senso alla nostra vita ottenendo questo successo o tagliando quel traguardo.

Ma se vivere significa amare, allora non è domani che avremo tutto, ma ora, se scegliamo di amare senza pretese.

Ovviamente devo capire bene cosa significa amare, ma te lo sto spiegando praticamente ogni mattina, in ogni colazione 😉

Se vivo, se amo, se ogni istante della mia vita metto al primo posto le persone, chiunque siano, e non le cose, il denaro, il dovere presunto che la società mi impone.

Se scelgo di agire secondo giustizia, ossia agendo sempre con gli altri sapendo immedesimarmi in loro, con comprensione e rispetto, facendo quindi dell’amore la mia legge, la mia regola quotidiana, allora vivo.

Non ho paura di morire se ho iniziato a vivere, perché ogni giorno in cui vivo, vivo totalmente, non a rate, non ho conti aperti con la vita che la morte mi impedisce di riscuotere.

Ho paura di morire solo se ho paura della vita, se non ho il coraggio di amare, se tengo le orecchie chiuse, se giro la testa dall’altra parte per convenienza, se dietro la scusa “io non c’entro” chiudo gli occhi di fronte al male divenendo il suo primo complice, se non scelgo di amare tutti, sempre, qualunque sia il prezzo da pagare per questa scelta.

La vita è esigente: vuole che siamo consapevoli, e temiamo di non saper accettare la realtà se non è come noi la vogliamo.

E questo vuol dire eliminare ogni pretesa, ma siamo persuasi a torto che se non esigiamo qualcosa non avremo quel che ci serve.

E se non avremo quello che ci serve, non ci divertiremo.

Vuole che amiamo, e abbiamo paura di aprirci agli altri, di dare, perché temiamo di soffrire, di stare male, di venire sfruttati, di “perdere”.

La vita vuole che osiamo con fiducia, e questo comporta dei rischi dai quali, quasi sempre, preferiamo fuggire.

E vuole che ci assumiamo la nostra responsabilità, cosa che non siamo educati e abituati a fare.

La consapevolezza comporta responsabilità, perché se vediamo la realtà e non facciamo quel che sappiamo giusto, non potremo trovare scuse, dovremo ammettere di aver scelto.

Abbiamo paura della vita perché preferiamo la sicurezza del nulla al rischio di vivere, perché è più facile chiudere occhi, orecchie e cuore.

Abbiamo paura della vita perché non siamo stati educati a vivere pienamente.

La paura si vince in un solo modo: affrontandola.

Ogni paura nasce dall’ignoranza: non conosciamo bene cosa ci spaventa, non consociamo bene come affrontarlo, non conosciamo bene le nostre infinite risorse per farlo in modo vincente.

Se apriamo gli occhi, scopriamo che le nostre paure sono spesso infondate: non solo abbiamo paure esagerate, ma sempre abbiamo le risorse per affrontarle.

Abbiamo paura della vita solo fino a quando non decidiamo di comprendere che vivere vuol dire amare, fino a quando rifiutiamo la responsabilità e il rischio di vivere.

Quando scegliamo la vita, scopriamo che le nostre paure erano infondate, quando iniziamo a rischiare scopriamo che non abbiamo nulla da perdere, quando iniziamo ad amare vediamo che non abbiamo nulla da chiedere.

Oggi è il giorno per amare, non domani o ieri. Oggi.

Oggi metti entusiasmo in quello che fai, cerca la tua strada, vivi con gioia, dai tutto ciò che sei, vivi come se fosse l’ultimo giorno, con allegria, voglia, intensità.

Concentrati sulla tua vita, sul presente, dai tutto, adesso, senza lesinare una sola goccia di entusiasmo o amore. Quello che fai, fallo come fosse la cosa più importante del mondo.

Questo vuol dire amare: dare tutto in ogni istante.

Se ogni giorno scegliamo di amare, avremo fatto tutto quello che dovevamo, e non ci sarà più paura di morire, ma solo gioia di vivere.

Una cosa sola è certa nella vita: ed è l’amore, più forte della morte, perché se crediamo nell’amore e scegliamo di amare non temeremo la morte e non moriremo mai.

Non ci sono facili scappatoie o “pillole magiche”, la paura è frutto del nostro modo di pensare e di come osservi e vivi la vita. Devi lavorarci, cambiare prospettiva, forse cambiare tutto.

Ma la strada è questa perché ogni problema è figlio di ciò che siamo in questo momento. Il tema di oggi è molto complesso, e se vuoi una mano sarò felice di rispondere ai tuoi commenti 😉

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Giacomo Papasidero
 

Mental Coach dal 2010, mi occupo di felicità ed emozioni da oltre 10 anni. Il mio obiettivo è insegnare che ognuno di noi può diventare più forte di qualsiasi problema. Questo per me significa diventare felici.Anche se ho tenuto un seminario all'Università di Parma e sono stato ospite a SKyTg24, la cosa di cui vado più fiero è la Scuola di Indipendenza Emotiva che ho avviato nel 2018, perché è un percorso chiaro, graduale e concreto che sta rivoluzionando la vita di tante persone.

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