Il senso della vita: la storia di una fabbrica di peluche

Qual è il senso della vita?

Voglio dire, per cosa siamo qui?

A che scopo ti alzi ogni mattina e fai tutto quello che fai?
Perché viviamo, dove stiamo andando, a che serve tutto questo?

Quando nel 2008 ero a Cento, come direttore di un negozio di abbigliamento, una mia collaboratrice disse, una sera mentre lasciavamo il negozio dopo la chiusura, che la vita è pagare le bollette.

Tutto qui?

Non lo credevo allora, ancora meno ci credo oggi.
Ecco la storia di una grande fabbrica che ti aiuterà a comprendere il senso della vita.

 

Il senso della vita e la fabbrica di peluche

Il senso della vita

Un gruppo di persone decisero di aprire una fabbrica di orsacchiotti di peluche.

Ognuno avrebbe fatto la sua parte: alcuni cucivano a mano, uno per uno, ogni orsetto.
Altri pubblicizzavano i loro pupazzetti.
Altri ancora li vendevano fuori dalle scuole.

Chi cuciva era orgoglioso del proprio orsetto e ognuno aveva un nome ideato dal proprio creatore.

Chi pubblicizzava gli orsetti e li vendeva, chiacchierava con i bambini e i loro genitori, faceva vedere ogni orsetto, diventava una persona fidata.

Per alcuni anni tutto andò per il meglio: la produzione era ottima, i loro orsetti amati dai bambini e le vendite andavano benissimo.

Poi si accorsero che avrebbero potuto guadagnare di più se avessero usato le macchine da cucire, così divisero la creazione degli orsetti in fasi più rigide.

Alcuni cucivano solo la testa, altri le zampe, altri il corpo.
Infine alcuni assemblavano tutto insieme.

In questo modo si creavano più orsacchiotti, anche se ogni tanto qualcuno veniva buttato perché difettoso.

Chi si occupava delle zampe, inoltre, aveva espresso un po’ di malumore perché adesso era meno piacevole e più ripetitivo il proprio lavoro.

E anche chi si occupava di vendita e promozione doveva fare più in fretta, meno chiacchiere con i bimbi e più fatturato.
Non poteva più giocare con i futuri acquirenti.

Le vendite crebbero e tutti lasciarono cadere le loro lamentele.

Qualche mese dopo pensarono di creare una vera e propria catena di montaggio.
Più pezzi, meno fatica, più rapidamente.

Vista la complessità, affidarono la gestione a manager professionisti.

Adesso erano le macchine a cucire e assemblare gli orsetti, mentre le persone dovevano solo occuparsi di controllare e gestire il sistema.

Chi vendeva i peluche smise di incontrare i bambini fuori dalle scuole: aprirono un negozietto dove i peluche erano esposti e misero un venditore a fare gli scontrini.

Le vendite non furono mai così alte.
Ma i manager non erano soddisfatti, si poteva fare di più.

I pezzi difettosi erano tanti, e chi amministrava si lamentava dei costi.

D’altro canto il lavoro era diventato noioso e chi prima cuciva a mano adesso si sentiva poco utile e il lavoro era diventato un peso.

I manager pensarono che la soluzione fosse semplice: una catena di montaggio più efficiente e rapida, meno personale costoso e inutile, niente venditori ma uno store automatizzato e vendite online!

Uno a uno, i fondatori della fabbrica, furono tutti licenziati.

Nel giro di qualche mese non si facevano più orsacchiotti, ma cappellini e magliette con le stampe dei personaggi dei cartoni animati: vendevano molto di più.

 

La nostra mente è come questa fabbrica.
Invece di peluche, produce pensieri.

Inizialmente siamo liberi da schemi e paure, facciamo le cose che amiamo, con passione, cuciamo ogni orsacchiotto a mano e gli diamo un nome.

Ci divertiamo, mettiamo amore, entusiasmo.

Poi, con il tempo, qualcosa cambia: possiamo avere di più.

E così nella fabbrica smettiamo di dare la priorità a quel che è bello fare, e prevale quel che si deve fare, quel che rende e frutta di più.

E senza accorgercene lasciamo che a gestire la nostra vita siano gli altri: datori di lavoro, politici, partner, figli, genitori, amici.

Cucire a mano un peluche “è bello”, ti senti dire, “ma quanto ci metti? Ti conviene?”.

Ovviamente no, lo sai, abbassi gli occhi e guardi il tuo orsetto. Lo stringi nella mano e sai che lo ami.

Lo ami perché lo hai fatto con amore, c’è tutto il tuo entusiasmo, la tua voglia di vivere.

Ma non rende, puoi avere di più.

Così iniziamo a farci schiacciare dal sistema per cui dobbiamo fare quel che tutti fanno, produrre, essere più efficienti, più efficaci.

E anche se lo senti che prima era bello goderti ogni singolo orsacchiotto, dargli vita e crearlo senza fretta, vai avanti: in fondo ora guadagni di più, hai successo, i risultati ti dicono che stai migliorando.

E così ti perdi.

Fino al punto che tu non servi più alla tua fabbrica, e ti licenziano!
Finendo per vivere la vita che gli altri hanno pensato per noi, per fare quel che ci si aspetta da te.

Fino a qualche anno fa pensavo di volerlo io.
Che quella catena di montaggio in cui stavo fosse il meglio, la “mia casa”, la mia scelta.

Poi, un giorno, ho ritrovato nello scatolone impolverato un orsacchiotto di peluche, di quelli cuciti a mano.

Vecchio, logoro, imperfetto.

La vita è amare

L’ho abbracciato e ho capito che il senso, nella vita, non è produrre, non è fare, non è arrivare.

Il senso della vita è amare.

Ho gettato via tutto, ho distrutto la catena di montaggio e licenziato i manager.
Ma sai che non si ricordavano che lavoravano per me?! 😀

E sì, ci facciamo controllare e licenziare da persone che in teoria abbiamo assunto per aiutarci a vivere meglio, e che diventano i nostri “carcerieri”.

Per il nostro bene.
Ovviamente con le migliori intenzioni.

Perché anche loro hanno confuso l’avere con l’essere, il mezzo (la fabbrica) con lo scopo (l’amore).

Il senso della vita è amare.

Creare con calma ed entusiasmo ogni singolo orsetto, ognuno unico, diverso dagli altri, dargli un nome e sapere che è una parte di te, che parla di te al mondo.

Creare a mano ogni singolo orsacchiotto sapendo che sono l’amore e l’entusiasmo che ci metti a fare davvero la differenza.

E poi donare quell’orsacchiotto a un bambino commuovendoti nel vedere il sorriso che si spalanca di fronte a quel piccolo, insignificante orsetto che ti è costato ore di lavoro.

E di gioia.

Il senso della vita è andare a letto sereno, con il cuore leggero, con quei sorrisi nella mente, sapendo che non vedi l’ora di alzarti, domani mattina, per rimetterti a cucire, con amore, il tuo prossimo capolavoro.


P.S.
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Scegli la frase in cui ti rivedi di più, anche se non alla perfezione.

Chi ha scritto questa pagina:

Giacomo Papasidero

Mental Coach dal 2010, mi occupo di felicità ed emozioni da oltre 10 anni. Il mio obiettivo è insegnare che ognuno di noi può diventare più forte di qualsiasi problema. Questo per me significa diventare felici. Anche se ho tenuto un seminario all'Università di Parma e sono stato ospite a SKyTg24, la cosa di cui vado più fiero è la Scuola di Indipendenza Emotiva che ho avviato nel 2018, perché è un percorso chiaro, graduale e concreto che sta rivoluzionando la vita di tante persone.


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Rudi Fratti
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Rudi Fratti

Ciao, ho acquistato un tuo libro e strutturato e profondo. Io sono un massofisioterapista e causa ristrutturazione aziendale sono stato licenziato, così in 5 min. Ho 46 anni e ritrovare un lavoro sarà molto difficile…

Pasqualina
Ospite
Pasqualina

meraviglioso

Micaela
Ospite
Micaela

Complimenti!ti cercavo e sei arrivato nella mia vita finalmente.io faccio 1 lavoro simile resp ass clientela…cerco sempre la luce e ahime’ sento tanta gente che da’ prevalenza al buio alla negativita’ e purtroppo nn vorrei sentirla sempre. Meno male un’ altra persona oltretutto professionale e che lo fa di mestiere…mi piacerebbe lavorare con te😄grazie infinitamente

Sabrina Paleari
Ospite
Sabrina Paleari

Vorrei ritrovare il senso della vita.
Vado a letto piangendo e mi sveglio con la paura, sempre da sola.
Ho dato tutto quello che potevo, tutto l’amore, ma sono così, triste e svuotata. Con la paura di rimanere sola per sempre.

Simona
Ospite
Simona

Grazie infinite Giacomo, le tue parole le accolgo come un dono.. e ne faccio tesoro.

Andrea
Ospite
Andrea

“E così nella fabbrica smettiamo di dare la priorità a quel che è bello fare, e prevale quel che si deve fare, quel che rende e frutta di più. E senza accorgercene lasciamo che a gestire la nostra vita siano gli altri: datori di lavoro, politici, partner, figli, genitori, amici.” …. “Così iniziamo a farci schiacciare dal sistema per cui dobbiamo fare quel che tutti fanno, produrre, essere più efficienti, più efficaci.”
Essere ciò che gli altri pensano di noi, annullare il proprio essere per rispondere a schemi e regole. Non essere più l’orsetto autentico, unico, originale. Ecco cosa soffoca le nostre emozioni e ci priva di viverle fino in fondo. Leggendo le tue mail, le tue pagine, ho aggiunto nuova energia positiva ad un percorso che mi sta finalmente aiutando a liberare da zavorre di paure che ora non voglio più portare sulle spalle.

Enzuccio
Ospite
Enzuccio

Un racconto molto profondo che fa riflettere molto sul senso del lavoro cosa che attualmente sta andando in totale disuso.

ivana serra
Ospite
ivana serra

Commovente Grazie

Carla
Ospite
Carla

Il senso della vita …. credo che ognuno di noi , a torto o ragione , sia convinto di aver dato uno scopo alla propria vita confondendolo con il senso della vita stessa . Cambiare può essere facile per quanto riguarda il nostro personale stile di vita ma non sempre anzi quasi mai chi e ciò che ci circonda ci aiuta nella sua realizzazione . Tu Giacomo dici e condivido che tutto (o quasi) si può risolvere con amore ma se sono continuamente denigrato offeso e non considerato creandomi ansia stres e frustrazione come posso ricambiare con amore ? Scusa ma io proprio non ce la faccio a mandar giù amaro e tirar su dolce anche perché è una mancanza di rispetto nei miei confronti e il rispetto io lo do e lo pretendo (anche se onestamente a volte sono io a negarmelo) .
A te Giacomo un grazie speciale perché ogni giorno ci ricordi che la “felicità “ci viene dalle piccole cose un tempo assaporare e poi dimenticate …. Non dovremmo mai dimenticare di essere stati bambini perché in quella fase della nostra vita eravamo ancora materia prima non plasmata . Un abbraccio

Paola Potestà
Ospite
Paola Potestà

Grazie.

Liberata Del Regno
Ospite
Liberata Del Regno

Sono felice di quello che stai facendo anchio ogni giorno mi sforzo e soprattutto mi sfido per superare i miei limiti e so che ogni passo è verso la creazione di valore questo rende le mie giornate dense di significato…l’importante è avere uno scopo chiaro!
Il mio è quello di vivere ogni istante con gioia indipentemente dalle difficoltà e trasmettere agli altri serenità …calma….amore…. io credo nel contagio….pensiero positivo…parole positive…azioni altrettanto positive ….questa è la legge di causa ed effetto.
Più crediamo nelle nostre potenzialità + attiviamo il potere dentro la nostra vita…nulla è fuori ….io ci credo e ogni giorno porto avanti il mio scopo con grinta e tanta tanta gratitudine…più Amore diffondiamo più amore ci travolge.
La motivazione è al cambiamento senza rimanere rigidi negli schemi….avere il coraggio di romperli e accoglierne di nuovi…la vita è bella per questo dinamismo.
Accogliere e amare se stessi in primis sempre!
Buona giornata Giacomo