Il senso della vita: la storia di una fabbrica di peluche

Qual è il senso della vita?

Voglio dire, per cosa siamo qui?

A che scopo ti alzi ogni mattina e fai tutto quello che fai?
Perché viviamo, dove stiamo andando, a che serve tutto questo?

Quando nel 2008 ero a Cento, come direttore dell’Upim, una mia collaboratrice disse, una sera mentre lasciavamo il negozio dopo la chiusura, che la vita è pagare le bollette.

Tutto qui?

Non lo credevo allora, ancora meno ci credo oggi.
Ecco la storia di una grande fabbrica che ti aiuterà a comprendere il senso della vita.

 

Il senso della vita e la fabbrica di peluche

Il senso della vita

Un gruppo di persone decisero di aprire una fabbrica di orsacchiotti di peluche.

Ognuno avrebbe fatto la sua parte: alcuni cucivano a mano, uno per uno, ogni orsetto.
Altri pubblicizzavano i loro pupazzetti.
Altri ancora li vendevano fuori dalle scuole.

Chi cuciva era orgoglioso del proprio orsetto e ognuno aveva un nome ideato dal proprio creatore.

Chi pubblicizzava gli orsetti e li vendeva, chiacchierava con i bambini e i loro genitori, faceva vedere ogni orsetto, diventava una persona fidata.

Per alcuni anni tutto andò per il meglio: la produzione era ottima,
i loro orsetti amati dai bambini e le vendite andavano benissimo.

Poi si accorsero che avrebbero potuto guadagnare di più se avessero usato le macchine da cucire, così divisero la creazione degli orsetti in fasi più rigide.

Alcuni cucivano solo la testa, altri le zampe, altri il corpo.
Infine alcuni assemblavano tutto insieme.

In questo modo si creavano più orsacchiotti, anche se ogni tanto qualcuno veniva buttato perché difettoso.

Chi si occupava delle zampe, inoltre, aveva espresso un po’ di malumore perché adesso era meno piacevole e più ripetitivo il proprio lavoro.

E anche chi si occupava di vendita e promozione doveva fare più in fretta, meno chiacchiere con i bimbi e più fatturato.
Non poteva più giocare con i futuri acquirenti.

Le vendite crebbero e tutti lasciarono cadere le loro lamentele.

Qualche mese dopo pensarono di creare una vera e propria catena di montaggio.
Più pezzi, meno fatica, più rapidamente.

Vista la complessità, affidarono la gestione a manager professionisti.

Adesso erano le macchine a cucire e assemblare gli orsetti, mentre le persone dovevano solo occuparsi di controllare e gestire il sistema.

Chi vendeva i peluche smise di incontrare i bambini fuori dalle scuole: aprirono un negozietto dove i peluche erano esposti e misero un venditore a fare gli scontrini.

Le vendite non furono mai così alte.
Ma i manager non erano soddisfatti, si poteva fare di più.

I pezzi difettosi erano tanti, e chi amministrava si lamentava dei costi.

D’altro canto la catena di montaggio era noiosa e chi prima cuciva a mano adesso si sentiva poco utile e il lavoro era diventato un peso.

I manager pensarono che la soluzione fosse semplice: una catena di montaggio più efficiente e rapida, meno personale costoso e inutile, niente venditori ma uno store automatizzato e vendite online!

Uno a uno, i fondatori della fabbrica, furono tutti licenziati.

Nel giro di qualche mese non si facevano più orsacchiotti, ma cappellini e magliette con le stampe dei personaggi dei cartoni animati: vendevano molto di più.

 

La nostra mente è come questa fabbrica.
Invece di peluche, produce pensieri.

Inizialmente siamo liberi da schemi e paure, facciamo le cose che amiamo, con passione, cuciamo ogni orsacchiotto a mano e gli diamo un nome.

Ci divertiamo, mettiamo amore, entusiasmo.

Poi, con il tempo, qualcosa cambia: possiamo avere di più.

E così nella fabbrica smettiamo di dare la priorità a quel che è bello fare, e prevale quel che si deve fare, quel che rende e frutta di più.

E senza accorgercene lasciamo che a gestire la nostra vita siano gli altri: datori di lavoro, politici, partner, figli, genitori, amici.

Cucire a mano un peluche “è bello”, ti senti dire, “ma quanto ci metti? Ti conviene?”.

Ovviamente no, lo sai, abbassi gli occhi e guardi il tuo orsetto. Lo stringi nella mano e sai che lo ami.

Lo ami perché lo hai fatto con amore, c’è tutto il tuo entusiasmo, la tua voglia di vivere.

Ma non rende, puoi avere di più.

Così iniziamo a farci schiacciare dal sistema per cui dobbiamo fare quel che tutti fanno, produrre, essere più efficienti, più efficaci.

E anche se lo senti che prima era bello goderti ogni singolo orsacchiotto, dargli vita e crearlo senza fretta, vai avanti, in fondo ora guadagni di più, hai successo, i risultati ti dicono che stai migliorando.

E così ti perdi.

Fino al punto che tu non servi più alla tua fabbrica, e ti licenziano!
Finendo per vivere la vita che gli altri hanno pensato per noi, per fare quel che ci si aspetta da te.

Fino a qualche anno fa pensavo di volerlo io.
Che quella catena di montaggio in cui stavo fosse il meglio, la “mia casa”, la mia scelta.

Poi, un giorno, ho ritrovato nello scatolone impolverato un orsacchiotto di peluche, di quelli cuciti a mano.

Vecchio, logoro, imperfetto.

La vita è amare

L’ho abbracciato e ho capito che il senso, nella vita, non è produrre, non è fare, non è arrivare.

Il senso della vita è amare.

Ho gettato via tutto, ho distrutto la catena di montaggio e licenziato i manager.
Ma sai che non si ricordavano che lavoravano per me?! 😀

E sì, ci facciamo controllare e licenziare da persone che in teoria abbiamo assunto per aiutarci a vivere meglio, e che diventano i nostri “carcerieri”.

Per il nostro bene.
Ovviamente con le migliori intenzioni.

Perché anche loro hanno confuso l’avere con l’essere, il mezzo (la fabbrica) con lo scopo (l’amore).

Il senso della vita è amare.

Creare con calma ed entusiasmo ogni singolo orsetto, ognuno unico, diverso dagli altri, dargli un nome e sapere che è una parte di te, che parla di te al mondo.

Creare a mano ogni singolo orsacchiotto sapendo che sono l’amore e l’entusiasmo che ci metti a fare davvero la differenza.

E poi donare quell’orsacchiotto a un bambino commuovendoti nel vedere il sorriso che si spalanca di fronte a quel piccolo, insignificante orsetto che ti è costato ore di lavoro.

E di gioia.

Il senso della vita è andare a letto sereno, con il cuore leggero, con quei sorrisi nella mente, sapendo che non vedi l’ora di alzarti, domani mattina, per rimetterti a cucire, con amore,
il tuo prossimo capolavoro.

Un Abbraccio
Giacomo Papasidero
Il Tuo Mental Coach

Da oltre 10 anni mi occupo di felicità: la studio, la osservo, la vivo e la condivido. Voglio aiutare tutti a cambiare la propria vita ed essere felici. Su Diventarefelici.it porto la mia esperienza personale e quella delle tante persone che ho conosciuto e aiutato in questi anni. Voglio migliorare questo mondo, e più persone diventeranno felici, più ci riuscirò. Questa è la mia missione.

83 Commenti

  1. Ciao Giacomo volevo ringraziarti per il tempo e l’amore che condividi . Anche se non hai o non fai quello che vorresti vedere le cose in modo positivo aiuta,aiuta moltissimo !

  2. Ciao, sono d’accordo con ciò che scrivi, condivido le tue parole, è un percorso che ho intrapreso da anni, fin da quando ero piccola, perché scrivo allora? Per un consiglio a quelle persone che hanno problemi psicologici o psichiatrici… ragazzi le parole aiutano, i gesti, il fare, l’amare e la Fede che è sempre unita alla Speranza ma non è tutto, fatevi seguire da uno specialista e con moderazione prendete i medicinali che come tutte le cose della vita hanno i pro e i contro ma prendeteli se occorrono, ve lo dico per esperienza… a te Giacomo grazie per l’impegno e l’amore che ci metti

  3. Ma no, Giacomo, figuriamoci se l’intento delle nostre parole fosse “facciamo a gara a chi sta peggio”!!!!!! O “litigare” fra noi per stabilire chi ha ragione……
    Ci mancherebbe!!!! 🙁
    E’ logico che la finalità del post sia quello di aiutare, incentivare, sostenere.
    Il fatto è però che in certe situazioni, cercare di vedere l’amore e il lato positivo a tutti costi, ha un po’ del paradossale.
    Non faccio fatica a credere alle parole di Serena che in pratica dice “….c’è chi sta peggio per la depressione piuttosto che per il cancro….”
    La depressione è subdola, non è capita dalla maggior parte delle persone che ti circondano, un cancro è molto più “comprensibile” per la gente, più concreto, più “giustificato”, ma per chi la vive è peggio del cancro stesso; sei annientata, annullata, spesso senza capire il vero perchè e agli occhi degli altri appari solo come una debole lagna che non ha voglia di far niente, che non reagisce.
    E’ triste.
    Ok, dai, non vi tedio più!!!
    Un bacio e grazie! 🙂

    • Lo stesso vale per me…la penso esattamente come Giuliana.Il mio non voleva essere un fiammifero per accendere una guerra,ci mancherebbe,Giacomo ha interrotto il post e mi accodo a questo,premetto che è l ultimo messaggio che scrivo,non voglio essere presa per quella che fa pietismo o che fa a chi sta peggio.ne voglio leggere però commenti infelici per chi vive la nostra situazione.vi lascio solo un saluto e le mie scuse.buon tutto.

      • Spero non sia il tuo ultimo commento 🙂
        A volte si parla e si dimentica il motivo della conversazione: diventare felici, amarsi, sostenersi.
        Io penso che tu hai il diritto di dire quello che vivi, e ognuno di esprimere la sua opinione.
        Accettare che gli altri non ci capiscano, è un grande passo 🙂

  4. È incredibile come tanta gente legge senza capire davvero cosa comunichi. Leggo commenti tipo si ok tutto vero tutto bello ma è molto difficile da realizzare xchè bla bla… Ho molta stima di te Giacomo, per la tua filosofia per quello che fai, come lo fai e x la pazienza che hai soprattutto in certe risposte, da quest’ultime capisco che hai davvero raggiunto la serenità 😂 Ma dico x caso Giacomo ha detto che è facile? Per caso ha detto che dovete x forza cambiare lavoro, città, marito, moglie…? O forse ha detto che dovete cambiare voi, che dobbiamo cambiare noi, dobbiamo imparare a vedere risvolti positivi, a controllare, scacciare o meglio trasformare le ns emozioni negative in positive. Magari imparare a vivere, a scegliere cosa fare e cosa non fare, come farlo o non farlo… Scusate lo sfogo ma sarebbe opportuno leggere rileggere e rileggere finché non si o capisce bene il concetto. PS: la storia della fabbrica di orsetti è meravigliosa.

    • Ciao Leonardo, sono estremamente d’accordo. Sai cosa vedo però nelle persone? A volte la paura è così grande da tenerli rinchiusi in un buco nero, così nero, che se vedessero un po’ di luce rimarrebbero accecati. Per chi guarda da fuori è più facile.
      Secondo me possiamo dare tutti il nostro contributo… TUTTI. Se solo riusciamo ad aprire un forellino, piccolo piccolo, che fa entrare così poca luce da far sì che non si accorgano finché sarà giorno!
      😉

      • Ciao Serena, verissimo la paura può essere un sentimento devastante xchè quella sana è necessaria ma quando è troppa va a creare un meccanismo che blocca qualsiasi reazione e porta all’autodistruzione. Però vorrei anche precisare a coloro che frequentano questo spazio, se così posso definirlo, che se uno arriva qua è xchè ha deciso di rimettersi in discussione, ha deciso che vuole cambiare che vuole fare un percorso e allora che lo faccia. Trovo davvero inutili eppure deprimenti alcuni commenti del tipo si ma non è facile si ma come si fa etc etc. E che cavolo ma se vuoi cambiare le cose che non vanno della tua vita la prima cosa da fare è provarci e per provare a fare una cosa x provare a cambiare il primo obiettivo che uno si deve porre è crederci senza se senza ma. Sarò sbagliato io però la vedo così e da quando ho cominciato a seguire Giacomo, in modo saltuario, xchè per ora non riesco a trovare tutto il tempo necessario, ma lo troverò, la mia vita è cambiata in meglio, anzi direi che è tornata molto bella come lo era 7/8 anni fa prima che entrassi in crisi. Diciamo che Giacomo mi ha aiutato a ritrovare me stesso, la mia strada, tante cose le sapevo già ma me le ero colpevolmente dimenticate, ma per tornare quello che ero ci ho messo e ci sto mettendo tutto me stesso, senza farmi paranoie. Provo, riprovo e riprovo finché non riesco, questa credo sia l’unica strada.

        • Anch’io credo che chi arriva qui lo faccia per trovare una via d’uscita, ma temo che molti pensino che la via d’usura sia cercare comprensione (e fin lì ok), ma soprattutto compassione. Sentirsi consolati. Chiudersi nel vittimismo così da potersi dire, si, vedi, la mia vita va male, ma NON È COLPA MIA, non posso farci niente, è tutta colpa di… Mettici quello che vuoi. Così puoi continuare a lamentarti, a crogiolarti nella tua sofferenza, a RIFIUTARE UN MONDO MIGLIORE, ma in fondo non ti senti così sbagliato. Lo so perché ci sono passata in prima persona e convivo ogni giorno con diverse persone a me molto care e vicine che la pensano così. Entrare nel loro cuore e smontare le loro convinzioni richiede un amore enorme, è un lavoro incredibilmente faticoso, dopo tutto stanno bene così…

  5. Interrogarsi sul senso della vita è per me deleterio, sono sempre giunta alla desolante conclusione che un senso non c’è. Tutto questo affannarsi, faticare, soffrire… Perchè? A che scopo?
    Certo, riuscire a trovare qualcosa che appassiona e che si fa con amore ed entusiasmo aiuta a sopportare o almeno a distrarre dal pensiero dell’insensatezza del tutto.

  6. Ciao! Io ho due figli,lavoro e qualunque cosa facevo ero sempre di fretta…sembra il tempo non mi bastasse mai. Poi mio marito mi ha lasciata per un’altra e mi son resa conto che era da tanto che non pensavo più a me e che ero sempre di fretta per assecondare lui…le sue cose le sue passioni…perché volevo vederlo felice…ma non era mai abbastanza e così ho finito per perdere me stessa. Ora dopo un anno e mezzo ho trovato più forza,più entusiasmo,mi concedo tempo…e le cose che faccio per i miei figli e che prima consideravo solo doveri e obblighi ora li faccio con piacere…ho la casa più in ordine e nonostante son sola con due figli e faccio tutto senza aiuto paradossalmente ho più tempo rispetto a prima e ancora ne avanzo… Ho lavorato molto su me stessa…anche grazie alle tue mail mi son risollevata e tutto senza aiuti esterni…son fiera di me,ho ritrovato serenità,sicurezza e il carattere mi contraddistingue ma che negli ultimi anni avevo messo da parte e sacrificato per cercare di far felici gli altri trascurando però me stessa. Invece ora ho capito che sono importante anche io

  7. Ciao Giacomo 😊Buongiorno a tutti ….tutto vero ma spesso non è così semplice quando si hanno figli e si è soli tutto si fa in base alle loro esigenze e non si può cambiare strada o modalità di scelta se loro non sono d accordo..perché se loro non condividono le nostre scelte noi dobbiamo farli.stare sereni anche a costo di privarsi di qualcosa di bello…È proprio quello a cui pensavo stamattina al lavoro….un abbraccio a tutti

    • Direi che si può sempre cercare una terza via.
      Considera che se è sbagliato farli stare male, non è anche sbagliato stare male tu? 😀
      In ogni caso c’è qualcosa che cambia prospettiva: nessuno sta male per quello che fa, ma per il modo in cui lo vive.
      Altrimenti non si farà mai un vero cambiamento senza capire questo: indipendenza emotiva 😉

  8. “Il senso della vita è andare a letto sereno, con il cuore leggero, con quei sorrisi nella mente,
    sapendo che non vedi l’ora di alzarti, domani mattina, per rimetterti a cucire, con amore,
    il tuo prossimo capolavoro”

    Magari!

  9. Ciao Giacomo,
    io da tempo sto leggendo le mail che ricevo senza dare risposte ma riflettendo molto su quello che scrivi. Mi ha colpita moltissimo la storia del peluche e mi è comparso un sorriso sulla faccia quando l’ho finito di leggere. è vero… ma non è cosi semplice.. io ho 27 anni e 2 bambini.. mi sento molto in obbligo di andare avanti a fare un lavoro (che tutto sommato mi piace abbastanza) x garantire loro un futuro.. ma nn sono felice.. ho attacchi di panico e sento che la mia vita è un caos xke non è come l’avrei voluta e mi sento un po’ in prigione. Amo i miei bambini e faccio di tutto x loro.. ma io in tutto questo non mi sento più viva..vivo tramite loro.. e non va bene.. xkke quando mi lasceranno x prendere le loro strade io nn sapró più cosa fare… un saluto

    • Se la tua vita non è come la vorresti, cambiala 🙂
      E non significa lasciare tutto e partire, ma cambiare nella tua testa ogni cosa.
      il mondo può restare esattamente com’è, tu devi cambiare, per poi decidere se fare anche modifiche nella quotidianità e nelle scelte più pratiche.
      Segui i 25 Passi? Secondo me ti guiderebbero a un cambiamento così profondo, che non lo crederesti possibile 😉

  10. Buonasera, tutto molto vero, ma quando tu ami incodizionamente la tua famiglia e sei sereno e felice perche’ la cosa non ti pesa e poi ti ritrovi improvisamente fuori da tutto?! Come riuscire a reagire a una cosa del genere? Penso che non si puo uniformare una cosa x tutti, ci sono tante variabili per ognuno di noi.. pero sarebbe bello… avere un’unica soluzione che vale per tutti..

    • Che amare sia la strada per tutti, non ho dubbi.
      Ognuno di noi è diverso, ma tutti respiriamo nello stesso modo, il nostro stomaco funziona con le stesse regole, il sangue scorre in modo simile.
      Questa è natura.
      Ognuno di noi è diverso, e ognuno cerca qualcosa che lo renderà felice, affronta i problemi a modo suo, da importanza a cose differenti.
      Questa è cultura 🙂

  11. Complimenti per questa newsletter, ne condivido tutti i concetti. Si vuole sempre di più, mentre ci si scorda di quei valori che sono i più importanti, sia sul piano delle grandi aziende sia su quello degli individui. 🐻

  12. Niente in natura vive per se stesso. I fiumi non bevono la propria acqua, gli alberi non mangiano i loro frutti. Il sole non brilla per se stesso, i fiori non spargono la loro fragranza per loro stessi. Vivere per gli altri è la regola della natura. Chi non vive per aiutare gli altri priva la sua vita del suo senso più profondo…L’ho trovata proprio oggi, sulla pagina facebook di Mr. Loto (un Blogger)…Loto dice di averla trovata in rete e di non sapere chi sia l’autore. Il senso della Vita è il dono e l’amore… questo porta alla vera felicità <3

  13. Ciao Giacomo e ciao a tutti quelli che leggeranno.
    Credo di non aver capito…
    Bellissima storia e bellissime parole, davvero!
    Ma se facendo quello che amo non arrivo a fine mese e non dò da mangiare alla mia famiglia….credo che alla fine odierei ciò che sto facendo, no?
    Mi sento anche un po’ dome Daniele che scrive: “…stanchezza di averci messo tanta energia in diverse situazioni e non aver raccolto i frutti. O meglio aver cercato di farlo e non sentirsi realizzati, perchè le difficoltà sono state tante…”
    Insomma, credo che “amare” non sia sufficiente… 🙁
    Chissà, forse è solo un antidoto per non star male.

          • Giacomo è vero,ma quando si hanno figli da crescere non si ha un marito e si è sole al mondo,quando le tasse ti soffocano e sorridendo mangi riso bollito per dare ai tui figli un po di piu per nutrirli e farli crescere sani(mentre la notte sogni pane e mortadella)..non si ha scelta..non ci si puo permettere..Dio solo sa se vorrei poter scegliere se avere l incubo di non farcela…o se vorrei fare ciò che amo..
            Vedi si magari si può anche vivere facendo orsacchiotti(o qualunque cosa ci renda felici)ma se non è garantita la pagnotta non diventa più una scelta…chi ha alle spalle una sicurezza puo permetterselo…chi é sola come me..no…Non posso provare a vivere come vorrei perché i figli non mangiano con un” Speriamo di aver fortuna intanto son felice “e se i tuoi figli soffrono tu non puoi esser felice…

            • Credo che il commento di Serena sia perfetto.
              Da un lato noi scegliamo di fare sacrifici e dare priorità a qualcosa, qualcuno, piuttosto che ad altro. Scelta.
              Ma se imparo ad amare ciò che scelgo, sebbene non sarebbe stata la mia scelta in condizioni differenti, cambia totalmente la mia vita.
              Il segreto non è cambiare le cose, ma cambiare noi stessi, il modo in cui le viviamo.
              Posso far un lavoro che amo? Sì, e penso sia alla portata di tutti, con l’impegno e il tempo che ciò richiede.
              Ma soprattutto posso amare quello che faccio, oggi, subito, e rivoluzionare davvero, in modo totale e profondo, le cose, perché non sei libero quando fai quello che vuoi, sei libero quando ami fare qualsiasi cosa tu debba fare.
              Leggi questa pagina che parla di entusiasmo 🙂

    • Ciao Giuliana, io credo che, se quello che ami fare non ti dà da vivere (o almeno non ancora come dice Giacomo, ma puoi arrivarci…), puoi sempre fare con amore quello che non ti piace fare.
      A me è capitato di fare ciò che non mi andava, di fretta, senza amore, per liberarmene prima possibile. Così mi pesava ancora di più. Consiglio sacrosanto di Giacomo: se SCEGLI di fare quello che sei costretto a fare, allora sarai libera. Così ho fatto e si è ribaltato tutto. Faccio più volentieri quello che mi piace maggiormente, ma adesso non mi sento più costretta a fare nulla, anzi, non c’è più niente che non amo fare!😉

      • …..Serena, ma così non sarebbe un bluf??? un controsenso???
        Forse sono io che non capisco.
        Comunque è inutile, le cose non dipendono solo da noi stessi e imporsi di vederle con occhi diversi mi sembra solo un modo per raccontarsi delle bugie distanti dalla realtà.
        Io ringrazio sempre e comunque per quello che ho, davvero, ma forse sono un’inguaribile pessimista, ci ho provato a vedere le cose diversamente, ma la realtà non cambia, non cambia mai (anzi no, cambia: a volte peggiora…..) se non arrivo a fine mese non ci arrivo, punto!
        E per favore non ditemi che c’è sempre chi sta peggio, lo so anch’io e Dio sa quanto vorrei che non fosse così, ma questo è quanto. 🙁

          • Vi ammiro non so come fate…il letame giralo come vuoi resta sempre letame non profumera mai di rosa…ne avrà sembianze di un mazzo di rosa..scusatemi ma chi non ha provato la vita mia…o di Giuliana mi par di capire…non riesce proprio a capire che alcune cose non possono essere piacevoli non si possono vedere piacevolmente..ne sono scelte il trovarsi orfani…cosa ci trovate di positivo…non riesco a capirlo…Serena dice non c’è li niente che non ama fare…ti ammiro io non riesco a trovare niente di positivo in ciò che riguarda l assistere un morente e vedere e toccare la sofferenza..ci son cose che lo vogliate o no che non si possono amare…la morte non si può amare..la violenza non si può amare…la sofferenza le urla strazianti non si possono amare…ne si può scegliere se affrontarle o meno.

            • Si può amare chi muore, chi soffre, di grida.
              E tutto dipende sempre dal senso.
              La morte non è che una fase della vita.
              Proprio perché non sta a noi decidere cosa ci tocca, dobbiamo imparare a viverlo con serenità. Altrimenti la vita diventa un eterno strazio 🙂
              Prova a seguire i 25 Passi 🙂

        • Cosa non capisci esattamente? Secondo te una cosa piace perché nasciamo con già impresso cosa ci piace e cosa no? Ti è mai capitato che una cosa che prima non ti piaceva ora ti piace (anche solo una piccola cosa, magari, che ne so una canzone, un alimento, un fiore…)? PROPRIO MAI?
          È vero, hai ragione, la realtà non cambia, ma avere l’incubo di non farcela risolve qualcosa? Solo ti metti nella condizione mentale x non farcela davvero. Così non ci provo neanche… Prova ad immaginarlo, x un solo secondo (ONESTAMENTE CON TE STESSA) se invece c’è la facessi… Chi diventeresti? Che esempio saresti per i tuoi figli? Che forza ti sentiresti di avere?

          • Vbs, hai proprio centrato il punto….il “mio” punto, il “nostro” punto; quello di chi arranca (non solo economicamente, ma forse anche emotivamente) e nonostante questo, nonostante si cerchi di guardare in alto, di aggrapparsi a questo o quello spuntone di roccia….si trova poi solamente con le mani insanguinate e le ginocchia sbucciate perchè inevitabilmente scivola giù. Che male!
            Ma perchè scivola?
            Perchè non AMA scalare la montagna?
            Perchè è un emerito incapace?
            Perchè non merita di scalarla?
            Io non so dare risposte.

            Serena, sarei sempre me stessa, lo stesso esempio per mia figlia, ma al posto di avere mani e ginocchia sbucciate, sanguinanti, eviterei di scalare quella maledetta montagna che inesorabilmente ti frana sotto i piedi. E LA FRANA NON LA PUOI AMARE. MAI.

            • Il problema non è amare la frana, ma imparare a volare e smettere di scalare montagne 🙂
              Smettere di cercare di cambiare “il fuori” e partire da dentro.
              Non è facile, anche è impegnativo e può richiedere tempo, ma è la rivoluzione che serve, l’unica che funzioni davvero 🙂

            • “il “nostro” punto; quello di chi arranca (non solo economicamente, ma forse anche emotivamente)…”
              Ma forse ANCHE EMOTIVAMENTE. E se cominciassi da lì? Conosco persone malate di depressione da una vita che ora che sono gravemente malate di tumore continuano a stare male SOLO emotivamente!
              Sai Giuliana una cosa? Io arrampico. X salire in cima non puoi guardare troppo in alto. Gli appigli sarebbero troppo lontani. Non ci arriveresti e ti faresti male. Al contrario, le prese da cercare sono alla portata dei tuoi arti, anzi a volte vicini vicini. Solo un passetto per volta e arrivi in cima.
              E un’ultima cosa. “Te stessa” lo sarai sempre. Ma “lo stesso esempio” x tua figlia? Avere una guida forte, che ha affrontato le sue sfide con coraggio, entusiasmo e amore…o una madre che si è adattata ad una vita mediocre per mantenere sua figlia…
              E se domani tua figlia si trovasse con un profondo senso di colpa… Col peso sulle spalle della responsabilità fi aver determinato la vita sacrificata di sua madre?
              E se invece diventasse fiera e portasse con orgoglio la forza con cui sua madre è stata in grado di affrontare la vita?

              • Ma credete che non ci abbia provato?in mille modi…ho letto ciò scrive Giacomo ho letto indipendenza emotiva,ho provato in tutte le salse a vedere il bello dove bello non ce n’è.Ho compreso che non è facile,non saremo qui a parlarne…voi invece ..sapete cosa stiamo attraversando?il dirci che i nostri figli forse si ritroveranno con i sensi di colpa non ci aiuta,anzi,e comunque da loro mi faccio vedere forte sorridente e decisa…è il dentro…quando vai a dormire e crolli…quando ti torna in mente tua madre che urlava ti prego non voglio morire fai qualcosa…o quando ti dicono signora lei ha un tumore…esteso..e non hai piu nessuno che possa un domani badare ai tuoi figli…trovo molto semplice dire che si deve trovare risvolti positivi.Trovatene uno…uno solo..pensando che te ne andrai e lascerai i tuoi figli ancora piccoli nonostante li cresca con forza amore e positivismo.Bisognerebbe trovarcisi nelle situazioni e riflettere…

              • STOP, Fermiamoci 🙂
                Sia Giuliana che tu avete ogni ottimo motivo per sentirvi stanche e sfinite.
                Io conosco Serena, e so che lei ha ottimi motivi per scrivere quello che scrive, non per superficialità o teoria.
                Ognuno ha le sue sfide e fare una gara a chi sta peggio non ha senso.
                Io voglio capire e aiutare, non dare “lezioni” e accusare qualcuno di non fare abbastanza.
                Ognuno di noi è diverso, e ognuno ha la sua storia.
                Io quello che aggiungo è di provare a seguire anche i 25 Passi, dopo aver letto il libro penso siano preziosi.
                Non ha senso la competizione, ma serve il sostegno. Qui dobbiamo trovare supporto, comprensione e aiuto, non litigare 🙂
                Non si è sbagliati se non si riesce. Ma cerchiamo una strada, la tua chiave, perché so che c’è, e cercarla insieme potrebbe rendere un po’ più semplice il riuscire a trovarla 🙂

  14. Ciao Giacomo, io non ho ancora capito cosa mi piace fare al punto di non vedere l’ora di alzarmi la mattina per farlo. Da parecchio tempo mi sto guardando attorno alla ricerca di questo entusiasmo, ma niente, come si trovano le proprie passioni io non lo so proprio. Anche tornando indietro negli anni, io non ricordo cosa mi rendeva la vita piena. Cosa devo fare? Ciao , grazie

  15. Ciao Giacomo. Come sempre sei un grande, la storia degli orsetti mi ha dato la spinta a commentarti ed a ringraziarti. Io ti seguo da mesi nell’ombra, non sono mai riuscito a seguire le tue dirette. Io mi sono perso, mi sono perso dentro, ho perso la mia identità e sono diventato emotivamente dipendente di una persona per amore. Un amore impossibile anche se tutti e due sappiamo di amarci, ma quando ci avviciniamo, nell’arco di poche giornate dobbiamo staccarci per non soccombere con frizioni e tensioni che nascono per futili motivi, per comportamenti maldestri, per aspettative troppo alte. Ho tentato più volte di mettere fine a questo rapporto con lei, ma la dipendenza è troppo forte, sto cercando di darmi da fare per ingannare la mente ed il cuore tentando di frequentare altre persone, ma alla fine di tutto, alla fine della giornata c’è sempre lei, l’amore impossibile ed a volte maledetto che mi tormenta l’anima. Ciao Giacomo. Un abbraccio Giampaolo

  16. Ciao,
    sono perfettamente d’accordo e sono contenta di aver fatto molte esperienze della mia vita sia con del volontariato sia personali che mi hanno portato dove tu descrivi molto bene.
    Purtroppo c’e molta cattiveria intorno e in alcuni momenti da tutto questo rischio anch’io di essere “mangiata” perché molti mi vedono come una pazza ma ho imparato a tener cari i miei valori e a commuovermi per un bambino o ad un fiore e sono felice cosi’.
    Un abbraccio Grazia

  17. Ciao a tutti,
    può sembrare banale, ma per un credente come me, il senso della vita è lasciarsi amare da Dio…
    Quando ti senti così amato, tutto diventa più semplice e tutto l’amore che ti porti dentro non vedi l’ora di donarlo ad altri e lo metti in tutto ciò che fai

  18. Ciao Giacomo,
    è una bellissima storia che ci fa riflettere e rispecchia la realtà di oggi.
    Un tempo ci si accontentava delle piccole cose,oggi invece si vuole sempre di più e non si dà valore a niente. Cerchiamo di apprezzare le piccole cose prima di prendere qualcosa di grande.
    Riflettiamo

  19. Ciao Giacomo, io (come ben sai) non sto passando un bellissimo periodo, perché ho avuto dei momenti ad avere pensieri strani che mi buttavano giù, problemi su problemi che in questo periodo è come se mi stessero spegnendo piano piano, non riesco più ad avere la serenità come un tempo per affrontare certi problemi.
    Ho letto questo testo ed è pieno di significati… Ma la mia testa sembra non voler cambiare… Concludo dicendo che il tuo libro devo ancora finirlo.
    Grazie per tutto

  20. E’ un po’ come la storia della mia vita negli ultimi anni, sono avvocato ma ho un sogno: voglio diventare notaio. Prima studiavo con leggerezza, impegnandomi a fondo e amando quello che facevo (studiare e accrescere il mio bagaglio di conoscenze), nel momento in cui mi sono mi sono imposto di dovere per forza superare il concorso notarile tutto è diventato foriero di ansia, l’obiettivo è diventato un gigante che mi soffoca

  21. Ciao Giacomo,
    Cosa consiglieresti alla collaboratrice dell’Upim se ti ritrovassi oggi in quel momento dove ti diceva che doveva pagar bollette?

  22. Buongiorno Giacomo. Questa newsletter è molto toccante e vera. Mi ha fatto riflettere molto. Soprattutto nella parte in cui ci fai osservare come a volte ci facciamo gestire la vita dagli altri. A me è successo con i miei genitori. Ho provato a vivere non secondo i loro principi ma ascoltando il mio cuore. Non sono stata capita, ho provato a combattere ma alla fine hanno vinto quelle regole che forse sono innate dentro di noi e nella nostra cultura. Un abbraccio a tutti e buona giornata

    • In una cultura non c’è niente di innato 🙂
      O segui la tua strada, o non sarai mai felice.
      Se non sei riuscita prima, non significa che tu non possa riuscire oggi.
      Prova a seguire i 25 Passi, a volte perdiamo non perché la battaglia è persa, ma solo perché la affrontiamo male 😉

  23. caro Giacomo oggi una storia te la racconto io. Ho 43 anni e la vita mi ha ribaltato a scadenze periodiche ma mi concentro sull’ultimo periodo che è quello da cui ho, forse, imparato di più.
    Inizio a lavorare in una grande azienda all’età di 20 anni come l’ultimo degli operai, vengo mandato all’estero presso la casa madre per un anno studiando anche la lingua, torno in Italia partecipo attivamente all’avviamento della nuova realtà produttiva, mi iscrivo e completo una laurea in 4 anni dormendo 3 ore per notte, lavorando dodici, e studiando il resto.
    Partecipo all’avviamento di nuove sedi estere viaggiando per tutto il mondo.
    Cresco nella gerarchia, mai un obiettivo fallito, risultati giganti (e non lo dicevo io) lavoravo sempre: giorno, notte, mentre correvo, mentre nuotavo, mentre ero con i miei figli (3).
    Divento parte della nuova dirigenza e dopo 3 anni da direttore mi viene detto che: io lavoro tantissimo, troppo. L’azienda è come fosse mia e non va bene (ci tengo troppo); il mio carattere non è in linea con la filosofia aziendale (ma negli ultimi 21 anni dove eravate???). In 30 minuti finisce la discussione, esco dall’azienda e in una settimana chiudiamo tutti i contenziosi. DOPO 21 ANNI E 3 MESI. Il tutto grazie al lavoro di 3 persone in una multinazionale di oltre 2000 dipendenti in cui ero conosciuto in tutto il mondo dove non ho mai chiesto né avanzamenti di carriera né aumenti di stipendio. Tutto mi è stato dato, spesso imposto.
    Il fondatore ormai 80enne e fuori dalla gestione ordinaria e straordinaria era stato tenuto all’oscuro e, parole sue, non era d’accordo, mi terrà sempre nel cuore con molta gratitudine, ma ormai…
    Dopo una settimana avevo già un nuovo posto di lavoro per 1000 motivi meglio del vecchio ma.…….. non sono più io.

    • Ciao Omar, posso chiederti una cosa? Per arrivare dove sei arrivato hai davvero fatto salti mortali. Ma, nel frattempo come hai vissuto? Intendo, ti sei gustato, hai apprezzato OGNI MOMENTO della tua “scalata”?
      Io ho capito una cosa, prima in teoria, poi sulla mia pelle. Se hai vissuto tutto come un obiettivo, un desiderio, alla fine dovresti comunque essere felicissimo. Quanti traguardi nel percorso!!! E l’avvenimento finale non dovrebbe nemmeno disturbati più di tanto a questo punto. E il nuovo lavoro? Un’opportunità che rispecchia e completa tutto quello che hai costruito!
      Ma se vedevi tutto come una pretesa, allora no, allora vedrai come se tutto fosse stato inutile. Una vita buttata.
      Poi, ci mancherebbe, questo è il MIO modo di vedere…😉

  24. Ciao Giacomo,
    credo ci sia niente di male a volere di più, serve come sprono a fare sempre meglio. Se ci si accontentasse di cucire per sempre gli orsetti non si rimarrebbe sempre bloccati nello stesso punto?
    Sì, il senso della vita è amare, è vero, ma amare le cose giuste. Ed è questo il problema più grande, che a volte non sappiamo più quali sono queste cose giuste. Per esempio, chi ha licenziato i produttori di orsetti non è che non ama, ama il guadagno e ama poter dare di che vivere alla propria famiglia. Perché ripeto, se continuo a produrre orsetti e basta, resto un po’ bloccato lì. Che ne pensi?
    Grazie per ogni tuo spunto di riflessione, buona giornata!!

  25. Grazie per questa bellissimo regalo, mi ha suscitato commozione
    Ogni orsacchiotto rappresenta tutto cio che facciamo , racchiude speranze e sogni .
    Ogni orsacchiotto
    è il segno del nostro esserci come esseri umani.
    Non farsi gestire la vita del sistema , da chi ci circonda non è semplice , spesso ci sono esigenze e compromessi per i quali ti devi adattare .
    Accettare spesso ogni condizione mettendoci affetto è una sfida giornaliera , è frutto di una speranza affinché possa migliorare ogni situazione senza mai arrendersi.

  26. Si, anch’io fabbricavo orsetti di peluche. Poi sono finita a fare l’operaio, nella fabbrica che IO avevo creato. Ma c’era qualcosa che non andava. Dopotutto però il lavoro era perfetto, tutto andava a gonfie vele. Ma c’era qualcosa che non andava. Niente da fare. Così mi sono presa un periodo di ferie e ho riprovato a cucire il mio orsetto. I primi erano terribili, non mi ricordavo più come si faceva. Ma piano piano miglioravo e più cucivo più ero felice.
    Così mi sono licenziata. Ho aperto il mio negozio e guadagno MOLTO, ma MOLTO più di prima. Sapete perché?
    Perché anche se i miei orsetti sono imperfetti, HANNO UN CUORE.😁
    E poi, dai, perché dovrei togliere a un bambino la gioia di avere il SUO orsetto, l’unico con l’orecchio un po’ piegato, o con gli occhi stranamente vicini, o la bocca con un sorriso un po’ troppo accentuato?🙂
    Secondo me questa canzone rispecchia abbastanza il senso di questo messaggio

    😉

  27. Ho appena letto la storia ed è veramente molto toccante e condivido tutto. Ma come si fa ad amare anche essendo trattati male? Trovando anche sul lavoro persone che ti “aggrediscono verbalmente” anche solo per un errore rimediabile? Questo mi è appena capitato con un cliente.

  28. penso che sia proprio verissimo e che è il motivo della mia perenne insoddisfazione “di più di più di più” fino ad arrivare al punto che non mi basta più nulla, però oggi dopo un anno che ti seguo, dopo continui sbalzi di euforia per credere di essere cambiata e “piccoli” sconforti per le ricadute nelle cattive abitudini da qualche giorno sto seguendo un tuo consiglio e mi sto trovando abbastanza bene, iniziare ogni giorno con 3 obiettivi (e non 1000 ;)) e prendere una pausa ogni ora, questo mi aiuta a non correre troppo, a fermarmi per osservare cosa ho fatto ed esserne più o meno contenta, a ricominciare con più entusiasmo e meno ansia

  29. Sono pienamente d’accordo con te…ma fino a che non lo capirà l’intero sistema c’è poco da fare…Non accettano un orsetto come pagamento delle tasse,e per arrivare a fine mese…io mi son racchiusa nel mio mondo,certo non evito le tasse e lavoro come tutti…Ma a casa ho la mia “fabbrica di orsetti”faccio le cose tramandate dai nonni,che alla fine son le migliori..buona giornata a chiunque legga questo commento un sorriso ed un abbraccio…sorridiamo di piu e soffermiamoci a salutare con un sorriso le giornate saranno migliori.
    Buona giornata Coach.

    • Lo so,
      ho provato a portare l’orsetto al supermercato e non l’hanno voluto 🙁
      Però all’uscita l’ho regalato a una bambina, ed è stata contentissima 😀
      Ovviamente possiamo anche trasformare i nostri orsetti nel nostro lavoro… perché non provarci 😉

  30. Ciao Giacomo , effettivamente mi manca un pò di entusiasmo nell’affrontare la vita di tutti i giorni , e io personalmente mi giustifico con la stanchezza di averci messo tanta energia in diverse sitazioni e non aver raccolto i frutti. O meglio aver cercato di farlo e non sentirsi realizzati, perchè le difficolta sono state tante e la paura di non farcela prevale.
    IO credo che se si semina bene ,tutto torna e sono fiducioso!!
    Ci vuole tempo , e non mollare mai!
    Grazie Daniele

  31. È vero il vero vivere e amare genera un mondo bellissimo che ormai si sta perdendo. O amo e faccio del mio meglio perché mi piace stare con le persone e scambiare anche un sorriso è sempre una ricchezza. Se mai per molto tempo non mi sono amata io anteponendo sempre i bisogni degli altri ai miei e stavi per soccombere. Ora ho capito non vuole dire essere egoisti ma volerci bene anche a noi stessi che amiamo un modo più sano e bello.

  32. Buongiorno Giacomo,
    sto leggendo con attenzione il tuo libro e lo sto trovando molto profondo nei contenuti e interessante.
    Ho appena letto la storia del peluche e l’ho trovata molto legata alla realtà.

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