Indipendenza emotiva: come eliminare le tue emozioni negative

Proviamo emozioni ogni giorno, ogni minuto, e sono loro a determinare se saremo felici oppure no.

Indipendenza emotiva significa imparare a essere felici, ogni giorno. Ecco come:

  1. Cosa sono e come funzionano le emozioni.
  2. E se potessi liberarti della sofferenza del tuo passato?
  3. Chi decide le tue emozioni?
  4. Se ci credi, ti emozioni.
  5. Emozioni buone ed emozioni cattive.
  6. La realtà non conta.
  7. Indipendenza emotiva: imparare a essere felici, adesso.

Ti suggerisco di seguire l’ordine che ho scelto, perché stai per iniziare un viaggio importantissimo, che potrebbe cambiarti per sempre la vita.

E il modo migliore per iniziare è fare il mio test sulle emozioni.

 

Iniziamo subito!

 

Cosa sono e come funzionano le emozioni

Indipendenza emotiva

Nathaniel Branden è stato uno psicoterapeuta che ha scritto una definizione davvero precisa di cosa sia un’emozione: una reazione valutativa.

Ecco cosa sono, dunque, le tue emozioni: una reazione valutativa a qualcosa che ti accade.

Questo significa che tu vedi un episodio, osservi il comportamento di un amico, ascolti le parole in televisione, e provi un’emozione come risposta a tutto questo.

La rabbia di fronte a un’ingiustizia è la risposta che adottiamo per affrontare quello che sta succedendo.

Così come la delusione di fronte al tradimento di un amico è una risposta che ci permette di reagire a quel che ci capita.

Tuttavia le emozioni non sono semplicemente una reazione a qualcosa. Anche perché fin qui sarebbe molto ovvio.

Sono una reazione valutativa.

Vuol dire che prima di rispondere con la rabbia all’ingiustizia, o con la delusione al tradimento, tu valuti cosa sta accadendo.

Cosa vuol dire che valuti? Significa che esprimi un giudizio.

Le emozioni sono le reazioni che hai di fronte a ogni situazione che vivi e dipendono dal giudizio che emetti.

Siamo al cuore dell’indipendenza emotiva: ogni emozione dipende da come giudichi quello che ti accade.

Lo so, sembra folle, ma ti sto dicendo proprio questo: l’emozione non dipende mai da quello che ti accade.

E se vuoi lo sottolineo: mai.

Ecco cosa succede quando provi un’emozione (e considera che è sempre stato così sin da quando sei nato, o nata!):

  1. Accade qualcosa con cui entri in contatto. Parole, suoni, gesti, azioni, fatti, qualsiasi cosa.
  2. Tu valuti quello che accade. Esprimi un giudizio che, come vedremo meglio più avanti, ha due forme possibili: positivo o negativo.
  3. L’emozione nasce come risposta a quel giudizio, e non come risposta a quello che ti accade. Se il giudizio è positivo, emozione positiva. Ma se il giudizio è negativo, allora abbiamo un’emozione negativa.

Ecco come funzionano le emozioni.

Sono reazioni, cioè risposte, valutative, perché siamo noi, sei tu a stabilire che reazione avrai.

Quello che hai appena letto vale anche per ogni emozione legata al passato.

 

Il passato non conta

Il passato non conta

Non conta cosa sia accaduto, ma il tuo giudizio.

La cosa davvero importante da capire è che non è il giudizio che avevi in passato ad avere peso, ma quello presente.

Te lo spiego in modo semplice: immagina una giraffa arancione. Carina vero?

Bene, è ovvio che l’immaginazione sia un processo della mente, è un pensiero: stai pensando a una giraffa arancione.

Ora, se ti chiedo di immaginartela ieri, puoi più farlo? Puoi pensare, ieri, a qualcosa?

No, perché il passato è finito, ieri non esiste e non puoi pensare qualcosa.

Puoi farlo ora, adesso, in questo preciso istante puoi immaginarti, nuovamente, la giraffa arancione, o blu, per cambiare!

Anche se ti chiedessi di immaginarla domani, non potresti. Potrai farlo solo domani. Se ti ricordi, domani fallo!

Cosa sto cercando di farti capire?

Che tu non pensi né domani né ieri, ma solamente oggi.

Qualsiasi cosa tu faccia, la puoi fare adesso, mai ieri.

Potrei suggerirti di alzare un braccio due giorni fa? Come potresti, ormai quei giorni sono trascorsi!

A questo punto è chiaro che le tue emozioni derivano dai tuoi pensieri, e che tu puoi elaborare un pensiero solamente oggi.

I ricordi non sono che pensieri. Tu ieri puoi ricordarti di qualcosa? Se ti viene in mente un evento della tua vita, non è forse adesso che lo ricordi?

Certo, pensi, ricordi, immagini, vivi solo nel presente.

Poiché le tue emozioni sono frutto dei tuoi pensieri, e quindi anche dei tuoi ricordi, allora ti rendi conto che è oggi che le stai creando.

Altra cosa fondamentale: le emozioni non hanno forma e consistenza. È ovvio.

Se ti dico di mostrarmi un’emozione che mi fai vedere?

Niente!

Se un anno fa hai provato rabbia, quell’emozione è nata per i tuoi pensieri e si è dissolta poco dopo.

Non puoi portarti dietro, magari per tutta la vita, le tue emozioni.

L’emozione è creata dalla mente solo nel presente.

E l’emozione dura solo nel presente, è rapida, istantanea.

Se provi un’emozione a lungo, è perché continui a pensare in un certo modo.

Non vivi le emozioni di ieri, tu vivi sempre e solo le emozioni di oggi.

Questo significa che le tue emozioni, legate apparentemente al tuo passato, le crei comunque tu, in base a cosa pensi, e lo fai oggi.

Non conta cosa sia successo e cosa hai pensato: che giudizio hai oggi del tuo passato?

Questo conta.

Cosa pensi adesso.

Se i tuoi pensieri sono gli stessi di due anni fa, continui a creare, ogni giorno, nuovamente, le stese emozioni.

Non hai portato con te certi stati d’animo, li hai creati e ricreati ogni giorno, per anni. E continui, probabilmente, a farlo.

Quello che ti è successo, dunque, non conta, il passato non ha nessun potere su di te.

È per quello che pensi oggi che stai male.

Se vuoi essere felice, è adesso che puoi cambiare ogni cosa, pensieri e giudizi anche su quello che è accaduto dieci anni fa.

Il vero problema, dunque, è cosa pensi adesso. Conta solo il presente.

Per capire meglio come sia possibile che l’emozione derivi da te, sia tu a crearla e non qualcosa che capita o sia causata dalle vicende della vita, passate, presenti o future che siano, voglio spiegarti come si forma dentro di noi

 

Le emozioni sono un processo culturale

Le emozioni dipendono dalla nostra cultura

La convinzione di fondo è che le emozioni siano incontrollabili: dipendono da cosa ci succede o da cosa fanno gli altri e per noi non c’è altro da fare.

Probabilmente anche tu hai sempre vissuto ogni emozione come qualcosa di passivo che subivi, senza nessuna possibilità di scelta.

Quasi certamente non hai mai sentito parlare di Paul Ekman. È uno psicologo Statunitense che ha lavorato a lungo sulle emozioni.

Ha approfondito questo studio osservano da vicino popolazioni e tribù che vivono senza nessun contatto con l’occidente o con l’evoluzione tecnologica, per capire l’origine delle emozioni.

Ekman arriva a una conclusione molto semplice: la cultura ci dice cosa provare e quando farlo.

In pratica tu cresci e vedi continuamente esempi di quale sia la risposta emotiva migliore in certe situazioni.

Nessun bambino si sentirebbe offeso perché qualcuno insulta lo stato dove è nato, ma col tempo impara che quell’offesa è rivolta anche contro di lui, e la reazione orgogliosa è quella giusta.

Molti non riescono, ad esempio, a controllare la rabbia.

Così almeno dicono.

Eppure non la fanno mai esplodere in chiesa, oppure a casa di amici o se ci sono ospiti.

Moltissime persone che ammettono di non riuscire a gestire le proprie emozioni, sono però incredibilmente abili a scegliere dove e come manifestarle.

La cultura ti dice se offenderti e per cosa farlo, quando essere felice e come dimostrarlo.

Come hai sentito nei video, ci sono culture con approcci molto differenti anche in merito alla morte, e questo produce emozioni diverse in chi vive certi momenti della vita.

Siamo abituati a credere che le emozioni siano conseguenza di quello che ci capita.

Se così fosse, ogni persona su questa terra dovrebbe sempre rispondere nello stesso modo a certe situazioni.

Ma non è così.

Quante volte, di fronte a un problema, tu hai avuto una reazione anche opposta a quella di altre persone?

A me capita spesso di restare calmo mentre chi mi sta vicino perde la testa.

Come mai?

Sarà successo tante volte anche a te di non capire i motivi per cui alcune persone reagiscono in un modo che ritieni strano o innaturale.

Se l’emozione fosse davvero legata a cosa ci accade, tutti dovremmo provarla nello stesso modo, ma non accade mai questo.

Certo, la maggior parte delle persone reagisce in modo simile.

Il motivo, come detto, è che la nostra cultura ci insegna che emozioni provare e quando farlo.

Così quasi tutti, di certo la maggioranza, risponderemo in modo simile, finendo con il convincerci che sia l’episodio a originare l’emozione.

Se hai ascoltato i video, ti sei già reso, o resa, conto, che in realtà non è affatto così.

Cosa determina, allora, le nostre emozioni?

Cosa indirizza questo nostro giudizio, questa valutazione?

 

Ciò in cui crediamo determina quello che proviamo

La biologia delle credenze

Prima ti ho spiegato che il giudizio che determina l’emozione può essere positivo o negativo.

Esprimi un giudizio positivo ogni volta che ritieni favorevole per te quello che accade.

Al contrario, se lo consideri una minaccia nei tuoi confronti, il giudizio sarà negativo.

Semplice, no?

Provi quindi emozioni negative ogni volta che vedi una minaccia, un pericolo, un rischio per te.

Se invece pensi di trovarti di fronte a occasioni favorevoli o piacevoli, a qualcosa che ti farà bene, il giudizio, ovviamente, cambia completamente.

Prima di capire come formuli questo giudizio, ti dico in base a cosa lo fai: tu vuoi essere felice.

Ho spiegato cos’è la felicità, e ti invito a scoprirlo subito, per chiarire che è l’obiettivo che tutti vogliamo ottenere.

Felicità non significa perfezione né assenza di problemi. Felicità vuol dire emozioni positive, ad esempio, benessere, calma, serenità.

Significa vivere bene.

Non vuoi tutto questo?

O preferisci stare male, provare emozioni negative, sentirti giù?

Immagino proprio di no.

Bene, il giudizio che emetti riguarda la felicità: se una cosa ti renderà felice, allora questa tua valutazione sarà positiva.

Ecco in base a cosa giudichi quello che accade: in funzione di cosa pensi sappia renderti felice oppure no.

Ovviamente questo vale sia dal punto di vista materiale, quindi fisico, che dal punto di vista psicologico.

Ma come fai a capire se una cosa ti rende felice oppure no?

O se lo farà domani o tra un anno oppure no?

A determinarlo sono tutte le regole e le convinzioni che ti porti dentro.

Ricordi che ti ho spiegato che le emozioni sono organizzate dalla nostra società?

Bene, questo accade perché la nostra cultura ci trasmette regole che dicono cosa è bene e cosa è male, cosa ci renderà felici e cosa non saprà farlo.

Alla fine tu credi che alcune cose abbiano questo potere, renderti felice, e altre no.

Cosa credi, dunque, determina cosa provi.

  • Crediamo che trovare l’anima gemella ci renderà felici, quindi la cerchiamo e la desideriamo tutti.
  • Crediamo che vivere da soli sia triste e ne saremo infelici, quindi fuggiamo dalla solitudine.
  • Crediamo che l’approvazione degli altri ci farà stare bene e la loro disapprovazione significa che stiamo sbagliando.
  • Crediamo che per essere felici dobbiamo avere: relazione di coppia, lavoro, successo, rispetto, prestigio, soldi, agi, ricchezza, salute e via dicendo. Quindi vogliamo tutto questo.
  • Crediamo che il passato debba incidere per sempre su di noi e che quello che è successo ci farà sempre stare male, almeno un po’. Così viviamo in modo passivo la nostra storia.
  • Crediamo di non poter cambiare, che chi nasce tondo non può morire quadrato. Così non ci proviamo neanche a migliorare la nostra vita.

Quello in cui credi determina ogni tuo giudizio e quindi ogni tua emozione.

Nel video ti ho fatto l’esempio delle palle da biliardo che non possono uscire fuori dalla cornice del tavolo.

Ma noi parliamo di indipendenza emotiva, cosa significa?

Se le tue emozioni sono frutto del tuo giudizio, non è quello che otterrai a farti stare bene, ma se tu pensi che succederà proprio questo.

Lo spiego meglio: tu provi gioia non perché hai vinto una partita, ma perché quando vinci “decidi” di creare gioia dentro di te.

Tu “decidi” quando puoi essere felice.

Hai delle regole che lo stabiliscono e quando le soddisfi, ti permetti di stare bene.

Lo stesso accade per ogni emozione negativa: quando qualcosa infrange le tue regole, ti permetti di stare male, di arrabbiarti o provare delusione.

Sembra folle, vero?

Tu ti comporti male con me ed io, per punirti, mi creo delusione e sofferenza.

Divertente non ti pare?

Possibile che siamo così sciocchi da crearci da soli la sofferenza che proviamo?

Sì e no.

Non siamo sciocchi, ma effettivamente sei tu a crearti sofferenza o tristezza, e solo tu puoi crearti felicità.

Ora ti spiego perché fai una di queste due scelte.

 

Buone o cattive?

Come controllare le proprie emozioni

In realtà non esistono emozioni cattive.

Come detto esse sono una reazione dettata dalle nostre valutazioni.

Perché ci creiamo emozioni capaci di farci stare male?

Perché vogliamo essere felici!

So che sembra un controsenso, ma non lo è.

Hai delle regole, come detto, che ti dicono cosa ti renderà felice.

Ogni volta che queste regole ti segnalano una minaccia alla tua felicità, reagisci con un’emozione negativa, per difenderti.

Ogni emozione negativa è un segnale d’allarme.

Non sono un fattore negativo ma insostituibile e fondamentale.

La stanchezza, la fame o la sete sono segnali importantissimi. Ogni emozione negativa ha lo stesso compito.

In pratica ti devono spingere a risolvere un problema, affrontare una minaccia, allontanare un pericolo.

Se l’emozione positiva, come risposta a qualcosa di buono, ti spinge ad aprirti e accogliere quel che vedi e che consideri fonte di gioia, l’emozione negativa ti dice di chiuderti.

Devi difenderti da quella che consideri una minaccia.

Attenzione, ho scritto consideri.

Che succede se ti sbagli? Se il tuo giudizio prende per minaccia qualcosa di positivo?

Succede che provi ugualmente un’emozione negativa e ti chiudi, allontanando proprio quello di cui hai bisogno.

Ti ricordo che la cultura ha stabilito regole che dicono cosa è bene e cosa è male.

Sono sempre giuste queste regole?

No, anzi, ti assicuro che la maggior parte sono sbagliate.

Esagero?

Guardati attorno, osserva la tua vita e quella degli altri.

Tutto quello che vedi, è determinato da queste regole.

Ti senti circondato, o circondata, d’amore e felicità?

Perché no?

Perché le regole che seguiamo sono sbagliate e non ci permettono di arrivare davvero a essere felici.

Devi renderti conto che le emozioni hanno una funzione precisa: guidarti a vivere una vita felice.

Di fronte alle cose che consideri capaci di renderti felice, giusto o sbagliato che sia, ti apri perché le tue emozioni positive ti invitano ad accogliere qualcosa di buono.

Al contrario, quelle negative devono farti evitare pericoli e minacce, problemi o difficoltà.

Immagina di essere in autostrada: emozioni negative e positive equivalgono alle strisce sull’asfalto, ai segnali stradali, al guardrail.

Ti aiutano a tenere la rotta, a non finire fuori strada e poter raggiungere il tuo obiettivo: vivere una vita felice.

È ovvio che se sei sulla strada sbagliata a destinazione non arriverai mai.

Emozioni positive e negative dovrebbero darti l’aiuto che ti serve per non commettere errori.

Tuttavia il punto è che un’emozione positiva non è, di per sé, garanzia che stai facendo la cosa giusta.

Ricorda che l’emozione non dipende da quello che fai o dalla strada che prendi, ma dal tuo giudizio.

Immagina di essere di fronte a tre porte.

Dietro due di queste ci sono leoni affamati, mentre una sola nasconde un tesoro che ti renderebbe la persona più ricca del mondo.

Puoi scegliere quale porta aprire e una delle tre ti ispira, senti una sensazione positiva e la apri.

Pensi che quella sia la porta giusta solo perché tu lo pensi?

La realtà non cambia per i tuoi pensieri, ma si modificano le tue emozioni e, quindi, ogni tua decisione.

Per contare sulle tue emozioni, per avere la certezza che siano capaci di indicarti qual è la porta giusta, devi comprendere la realtà.

Un tassello cruciale è proprio questo: in fatto di emozioni, la realtà non conta.

 

Emozioni e realtà: non conta cosa accade ma cosa ne pensi tu!

Imparare a osservare la realtà

Indipendenza emotiva vuol dire che le tue emozioni sono indipendenti da quello che ti accade.

Sempre e comunque.

Non me la sono certo inventata io questa cosa, è la natura di ogni persona, siamo fatti così.

La realtà non ha alcuna importanza.

Qualcuno sostiene che ci sono reazioni che invece sono incontrollabili, come ad esempio la paura, perché derivano da un periodo primordiale della nostra evoluzione.

Quindi potresti lasciare un bambino di 6 mesi a giocare con un ragno velenoso o un serpente, tanto ne ha naturalmente paura e si allontana.

Giusto?

Sbagliato, e lo sai bene anche tu.

Se io non considero pericoloso qualcosa, mica scappo.

La realtà non conta.

Se trovi un botto di quelli che si sparano a Capodanno e ti sembra esploso, non avrai paura, visto che lo consideri innocuo.

Magari lo prendi in mano ed esplode perché lo avevi giudicato male.

Se il tuo giudizio è sbagliato, perché quel botto non era già esploso, non ha importanza: la realtà non cambia e le tue emozioni non sono legate alla realtà, ma al tuo giudizio.

Ricordati che provi emozioni positive non se vivi qualcosa di buono, ma solo se pensi di viverlo.

Fai tutto da solo, o da sola.

Perché questo è importantissimo?

Perché le emozioni ti guidano a vivere felice solo se riesci a comprendere la realtà senza lasciarti condizionare dai tuoi schemi.

Ad esempio la tua cultura, che ti dice cosa provare, quando e come, oppure le regole che determinano le tue idee su cosa ti renderà felice.

Questi schemi generano comunque emozioni che ti guidano.

Se sono sbagliati, perché distorti rispetto alla realtà, le tue emozioni ti diranno comunque cosa fare, ma non sarà la scelta giusta.

Hai ascoltato con attenzione i video?

Ascolta tutti gli esempi, con calma.

Comprendere l’indipendenza emotiva, significa capire che tu crei le tue emozioni e cosa accade in realtà, cosa facciano gli altri, non ha importanza.

La cultura ti ha insegnato cosa dovrebbe renderti felice. Ti ha spiegato cosa deve accadere.

Così accogli con gioia, e provi emozioni positive, tutte le cose che pensi saranno fonte di felicità, anche se ti sbagli.

Il guaio è che questa illusione, considerare buono qualcosa che non lo è, dura poco e si finisce per credere che la felicità non duri o sia irraggiungibile.

Il segreto è capire che ogni emozione la creiamo noi stessi.

Se tu ora cambi modo di pensare, modifichi le cose in cui credi e trasformi la visione della tua vita, potresti essere felice.

Adesso.

Devi iniziare soprattutto a prendere consapevolezza, che la realtà non è come siamo abituati a pensarla.

Ricorda che l’emozione deriva da come giudichi quello che accade. Se la tua visione è distorta, il tuo giudizio sarà sbagliato.

Ecco allora che è fondamentale riuscire a vedere le cose per quelle che sono e non per come ci hanno insegnato.





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Fab
Fab
Ospite
1 anno fa

Avrei un’altra riflessione in merito all’argomento:
 
Collegandomi sia con ciò che hai scritto e al commento mio precedente, pur confermando certi punti su quanto ho scritto, allo stesso tempo mi rendo conto che, per poter sostenere tutto, c’è bisogno comunque di una coerenza interna, dunque non soggetta ad un Pensiero e/o Valore debole solo perché l’esterno esiste, subendolo passivamente per poi essere incoerenti con se stessi.
 
Chiaramente ci vuole una Volontà forte per poter sostenere in modo sincero e autentico ciò in cui si crede e si pensa.
 
Per poter affermare ciò che affermo e avere spirito critico, inevitabilmente bisogna avere Coerenza Interiore, al di là di tutto ciò che è esterno, pur prendendo atto del rapporto con esso. Il rapporto con gli altri riflette quello con se stessi.
 
Se ho riconosciuto tutto ciò che ho riconosciuto è grazie al rapporto che ho coltivato con me stesso, anche grazie all’aiuto altrui.
 
Avendo un rapporto autentico prima di tutto con noi stessi che può far esprimere una volontà che ci permette di portare avanti i propri Valori, i propri Ideali e i propri princìpi (ho riscritto anche ciò che ho scritto sotto al mio commento, laddove volendo puoi anche togliere la nota aggiuntiva al mio precedente commento, per non lasciare una nota che ho trascritto adesso una seconda volta).
 
Ho scritto anche “Sono Libero perché non sono libero, inteso “libertà” come “Io superiore a tutto e tutti” o “il più Speciale”.” cioè sostenendo che non sarei libero se intendessi in quel modo l’idea di Libertà.
 
Rimango abbastanza dubbioso sulla terminologia, più che altro perché l’indipendenza e la relazione cozzano prese separatamente, ma anche qui, coerentemente con quanto sostengo, anche l’indipendenza è parte ed è ovvio che ciò che conta è il succo del discorso, pur non essendo un grande sostenitore di questa sorta di “stoicismo”.

Forse ci sono anche dei punti, delle tue argomentazioni, in comune con ciò che intendo.
 
Avevo scritto anche che “amare tutti” mi ha convinto molto poco, ma già nell’articolo sull’amicizia mi pare di aver capito diversamente che non si riferisce ad una questione specificatamente numerica, ma come Ideale, un modo di Essere coerente con il principio di Amore. Ergo, ora rimango abbastanza convinto.
 
Proprio ora stavo pensando anche sull’individualità come questione, che riguarda poi punti come la scelta, la volontà, la coerenza, penso che non abbia senso frammentarlo con il concetto di Relazione, in quanto anche l’Io ne è parte.
Il concetto di Tutto è Relazione (o interdipendenza) non annulla l’individualità.
 
Poi, anche sui discorsi legati alla Paura, quando faccio riferimento alla Paura non faccio riferimento a ciò che è angoscia.
 
Come è già stato scritto non conta se un’emozione è buona o no, ciò che conta è come la si vive e come la si considera.
 
Anche il discorso legato al “sentirsi speciali” o “alla fine facciamo tutti le stesse cose in diversi modi”, non è per fare del riduzionismo, come se non si avesse valore, come se fossimo insignificanti, come se non avessimo importanza, anche perché il discorso che ho fatto non smentisce l’Unicità e il Valore come persona (come già ho scritto).
Questo, anche, con buona pace di qualsiasi forma di nichilismo. 

Io sono Unico, l’altro è Unico, l’altro ancora lo è e siccome tutti siamo Unici e ognuno di noi ha le proprie ragioni per avere convinzioni, pensieri, idee e valori diversi, proprio per questo siamo Simili, perché Siamo Diversi.
 
Cosi ho anche un pensiero diverso sull’individualità, un pensiero positivo.
 
In questo senso intendo la Realtà è quella che è ed ognuno esprime la propria soggettività mettendoci del proprio.
 
Per l’appunto in tutto questo ho trovato necessario fare chiarezza a riguardo.

Un saluto.

Fab
Fab
Ospite
In risposta a  Fab
1 anno fa

“Cosi ho anche un pensiero diverso sull’individualità, un pensiero positivo”
In verità non ho mai avuto dubbi a tal riguardo. Pensare l’individuo in modo negativo non mi avrebbe nemmeno permesso di scrivere e pensare tutto ciò che finora ho condiviso.
Ammetto che non aveva molto senso questa affermazione.

Fab
Fab
Ospite
In risposta a  Fab
1 anno fa

pur confermando certi punti su quanto ho scritto”
*molti punti

“Pensandoci bene è contraddittorio parlare di amore e di indipendenza come due concetti che possono coesistere e se anche considerassimo l’amore come un modo di essere che ci rende “indipendenti”
Semmai avremmo acquisito consapevolezza più che indipendenza.
Penso che l’Indipendenza non sia altro che un’altrettanta forma di dipendenza, la dipendenza di Se Stessi, perciò non lo siamo, non siamo indipendenti, perché o si è o non si è.”
Beh, va bene anche chiamarla indipendenza, la sostanza non cambia, è solo una questione di terminologia.

Correggo questa parte, affermando comunque che per essere indipendenti si passa sempre attraverso l’Altro, la Relazione e da un moto di Paura e Fragilità che ci spinge verso il Positivo.

Fab
Fab
Ospite
1 anno fa

Mi piacerebbe condividere la mia esperienza, anche in base a come ho imparato a rapportarmi con tutte le emozioni e sensazioni “negative”.

Ad esempio, in molte pagine ho letto spesso il termine “paura”. Qui vorrei fare un’altrettanta riflessione, cosi come sul tema della fragilità.
Fragilità, paura, aspettative, tutte parole con cui si vanno a creare considerazioni spesso dettate dalla negazione di tutto questo, di dire a noi stessi che “siamo più di”, senza tenere conto di dettagli e questioni pressoché importanti.

Il fatto che si parli di indipendenza emotiva sorgono quasi spontanee delle aspettative, in quanto ci si sta già andando a creare uno scopo, senza dimenticare anche che dietro l’angolo ci potrebbe essere l’aspettativa di non avere aspettative.

Pensandoci bene è contraddittorio parlare di amore e di indipendenza come due concetti che possono coesistere e se anche considerassimo l’amore come un modo di essere che ci rende “indipendenti”, non ci renderebbe comunque tali nel concreto, perché l’essere umano apprende e può apprendere la capacità di amare, grazie alla relazione con l’altro e vale anche per “l’indipendenza”.
Semmai avremmo acquisito consapevolezza più che indipendenza.
Penso che l’Indipendenza non sia altro che un’altrettanta forma di dipendenza, la dipendenza di Se Stessi, perciò non lo siamo, non siamo indipendenti, perché o si è o non si è.

Per non parlare della paura, una domanda sorge spontanea “cosa ci fa tendere a fuggire dalla paura?”.
Avere paura di avere paura è un classico, essendo ciò che ci spinge a fare tutto quello che facciamo.
La paura non è altro che la prima sensazione che sperimentiamo appena veniamo al mondo.

Tutto viene dalla paura, l’amore stesso ne è una manifestazione, non in quanto tale, ma nella ricerca dell’uomo in esso.
La felicità non è da meno, pensiamo solo al fatto di essere infelici, all’idea stessa di infelicità, in pochi ne accetterebbero la condizione.

La paura è il motore con cui noi, nel bene e nel male, ci moviamo. L’amore ci fa tendere all’altro perché vogliamo rispecchiarci, vogliamo sentire, percepire, comprendere quanto siamo in realtà molto simili, nonostante le manifestazioni differenti di mostrare tali similitudini.

Il coraggioso avrebbe ragion d’essere se non fosse mosso dal contrasto con la paura e da una spinta all’allontanamento da essa? Dubito fortemente.

Persino coloro che fanno del male sono mossi dalla paura, perché si vede nell’altro una minaccia, un ostacolo da superare e, in altri casi, da eliminare.
Anche per le persone che vogliono sentirsi autonome, imperturbabili, hanno una forte paura di rivelare a loro stessi di essere l’opposto e, soprattutto, di fuggire da tutto ciò che è paura, fragilità, limite, imperfezione.

Tutto è figlio della paura, in relazione a tutte quegli elementi che inspiegabilmente si vogliono negare come i bisogni, le aspettative e tutto ciò che concerne i nostri “bambini interiori”.

Ciò non è una giustificazione, ma una presa d’atto. Tramite un rapporto con i propri “demoni”, con il conflitto, almeno anche in base a quello che ho imparato, non da solo ovviamente, a comprendere le nostre parti che si tendono a scacciare e a rinnegare con intolleranza. Non si tollera l’intollerante fondamentalmente.

Pensiamo anche al tema del dolore e quanto tutti quanti noi siamo più simili di quel che crediamo.
Un ragazzo soffre perché è reduce da un lutto mentre un’altra ragazza soffre per aver perso il lavoro. Ora si potrebbe affermare che si tratta di due questioni diverse e imparagonabili.
Certamente, però quante volte non ci si sofferma più in profondità ma solo sull’aspetto in superficie?
Cosa ci sta dietro, cosa accomuna? Il dolore, la sofferenza, tutte emozioni che proviamo indipendentemente dal fatto se siamo diversi l’un con l’altro.

Anche per questo, quando si parla di “cambiamento”, pensandoci bene è solo una facciata, perché non si cambia in quanto persone, tendiamo a raggiungere sempre gli stessi fini, pur essendo tra noi individui diversi l’un l’altro, diversi possono essere i modi per vivere al massimo, per essere felici.
“Cambiano” i modi ma gli obiettivi no.
Questo fa capire quanto mondo interno ed esterno non siano separati, ma connessi, pur potendo elaborare tutto ciò che viviamo dandogli un’interpretazione propria e soggettiva al nostro interno.

Altro esempio: le relazioni. Quante volte ho sentito “questa persona mi ha cambiato” e tramite ciò si riconosce l’essere in risonanza con l’altro.
Comunemente si concepiscono le relazioni come delle situazioni che iniziano e finiscono ed è un grosso equivoco.
La relazione è ciò che Siamo.
Nemmeno l’idea di “amare tutti” (per quanto mi convinca molto poco) universalmente non avrebbe alcun fondamento se non si concepisse di essere in Relazione.

Non soltanto l’indipendenza emotiva, vale per tutto ciò che ci riguarda. Noi possiamo riconoscere noi stessi tramite la relazione con gli altri (mi viene in mente ora la filosofia africana di Ubuntu, “Io Sono perché Noi Siamo”), perché alla fine siamo tutti diversi e simili allo stesso tempo.

Far dono significa questo, capire che si è già in relazione, condividere ogni nostra peculiarità, da quella innata a quella acquisita, il consenso e il dissenso.

L’ indifferenza, altro esempio, non la si considera come una reazione perché passiva, ma anche la passività è una reazione, perciò è opportuno che si vada oltre, che non si tenga conto solo della facciata di ciò che percepiamo tramite i soli sensi.
Ogni nostro agire ha sempre delle conseguenze, anche quando non agiamo. Tutto ha delle conseguenze.

L’indipendenza emotiva si potrebbe affermare che scaturisce dalla paura come spinta allo scopo di raggiungere questo traguardo, magari proprio al fine di non perdersi e/o di farci vacillare.

Nonostante sia più che legittimo tutto questo, si può notare cosa si cela dietro la facciata, capire cosa ci spinge a ricercare determinati scopi, che non partono nemmeno da cosi lontano, sono sempre espressioni del proprio animo che ci spingono verso “la Luce”, ad una sorta di creazione di una “mappa cognitiva” che ci permetta di affacciarci alla vita con un certo ordine, pur essendo arbitrario e soggettivo.

Può essere una lama a doppio taglio se non si ragiona sulle cose, ma tutti abbiamo bisogno di orientarci e conoscere “le regole del gioco”, di avere le proprie convinzioni, capire con cosa abbiamo a che fare, è doveroso anzi.
Il fattore soggettivo ha la sua rilevanza in poche parole. Non siamo Dèi. L’importante è non essere passivi e pensare.

Altro che “niente dipende dall’esterno” se dall’esterno stesso si impara a (non) essere indipendenti.
Semplicemente impariamo a non essere passivi nei confronti dell’esterno, non a non essere in relazione.

La paura, più che scacciata, negata giudicata o eliminata (come si vuol far pensare), andrebbe accolta, abbracciata, guardata negli occhi e osservata come se fosse una nostra compagna, non un elemento a cui voltargli le spalle e camminandoci assieme possiamo non venirne sopraffatti.

La stessa cosa vale per la fragilità. Ammettere a se stessi di avere dei limiti e concederci, ogni tanto, anche di avere paura, di avere aspettative, di avere bisogno, invece che considerarci come “meno umani” o “meno illuminati” se ci capita di provare queste emozioni, nonostante tutto.

Anche la crescita personale è mossa da moti di paura e di necessità.

Senza paure e senza aspettative saremmo già estinti e con esse non staremmo ad assistere a cotanta cultura figlia di tanti vissuti interrelati, molto spesso tormentati e tutt’altro che “puliti” e privi di imperfezioni.
Tant’è vero che ho imparato molto anche da persone pessimiste, specie consapevoli di esserlo.
Anche questo è Far Dono, Accogliere anche il “Negativo” o presunto tale, perché può essere un’altra opportunità per poter migliorare.

Creare dicotomie non serve, porta soltanto ulteriori imprecisioni.
In fin dei conti è più semplice creare separazioni come amore-bisogno, paura-coraggio, altruismo-egoismo e via discorrendo (la politica è un esempio lampante di modus operandi legati al “dividi et impera”).

Distinguere per fare chiarezza va bene, per rendere chiari i concetti, va meno bene se per separare la Realtà si utilizza in modo implicito una propria forma di potere per orchestrare al meglio il proprio pensiero, magari perché ci si sente speciali.

Noi siamo Unici (che è diverso da Sentirsi Speciali), con le proprie peculiarità, di un vissuto fatto di Valori personali ma anche di insegnamenti.

Con o senza Indipendenza Emotiva, rimaniamo sempre persone con determinati scopi in comune (felicità, libertà o altro).

Gli stimoli esterni non vengono lo stesso annullati o non percepiti tramite essa, come già specificato si diventa più consapevoli e non si subiscono gli stimoli passivamente, di conseguenza si impara a gestire le emozioni.

Tenendo sempre conto che vi siano i presupposti (come l’insegnamento, la ricerca, il dibattito, le esperienze e qualunque forma di interazione sociale che è sempre proveniente dall’esterno per poter apprendere, riscoprire, riconoscere un’abilità, magari anche già esistente di base, ma di cui non siamo consapevoli).

Non c’è alcun problema riguardo i condizionamenti in quanto tali, se poi si impara a comprenderli per ciò che sono.

Indipendenza Emotiva non come negazione o eliminazione del Negativo o in generale una negazione di ciò che può non piacere, ma come riconoscimento anche di questo.

Nonostante preferisco farne a meno, migliorando prendendo anche altre strade possibilmente (e come ho già fatto e sempre fatto), magari invitando anche a usare Senso Critico, ascoltando pure 3 o 4 persone in più per cercare anche di fare un’analisi e un confronto tra gli argomenti e il modo con cui vengono trattati.

Amare, d’altronde, è fare esperienza non solo di uno, ma anche di altri, pochi o tanti che siano, ognuno sceglie.

In un certo senso devo dire anche grazie a Giacomo, che mi dà l’opportunità di poter scrivere quello che penso grazie ai suoi contenuti e che mi stimolano la riflessione critica.

Non mi interessa per forza che qualcuno mi insegni la Libertà, ne tanto meno me la prometta, pur apprezzandone le buone intenzioni.

Felicità, Libertà, Verità, Amore, Indipendenza sono parole con cui si vende in certi casi, perché ci fomentano, ci possono mettere anche soggezione, fanno leva sul lato emotivo, perciò preferisco ascoltare in modo attivo, praticare il Dialogo e poi scegliere, senza dover farmi prendere dalla fretta dettata dall’immediatezza del bisogno di Stare Bene.

In fondo la Realtà è quella che è e il bello degli Esseri Umani è che ognuno ci mette del proprio.
Anche in questo caso Soggettivo e Oggettivo sono altrettanto in Relazione.

Rivaluto in parte la concezione secondo cui “la libertà non esiste”. Credo che questo tema sia molto più complesso di quello che si pensa e ognuno, anche qui, coerentemente con questo principio, sceglie cosa pensare, mettendoci del proprio, tanto o poco che sia, pensare di averla già riconosciuta o di non averla ancora riconosciuta, anche al di là di qualsivoglia considerazione esterna e questo è ciò che rende bello l’Essere Umano.

Per chiudere, io riconosco di Essere già Libero, perché ho capito che non sono solo Io, ma ciò che parla di me sono anche le Relazioni che ho. Sono Libero perché non sono libero, inteso “libertà” come “Io superiore a tutto e tutti” o “il più Speciale”.
Sono Libero perché sono Unico e sono Libero perché sono anche Relazione.

Un Saluto.

Fab
Fab
Ospite
In risposta a  Fab
1 anno fa

Nota: “mondo interno ed esterno non siano separati, ma connessi”
pur confermando quanto scritto, allo stesso tempo mi rendo conto che, per poter sostenere tale assunto, c’è bisogno comunque di una coerenza interna, che sia “impermeabile”, dunque non soggetta ad un Pensiero e/o Valore debole solo perché l’esterno esiste, non soggetta a rendere incoerenti.

Chiaramente ci vuole una Volontà forte per poter sostenere in modo sincero e autentico ciò che si sta dicendo.

Per poter affermare ciò che affermo e avere spirito critico, inevitabilmente bisogna avere un’ottima Coerenza Interiore, al di là di tutto ciò che è esterno, pur prendendo atto del rapporto con esso. Il rapporto con gli altri riflette quello con se stessi.

Se ho riconosciuto tutto ciò che ho riconosciuto è grazie al rapporto che ho coltivato con me stesso, anche grazie all’aiuto altrui.

Avendo un rapporto autentico prima di tutto con noi stessi che può far esprimere una volontà che ci permette di portare avanti i propri Valori, i propri Ideali e i propri princìpi.

Fab
Fab
Ospite
In risposta a  Fab
1 anno fa

ascoltando pure 3 o 4 persone in più per cercare anche di fare un’analisi e un confronto tra gli argomenti e il modo con cui vengono trattati.”
Vero, però poi non sono restio verso chi sceglie già una strada da percorrere ben precisa e dei Valori determinati, anzi, ha comunque senso.

Le idee sono il mezzo con cui portiamo avanti determinati Princìpi (che sono una questione interiore, al di là di tutto).

senza dover farmi prendere dalla fretta dettata dall’immediatezza del bisogno di Stare Bene.”
Credo possa bastare ascoltare tutte le idee che vengono espresse e poi capire quale sia coerente con ciò che riteniamo giusto, con Spirito Critico.

Come già scritto, volere Stare Bene è legittimo e necessario. L’importante è Essere Felici, consapevoli del percorso che viene intrapreso.

Fab
Fab
Ospite
In risposta a  Fab
1 anno fa

“non sono restio verso chi sceglie già una strada da percorrere ben precisa e dei Valori determinati, anzi, ha comunque senso”
Direi, anzi, che ha molto senso. Considerando che non avere già un proprio percorso renderebbe la propria esistenza in balia di qualsiasi corrente esterna.
 
Inoltre, ascoltare più parti non ha solo effetti positivi, ma anche rischi come il sostenere una forma di Relativismo Ingenuo laddove la coerenza interna non potrebbe sussistere e, dunque, essere instabili e frammentati nel proprio mondo interiore.
 
Fondamentale è non essere passivi verso l’esterno, ma Attivi nell’ascolto con gli altri.

Fab
Fab
Ospite
In risposta a  Fab
1 anno fa

Costruirsi un percorso, ma non inteso con “facili scappatoie” o con soluzioni informative pronte all’uso (come cercare su internet le risposte ad ogni nostro dubbio o quesito).

Approfondire sempre, ogni cosa che si legge e si ascolta. Avere pazienza, mai dare nulla per scontato, Pensare criticamente, analizzare ogni segnale comunicativo e non ridurre tutto ad una cosa sola necessariamente, altrimenti entrare nel meccanismo del “dogma” è un attimo.

Fab
Fab
Ospite
In risposta a  Fab
1 anno fa

“Come già scritto, volere Stare Bene è legittimo e necessario.”
Dipende, soprattutto Come.

Non bisogna cascare nella trappola della ricetta/promessa.
Stare Bene per forza diventa una pretesa.

“Inoltre, ascoltare più parti non ha solo effetti positivi, ma anche rischi come il sostenere una forma di Relativismo Ingenuo laddove la coerenza interna non potrebbe sussistere e, dunque, essere instabili e frammentati nel proprio mondo interiore.”
I rischi avvengono se non si sa ascoltare Attivamente vorrei sottolineare, non da cosa e quanto si ascolta.

Insomma, mi ricollego all’ultimo commento che ho scritto, aggiungendo questo. 

PAOLA
PAOLA
Ospite
2 anni fa

Ciao Giacomo dopo alcuni anni che ti seguo posso con certezza affermare che riesco quasi sempre a restare me stessa anche quando gli altri non riescono e si infastidiscono per cose che non possono cambiare ma che non sopportano. Prima mi sentivo in colpa verso il malesse degli altri, proprio come se dovessi essere io a risolvere il malessere altrui, altrimenti mi sentivo egoista e incapace nell’aiutare gli altri a stare meglio, mi immobilizzato e non ero più in grado di fare nulla. ora invece osservo,lascio a loro le reazioni che riescono ad avere e mi concentro su quello che devo fare io. E già un buon risultato …

Sandra Korolija Muzzi
Sandra Korolija Muzzi
Ospite
2 anni fa

Ciao
Vorrei acquistare il libro ma cartaceo
È possibile???
Grazie
Sandra

Laura
Laura
Ospite
2 anni fa

Salve!Ho letto ciò che ha scritto e non capisco sul tema dell’amore il significato di questa frase:”Ama incondizionatamente senza voler niente in cambio”.Io mi sono innamorata del mio ragazzo proprio di come mi tratta,e di quanto mi rende felice,se da un giorno all’altro smettesse,cercherei di far andar bene le cose in tutti i modi ma,in caso contrario,chiuderei la relazione;che senso avrebbe nutrire un amore incondizionato per un fidanzato che non ricambia?So che se andasse così avrebbe sempre un posto speciale nel mio cuore per sempre,ma penserei al mio benessere.Quando parla di amore incondizionato,si riferisce ad un legame come il bene,ad esempio nei confronti di una mamma?Grazie!

Laura
Laura
Ospite
In risposta a  Giacomo Papasidero
2 anni fa

Ho letto tutto,ma non capisco lei cosa intende quando parla di amore senza condizioni.Tutte le persone a cui sono davvero legata le amerò per sempre,anche coi loro difetti ma se arrivano a mancanze di rispetto molto gravi nel tempo amplificate,senza che portino rispetto,è giusto allontanarle senza rancore ma farlo.Perchè scegliere una persona da amare e accettare che cambi nel tempo in maniera negativa quando magari con quella persona non si è più felici per tradimenti,mancanze di rispetto,e via dicendo?

PAOLA
PAOLA
Ospite
2 anni fa

Ciao Giacomo, indipendenza emotiva mi pare giusto, ci sto provando a responsabilizzare me, e gli gli altri di conseguenza, in questo senso, mai diventa difficilissimo quando vedi che si fanno del male. Mi spiego, quando vedi che per paura non vanno a fare un controllo medico già prescritto, e vanno avanti così, un giorno più sollevati, perché non ci pensano, un giorno angosciati, perché il problema così è in stallo. Io non posso fare niente perché la persona è adulta e mi intrometterei nella sua sfera emozionale. Ma è dura continuare a fare le cose come se il problema non mi coinvolgesse visto che viviamo insieme. Se parlo mi viene detto di smetterla di dire agli altri cosa devono fare…..ma quale è il confine? Quando diventa omissione di soccorso? Certo ho capito che chi ha paura di vivere ha paura anche di morire, ama la vita ma la considera troppo carica di emozioni non superabili e quindi….accettare che una persona reagisca chissà quando? chissà se in tempo per non farsi del male.?….mi è un po’ difficile pensare be’ se muore pazienza tanto io sto bene anche da sola, perché a me dispiace che lui stia così. Lui sta vivendo ma vive così, non accettando nulla di quello che lui ritiene negativo e insuperabile.

PAOLA
PAOLA
Ospite
In risposta a  Giacomo Papasidero
2 anni fa

Questo si. Cercare la forza, sempre.(penserai mica di vivere di rendita coi sentimenti!) Ti abbraccio

Anonima
Anonima
Ospite
2 anni fa

Ciao Giacomo,
Ci siamo sentiti già diverse volte, ho acquistato il tuo libro, ci siamo scambiati email, ho scritto sul blog commenti sotto varie guide.
Mi trovo d’accordo con tutto ciò che scrivi…sto attraversando una crisi di coppia in cui la sofferenza che ci siamo causati l’un l’altro pesa tanto.
Il problema che non riesco a superare è questo: tu dici che l’emozione negativa la creo io ma non riesco a superare questa cosa.
Io sono riuscita a perdonare un tradimento, proprio perché ho capito che il mio amore è più grande dei suoi sbagli, perché ho capito i motivi per cui lo ha fatto e perché ho capito cos’è l’amore incondizionato.
Lui non riesce ad andare oltre, a superare la sofferenza del passato, a lasciarsi andare.
La mia emozione negativa nasce dalla paura di perderlo: è il padre dei miei figli, è mio marito, stiamo insieme da 20 anni e soprattutto io lo amo. A volte mi fa rabbia questo suo non riuscire a superare certe cose, a volte invece mi fa tenerezza, capisco che ha bisogno dei suoi tempi ma anche io ho bisogno di un segnale che ci sia anche da parte sua la voglia di rimettere le cose a posto e ricostruire la relazione su basi diverse,una vera relazione di coppia che fin’ora non è mai stata basata si amore incondizionato e sul rispetto delle emozioni reciproche.
La domanda è: è giusto solo aspettare che lui risolva la sua sofferenza, che si lasci andare, che mi dia un qualche segnale? Significherebbe farlo approfittare o dimostrargli amore incondizionato?
Grazie per i tuoi consigli

Anonima
Anonima
Ospite
In risposta a  Giacomo Papasidero
2 anni fa

Grazie per la risposta…
Dopo aver letto la pagina che mi hai segnalato, sono certa che il motivo per cui ho deciso di “aspettarlo” è perché ho capito di amarlo immensamente e quindi che voglio condividere il percorso con lui, ho deciso che il posto vicino a me nel viaggio è riservato a lui e basta. Per questo quando se ne esce con delle frasi, che apparentemente potrebbero sembrare frasi di non rispetto nei miei confronti, invece sono solo sintomo della sua fragilità e paura di soffrire di nuovo! E perciò non mi arrabbio ma cerco di comprenderlo, pur facendogli notare il dolore che mi provoca con certe frasi o atteggiamenti.
Non ti nego però che a volte penso che se lui si lasciasse finalmente andare sarebbe come scrivi tu una specie di premio per la mia attesa..non posso farne a meno di pensarlo, perché ci vuole tanta ma tanta comprensione in una situazione del genere e tanto amore…perché è veramente difficile ti assicuro, a volte mi sembra di sbattere contro un muro di gomma… 🙁
Ma non penso e non credo che penserò mai che non ne sia valsa la pena…perché credo che quando ami valga sempre la pena, a prescindere da quello che ricevi in cambio…

Michele
Michele
Ospite
In risposta a  Anonima
2 anni fa

@Anonima. Sto vivendo la tua stessa situazione. Capisco profondamente i tuoi dubbi e condivido i tuoi pensieri.E’ bello e importante che tu abbia capito il tuo ruolo nella relazione che stai vivendo.Non mollare.

Maria
Maria
Ospite
3 anni fa

Caro Giacomo e’ estremamente,bello trasparente e immediato ,il modo con cui ,gestisci e guidi, questo cammino
grazie
distinti saluti Maria

Paolo
Paolo
Ospite
3 anni fa

Ciao Giacomo e grazie per quello che fai. Ho appena acquistato il tuo libro indipendenza emotiva dopo aver letto quello che hai scritto a proposito della relazione tra pensieri ed emozioni. In attesa che arrivi, avendo deciso come hai fatto tu di cambiare vita e comprendendo che la consapevolezza dei nostri pensieri e delle nostre regole gioca un ruolo fondamentale, ho iniziato a fare il diario delle emozioni annotando con esse anche i contesti e i pensieri nella speranza di comprenderli e modificarli.
Il mio problema è con l’ansia, ti riporto un paio di esempi:

Emozione: Ansia, paura
Situazione: Sono al letto e non riesco a dormire
Pensiero: Se non dormo non starò bene domani

Emozione: Ansia
Situazione: Leggevo da 1ora articolo al cellulare
Pensiero: Stare troppo allo schermo mi fa ansiare

In entrambi i casi sono ho provato a convincermi che non c’era un reale pericolo o che le mie convinzioni fossero false ma comunque l’emozione non si è modificata. Avendo letto delle ‘pretese’ ho anche pensato che nel primo caso ho preteso di dormire… insomma non sono sicuro si procedere correttamente.

In attesa di ricevere il libro, puoi darmi un suggerimento? Grazie 1000

ENDAR
ENDAR
Ospite
In risposta a  Giacomo Papasidero
3 anni fa

Ciao Giacomo, che vuol dire “Pretendi di dormire, a che ti serve?” ? Mi sembra ovvio a cosa gli serva, a riuscire a svegliarsi in tempo e non sentirsi stanco e magari evitare di addormentarsi alla guida? etc.

altra domanda: se mi sento triste quando vedo un piromane bruciare una foresta (a causa della mia regolina mentale che mi dice che è sbagliato) perchè dovrei cambiare il mio pensiero negativo ed essere felice lo stesso?
grazie

Michele
Michele
Ospite
3 anni fa

Complimenti

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