La biologia delle credenze: la mente è quello che conta

Oggi parliamo de La biologia delle credenze, uno dei libri più interessanti che abbia mai letto e che sarà un piacere condividere con te.

Lo trovo così prezioso perché mi ha permesso di guardare con spirito critico a molte delle cose che diamo per scontate pensando siano vere, ma che spesso si rivelano essere ipotesi, teorie.

Lipton, l’autore, è un ricercatore, un biologo, che ha dedicato tantissimi anni allo studio delle cellule e che da questo suo lungo percorso, molto originale come vedrai se vorrai leggere il libro, ha tratto indicazioni utili per cambiare visione della vita.

Io penso che il vero cambiamento inizia quando cambi visione della vita, passando da una in un certo modo a un’altra, magari migliore o semplicemente differente.

La vera differenza sta nel diventare una persona che usa la testa, che mette in dubbio le cose considerate ovvie, che si pone domande e cerca risposte.

Voglio che tu valuti ogni mia affermazione, ogni verità che chiunque potrebbe condividere con te e decidi con la tua testa, riflettendo, con spirito critico.

Questo è quello che cambia e libera dalla schiavitù delle idee e delle ideologie.

Introduzione perfetta, considerando cosa vedremo oggi, per cui apri la mente, oggi ne vedrai davvero di belle 😉

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La biologia delle credenze: in cosa crediamo tutti quanti?

La biologia delle credenze

A volte mi capita di sentire, l’ultima volta ieri pomeriggio, persone che temono di essere felici o tristi, depresse o ansiose, allegre e intelligenti o stupide per via del loro corredo genetico.

A molti sembra che la gelosia o il tradimento possa essere dovuto a una causa genetica che ci portiamo dentro dalla nascita e che non dipende da noi.

Ecco una delle prime frasi che ho sottolineato leggendo la biologia delle credenze:

 

Di fatto, l’idea che i geni controllino la biologia è un’ipotesi che non è mai stati provata; anzi, è stata messa in dubbio dalla ricerca più recente.

 

Sai cosa significa non è mai stata provata?

Che sostenere che siamo determinati dai nostri geni non è scienza, ma ipotesi.

Qualcuno potrà mai dimostrare l’esistenza del Big bang, ad esempio?

Io penso di no, perché recuperare prove certe di cose accadute diversi miliardi di anni fa, quando non ne abbiamo quasi per quello che è successo 1000 anni fa, è molto improbabile.

Ma a te a scuola hanno detto che il big Bang è una teoria? Senza prove certe, una semplice ipotesi, per quanto credibile?

No, e non ti hanno mia detto che non ci sono prove che dicano che la biologia, la vita, sia controllata dai geni.

Altra ipotesi e ti assicuro, tornando al discorso dell’uso critico della tua tesa, che di teorie fatte passare per certezze scientifiche ne troviamo tantissime attorno a noi 😉

Ma torniamo al discorso dei geni, perché è fondamentale comprendere questa cosa del DNA.

 

Negli ultimi dieci anni, la ricerca epigenetica ha dimostrato che i modelli del DNA trasmessi attraverso i geni non sono fissati alla nascita.

I geni non sono il destino! Le influenze dell’ambente, compreso il nutrimento, lo stress e le emozioni, possono modificare i geni senza modificare il modello di base.

 

In sostanza non siamo definiti dal corredo genetico che i nostri genitori ci trasmettono. Quello è uno schema di base che non ci determina.

Ciò che siamo dipende da tantissimi altri fattori.

Nel libro Lipton riporta un esperimento che trovo interessantissimo.

Alcuni topi da laboratorio, detti Agouti, hanno un gene anomalo che li rende obesi e dal pelo giallo. L’obesità facilità la presenza di malattie cardiovascolari, di diabete e cancro.

Il gene “malato” viene normalmente trasmesso di madre in figlio. Ma non per forza.

Alcuni esperimenti hanno mostrato che se le madri incinte si alimentano con integratori contenenti una sostanza particolare, ricca di metile, i cuccioli nascono sani.

In pratica la semplice alimentazione è stata in grado di modificare la trasmissione genetica.

Ma Lipton continua spiegando qualcosa di interessantissimo:

 

Solo nel 5% dei pazienti malati di cancro e di disfunzioni cardiovascolari, la malattia è attribuibile a fattori ereditari. […] nel 95% dei casi il tumore al seno non è dovuto a fattori ereditari.

La gran parte dei tumori maligni è dovuta ad alterazioni epigenetiche indotte dall’ambiente e non dai geni difettosi. […] Il DNA non controlla i processi biologici.

 

Questi numeri sono importanti per capire come non tutto quello che sembra reale, lo è poi davvero.

La genetica sembra a volte controllare la vita di ognuno di noi, almeno così impariamo e ci dicono. Ma prove concrete, a quanto pare, non ce ne sono.

Questo non significa considerare tutto il sistema medico o scientifico sbagliato, ma usare la testa, l’importante è aprire la mente e pensare, valutare, riflettere, senza paraocchi né in un senso né nell’altro.

Personalmente sono certo che i geni non determinino la nostra felicità. È una scelta, così come la qualità della nostra vita dipende solo da noi.

Andiamo però al cuore delle scoperte di Lipton: i fattori ambientali, che ora definiremo meglio, determinano come i geni vengano attivati o disattivati.

In sostanza i geni sono la base, lo schema da cui partire, ma il modo in cui viene utilizzato questo schema dipende dai segnali ambientali.

In base all’ambiente ogni cellula risponde nel modo più appropriato per garantire vita e prosperità. E noi, come sottolinea Lipton, siamo un complesso articolatissimo di cellule.

In sostanza tutto dipende da come vengono interpretati i segnali che vengono dall’ambiente in cui viviamo. E come interpretiamo ogni segnale?

Attraverso la mente.

 

L’energia del pensiero può attivare oppure inibire la proteine che attivano le funzioni della cellula […]

 

In sostanza la nostra vita dipende da quello che pensiamo, ovvero dal giudizio che abbiamo circa le cose che viviamo e dal significato che attribuiamo loro.

 

Possiamo scegliere attivamente come reagire alla maggior parte dei segnali ambientali, e addirittura se vogliamo rispondere oppure no.

 

Io personalmente direi che possiamo farlo a tutti i segnali che provengono dal mondo che ci circonda.

Alcuni pensano che ci siano paure innate che non dipendono da come interpretiamo i segnali che vengono dall’esterno. In realtà questo non è vero.

Se lo fosse, dovrebbe esserlo sempre e se a volte non è così, vuol dire che non è proprio corretto.

Se un bambino di sei mesi vedesse uno scorpione potenzialmente mortale, non sarebbe tentato di prenderlo?

Se la paura fosse spontanea, dovrebbe scappare, perché quell’animale potrebbe ucciderlo.

Ma sai bene che dovresti tu intervenire per tenere il bambino lontano dal pericolo.

Perché?

Per un motivo molto semplice: il bambino non ha ancora imparato che quella situazione è pericolosa.

 


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Allo stimolo dello scorpione non fa corrispondere la paura.

Non siamo controllati dal passato, dai geni, dalla nostra progenie.

Siamo liberi e interagiamo con ogni stimolo determinando se sarà positivo o meno in base a cosa crediamo.

La mente elabora un giudizio, anche se non ce ne rendiamo conto, su ogni cosa e in base a queste convinzioni, a queste credenze, risponderemo a ogni evento.

Io questa la chiamo indipendenza emotiva: ogni emozione dipende dai pensieri, ossia dai giudizi su quello che accade, dalle credenze con cui giudichiamo la realtà, cioè l’ambiente.

 

[…] la percezione controlla la biologia […[ sarebbe più corretto definire le percezioni che controlla il comportamento “credenze”.

Le credenze controllano la biologia […] Non siamo prigionieri di nostri geni o dei nostri comportamenti autolesionistici!

 

E solo fino a qui hai avuto un sacco di idee diverse dalle nostre convinzioni normali. Considera che ciò che crediamo determina ogni cosa.

Mai sentito parlare dell’effetto placebo?

Si tratta di una conseguenza delle nostre convinzioni.

Così accade che se ad alcune persone viene somministrata acqua e zucchero, convincendole però si tratti di una medicina vera con effetti specifici, queste persone avranno quegli effetti, pur non avendo assunto alcun farmaco.

In alcuni casi, addirittura, queste persone dimostrano gli effetti collaterali del farmaco che credono di prendere.

Fa tutto la mente.

Ma l’esempio più incredibile di placebo lo descrive nel libro lo stesso Lipton.

Parla di uno studio del dottor Bruce Moseley, che divise i pazienti affetti da gravi dolori alle ginocchia in tre gruppi.

Al primo Moseley effettuò effettivamente l’intervento chirurgico necessario a rimuove la cartilagine danneggiata dalle ginocchia di quei pazienti.

Anche nel secondo venne effettuato un intervento per togliere le cause del dolore dei pazienti.

All’ultimo gruppo, invece, venne praticato un falso intervento: le incisioni erano vere e il lavoro finto alla perfezione, ma il ginocchio non fu toccato.

Incredibilmente questi ultimi pazienti migliorarono come gli altri, quasi che l’intervento fosse stato realizzato davvero.

Ma non era così.

Anche la televisione fu interessata all’episodio e venivano ripresi i pazienti non operati, che giocavano a basket facendo proprio le cose che, prima dell’intervento farsa, non riuscivano a fare per via del dolore.

Così concluse il dottor Moseley: l’intero beneficio dell’intervento chirurgico per l’osteoartrite del ginocchio è dovuto all’effetto placebo.

Ovviamente parliamo di questi pazienti che l’intervento non l’hanno mai subito realmente.

 

Conclusioni

Stare bene con se stessi

Ovviamente il contenuto del libro è molto ricco e ci sono moltissimi altri dati e scoperte interessanti che ti possono aiutare a riflettere.

Il messaggio più importante, ovviamente, è che tu sei libero, o libera, che la tua vita dipende da te, dalle tue scelte, dalle tue decisioni.

Nel libro Lipton propone una visione spirituale della vita su cui non sono molto d’accordo, e anche i suoi consigli per modificare, diciamo così, le credenze negative che ci limitano, penso siano poco efficaci.

Il problema è cercare modi per manipolare la mente, invece di comprendere cosa crediamo e le ragioni e modificare, consapevolmente, la nostra vita.

Questa è la strada che seguo come mental coach, quella che scelgo personalmente: consapevolezza.

Per cui non ti consiglio di seguire le soluzioni che troverai nell’ultimo capitolo del libro di Lipton 😉

Ecco il mio consiglio: leggi comunque subito La biologia delle credenze.

Vai in libreria e compralo oggi stesso, se lo hai letto e non avevi pensato a quello che ti ho detto rileggilo, con occhi nuovi.

Non credere a quel che leggi o senti, ma usa la testa, rifletti, apri gli occhi.

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E se vorrai condividere cosa ne pensi, mostrarmi i tuoi dubbi e confidarmi le tue scoperte e intuizioni, lascia un commento, sarò felice di notare spunti che, anche dopo più letture, mi sono sfuggiti 😉