Non arrenderti mai: come avere sempre la forza per lottare

Oggi voglio spiegarti come arrivare a non arrenderti mai, quale sia il solo e unico segreto se vuoi superare qualsiasi difficoltà.

Per farlo ti mostro il video di un ragazzo che ha perso le Olimpiadi nel 1992, ti spiego cosa mi hanno insegnato le mie amiche quando gli ho distrutto involontariamente la casa, e infine ti racconto la storia di Giada.

Cominciamo dalla casa distrutta.

Giusto 2 giorni fa stavo zappando un pezzetto di terra nel mio orto.

Quando finisco mi fermo a guardare il mio lavoro, a godermi la natura, e mi accorgo che nella terra appena lavorata qualcosa si muoveva.

Una, due, tre, dieci formiche (di quelle con le ali) che si muovevano.

Evidentemente, proprio dove avevo zappato, c’era la loro casa sotto terra e inavvertitamente avevo distrutto la loro tana, disperdendo le loro provviste.

Non arrenderti mai

Tuttavia non ho ricevuto finora nemmeno una lettera di diffida del loro avvocato, le formiche non hanno fatto dei “picchetti” bloccando i viali del mio orto in segno di protesta, non hanno creato delle associazioni per lamentarsi dell’incidente, non sono venute a minacciarmi.

Come se fosse normale, si sono semplicemente rimesse subito a lavoro per creare una nuova casa, sistemare le loro provviste e riprendere la loro vita. Senza lamentarsi un istante.

Non le ho viste ferme, a gruppetti, a parlare male di me e non ho notato formiche apatiche che non avevano più voglia di lavorare poiché non “trovavano giusto” quello che era accaduto.

Da ragazzo ho letto una poesia di Kipling che credo mi abbia ispirato molto. Una parte dice così:

 

Se riuscirai a sopportare di sentire le verità che hai detto
Distorte dai furfanti per abbindolare gli sciocchi,
O a guardare le cose per le quali hai dato la vita, distrutte,
E piegarti a ricostruirle con i tuoi logori arnesi.

Se saprai fare un solo mucchio di tutte le tue fortune
E rischiarlo in un unico lancio a testa e croce,
E perdere, e ricominciare di nuovo dal principio
senza mai far parola della tua perdita…

 

Le formiche lo sanno fare istintivamente. Vero è anche che non sanno dire nessuna parola!

Ma loro non si lamentano della sventura o delle ingiustizie subite.

Ricominciano di nuovo, dal principio, senza pensare a ciò che è andato perduto.

Quando le ho viste ho pensato che se anche noi avessimo questo atteggiamento, nulla ci potrebbe fermare.

Spesso chi mi scrive si lamenta della propria vita, delle ingiustizie che subisce.

Io rispondo così: arrabbiati, grida, sbatti i pungi, lamentati e resta a letto a piangere.

Quando hai finito ricordati che la realtà sarà ancora lì ad aspettare che l’affronti.

Ecco, le formiche lo sanno e affrontano subito la realtà senza perdere tempo ed energie inutilmente.

Sì, lamentarsi, sfogarsi, arrabbiarsi non è umano, ma lo impariamo dalla nostra cultura ed è inutile.

Mi è tornato così in mente un un video molto interessante che ho visto su Youtube.

Non è un’invenzione, una bella teoria, ma semplicemente una storia reale accaduta durante le Olimpiadi di Barcellona del 1992. Guardalo.

 

Il video ha i sottotitoli in inglese, ma sono abbastanza semplici.
Il ragazzo che corre è tra i favoriti per la vittoria finale dei 400 metri.

Ma siamo ancora alla semifinale. Si chiama Derek Redmond.

E vincerà lui secondo me 😀

A un tratto sente una fitta alla gamba, e si ferma.
Si è appena strappato un muscolo.

A quel punto mi aspettavo che arrivasse qualche atleta rivale, fermandosi, per aiutarlo. Forse pretendevo un po’ troppo nel mezzo di un’Olimpiade 😀

Ma accade qualcosa di molto più importante: lui riprende a camminare (non riesce più a correre), perché vuole completare la corsa.

Suo padre arriva in pista e lo abbraccia, gli dice che non deve
farlo, ma il figlio ha deciso che finirà quella gara, e il padre lo accompagna per sostenerlo.

I due completano il percorso fino al traguardo.
La frase finale recita semplicemente questo:

Quando non molli, non puoi fallire.

Stampatela se occorre, scrivila dove ti pare, mettila come sfondo sul telefono, registrala e usala come suoneria (questa è un’idea originale!), ma non dimenticarti mai che se tu non molli, non puoi fallire e niente o nessuno potrà mai fermarti.

Pensaci: questo vuol dire che tutto è nelle tue mani, nella tua mente.

Perché la decisione di mollare puoi prenderla solamente tu.

Questa è la base vera di una sicurezza incrollabile, e se vuoi capirne di più, leggi la guida in cui parlo di autostima.

Ogni tanto, giustamente, qualcuno mi risponde per dirmi che vivi una situazione disastrosa, e mi chiede come possa fare a non mollare di fronte a problemi magari enormi.

Io chiedo: Se molli si risolvono?
Io penso di no, anzi, probabilmente peggiorano, magari per chi hai vicino. Per chi ami.

A me piace essere molto realista: se vivi un grande problema, devi affrontarlo.

Puoi riempirti la testa di frasi, fare meditazione o sorridere al sole: il problema resta.

A questo punto, proprio perché sono molto realista, ti dico la verità: se non molli, non puoi fallire, troverai una soluzione o imparerai a conviverci.

Perché magari non c’è altra scelta.
Ma la decisione più importante l’avrai già presa: non mollare.

Se siamo disposti a sopportare tutto, ad avere pazienza, a lottare, resistere al dolore e alle difficoltà, se siamo disposti a non mollare comunque, arriveremo a non avere più paura di niente.

Le formiche lo sanno: non ci pensano neanche lontanamente a mollare, loro ricominciano sempre, non si fermano mai. Per questo sono forti.

Qualcuno ogni tanto mi dice che è stanco e che non capisce perché debba per forza diventare più forte, perché debba per forza faticare per raggiungere livelli che quasi nessun essere umano neanche insegue, perché insisto tanto sul diventare più forti di ogni possibile problema, quasi invincibili.

Forse anche le parole della poesia sono retoriche, teoriche, e mai nessuno potrà arrivare davvero a perdere tutto e ricominciare con calma, dal principio.

Forse il video è un’eccezione, forse tutti intorno a te molleranno quando sarà troppo difficile e non ti biasimeranno se lo farai anche tu.

Però più sei forte, più sei felice.
Penso che questa sia una buona motivazione per non farti fermare, per non arrenderti mai.

E per concludere ti voglio raccontare la storia di Giada.

 

Giada è caduta in un pozzo.
Non vede quasi nulla, tutto attorno a lei è buio.
Non c’è acqua, ma si sente forte l’odore di muffa e di umido.

Giada ha paura. Piange. Grida ma nessuno sembra sentirla.
Giada è sola. Terribilmente sola.

Non mollare mai

Dopo aver pianto a lungo non ha più lacrime. O così le sembra.
Si alza in piedi e tasta le pareti del pozzo.
Non sono lisce, anzi, riesce a riconoscere ogni singolo mattone.

Ha paura ma le viene in mente che forse, con un po’ di fatica,
potrebbe anche arrampicarsi su quelle pareti e ritornare in superficie.

Giada sorride. Non troppo, ma l’idea di farcela le piace.
Inizia a salire, la fatica di arrampicarsi lungo la parete del pozzo è più grande di quanto avesse pensato in un primo momento.

Giada si stanca dopo qualche minuto, si ferma.

Torna in fondo al pozzo e pensa che se si riposerà qualche istante recupererà le forze per salire fino in cima.

Giada riparte. La scalata non è meno faticosa di prima.

Ma lei sale.
Qualcosa di viscido le tocca la mano, si spaventa, perde la presa, cade.

Giada è di nuovo in fondo al pozzo.
E forse ha anche più paura di prima.
E nuove lacrime da versare.

Piange per ore. Poi si calma. Dorme.

Al suo risveglio riprova a salire.
Il viscido, questa volta, non lo teme e insiste.
Sale, le mani le fanno male, ma sale.

Giada si ferma. A metà altezza? Pochi metri dalla fine? Solo pochi passi sopra il fondo in cui si trovava?
Giada non lo sa ma si ferma.

Sente la fatica, vorrebbe procedere ma non ne ha la forza e si ferma.

Giada si sveglia di colpo cadendo sul fondo del pozzo.
Fermandosi si è addormentata, ha perso la presa, è ritornata sul fondo.

Giada piange, meno di prima.
Meno di qualunque altra volta.
Le mani le fanno male.

Giada è stanca.

Giada è però stanca di stare in fondo al pozzo più di quanto non lo sia di cadere.
Così, riparte.

Non si ferma di fronte alle cose viscide che sente sotto le mani.
La stanchezza torna presto. Si ferma qualche istante, riprende fiato, ma non si arresta.

Non questa volta.

Giada insiste, sente il dolore nelle mani, ma insiste.
Sente la fatica nelle gambe, ma insiste.
Tutto il corpo le grida di fermarsi, sta male, ma insiste.

Non le importa quanto sia alto il pozzo.
Giada non si ferma, sta male, ma non si ferma.

E si stende sull’erba fresca, sentendo l’aria calma della sera,
sotto la luna che la saluta, sul bordo del pozzo.

Giada è stanca, le mani ferite e gonfie, le gambe doloranti.
Ma non è più ne pozzo.
E questo conta più di tutto il resto.

 

Ricordati questo: niente e nessuno può fermarti. L’ultima parola l’avrai sempre tu, tu sei l’unica persona che puoi decidere di mollare, o di non fermarsi mai.

Un abbraccio
Giacomo Papasidero
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Giacomo Papasidero
 

Mental Coach dal 2010, mi occupo di felicità ed emozioni da oltre 10 anni. Il mio obiettivo è insegnare che ognuno di noi può diventare più forte di qualsiasi problema. Questo per me significa diventare felici.Anche se ho tenuto un seminario all'Università di Parma e sono stato ospite a SKyTg24, la cosa di cui vado più fiero è la Scuola di Indipendenza Emotiva che ho avviato nel 2018, perché è un percorso chiaro, graduale e concreto che sta rivoluzionando la vita di tante persone.

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