Non ci riesco: secondo me non ci hai nemmeno provato!

Non ci riesco. O non ci ho provato davvero?

Io dico che nel 99% delle volte in cui pensi di non farcela, in realtà non ci stai nemmeno provando.

Per oggi avevo in mente un’altra newsletter, ma avendo risposto a un commento in cui mi è servito spiegare cosa significa provare a fare qualcosa, ho pensato di cambiare il tema di oggi e condividere con tutti quanti un concetto fondamentale.

Molti si iscrivono ai 25 Passi dicendomi che sperano che il percorso li aiuti a cambiare la propria vita, magari questo è l’ennesimo tentativo e alcuni si sentono “all’ultima spiaggia”.

Funzionerà?

Io non ho dubbi: nei 25 Passi c’è tutto quello che ti serve per diventare più forte di qualsiasi problema.
E questo significa diventare felici.

Ovviamente questo non è un risultato meccanico: ascolti tutti i video e diventi felice 😀
C’è tutto per farlo, ma sei tu che devi farlo.

Tu devi provarci.
Ma provarci davvero, e ora ti spiego come ci inganniamo quando usiamo il verbo “provare”.

Una ragazza ha lasciato un commento a uno dei laboratori dei 25 Passi (da cui è nata questa newsletter), in cui mi spiegava che faceva fatica a creare dentro di sé la calma nei momenti in cui ne aveva bisogno.

Nel laboratorio spiego come puoi creare in modo naturale ogni emozione, senza manipolare la tua mente, e lei aveva individuato alcune caratteristiche della sua calma: silenzio, respiro, mare, natura.

Bene.
Il problema, mi ha scritto, è che un conto è dire, un conto è fare e lei si trovava in difficoltà nel riuscire davvero a creare questa calma dentro se stessa.

Io le ho detto che deve provarci.
Che significa?

 

Non ci riesco: scommettiamo che non ci hai provato?

Non ci riesco

Significa che ti ritiri in un posto appartato, in solitudine, fai silenzio e respiri lentamente, magari ripensando al mare o alla natura, e resti lì finché senti che ti provi calma dentro di te.

Hai letto bene? Finché la provi.
Non 2 minuti, non funziona e lasci perdere.

“Non ci riesco” me lo dici se per 1 mese, ogni giorno, provi 4/5 volte al giorno, almeno 10 o 20 minuti ciascuna a creare la calma.

E non riesci neanche una volta, non vedi il minimo miglioramento dal primo giorno all’ultimo, non hai mai sentito un solo secondo di calma dentro di te.

Mi dici che vuoi iniziare a correre ma non ci riesci?

Provare significa che per 1 mese, ogni mattina ti alzi alle 7, ti vesti ed esci per andare a correre e resti fuori, anche se non corri, almeno 30 minuti ogni giorno, che piova o ci sia il sole, e cammini per lo meno.

Alla fine del mese puoi dirmi che non riesci a correre.
Ma almeno ci hai provato.

Non riesci a imparare l’inglese?

Provare significa che per 1 mese, ogni giorno ti prendi 1 ora di tempo in cui studi quella lingua, fai esercizi, ascolti ogni giorno almeno 1 telegiornale in inglese.

Guardi 1 film con i sottotitoli ogni 2/3 giorni, fai 30 minuti di conversazione via Skype (o dal vivo) con una persona che parla inglese ogni giorno.

Alla fine del mese puoi dirmi che non riesci a parlare in inglese.
Ma almeno ci hai provato.

Questo significa provarci.
Questo significa provare a fare qualcosa.

Uno che vuole imparare a nuotare non ci prova davvero se si avvicina all’acqua, la tocca con la punta del piede, gli sembra troppo fredda (o calda, o bagnata!) e torna indietro pensando: “Però ci ho provato!”.

Almeno ci provo

No, non ci provi finché non fai quella cosa al massimo delle tue possibilità abbastanza a lungo da poter dire se davvero non riesci a migliorare nemmeno di una virgola.

Che se migliori di così poco, vuol dire che ci riesci, che ottieni dei risultati e che se insisti, cresceranno.

E questo richiede anche consapevolezza, non basta andare “a testa bassa” nel fare male le cose per poi dire “ci ho provato”.

Ci sono tante persone che ci provano per anni, perdendo le loro forze e la speranza di riuscire.

Ma provano nel modo sbagliato.

Provarci davvero significa anche che, prima di iniziare a imparare a nuotare, a studiare inglese o diventare felice, cerchi di capire quale sia il modo migliore.

Perché provare male è uno spreco di energie e di fiducia, in quanto non penserai “non ci riesco perché l’ho fatto male”, ma ti illuderai di non riuscirci perché non sei capace.

E sono due cose profondamente diverse, come noti.

Tante volte le persone mi dicono che “ci stanno provando” a cambiare qualcosa, a gestire le proprie emozioni, a essere più calmi.

Io chiedo sempre: “Ottimo, come lo fai esattamente?“.

E nella maggior parte dei casi la risposta o è vaga, quasi la sola “buona volontà” di migliorare, oppure è approssimativa, disordinata e del tutto inefficace.

Questo significa provare: fare, abbastanza a lungo, e nel modo migliore, da poterci riuscire.

Altrimenti non ci hai provato davvero.

Con i 25 Passi vale la stessa cosa: alcuni hanno cambiato la propria vita, altri non riusciranno.

Per riuscire devi avere un programma chiaro, strumenti efficaci e un approccio che sia capace di farti arrivare ai risultati che desideri.

Ma questo non basta, così come avere tutti gli ingredienti e un ottimo forno non crea da sé una buona torta.

Nei 25 Passi trovi tutto quello che ti serve per diventare felice. Ma se non ci provi davvero, non basterà nemmeno questo.

Un Abbraccio
Giacomo Papasidero
Il Tuo Mental Coach

Da oltre 10 anni mi occupo di felicità: la studio, la osservo, la vivo e la condivido. Voglio aiutare tutti a cambiare la propria vita ed essere felici. Su Diventarefelici.it porto la mia esperienza personale e quella delle tante persone che ho conosciuto e aiutato in questi anni. Voglio migliorare questo mondo, e più persone diventeranno felici, più ci riuscirò. Questa è la mia missione.

16 Commenti

  1. D’accordo al duecento per cento su quello che dici.
    Poi però, per quanto riguarda me, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare.
    Pigrizia? Incostanza? Paura?
    Sono fatta male.

  2. Anche io ho provato e riprovato ma ogni volta quando sento che somatizzo tutto nello stomaco e così sto male e non mangio. Mi blocco. Voglio cambiare ma sono una persona estremamente rigida.

  3. Sto lottando da anni per risolvere un problema e devo testimoniare il fatto che solo ultimamente sto notando dei lievissimi miglioramenti. Questi mi hanno invogliato a non arrendermi e a continuare a lottare. Se all’inizio gli errori commessi mi erano di ostacolo al raggiungimento del mio obiettivo, nei successivi tentativi ne tenevo conto cercando di non cadere di nuovo negli stessi errori. L’esperienza insegna soprattutto quando procedi a tentoni. Probabilmente “provavo” nel modo sbagliato come dici tu, Giacomo, ma non mi sono arresa e, nonostante tutti i dolori che ne scaturivano, ho continuato a provare nuove strade “rimboccandomi le maniche” ogni volta che ricominciavo.

  4. Giacomo, trovo che tu sia stato molto onesto in questa newsletter. Visto che il problema con l’infelicità e, in generale, il disagio emotivo (che non sia una patologia neurologica) è che non basta prendere una pillola o seguire distrattamente delle istruzioni (un metodo), bisogna essere veramente disposti a cambiare e ad impegnarsi concretamente per riuscirci. Noi stessi siamo l’ingrediente essenziale. Il problema iniziale per me è stato riuscire a dare una interpretazione positiva al nocciolo della questione: dipende tutto da me e non da altro/i al di fuori. Già l’arrivare a capirlo è un primo step fondamentale, ma il passo successivo è altrettanto rilevante. Delle 2 l’una: ti colpevolizzi, perdi autostima e ti convinci di essere un fallito senza rimedio perchè sei stato tu l’artefice della tua infelicità; oppure ti convinci che, dipendendo tutto e solo da te, è una cosa sotto il tuo controllo, qualcosa che può essere nelle tue mani. Realizzare di poter essere felice e sereno senza quasi dipendere da altro/i (ma con l’aiuto di Giacomo (-:, ovviamente) è una cosa fantastica un ribaltamento della comune prospettiva. Deve però scattarti dentro quel click per cui ti convinci che sia veramente cosi’

  5. Giacomo è proprio vero,bisogna provare nel modo giusto.e darsi la possibilità di cambiare il proprio metodo se non funziona.io sono approdata al tuo sito per caso.e mi sentivo all’ultima spiaggia riguardo al tema della dipendenza affettiva.e nonostante tutti i percorsi fatti con psicologi psicanalisti terapeuti di vario tipo,olistici e non.tu fai un lavoro che “costringe”a prendere la propria vita in mano.e con un metodo severo,una disciplina.ma .senzaquesto non si genera forse il nuovo modo di viver l’emozione.io in due settimane di lavoro ,pur avendo poco tempo,ho ,attraverso gli esercizi, ribaltato completamente il mio vecchio modo di percepire l’altro nella relazione.sto sperimentando un nuovo modo di vivermi che mi fa sentire per la seconda volta in vita mia “forte”(la prima è stata fino ai miei 13 anni,fino a prima che morisse mio padre quando poi tutto cambiò ):ho quasi paura a usare questa parola dopo tanto tempo.ma mi concedo di usarla.mi concedo di essere felice. Questo è un percorso e un modo di vivere che non abbandonero’mai..grazie.

  6. Ciao Giacomo ,
    mi allaccio al ciò che scrivi oggi a quello che mi sta capitando in questa fase della mia vita.
    Ho avuto una relazione di un anno con la mia ragazza , ed è finita malissimo , troppe discussioni , litigi, mancanza di intimità , ( oltre che lei ha perso il padre e questo ha influito moltissimo in quanto ha iniziato ad odiare me ) e a maggio è finita.
    Poi lei mi ha cercato dopo due mesi in quanto gli mancavo , e nonostante tutto ho scelto ancora lei, anche se sono io ad esserne innamorato..
    Tu mi dirai cosa centra questo , ma in realtà centra molto , perchè riprovare dopo tutto quello che ci è capitato non è facile , e comunque io un pò di paura ce l’ho , e alle volte mi chiedo appunto , come ” posso riuscire??” cosa posso fare ? a fare andare bene questa relazione !!!
    Grazie Giacomo… Dani

    • Dipende 🙂
      Cosa non funzionava? Per quale motivo si litigava? Cosa ha provocato i vecchi problemi?
      Se capisco, posso riprovare e cambiare.
      Se non capisco è facile che ripeta gli stessi sbagli.
      Penso poi che la stra grande maggioranza dei problemi nascano dal vivere e non comprendere le nostre emozioni negative, anche se non solo.
      Capire questo aspetto è una rivoluzione e cancella moltissimi errori.
      Io ti propongo di seguire i 25 Passi: ti aiuteranno a capire come vivere questa opportunità al meglio 🙂

  7. Si, può sembrare banale, ma il detto che dice VOLERE è POTERE è molto vero. Il più delle volte in realtà non vogliamo magari non ce ne rendiamo neppure conto. Alla base allora ci sta sempre …una paura, paura di che cosa? Paradossalmente la paura di essere felici. Quante persone anche se offri soluzioni…preferiscono continuare a lamentarsi, magari così ricevono l’attenzione di qualcuno 😉

  8. Ieri sera parlavo giusto di questo con una amica.
    Io ho provato x anni a risolvere diversi problemi. Provato, riprovato, e ancora, e ancora… Ma non succedeva niente. Cominciavo a sentirmi fallita. Ci sono stati momenti in cui la delusione era diventata troppa. La mia autostima sotto terra. Ho cominciato a pensare che x me sarebbe stato impossibile. Che dica quello che vuole la gente, loro parlano, ma io non riuscirò, io sono diversa.
    IO SONO DIVERSA.
    E boom. Depressione, fallimento. Ma in fondo non ero convinta. Ancora c’era qualcosa che voleva riportarmi su. Ho ascoltato quella “sensazione” e ho pensato: e se invece una soluzione ci fosse? Come faccio a sapere che ho davvero provato tutto? Come faccio a sapere “cos’ è tutto”? Ci ho creduto. Ho ricominciato a provare. X anni ho continuato ancora a fallire, ma era diverso. Ogni volta MI PERDONAVO, xè non ero uscita dal campo, la partita non era finita e “non perdi finché non smetti di giocare”. Ma nel frattempo diventavo sempre più forte.
    Quando poi sono arrivata qui Giacomo e i 25 passi mi hanno mostrato punti di vista molto diversi da quelli a cui ero abituata. Ci ho creduto e con l’impegno, ma soprattutto con la forza che avevo guadagnato in anni di lavoro ho preso in mano il coraggio e ho deciso di BUTTARE VIA TUTTO CIÒ A CUI AVEVO CREDUTO FINORA. Sono disposta a sopportare qualunque cosa? SI! Già perché quando butti tutte le tue convinzioni non hai più nulla a cui attaccarti, diventi estremamente vulnerabile…
    Così ho guardato da un’altra prospettiva e il risultato era lì sotto i miei occhi.
    Oggi posso dire di aver vinto “quella” partita, ma non mi fermo, perché ora so che posso giocare ad un altro livello. E vincere. E quando avrò vinto, salirò ancora.😀😉

    • Io ci provo sorridendo tutti i giorni so che un giorno quel sorriso che ora mi sforzo di fare diventerà naturale e ci provo aiutando gli altri nelle piccole cose così mi sento più appagata

      • Già. E se sarai stanca Non fermarti, continua a giocare. È allora che diventerai più forte. E più sarai forte più quel sorriso ti nascerà da dentro al cuore. E ti capiterà di trovartelo stampato in viso che neanche te ne accorgi!😉

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