Odio i miei genitori: come liberarti dal dolore e dalla sofferenza

“Odio i miei genitori” non è semplicemente la frase che potremmo dire quando siamo adolescenti e ci scontriamo con madri e padri che non comprendono i nostri diversi punti di vista.

Viviamo spesso un rapporto conflittuale con i nostri genitori e finiamo per provare, se non proprio odio, almeno risentimento, amarezza, delusione nei loro confronti.

E questo accade anche se siamo adulti e i nostri genitori anziani, o addirittura morti.

Oggi voglio spiegarti come puoi liberarti di queste emozioni che avvelenano prima di tutto te e capire come trovare serenità nei confronti dei tuoi genitori.

Con o senza il loro contributo 😉

  1. Odio i miei genitori: come nasce e perché lo provi.
  2. Come liberarti della sofferenza che ti porti dentro.
  3. Come vivere una vita felice malgrado i tuoi genitori.

Quello che ti insegnerò oggi può trasformare la tua vita e permetterti di vivere in modo positivo anche se i tuoi genitori non vorranno mai cambiare il loro modo di vivere e di agire.

Questa profonda libertà è una forza enorme che ti spiegherò come acquisire e usare al meglio.

Cominciamo!

 

Odio i miei genitori: come nasce e perché lo provi

Odio i miei genitori

Amare significa desiderare il meglio per qualcuno.

Se ti amo voglio che tu stia bene e sia felice, che tu possa sperimentare gioia e amore nella tua vita. Voglio il tuo benessere, la tua serenità, che ti possa realizzare e vivere appieno.

Odiare è qualcosa di totalmente opposto. L’odio non è indifferenza, distacco, disinteresse.

L’odio è distruzione.

Odiare qualcuno significa volere il suo male, la sua sofferenza, desiderare per una persona tutto quello che noi non vorremmo mai sperimentare.

Odiare qualcuno significa desiderare per lui il peggio possibile.

E spesso l’odio può portarci anche ad agire per infliggere questo “peggio”, per provocare dolore (fisicamente) o sofferenza, per ferire gli altri.

Quando odiamo, subentra una volontà di distruzione che ha un solo scopo: annientare l’altro.

E se anche non agiamo, il semplice desiderio è devastante. Per noi, prima di tutto.

Non dobbiamo mai dimenticare che ogni emozione negativa, odio in prima fila, provoca malessere dentro di noi.

Se odi qualcuno, se ti arrabbi con qualcuno, sei sempre tu la prima persona che sperimenta l’effetto negativo di queste emozioni.

L’odio fa stare male te.
E non è affatto detto che faccia stare male anche le persone che odi.

Anzi, spesso l’odio avvelena te e lascia del tutto indifferenti gli altri, che continuano a vivere la loro vita magari senza nemmeno sapere che cosa provi e pensi.

Odiare è un sentimento devastante perché non è solo un’emozione, ma un modo di pensare e vivere la vita. Tra poco lo capirai meglio.

La domanda è: per quale motivo arriviamo a odiare qualcuno? Perché possiamo desiderare distruzione per una persona?

Io credo ci siano 3 motivi fondamentali, e credo che in uno di questi, o in più di loro, ritroverai anche le ragioni del tuo odio per i tuoi genitori.

 

1. Sofferenza

Sofferenza

La prima ragione per cui potresti odiare i tuoi genitori consiste nella sofferenza che vivi e che ritieni derivi da come loro si comportano nei tuoi confronti.

Ognuno di noi, e tu di certo non fai eccezione, vuole essere felice. Tu vuoi provare gioia, entusiasmo, allegria, vuoi stare bene e vivere una vita positiva e bella.

Puoi arrivare a odiare chi te lo impedisce, anche, o forse soprattutto, se questa persona è chi, in teoria, dovrebbe aiutarti a diventare felice.

Considera questo, altrimenti non comprendi l’importanza di questo punto: tu desideri essere felice più di qualsiasi altra cosa.

Pensa alle cose più preziose della tua vita: persone, relazioni, possibilità, principi.

Tutto ciò che per te ha valore in questo momento, lo ha per una sola ragione: tu credi sia importante per stare bene e che ti renderà felice.

Che sia oggi o domani, magari ti aspetti di stare bene in un’altra vita dopo i sacrifici che stai sopportando, o pensi la gioia sarà il premio tra qualche anno per il tuo lavoro.

Ciò che per te vale, è importante perché lo consideri capace di renderti felice.

La felicità è, senza dubbio, la cosa più importante del mondo per ognuno di noi perché nessuno vuole vivere una vita intera di infelicità e sofferenza.

Non avrebbe senso.

Possiamo quindi arrivare a odiare, a voler distruggere, chiunque ci impedisca di vivere una vita felice.

 

2. Limiti alla nostra libertà

Limiti alla nostra libertà

Strettamente collegato al tema della sofferenza, è quello della libertà personale: puoi arrivare a odiare i tuoi genitori se ti tolgono la libertà di vivere la tua vita.

Se la felicità è ciò che desideri sopra ogni cosa, la libertà è indispensabile per arrivare a questa felicità.

Se i nostri genitori diventano i nostri carcerieri, limitano le nostre scelte, ci bloccano dal prendere le nostre decisioni, è molto probabile che proveremo emozioni negative nei loro confronti.

Parlo spesso con persone che hanno subito le scelte di madri o padri che comandavano e non lasciavano libertà di vivere la propria vita.

È molto difficile che un prigioniero ami chi lo tiene chiuso in prigione. Se i tuoi genitori rappresentano questo, se intrappolano la tua vita nei loro limiti, nelle loro regole, odiarli è facile.

Spesso le persone che mi dicono di essere felici che un genitore padrone sia morto si sentono in colpa per questo pensiero. Ma non ha senso.

Infatti il problema non è se sia giusto essere felici della morte dei propri genitori, ma capire che se loro rappresentano per noi un carceriere è inevitabile desiderare la nostra libertà.

Se vivi tua madre, o tuo padre, come la persona che ti tiene in trappola, è inevitabile che nascano emozioni negative come la rabbia, il risentimento, il rancore e l’odio.

Tra poco ti spiegherò anche come trasformare questi pensieri senza moralismi o reprimere emozioni che oggi senti dentro di te.

Ma ricorda che se qualcuno ti nega la libertà e vivi questa persona come un carceriere, inevitabilmente l’odio sarà dietro l’angolo.

 

3. Colpevoli della nostra vita insoddisfacente

Insoddisfazione

Forse questa è la vera ragione di fondo: arriviamo a odiare qualcuno se lo consideriamo colpevole della nostra infelicità, cioè di farci vivere una vita che non ci piace.

Se i tuoi genitori sono causa della tua sofferenza, significa che sono colpevoli della tua vita infelice.

Se i tuoi genitori sono carcerieri che ti tolgono ogni libertà, significa che sono colpevoli della tua vita infelice e piena di insoddisfazione e amarezza.

Non puoi amare il colpevole della tua sofferenza, non puoi che odiare, alla lunga, chi consideri colpevole di negarti la felicità che desideri più di ogni altra cosa.

Odierai sempre qualcuno che pensi sia colpevole della tua infelicità. Ed è proprio da questo che dobbiamo partire se vuoi liberarti di questo odio e di questa sofferenza.

Se da un lato non puoi cambiare i tuoi genitori, dall’altro non ne hai neanche bisogno: puoi eliminare questa sofferenza anche senza il loro aiuto.

In realtà dipende da te e per capirlo devo spiegarti come funzionano le nostre emozioni e quanto pesa davvero il tuo passato.

 

 

 

Come liberarti della sofferenza che ti porti dentro

Cos'è la libertà

Siamo abituati a credere che le nostre emozioni siano la conseguenza di quello che ci accade.

  • Tua madre ti sgrida e tu provi delusione perché ti ha rimproverato.
  • Vinci un concorso e provi gioia perché hai ottenuto un successo.
  • Tuo padre non ti lascia fare quello che vuoi e provi rabbia perché non puoi scegliere.
  • Il tuo partner ti ama e provi felicità perché ricevi il suo amore.

Ovviamente potrei farti molti esempi ma non credo serva.

In realtà, però, tutto questo è sbagliato e pensare che le nostre emozioni siano la logica e inevitabile conseguenza di quello che ci accade è falso.

Sembra vero, lo so, ma è comunque falso.

Le tue emozioni non dipendono da cosa ti accade, ma da cosa ne pensi e da come lo vivi. Si chiama indipendenza emotiva (leggi questa pagina!).

In pratica non è quello che succede a farti emozionare, ma il tuo giudizio.

Non provi emozioni positive di fronte a situazioni positive. Le provi solo se tu pensi che siano qualcosa di buono per te. E lo stesso vale per quelle negative.

Non ha alcuna importanza se quel che stai vivendo sia davvero qualcosa di buono per te. Ciò che conta in fatto di emozioni, l’unica cosa che conta, è il significato che tu dai a ogni evento.

Le mie parole possono ferirti solo se tu le consideri un’offesa, altrimenti non avranno alcun peso su di te.

Non ti capita mai di trovarti in situazioni in cui altre persone hanno reazioni emotive diverse dalle tue? Hai mai riflettuto su come non tutti reagiamo allo stesso modo pur in situazioni uguali?

Per quale motivo, di fronte a un grave pericolo, alcuni entrano in crisi, altri scappano, e altri ancora agiscono con coraggio e restano lucidi?

La risposta è questa: non conta cosa accade ma cosa ne pensi e come lo vivi. Leggi la pagina che ti ho suggerito poco fa, è fondamentale capire questo.

Ma ancora più importante, forse, è comprendere che il passato non provoca emozioni.

Mai.

Dal momento che le tue emozioni sono il frutto di come tu giudichi quello che accade (positivo o negativo per te), l’emozione è sempre presente.

Il passato non conta.

Se oggi provi rabbia per un episodio avvenuto qualche anno fa, questa emozione non sta in quel fatto, ma nel ricordo che ne hai adesso.

Se oggi lo vivi in modo negativo ti arrabbierai, ma se cambiasse la tua visione di quello che accadde, se oggi pensassi in modo positivo a quell’episodio, allora non proveresti più emozioni negative.

Questo è fondamentale perché il nostro odio per qualcuno è legato a fatti e vicende vissute con quella persona. Se consideriamo colpevole nostra madre della nostra sofferenza, potremo odiarla.

Non conta però cosa fa lei, cosa dica o come si sia comportata finora con noi, in passato. Se la odio è per quello che io, oggi, penso di lei.

In realtà tu non puoi portarti dentro emozioni come la rabbia o la sofferenza. Ogni emozione nasce e muore ora, nel giro di pochissimo tempo.

Ho scritto una guida per spiegare come eliminare la rabbia repressa: leggila perché ti mostra bene come nasce l’idea che possiamo reprimere un’emozione.

Non accade mai questo, non conta il passato o i gesti di tua madre o tuo padre. Quello che conta è cosa pensi oggi di loro.

Qualunque cosa ti abbiano fatto i tuoi genitori, l’odio non è la conseguenza di queste azioni, ma di cosa pensi tu di tutto quanto.

Uno dei miei autori preferiti si chiama Leo Buscaglia e sui genitori scrive una cosa meravigliosa nel suo libro Vivere, amare, capirsi:

 

Sapete cosa vi hanno fatto i vostri genitori? Il meglio che potevano fare. Il meglio che sapevano fare, molto spesso l’unica cosa che sapevano fare.

 

Non voglio “giustificare” gli errori che i tuoi genitori possano aver commesso con te, e so bene che i genitori possano essere a volte fonte di azioni terribili verso i propri figli.

Voglio spingerti a capire.

Salvo casi che sono comunque eccezioni, infatti (penso ad abusi per esempio), quasi tutti i genitori fanno del loro meglio e cercano di dare il massimo.

Il punto chiave è capire che la tua sofferenza e il tuo odio non stanno nei comportamenti dei tuoi genitori, nei loro errori e nelle loro mancanze, ma in cosa pensi tu, oggi.

Le emozioni negative fanno stare male te, prima di tutto. Te che le provi. Liberarti dalla sofferenza e dal rancore è impossibile se non ti rendi conto che sei tu a creare queste emozioni.

E non devi farlo per forza, nessuno ti costringe a crearle 😉

L’odio che possiamo provare per i nostri genitori nasce, come detto, dal considerarli colpevoli della nostra infelicità, carcerieri della nostra vita.

E questo non è forse un giudizio?

Siamo noi che scegliamo di vivere una vita in cui loro diventano colpevoli dei nostri problemi e del nostro malessere.

Il punto cruciale è proprio questo: fino a quando vedrai nei tuoi genitori dei colpevoli per la tua infelicità, non potrai che provare sentimenti negativi per loro.

Nessuno ama il proprio carceriere.

Per liberarti di questa sofferenza non serve che i tuoi genitori cambino, devi invece assumerti la responsabilità della tua vita smettendo di darne a loro la colpa.

 

Come vivere una vita felice malgrado i tuoi genitori

Vivere una vita felice

Prima ti ho invitato a leggere la mia guida sull’indipendenza emotiva. Questo è un tema fondamentale perché se non hai tu il “controllo” sulle tue emozioni, starai sempre male.

Se ti rendi conto che la tua gioia, così come la tua rabbia o la tua sofferenza, sono frutto di come vivi quello che accade, dei tuoi pensieri, allora capisci che nessuno ha il potere di fati del male.

A ferirci non sono mai le cose che accadono o le parole che sentiamo, ma come le viviamo. Capendo questo arrivi a liberarti del malessere di cui incolpi oggi i tuoi genitori.

 

Assumerti la responsabilità delle tue scelte

La prima cosa che devi fare è assumerti la responsabilità della tua vita, perché fino a quando vedrai gli altri come colpevoli di fartene vivere una che non ti piace, continuerai a subire e non potrai mai essere felice.

Responsabilità significa, prima di tutto, prendere le tue decisioni.

Qualunque sia la tua età devi renderti conto che siamo sempre liberi di scegliere e che l’ultima parola su ogni nostra azione o decisione spetta sempre a noi.

Nessuno può costringerti a fare qualcosa.

Se non vuoi ascoltare l’ordine di tuo padre, puoi farlo, se non vuoi farmi un favore puoi farlo, se non vuoi fare un regalo a un amico per Natale, puoi farlo.

Tu decidi sempre, ma questo comporta che ti assumi la responsabilità delle conseguenze di ogni tua scelta.

Se tuo padre vorrà punirti per non aver fatto come ti diceva, non puoi impedirlo, se me la prendo quando non sei disponibile, non puoi impedirmelo, se il tuo amico ti allontana per il regalo non ricevuto, non puoi impedirlo.

Assumerti la responsabilità della tua vita significa capire che sei tu a scegliere cosa fare o non fare, ma che ogni tua azione (o non azione) avrà conseguenze e reazioni che non puoi controllare o decidere.

Se non accetti questa responsabilità, non sarai mai veramente libero, o libera, di vivere la tua vita senza subire le decisioni degli altri.

  • I tuoi genitori possono vietarti di uscire il sabato sera, ma tu puoi trovare un modo divertente di trascorrere la serata a casa tua senza starci male.
  • I tuoi genitori possono negarti i soldi per comprare qualcosa che desideri, ma tu puoi trovare una soluzione diversa, fare a meno di quel che volevi acquistare e vivere bene ugualmente.
  • I tuoi genitori possono criticare le tue decisioni facendoti sentire in colpa per le tue scelte, ma tu puoi capire che è il loro punto di vista e fare comunque le tue scelte.
  • I tuoi genitori possono decidere di non rivolgerti la parola per un tuo comportamento, e tu puoi accettarlo, restare tranquillo, o tranquilla, e aspettare che gli passi.

Questi sono solo alcuni esempi con cui sto cercando di farti comprendere la cosa più importante: puoi decidere della tua vita, sempre.

Se ti assumi la responsabilità delle tue scelte, e delle loro conseguenze, scoprirai che siamo padroni della nostra vita. E da qui arrivi al punto chiave: creare la tua felicità.

 

Creare la propria felicità

La mia ricetta per la felicità

Se la felicità è un’emozione, e ognuna dipende da cosa pensi e non da cosa ti accade, allora capisci che niente ti può impedire di essere felice.

Come detto prima, i tuoi possono tenerti in camera il sabato sera, ma sei tu che decidi se trascorrerai quelle ore provando rabbia per “l’ingiustizia” subita, o facendo qualcosa di piacevole e divertente.

I tuoi amici possono preferire altre persone alla tua compagnia, ma sei tu a decidere se soffrirai per una loro scelta (tu non hai mai preferito qualcuno ad altri?) o se deciderai come trascorre il tuo tempo diversamente, facendo qualcosa che ti piace e ti entusiasma.

Non ha importanza dove ti trovi, se sei in casa, in un locale vuoto o alla festa dell’anno: la felicità non ha niente a che vedere con la situazione e la presenza degli altri, ma solo con il tuo atteggiamento.

Questo potere, quello di decidere se essere felice, è così enorme che nessun genitore potrà mai toglierlo al proprio figlio.

MAI.

Nessuno può privarti della capacità di vivere una vita felice.
Solo tu puoi farlo.

Se ti ricordi che alla base dell’odio per qualcuno, per i tuoi genitori in particolare, sta la paura che loro siano causa della tua infelicità, allora ti rendi conto che non ha senso vivere così la tua vita.

Loro, come nessun altro, hanno il potere di renderti infelice.

E non devi aspettare di poter fare qualcosa che ti faccia stare bene: l’entusiasmo devi metterlo tu nelle cose che fai, la gioia e l’allegria sono scelte che non capitano ma dipendono da te.

Ecco alcuni consigli preziosi:

  1. Impara a sviluppare un sano ottimismo: vedere la realtà in modo positivo ti darà il potere di scegliere la felicità quando preferisci.
  2. Impara a comunicare in modo diverso: per litigare, si deve essere in due e tu puoi rivoluzionare ogni tua relazione “semplicemente” cambiando il tuo modo di comunicare.
  3. Scopri cosa ti impedisce di essere felice: non è ciò che accade, come detto, ma il tuo approccio alle cose.
  4. Non farti fregare dalla soddisfazione e dal piacere: queste cose non sono positive come pensi e ti terranno lontano dalla felicità vera che cerchi.
  5. Impara a vivere con allegria: ridere è fondamentale se vuoi vivere una vita felice.
  6. Costruisci dentro di te le tue certezze: una percorso di crescita personale è indispensabile per liberarti dall’odio e dal rancore.
  7. Cerca l’amicizia vera: impara a costruire relazioni positive con tutti gli altri.
  8. Ama te stesso, o te stessa: starai sempre male e sarai sempre in balia delle scelte (a volte sbagliate!) degli altri se non impari ad amarti davvero.
  9. Non avere paura della solitudine: se la temi e cerchi di evitarla, starai sempre peggio.
  10. Sviluppa una sana autostima per eliminare la paura dei giudizi degli altri e imparare ad avere fiducia nelle tue capacità.
  11. Impara a fidarti degli altri: la fiducia non confonderla però con l’ingenuità e non devi per questo assecondare gli altri.

Queste sono alcune delle guide che ho scritto nel sito per offrirti ulteriori strumenti concreti.

L’odio scompare quando ti rendi conto che i tuoi genitori non possono negarti la felicità.

Rimane un ultimo passo, forse il più importante, ma anche, ovviamente, il più difficile e impegnativo.

 

Perdonare chi ci fa del male

L’unica vera cura all’odio, alla rabbia e al rancore è il perdono.

Se hai odiato qualcuno, se provi risentimento per come ti hanno trattato, solo riscoprendo l’amore verso questa persona, con il perdono, potrai davvero diventare felice.

L’idea che l’indifferenza sia la strada giusta è un errore.

Essere indifferente significa continuare a provare emozioni negative al punto che dell’altra persona non ti interessa nulla.

L’indifferenza è una trappola, il perdono è la soluzione a ogni dolore.

Considera che questo è un tema complesso a cui ho dedicato una guida molto ricca che ti suggerisco di leggere.

Ci sono due cose importanti da capire bene:

  1. Perdonare non significa continuare a subire. Perdonare è una questione emotiva, mentale, per cui comprendi che la tua felicità non dipende dalle azioni degli altri e arrivi a comprendere l’infelicità che si trova dietro ogni azione violenta ed egoista.
  2. Perdonare non ti impone di restare in una condizione di pericolo, anzi: devi allontanarti da situazioni dannose per te. Amare significa volere il bene degli altri, e puoi amare anche se prendi le distanze da qualcuno che, per i suoi limiti, tende a farti del male.

Il perdono è comunque un percorso, un lavoro che devi considerare una meta da raggiungere nel tempo: non ha senso importelo adesso.

Devi prima assumerti la responsabilità della tua vita ed eliminare tutte le emozioni negative che provi oggi. Solo dopo arriverà anche il perdono.

E se vuoi un consiglio per iniziare a mettere in pratica i primi due passi (responsabilità ed eliminare le emozioni negative), lascia un commento e ti darò volentieri una mano.

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Giacomo Papasidero
 

Mental Coach dal 2010, mi occupo di felicità ed emozioni da oltre 10 anni. Il mio obiettivo è insegnare che ognuno di noi può diventare più forte di qualsiasi problema. Questo per me significa diventare felici.Anche se ho tenuto un seminario all'Università di Parma e sono stato ospite a SKyTg24, la cosa di cui vado più fiero è la Scuola di Indipendenza Emotiva che ho avviato nel 2018, perché è un percorso chiaro, graduale e concreto che sta rivoluzionando la vita di tante persone.

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Francesco
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Francesco

Ciao Giacomo bellissimo questo post, utile!
Ho un rapporto al limite con mia madre praticamente da sempre fatto di escalation di rabbia, rancore e risentimento. Fin da piccolo mi ha condizionato ed inevitabilmente crescendo ho maturato l’idea che lei sia colpevole delle mie insoddisfazioni, della mia infelicità. Ora non entro nei dettagli arrivo al dunque…..penso che il perdono verso di lei sia l’unico modo per riuscire ad avere un rapporto equilibrato. Penso inoltre che le sue scelte che hanno conidzionato inevitabilmente la mia vita siano state frutto di una sua situazione matrimoniale difficile. Mia mamma è stata molto egoista verso di me ma solo ora realizzo che il suo egoismo è stato frutto di infelicità paura e malessere. Come dire….se mia madre si è comportata male con me è stato perchè a sua volta probabilmente era infelice. Il suo egoismo dettato da paura. Ora ho due possibilità restituirgli infelicità continuando ad incolparla dei miei malesseri oppure capirla, perdonarla e restituirgli amore. Grazie mi hai dato un consiglio che intendo seguire, come al solito non sarà facile e immediato. Sento che la cosa giusta da fare per me e anche per lei è perdonarla

Roberto
Ospite
Roberto

Ciao, ho letto con attenzione questo articolo , in quanto mi ci trovo dentro da anni , e in quest’ultimo anno e mezzo fino al collo .Ho 41 anni e dovrei star qui giorni per descrivere la mia situazione, che in anni di terapia tra psicologi , buddhismo , meditazione, allontanamenti dalla causa dei miei malesseri , insicurezze , rabbia sono tornati come un treno in quest’ultimo anno….La causa è purtroppo mio padre, che ha sempre cercato da quando son piccolo di decidere per la mia vita creandomi danni non indifferenti , mettendomi sensi di colpa , insicurezze , versandomi addosso tutte le ansie e paure che lui non ha mai avuto voglia di curarsi ,correggermi le scelte che sapevo fossero giuste che decidevo per la mia vita, perchè tutto doveva essere sotto il suo controllo nel raggio di pochi km . Detto così è molto sintetico , anche se ora da 13 anni vivo a Milano e i miei stanno in Sardegna .. Volevo sapere cosa sono i 25 passi .. Un libro ? degli incontri come i 12 passi degli alcoolisti anonimi ? Un percorso da fare insieme ? Se si dove si svolgono ? Grazie

Fra
Ospite
Fra

Pongo solo alcune domande di ordine teorico, perché io ho già una validissima psicologa e per fortuna ho cari amici e un compagno con i quali sfogarmi.
1. Qual è la differenza fra “indipendenza emotiva” e “indifferenza”? No perché adesso questa espressione che va così di moda adesso non sia altro che un raffazzonato tentativo di far passare tutto e il contrario di tutto. La logica del perdono è molto ad effetto, soprattutto se sbandierata a caso, ma pericolosa a livello di sopravvivenza della specie: alcuni comportamenti sono inaccettabili, diatruttivi e oppressivi. Su queste cose occorre reagire, non stare a guardare da lontano come monaci zen. Così come se una persona è generosa o amabile, se ci procura gioia, lo dobbiamo dire e la dobbiamo ringraziare di esistere! Certo siamo umani, tutti sbagliamo, ma ad un certo punto va segnato un confine e un punto di non ritorno.
2. Se le emozioni non derivano dall’ambiente esterno ma soli dai giudizi dentro di noi, allora da dove derivano i giudizi? Cosa sei un innatista? Nasciamo ottimisti, pessimisti, buoni, cattivi, e via dicendo??? Ma per favore! È ovvio che la emozioni derivano dagli altri, perché queste sono veicolate dal giudizio che a nostra volta si è formato nell’ambiente familiare fin dall’infanzia. Quindi sono stati proprio i genitori a darci gli strumenti per vivere e se ancora adesso continuano a sbagliare, cosa dovremmo fare? Essere statue di cera impassibili e fare finta di niente? La rabbia c’è e va espressa, se è il caso va espressa proprio ai genitori i quali, se non accetteranno ciò di cui sono stati capaci, che raccolgano pure quanto hanno seminato. Se un figlio si allontana o li lascerà soli, che si facciano un esame di coscienza.
3. In questa “indipendenza emotiva” collegata a “responsabilità delle proprie azioni” ci sono delle aporie logiche grossolane. Vedi esempio: se trascuro un mio amico devo accettare le conseguenze, ossia che lui si arrabbi. Bene, allora perché l’amico si è arrabbiato? Non è forse frutto del suo giudizio?? Non è ” indipendente emotivamente”, problema suo, non sono io la str***. Che si legga i tuoi articoli così non darà la colpa a me… Tutto logico? Neanche un po’. Stesso discorso va esteso al rapporto genitori/figli: se una madre trascura la figlia per tutta la vita, deve accettare che la figlia come minimo si arrabbi. La responsabilità se la devono assumere tutti in questo universo mondo, o sbaglio?
Consiglio agli utenti del forum di rivolgersi a un vero psicologo e vi annuncio anche che oltre 100 anni fa un tizio leggermente più autorevole di costui ha parlato di “principio di realtà”, che mi sembra più adatto a risolvere alcune questioni.

Francesca
Ospite
Francesca

Salve,
ho letto con interesse l’articolo e vi ho trovato molti spunti interessanti.
Purtroppo però non solo non è semplice applicare tutto quello che dici, ma ci sono a volte delle situazioni che non possono essere ignorate, intendo dire che non è possibile a mio parere essere felici “nonostante tutto”. Esistono problemi che condizionano lo stato emotivo anche se razionalmente si ritiene non debbano farlo. Tutto quello che scrivi va bene per situazioni “ordinarie”; ma per situazioni veramente gravi, come malattie invalidanti, perdita di un caro, malattie mentali proprie o di un familiare, indigenza estrema , non è possibile “essere felici nonostante tutto”. Si può al massimo fare del proprio meglio per sopravvivere, per migliorare, ma la felicità è altra cosa. Per essere felici ci vuole almeno il livello base di qualità di vita. A quel punto si, i tuoi consigli possono essere utili.
Personalmente ho un problema familiare che ritengo di gravità media: ho una madre che non mi ama e che mi nega qualunque aiuto, o se interviene me lo rinfaccia con acrimonia. Sembra portarmi una sorta di rancore cieco, per colpe a me sconosciute. Sono sempre stata una brava figlia, anche “troppo”: per attirare la sua attenzione, e “meritare” il suo amore, sono stata la prima della classe in tutto, ho ricevuto premi, riconoscimenti ufficiali, mi sono distinta negli studi e nello sport, e ho infine fatto anche una brillante carriera. A lei non è mai importato di nulla: non mi ha mai riconosciuto alcun merito anzi qualunque mio risultato è stato denigrato e sminuito. Ho capito, da adulta, che i miei sforzi per farmi amare erano inutili da quel punto di vista. Ho comunque fatto la mia vita, ho una famiglia mia, oltre ad un lavoro di prestigio, eppure quella ferita che ho nel cuore di non essere amata da chi mi ha fatto nascere continua a sanguinare. So bene che probabilmente non sono io ad essere immeritevole di amore, ma è lei a non sapere amare; eppure, il dolore non se ne va. E’ incancellabile. E copre come un’ombra nera ogni aspetto della mia vita. Il suo disamore è tale da investire anche mia figlia, che non è amata dalla nonna; e questo disamore lo tollero meno di quello che mi riguarda personalmente. Si può essere felici se non si è amati dalla mamma? La mia risposta è “solo in parte”. Almeno io non ci riesco; l’unica cosa che riesco a fare è amare mia figlia più che posso, perché non subisca ciò che ho subito io. Avere un genitore che non ti ama, specie la madre, è un’esperienza devastante con innumerevoli risvolti. La maternità dovrebbe essere “dono”, “amore”, “gioia”; nel mio caso non c’è da parte di mia madre e non c’è mai stato alcun dono, amore, gioia; oggi più che mai nonostante sia prossima agli 80, senza amici, né altri parenti, sembra non provare alcuna tenerezza, né per noi figlie, né per la sua unica nipotina, verso la quale si mostra solo infastidita.
Oggi la mia unica certezza è di essere orfana di madre con una madre ancora viva: e a mio parere è una delle esperienze più brutte che si possano fare nella vita. Il senso di impotenza, solitudine, vuoto che provo di fronte a questa situazione ostacola ogni mia serenità; per non parlare delle difficoltà di ordine pratico, della scarsità di aiuto nel crescere mia figlia, della consapevolezza di dover sempre proteggermi da sola, di non avere alle spalle nessuno pronto ad aiutarmi in caso di bisogno.
Si può essere felici nonostante questo? Onestamente, io non credo, ma se hai dei pareri diversi…li attendo con curiosità.

Massimo
Ospite
Massimo

Buona sera mi chiamo Hassib ho 28 anni ! Dopo aver letto questo articolo , non mi sento per niente felice .. io ho subito da piccolo molta violenza con traumi e scene horror, forze detto così è per non stare per entrare nei dettagli ! Siamo scappati di casa al eta di 8 anni perché le violenze erano arrivate troppo pericolose , dal quel momento abbiamo girato mezza Italia per centri di accoglienza dove ogni anno frequentavo una scuola diversa , niente amici ! Mia mamma si occupava di mio fratello più piccolo perché per lei dovevo già arrangiarmi a 10 anni , nessun supporto, nessun amore , ne una carezza ! Niente .. da quel momento mi trovo a vivere con un uomo in casa che è stata la causa della rovina del matrimonio, il tempo passa ma non mi rendo conto fino ad oggi grazie allo mio psicologo, che la persona con cui vivevo mia mamma la odiavo , odiavo mio papà per tutta la violenza fatta su di me , il tempo passa e le barriere si sono alzata vado via di casa ! Oggi ho 28 anni e bevo mi drogo e cerco il suicidio indirettamente ! Zero valori , zero educazione , zero autostima zero amore , paura di tutti , utilizzo in ogni istante una maschera ! Aggressivo !! Insomma la situazione cui mi ritrovo non mento che non mi permette di vivere bene di fare le buone scelte e ritrovarmi in ospedale ogni settimana !! Sinceramente non saprei se potrei ricominciare? ho la tendenza di rovinare tutto ! Non creo niente di buono ! Potrei stare qui ore ore ! Il piccolo bambino dentro me e MORTO .

Davide
Ospite
Davide

Io sono un uomo adulto, ho 35 anni.
I miei mi hanno sempre dato tutto, nulla da dire.
Da qualche anno a questa parte, quando sono andato a vivere da solo, ho incominciato a provare un odio viscerale verso i miei genitori, faccio fatica a vederli, ma lo tengo nascosto.
Prima che vivevo in famiglia no, adesso li vedo come estranei (ovviamente come li vedo io) e mi danno fastidio. Loro non lo sanno cmq non li posso vedere.
Cosa posso fare?
Grazie in anticipo, Davide

Alessia
Ospite
Alessia

Facile dirlo quando si è adulti e non hai più i genitori intorno (potevo insultare, ma mi sono contenuta). Per attuare queste regole ci vuole mooooolta pazienza, fiducia in se stessi e ottimismo. Bè io non ho nessuna di queste qualità, perché grazie ai miei genitori hanno coltivati in me, anno dopo anno, la vergogna, il disprezzo, vuoto d’amore nella mia persona. Mi hanno inflitto dei traumi gravi (anche abusi) e più passa il tempo, li maledico di avermi fatto. Quale persona sana di mente si mette a procreare quando ha la consapevolezza non essere in grado di crescere un figlio? Vogliamo parlare dei dispetti che ti fanno? Dell’anaffettività? Ogni mio compleanno non è mai stato festeggiato. Quando ho preso la patente non ho fatto nessuna festa e ovviamente non si sono congratulati (Figuriamoci se mi fanno usare la macchina perché tanto gliela rompo). Non sono mai andata a una gita scolastica. Non mi hanno insegnato a nuotare e andare in bicicletta. Non so cosa sia il senso della famiglia grazie a loro. Ho 20 anni e non sono mai andata in discoteca, in realtà la cosa non mi ha mai scocciato. Potevo farne a meno. Ma sono segregata in casa, ho zero vita sociale. Ha anche analizzato, per caso, le conseguenze di un’infanzia così? Nuova scoperta: attacchi di panico e ansia. Congratulazioni! Applausi! Come si può definire tutto questo con “hanno fatto tutto il meglio e possibile per i figli.”? Ma per favore!

Laura
Ospite
Laura

Io oggi mi sono voluta bene. Sono uscita da questa stupidissima casa, lasciandomi alle spalle ogni negatività dimenticandomi per qualche ora dei problemi e sono andata a trovare una mia amica dal carattere d’oro….anche se solo per un pomeriggio…ho avuto uno spicchio di serenità. Mi ha fatto bene. Ora voglio ripensare solo a questa parte della giornata…il resto me lo faccio scivolare.

Laura
Ospite
Laura

Mi dispiace, non volevo esagerare…per quanto riguarda lo psicologo son già in terapia da una dottoressa…ma non fa altro che dirmi di curarmi con i farmaci. La rabbia a mio parere non va repressa come ho fatto io per anni e neanche aggiustata con la pilloletta. Dopo tutto se vedi tua madre star male ti viene quella angoscia…la paura che muoia…sei fragilissima emotivamente e vedere tuo padre che la tratta male non può che farti scattare odio e rabbia. Credo sia una reazione normale..poi giustamente devo moderarmi quando scrivo sul tuo sito.ok ti chiedo scusa ancora. Ma avevo un bisogno di sfogo…

Francesco
Ospite
Francesco

Stessa cosa i miei genitori fanno con me
Prima mi hanno rovinato la vita e causato attacchi di panico ansia fitte alla schiena paura blocchi fisici e poi mi hanno portato in psichiatria e mi hanno dato le pastiglie

Laura
Ospite
Laura

Caro Giacomo, mi e capitato di provare odio per mio padre una volta in particolare e lì lui poverino non centrava nulla. Sono sempre stata molto timida ma una volta ho trovato il coraggio di dichiararmi ad un uomo più grande di me. Non e andata bene…lui era già impegnato..non so dirti perché le uniche parole che mi sono uscite dalla bocca sono state: ti odio papa. Ma cosa centrava lui??? Credo che abbia a che fare col fatto che lui mi ha sempre iperprotetta ma non mi ha evitato la delusione. E come poteva???? Mi aspettavo forse che intervenisse al mio posto??? Assurdo. Lì ho fatto una scelta..la più difficile…quella di uscire dal mio angolino e farmi avanti per esternare i miei sentimenti a una persona che però non era interessata a me. Quindi la colpa non e di nessuno. Questo conferma quello che hai scritto tu e cioè che siamo sempre liberi di scegliere. Io in quell’occasione ho scelto….di esternare i miei sentimenti ad un uomo(cosa assolutamente non facile) e mi sono presa pure le conseguenze. Ho corso un piccolo rischio, sentirsi dire no non è mai piacevole) fisicamente ero distante metri e metri da mio padre. Perche addossargli una colpa che non ha?

Laura
Ospite
Laura

Per Dario: io ho provato a volare…ti dirò è un po’ fastidioso il decollo e pure l’atterraggio è bruttino. Ma in fondo è una bella esperienza. Vale la pena vincere la paura. Al massimo vai con un’altra persona…e ti fai tenere per mano chiudi gli occhi nella fase iniziale del decollo e poi vedrai che andrà tutto bene.