L’ossessione o pensiero ossessivo è un pensiero negativo che risuona nella mente incessantemente e ripetutamente, causando disagio e malessere.
In questo articolo scoprirai come riconoscere e affrontare i pensieri intrusivi per ritrovare la serenità.
Cos'è l'ossessione: definizione e cosa riguarda

L'ossessione è un pensiero intrusivo, indesiderato e incontrollabile che può presentarsi anche sotto forma di immagini mentali.
Tale pensiero o immagine è indesiderato in quanto in contrasto con quello che una persona vorrebbe pensare e incontrollabile in quanto non si è in grado di eliminarlo o ignorarlo.
Il significato di ossessivo è infatti in relazione a quanto il pensiero diventa causa di malessere e disagio diventando una condizione limitante per molti aspetti della vita.
La definizione di ossessione comprende la frequenza dei pensieri indesiderati, la loro forza rispetto alla capacità di controllo e la distorsione della realtà, aspetti soggettivi e variabili da persona a persona.
Le ossessioni, fissazioni mentali o fisime mentali a volte usati come sinonimo di ossessione, riguardano principalmente una realtà che rifiutiamo e che temiamo di non riuscire ad affrontare o che pensiamo possa avere delle conseguenze negative sulla nostra vita o su quella delle persone che ci sono accanto.
Un tratto comune nelle ossessioni è quindi la paura che si verifichi qualcosa di indesiderato e di non riuscire a evitarlo.
Cos’è l’ossessione per una persona?
Come per qualsiasi altra ossessione, l’ossessione per una persona è un pensiero ricorrente e incontrollabile che si rivolge a una persona e può riguardare la paura di perderla o di perdere il suo affetto generando paure e ansia.
Come per ogni altro tipo di ossessione, l’ossessione per una persona ha effetti negativi sull’equilibrio emotivo generando paure e preoccupazioni con conseguenti risvolti negativi sulla relazione e a volte anche sulle sue relazioni con gli altri.
All’interno di relazioni di coppia si parla di ossessioni d’amore e possono sfociare nella manifestazione di compulsioni come il continuo monitoraggio dei propri sentimenti e pensieri verso il partner o la ricerca di continue rassicurazioni o confronti tra il proprio partner e altri potenziali partner.
Collegamento con le emozioni: ansia, paura, preoccupazione

Qual è il collegamento tra le ossessioni e le emozioni di ansia, paura o preoccupazione che ne derivano?
Qual è il rapporto tra ansia e ossessione?
Per comprenderlo dobbiamo comprendere come nascono le emozioni.
Per questo prendo in prestito la definizione di emozione dello psicoterapeuta Nathaniel Branden: l’emozione è una reazione valutativa.
Vuol dire che di fronte a qualsiasi situazione valuto quello che vivo dandogli un significato, formulando un giudizio.
Tale valutazione consiste nel decidere se la realtà mi piace oppure no, se ritengo che sia positiva oppure negativa, anche solo inconsciamente.
Come conseguenza di tale valutazione, provo un’emozione.
Con un giudizio positivo stiamo bene.
Con un giudizio negativo proviamo malessere, stiamo male.
Pensieri ed emozioni sono quindi due facce della stessa medaglia.
Pensieri negativi e ansia, malessere e preoccupazione sono quindi strettamente collegati da un fattore di casualità.
Sono i pensieri negativi a causare il mio malessere.
Il fatto che l’emozione sia una diretta conseguenza di tale valutazione implica che la realtà costituisce solo lo stimolo a cui ognuno di noi risponde in modo del tutto soggettivo.
Ognuno di noi può dare un significato diverso alla realtà che vive o che si immagina di dover vivere.
Ognuno di noi ha la sua visione e la sua interpretazione e questo comporta che i miei pensieri possono essere diversi da quelli di qualcun altro anche di fronte alla stessa e identica realtà.
Questo è il cuore dell’Indipendenza emotiva: le emozioni non dipendono dalla realtà, ma dalla nostra personale visione, da quello che io penso della realtà.
Le ossessioni con cui immagino conseguenze negative sulla mia vita o su quella delle persone a me care, con cui prevedo un futuro in cui soffrirò o perderò quello a cui tengo, con cui immagino di compiere azioni che condanno o che l’opinione comune ritiene inaccettabile, sono l’origine del malessere che provo.
Il malessere è quindi la diretta conseguenza di quello che penso.
Sono i miei pensieri l’origine di quello che provo.
E fra poco vedremo il modo sano e definitivo di comprendere e sciogliere il nostro malessere.
Esempi concreti di pensieri ossessivi comuni o ossessioni mentali

Disegno di donna corpulenta seduta con mano sulla fronte e nuvola di pensieri che esce dalla testa
Tra i tipi comuni di pensieri ossessivi, quelli più frequenti riguardano ossessioni o fissazioni mentali circa:
- Il controllo:
Ci chiediamo in continuazione se abbiamo fatto o meno delle azioni, temendo le conseguenze negative che ne potrebbero derivare (avrò spento il gas? Avrò investito qualcuno senza accorgermene?);
- La contaminazione
Temiamo di ammalarci a seguito di contatto con cose o persone potenzialmente contaminate o di essere responsabili di trasmissione di malattie agli altri;
- La morale o la religione
Temiamo di assumere comportamenti contro la morale o la religione, ad esempio immaginando di bestemmiare in chiesa o di essere responsabili di azioni violente contro se stessi o altri con il sopraggiungere di ossessioni aggressive;
- Il sesso
Temiamo di essere portatori di caratteristiche inaccettabili per l’essere umano come essere omosessuali, pedofili o incestuosi o di avere delle pulsioni sessuali nei confronti di persone sconvenienti (genitori, parenti, bambini, animali);
- Le relazioni
Temiamo di non amare il nostro partner o di perderlo immaginandoci di rimanere soli e di essere abbandonati;
- Ordine e simmetria
Temiamo che le cose non siano fatte nel modo giusto sviluppando un’eccessiva tendenza al controllo.
Pensieri di sfiducia e sospettosità rispetto agli altri si manifestano anche con paranoie ossessive, come le convinzioni di essere perseguitati o danneggiati, con il rischio che si trasformino in ossessioni aggressive.
L'ossessione nel contesto del disturbo ossessivo-compulsivo (DOC)

Nel contesto del disturbo ossessivo compulsivo, anche chiamato nevrosi ossessiva, le ossessioni sono uno dei sintomi cardine, tanto da essere spesso associate a questo disturbo.
Per questo motivo le ossessioni nella psicologia rivestono un ruolo cruciale nella diagnosi di disturbi ad esse associati. Diagnosi che richiede un’attenta osservazione da parte del terapeuta delle abitudini di pensiero e comportamentali.
Le persone con disturbo ossessivo compulsivo (DOC) proprio a causa dei pensieri ossessivi compiono determinate azioni, o compulsioni, con lo scopo di ridurre o alleviare l’ansia che ne deriva.
Le persone con questo disturbo attribuiscono un significato particolare ai loro pensieri, ingigantendo la loro reale portata in un’escalation di paure. Si riduce la capacità di comprendere la reale natura dei loro pensieri e di conseguenza anche la propria capacità di gestirli e agire su di essi.
Breve descrizione del DOC e del suo legame con le ossessioni

Il DOC è un disturbo psicopatologico che può causare notevole disagio compromettendo la qualità della vita di chi ne soffre.
Secondo la classificazione del DSM 5 - TR (Manuale diagnostico e statistico dei disordini mentali, nella sua revisione del 2022), il DOC è un disturbo caratterizzato dalla presenza di ossessioni e/o compulsioni.
Il sintomo centrale è la presenza di ossessioni e compulsioni per un tempo significativo della giornata (un’ora o più al giorno) interferendo con le attività del quotidiano (lavoro, studio, relazioni, cura della casa e di sé).
I sintomi del DOC sono caratterizzati da:
- ripetitività, frequenza, persistenza delle ossessioni (i pensieri intrusivi si presentano alla mente con frequenza e permangono in modo duraturo e continuo)
- azioni mentali e/o comportamenti con lo scopo di ridurre o alleviare l’ansia generata dai pensieri intrusivi, costituendone un tentativo di soluzione.
Al ricorrere dei pensieri intrusivi le persona sente il “bisogno” di compiere delle azioni come lavarsi continuamente le mani o controllare molte volte di aver fatto qualcosa che teme di aver dimenticato o di pregare per aver fatto dei pensieri che ritiene sbagliati.
La ripetizione incontrollata di queste azioni condiziona profondamente la quotidianità di chi soffre di questo disturbo sentendosi in continuazione esposti a un pericolo di cui ci si sente responsabili allo stesso tempo impotenti.
Guarire dal disturbo ossessivo compulsivo richiede un percorso di consapevolezza e sviluppo di capacità grazie all’aiuto di un professionista.
La presenza di pensieri intrusivi non è però necessariamente collegata a un disturbo ossessivo-compulsivo.
Su questo aspetto Allen Frances, noto psichiatra americano che ha partecipato alla stesura del DSM-IV, mette in guardia rispetto all’inflazione diagnostica registrata negli ultimi anni, ovvero la tendenza a diagnosticare disturbi mentali in modo eccessivo, spesso classificando come patologici comportamenti normali.
Da qui il suggerimento di effettuare una ricerca oculata e critica di una diagnosi da parte di uno o, meglio, più professionisti.
Le cause dell'ossessione

Come per tanti disturbi psichiatrici, non c’è ancora una letteratura sufficientemente robusta e condivisa sulle cause primarie della insorgenza delle ossessioni e questo ha un impatto significativo sulla ricerca di rimedi per gestire il pensiero ossessivo compulsivo.
Gli studi riguardano l’interazione tra fattori genetici e ambientali, il ruolo dello stress e le disfunzioni di specifiche aree del cervello coinvolte nel controllo degli impulsi e delle emozioni.
È stato dimostrato che nei pazienti affetti da tale patologia è evidenziata una disfunzione nella trasmissione tra i neuroni cerebrali della serotonina, neurotrasmettitore e ormone che regola l’umore (Finenberg e Montgomery, 1992).
Tale occorrenza può dipendere da fattori esclusivamente biologici o essere accentuata da comportamenti acquisiti che a loro volta potrebbero influenzare la struttura del sistema nervoso centrale.
Il fattore genetico per il disturbo ossessivo compulsivo è stato dimostrato, sebbene lo spieghi solo in parte.
Alcuni studi effettuati su gemelli monozigoti separati alla nascita e che non necessariamente hanno sviluppato questo disturbo, suggeriscono che il disturbo si manifesta come risultato dell'interazione tra fattori genetici ed esperienze con l‘ambiente circostante.
Altre ipotesi riguardano l’origine autoimmune come risposta a un’infezione che ha generato una malattia fisica, o anche una disfunzione nei gangli basali, aggregati di cellule nervose che hanno un ruolo cruciale per il controllo dei movimenti, l’apprendimento, le abitudini e alcune funzioni cognitive ed emotive.
Come accennato, anche lo sviluppo comportamentale può avere un ruolo decisivo nello sviluppo del disturbo ossessivo-compulsivo influenzato dalla presenza di genitori ipoprotettivi o al contrario iperprotettivi e insicuri.
Le esperienze educative, l’influenza sociale possono contribuire fortemente alla genesi delle ossessioni, forgiando una visione distorta di se stessi e della realtà che si va consolidando attraverso l’abitudine.
Differenziazione tra pensieri normali e ossessioni

Un po’ tutti abbiamo avuto esperienze di pensieri negativi, ma esiste una differenza tra i pensieri negativi “normali” e le ossessioni che riguarda i seguenti aspetti:
- intensità: le ossessioni sono ricorrenti e possono non svanire del tutto;
- controllo: per quanto si cerchi di ignorarle le ossessioni sembrano sfuggire al controllo della persona che si sente presa in ostaggio;
- impatto: le ossessioni possono diventare paralizzanti interferendo con il lavoro, le relazioni, il sonno, la concentrazione, generando emozioni forti e invalidanti.
Il confine tra pensiero negativo e ossessione potrebbe non essere facile da individuare per via della percezione soggettiva dell’intensità e dell’impatto che possono avere sulla nostra vita.
La soggettività riguarda anche la capacità di dominare i nostri pensieri e dirigerli consapevolmente verso un processo di comprensione sano e realistico della realtà.
Quanto maggiore inoltre è la capacità di riconoscere e interrompere i nostri pensieri, tanto maggiore sarà la fiducia nelle nostre capacità di affrontare e risolvere problemi e situazioni impegnative che per la maggior parte dei casi sono fuori dal nostro controllo.
L’aspetto più importante da capire è che i pensieri negativi naturali non capitano.
Per poterli cambiare è necessario comprendere il motivo che sta dietro a quello che pensiamo in un processo di consapevolezza e di introspezione con cui capire profondamente la nostra visione della realtà.
Nel nostro test sulla consapevolezza trovi degli ottimi spunti proprio su questo 😀
Sviluppare consapevolezza significa iniziare ad osservare la realtà al netto di ogni filtro personale e così poter affrontare ogni cosa con chiarezza e pieno controllo.
Come capire se è ossessione?
Per capire se è ossessione è importante consultare professionisti in grado di effettuare una diagnosi accurata. L’ossessione ha tuttavia una serie di elementi chiave, tra cui:
- Quale frequenza e intensità hanno i pensieri negativi?
- Come giudichi il tuo pensiero?
- Riesci a spostare volontariamente l’attenzione su altro quando e per il tempo che vuoi?
- Che cosa ti impedisce di fermare o ridurre i pensieri negativi?
- Qual è l’intensità, la durata e la frequenza delle emozioni che provi?
- In che cosa ti ostacola il pensiero negativo? Quali conseguenze negative comporta nella tua vita?
- Cosa fai quando hai un pensiero negativo? Quali azioni o comportamenti metti in atto?
La soggettività delle ossessioni rispetto all’intensità e all’impatto che ha sulla nostra vita rende a volte complessa la distinzione tra ossessioni e pensieri negativi intrusivi e quindi la distinzione tra essere ossessivi o meno.
Se hai il dubbio di avere delle ossessioni, l’osservazione degli aspetti riportati può essere un ottimo punto di partenza per cominciare a comprendersi sempre meglio oltre che rappresentare informazioni chiave per sottoporsi a una diagnosi presso un professionista.
Come si fa ad uscire da un'ossessione?
Uscire da un’ossessione o guarire dal disturbo ossessivo compulsivo e liberarsi dai pensieri ossessivi, richiede un processo di progressiva consapevolezza e di sviluppo di nuove capacità in un percorso guidato da un professionista.
In tale processo sono fondamentali i seguenti passaggi:
- accettare la propria ossessione;
- sviluppare la capacità di interrompere il pensiero focalizzandosi consapevolmente su altro;
- sviluppare la capacità di verificare se i nostri pensieri corrispondono o meno alla realtà;
- sviluppare la capacità di affrontare serenamente situazioni o problemi che potrebbero verificarsi sviluppando la fiducia nelle nostre capacità.
Tra le terapie suggerite per uscire da un’ossessione, si trovano terapie farmacologiche a base di antidepressivi, la psicoterapia cognitivo-comportamentale e la tecnica ERP (tecnica di Esposizione e prevenzione della risposta).
Gli antidepressivi più comunemente usati sono quelli a base di inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) che agiscono aumentando i livelli di serotonina nel cervello, importante neurotrasmettitore nella regolazione dell’umore.
La psicoterapia cognitivo-comportamentale consiste nel mettere in discussione e correggere le convinzioni disfunzionali costruendo nel contempo la capacità di affrontare efficacemente paure e preoccupazioni.
La tecnica ERP (Esposizione e prevenzione della risposta) consiste nell'esposizione controllata alla paura così da sperimentare la propria capacità di affrontare situazioni ritenute pericolose e verificare con l’esperienza diretta l’assenza delle conseguenze temute.
Come gestire i pensieri intrusivi

Se escludiamo le situazioni patologiche, quando abbiamo pensieri negativi ricorrenti è più corretto parlare di pensieri intrusivi.
Per imparare a gestire i pensieri intrusivi, il primo passo è costruire una nuova abitudine di pensiero spezzando quella consolidata nel tempo e nel corso dell’esperienza che abbiamo vissuto.
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