Paura che succeda qualcosa di brutto: 7 step per avanzare con fiducia

Hai paura che succeda qualcosa di brutto?

Se sei qui, è perché molto probabilmente sì.

Potrebbe darsi che il tuo sia “solo” un pensiero, tuttavia, la paura è un’emozione che vale la pena capire.

Ci insegnano che è naturale provarla, ma è anche vero il contrario.

Vincere la paura si può e con essa, la paura che accada qualcosa di brutto. E con questa quelli che tanti provano: la paura di essere felici.

Vediamo di capire insieme 🙂

 

Perché hai paura che succeda qualcosa di brutto?

paura che succeda qualcosa di brutto

Potresti provare questo tipo di emozione perché probabilmente in passato hai vissuto un’esperienza diretta a contatto con la sofferenza.

Oppure, hai visto sofferenza negli altri davanti a situazioni impegnative.

Ancora, perché in generale, hai paura di soffrire.

Non temere, non c’è nulla che non va, la paura di soffrire, è tra le paure più comuni dell’uomo.

Tuttavia, ci sono elementi che sfuggono ogni volta che parliamo di paura.

Sono elementi fondamentali che non ci permettono di affrontare la paura guardandola con più obiettività.

Questi elementi sono:

  • La mancanza di concretezza. Ossia, la paura è spesso legata a qualcosa che non è reale, non è collegata alla realtà ma più ad un pensiero, una visione immaginaria.

Riguardo a questo punto, potresti obiettare se la tua paura che accada qualcosa di brutto, sia giustificata da valutazioni oggettive.

Un esempio potrebbe essere quando vivi situazioni concrete come problemi di salute presenti.

Per questo, più avanti, dedicherò un paragrafo a parte.
Tu magari, ricordamelo 😀

Tornando dunque a parlare degli elementi che non ci aiutano ad affrontare la paura in modo sano, abbiamo:

  • La mancanza di precisione. Nella frase “Ho paura che succeda qualcosa di brutto”, è contenuta la parola “qualcosa” che lascia una percezione molto vaga alla nostra mente. Ci possono essere mille scenari (ansia generalizzata), tu hai paura di alcuni scenari ben precisi per cui, sempre meglio individuarli, capirli e metterli in discussione. Ricorda che l’ansia immotivata non esiste, un motivo c’è sempre.
  • Il fattore controllo. Spesso, ci imbattiamo in paure che esulano dal nostro controllo. Ad esempio la paura di viaggiare o l’ansia d’approccio che tanti hanno.Finiamo così per trascurare ciò che davvero fa tutta la differenza del mondo ossia, noi e la nostra reazione davanti alle circostanze più impegnative.
  • La mancanza di visione. Ossia, una visione pessimistica delle cose in cui spesso, ci si trova di fronte ad un muro e non si riesce ad  andare oltre le cose.

Come dici?
Dovrei scrivere della paura legata a cosa reali?

Ah, vero. Grazie per avermelo ricordato 🙂

Lo faccio immediatamente.

Prima ti consiglio di fermarti 1 minuto e fare il nostro test su ansia e paura: ti aiuterà a capire meglio come affrontarle e come applicare quello che sto per spiegarti.

 

Come capire che sta per succedere qualcosa di brutto?

paura che accada qualcosa di brutto

La paura è un’emozione come detto e, generalmente, si lega a qualcosa che temi possa succedere e pensi di non essere in grado di gestire questo qualcosa.

Gli step che seguiranno in questa guida, ti aiuteranno a vivere ed affrontare le difficoltà in modo sereno.

Sono validi sia se parliamo di paure legate a fatti concreti, sia se legate ad immagini e scenari che non sono strettamente collegati a qualcosa che si sta realizzando.

Mi capita ad esempio di parlare, durante gli incontri di coaching, con persone che hanno paura di affrontare un intervento chirurgico nonostante sia necessario.

Oppure, di persone che hanno amici, famigliari o conoscenti che non vivono serenamente la propria vita e temono possano compiere azioni e gesti pericolosi per sé e per gli altri.

Nell’approfondire le tematiche, alla fine, trovo sempre un punto in comune tra la paura “immaginata” e la paura “reale”: ossia, il pensiero anticipatorio.

Proprio due settimane fa, mi sono ritrovata in un vicolo del mio paese mentre pioveva a dirotto.

Si era creata una corrente d’acqua molto forte che superava il livello dei marciapiedi.

La mia macchina ha un assetto basso, per cui, ad un certo punto, mi sono dovuta fermare ed ho cominciato ad avere paura.

Come vedi, la provavo mentre ero in quella circostanza, però, un millesimo di secondo dopo, rendendomi conto dell’emozione mi sono detta: Di cosa, esattamente, stai avendo paura?

Ho pensato all’auto, al fatto che sarebbe potuta essere travolta dall’acqua (ansia anticipatoria).

Questo avrebbe significato, danno dell’auto. Ma non era quello.

Poi, ho pensato al danno che l’auto avrebbe potuto arrecare alle altre macchine parcheggiate (pensiero anticipatorio): ero già più vicina.

La soluzione era prendere la strada precedente (contromano ma sicura) perché priva di auto.

Per ultimo, ho beccato la vera ragione: la mia incolumità.
Temevo di rimanere in auto, farmi travolgere e rischiare di farmi molto male (anche qui, pensiero anticipatorio).

Così, ho avanzato con cautela verso la strada senza auto, ma con un limite ben preciso in testa, la mia soluzione: se la macchina avesse perso il controllo, sarei scesa dall’auto e avrei proseguito a piedi.

Approfondendo quindi la mia paura, ho potuto trovare soluzioni valide al problema e mi è tornata immediatamente la calma.

Come vedi, stavo vivendo una circostanza potenzialmente pericolosa in quel momento ma la paura è sorta perché immaginavo scenari negativi futuri.

Scenari che creiamo quasi spesso inconsapevolmente

Dunque, più che capire se sta per succedere qualcosa di brutto, c’è da capire cosa tu temi che possa succedere in una determinata circostanza e cosa puoi fare per affrontarla.

 

Come affrontare la paura che accada qualcosa di brutto

Superare la paura di qualcosa di brutto

Mi sono ritrovata faccia a faccia con questa paura diverse volte nella mia vita.

Le esperienze che ho vissuto, hanno fatto sicuramente la loro parte, fino a quando non l’ho visto e capito.

Ho perso mio papà un po’ di anni fa a seguito di un incidente stradale mentre era in moto.

Per i mesi e gli anni a seguire, ogni volta che ero per strada in auto con qualcuno che superava il limite di velocità consentito, anche di poco, provavo paura.

Con il tempo però, grazie al percorso fatto nella Scuola di Indipendenza Emotiva, ho reso la mia mente più forte, più presente e lucida.

Non che la paura non la provi più, ma molto meno e soprattutto, dura poco, non mi condiziona, non mi blocca.

Di recente mi sono sottoposta ad un importante intervento chirurgico.

Per me era la prima esperienza e la mente ha cominciato a divagare con prepotenza sui possibili scenari negativi, fino a quando… 

Ho deciso con fermezza e forza di dire basta al pensiero negativo e affrontare un passo alla volta con fiducia e determinazione.

Per questo, gli step che riporto di seguito, non sono aria fritta, sintesi astratta di regole numerate tanto per catturare l’attenzione.

Al contrario, sono gli step che ti permettono di affrontare la paura in modo sano, senza farti bloccare più da essa.

 

Step 1: Una rete bucata

Quando la mente viaggia in assoluta libertà, senza alcun controllo, di solito, va in base a come è abituata ad andare.

Se siamo spesso in balìa di pensieri di paura, di cose negative, chiaramente la mente viaggerà su quella frequenza.

Se invece, la mente è abituata a vedere la realtà, a trovare soluzioni, a ritornare nel presente, ad essere insomma lucida a tranquilla, lo sarà anche nelle situazioni inaspettate.

Immagina ora, di dover lanciare delle reti in mare per pescare.

La rete è in mare, il mare è pieno di pesci, sei convinto di aver raccolto molto frutto e poter vantare un’ottima pesca.

Ad un certo punto, alzi la rete e ti accorgi che… è bucata! La pesca è andata perduta.

Con la mente, è la stessa cosa.

Mi capita sempre più spesso di destinare ai primi incontri di coaching degli esercizi pratici, semplici e mirati per ritrovare la calma e la lucidità.

Purtroppo noto però un errore molto frequente: si vuole trovare subito la soluzione ai problemi, senza acquisire lucidità e padronanza della propria mente.

Il punto è che se si cerca di lavorare in questo modo, sarà come gettare una rete bucata in mare.

La carichi su un barca (te stesso) ma sarà vuota perché ti ostini a non vedere..

Il mare, sono le opportunità della vita, le strade che puoi prendere per risolvere molti dei tuoi problemi, ma ti ostini a volerlo fare con una rete bucata.

Se non ricuci la rete con un ottimo allenamento mentale, sarà tutta pesca sprecata.

Quindi, quello che in assoluto bisogna fare per prima cosa, è applicare quello che nella scuola chiamiamo “rete di protezione”.

Sono esercizi per le emozioni davvero semplici ma efficaci.

 

Step 2: Il “segreto” dei pittori

Dopo aver acquisito la giusta lucidità mentale grazie alla rete di protezione, possiamo passare ad un aspetto di comprensione maggiore.

Qualche mese fa, ho acquistato un corso di disegno e pittura on-line.

La prima cosa che mi ha colpita del maestro quando spiegava è stato: “Per imparare a disegnare, quindi, a dipingere, dovete togliervi il prosciutto dagli occhi e passare dal vedere al guardare

Questo vuol dire cambiare completamente prospettiva: da una vista superficiale e poco attenta, a qualcosa di dettagliato e particolareggiato.

Non so se hai mai visto qualche disegno d’arte iperrealistica.

Se non lo hai fatto, ti invito a farlo dopo aver finito di leggere questa guida, ti farai un’idea molto precisa di cosa intendesse dire il maestro di disegno 🙂

Tornando a noi e la paura che possa accadere qualcosa di negativo, a proposito di disegno e pittura, dobbiamo iniziare a ragionare con le nostre emozioni come faremmo davanti ad un oggetto da disegnare.

Non più vedere, sentire cosa proviamo, ma guardare e capire perché proviamo quello che proviamo.

Parole come tutto, nessuno, mai, sempre, qualcosa, sono estremamente vaghe. Anche a chi mi dice che ha paura di tutto spiego che la precisione è fondamentale.

Dovessimo disegnare un uomo usando questa prospettiva, verrebbe fuori un cerchio e 5 stanghette, sei d’accordo? 😀

Quindi, come nella condivisione della mia esperienza in auto mentre pioveva, inizia a chiederti: quale immagine stanno prospettando precisamente i miei pensieri?

Cosa temo, esattamente?

Fai un elenco, scritto. Ti servirà per gli step successivi 😉

 

Step 3: Un “possibilometro” 

Quando sei davanti ad un pensiero di paura (anticipatoria), crei un’immagine ben precisa.

La prima cosa da fare è entrare in contatto con la realtà, concreta.

Ora, prendi l’elenco delle cose hai scritto e scrivi per ognuna:

  1. Quanto è possibile che accada? Dove per possibile potremmo dare una percentuale del 50%. Insomma, potrebbe succedere ma anche no. Siamo nel mezzo.
  2. Quanto è probabile? Dove la percentuale potrebbe aumentare fino ad arrivare al 99%. Quindi, potrebbe accadere ma non è sicuro.
  3. Quanto è certo? Dove per certo, abbiamo una percentuale del 100%, vale a dire che è sicuro che succederà come è sicuro che ogni mattina sorge il sole.

Moltissime volte, durante gli incontri di coaching, noto che la persona concentrata sulla paura, è talmente brava a ricreare immagini che è come se li stesse vivendo davvero.

Come se fossero certezza.

Ma di reale, concreto, probabile, c’è davvero poco o nulla.

E della realtà, quella vera, quindi, che ne facciamo?

 

Step 4: Due variabili importanti

Ci sono circostanze che sono fuori dal nostro controllo come ad esempio:

  • Il comportamento degli altri.
  • L’esito di un intervento delicato.
  • Le calamità naturali.
  • La durata della nostra vita.

Tuttavia, davanti a tutte queste circostanze che non controlliamo, non facciamo che lottare, sprecare inutili energie, in molti casi, non accettarle.

Ma dove ci portano?

Io vedo un solo risultato: un malessere sempre più allargato.

La prima, primissima domanda molto saggia che dovremmo porci davanti alle circostanze della vita è: Io, cosa controllo in questa circostanza/situazione?

  • Controlli il modo con cui agirai davanti alle difficoltà.
  • Controlli la scelta delle tue azioni e a chi deciderai di affidarti.
  • Controlli come decidi di vivere ogni presente, anche questo in cui stai leggendo.

Quindi, riprendendo il famoso elenco, comprendi cosa controlli realmente.

 

Step 5: Da muro a scala

La nostra cultura è incisiva e a volte determinante in questo.

Abituati a reggere e portare lamentele per mille cose, siamo propensi a vedere, ovunque, muri.

Cosa intendo dire con questo?

Che davanti alle circostanze impegnative della vita, i problemi personali, sociali, difficilmente ragioniamo per soluzioni.

Davanti ad un problema ci fermiamo e spesso passivamente subiamo le conseguenze provando un forte senso di impotenza e frustrazione.

Strano però, perché ce lo hanno insegnato anche a scuola: per ogni problema vi è almeno una soluzione.

Per quanto impegnativa possa essere la prospettiva, è sempre meglio costruire una scala.

Ossia, un processo che passo dopo passo ti aiuti a guardare i passi da fare e volare oltre quel muro.

 

Step 6: Visione obiettiva

Secondo me, un modo per avvicinarci alla felicità c’è, ed è quello di osservare la realtà, tutta quanta.

Molte volte nella vita ci troviamo davanti a situazioni inaspettatamente impegnative.

Alcune volte, ci sono circostanze che potrebbero portarti a prevedere (senza escludere che non è certo che si verifichino) cosa potrebbe accadere.

Altre volte, meno.

Tuttavia, meglio essere preparati.

Se ti ricordi, quando ti ho riportato l’esempio pratico della mia avventura in auto sotto la pioggia incessante, ho interrogato i possibili scenari.

Con una semplice domanda: Ora che faccio?

Solo così ho potuto trovare le possibili soluzioni.

Ecco, davanti al tuo famoso elenco, dove hai individuato con precisione i possibili scenari, li hai contestualizzati alla realtà, ora è il caso di chiedersi: ora che faccio?

Ossia, se la situazione che temi dovesse accadere, cosa faresti?

Potresti pensare che è meglio non pensarci che pensarci (scusa il gioco di parole 😀)

Ma ti chiedo: ha senso rimandare un problema solo perché non vorresti affrontarlo o ha più senso comprendere come potresti affrontarlo e non aver più paura?

Tutto sommato, i problemi che rimandi diventano un po’ come un campo minato.

Se non sai dove mettere i piedi, prima o poi una mina ti esplode, cosa farai?

 

Step 7: Abbandono e fiducia

Come ti dicevo prima, nella mia vita ho affrontato diverse difficoltà, a volte fuori da ogni mia lontana immaginazione.

Situazioni in cui erano coinvolte persone a me care e che vivevano periodi difficili per lungo tempo.

Se non fosse per il percorso fatto, per la forza acquisita, quelle situazioni sarebbero state delle grosse mine per me.

Ti ricordi quando ti ho parlato nello Step 4, dell’importanza di farsi una domanda fondamentale: cosa controllo?

Bene, quando ho affrontato quelle circostanze (e non escludo che la vita ne riservi altre per me, perché la vita è anche questo), è stata la prima domanda che mi sono posta.

Ma cosa ne ho fatto della parte che non controllo?

Ho mollato la presa.

Questo significa anche accettare l’ansia invece di continuare a farle la guerra, considerando, come ti spiegavo, che la creiamo noi.

Per molti, mollare la presa equivale a perdere la fiducia, le speranze, lasciare che le cose vadano da sole senza lottare.

Bene, è una visione molto distorta e che si allontana dal vero atteggiamento di mollare la presa.

Mollare la presa, vuol dire avere fede.

Il mio vero punto di forza nell’affrontare le difficoltà della vita è proprio la mia fede.

Ogni volta che pretendo di vivere una situazione diversa da quella in cui mi trovo, perché sostanzialmente penso non sia giusto, sto perdendo una grossa opportunità per capire.

Una parola molto importante mi ha sempre colpita e che trovo 365 volte scritta nella Bibbia: “Non temere”.

Già! 365 volte come il numero dei giorni nell’arco di un anno.

Quasi a ricordarmi di abbandonarmi, ogni giorno, a qualcosa di più grande, scegliendo l’amore e non la paura.

Così, ho imparato che ogni momento della vita rappresenta un’opportunità.

C’è chi dice che una ferita (un momento estremamente difficile), può trasformarsi in feritoia (qualcosa di unico che apre le porte ad una visione più ampia).

Condivido e approvo a tal proposito una frase tratta dal libro “Il Piccolo Principe” di Antoine de Saint-Exupéry“Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”.

In questa forma di abbandono estremo all’Amore, ho provato e provo una grande leggerezza, il peso si fa più dolce e leggero.

Io, faccio il meglio del meglio che posso con gli strumenti che ho.
Per il resto, ci pensa Dio (o se vuoi, la vita, l’universo).

 

“Qualcosa” di brutto: non mi fai più paura!

In questa guida, ho davvero aperto un capitolo delle pagine del diario della mia vita.

Te ne faccio dono, con estrema cura, impegno, amore, perché tu possa fare tuo ogni passo.

Ricordati che la vita va vissuta non per quantità ma per qualità, non per forma ma per sostanza.

Più entri in te, più impari a conoscerti.

Più impari a conoscerti, più sai cosa migliorare e come potenziare le tue qualità.

Questo è il vero modo per affrontare la tua vita con fiducia e con essa le difficoltà.

Buscaglia nel suo libro “Vivere, Amare, Capirsi”, dice qualcosa come: Il presente è il dono che Dio vi ha fatto e il modo in cui lo usate, è il dono che voi fate a Dio” ed io aggiungerei: e a voi stessi 🙂

Quindi ricorda:

  1. Ferma i pensieri, applica gli esercizi per cucire la tua rete (sfrutta anche il nostro corso “Liberare la mente”).
  2. Passa dall’osservare al guardare, come il pittore.
  3. Comprendi la realtà: quanto è possibile, probabile o certo?
  4. Ricorda la domanda fondamentale: Cosa controllo?
  5. Trasforma la tua prospettiva da muro (negativo) a scala (impegnativo).
  6. Alimenta la tua visione obiettiva rispondendo alla domanda: ora che faccio?
  7. Abbi fede, molla la presa, scegli l’amore alla paura.

Non ti nascondo che per me sono stati passaggi impegnativi da seguire. Ma mi hanno permesso di capire come combattere l’ansia e superare la paura.

Ma se una strada c’è, tanto vale seguirla, no? 😉



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