Persone anaffettive: cosa fare con loro (anche se fossi tu)

Esistono persone anaffettive?
E cosa significa essere anaffettivo?

Partiamo da questo punto: l’anaffettività non è considerata una condizione patologica.
Le persone anaffettive, quindi, non sono malate.

Essere anaffettivo significa non riuscire a creare relazioni affettive o manifestare emozioni.

Spesso leggiamo invece che le persone anaffettive sono incapaci di “provare o produrre” relazioni di affetto.
Addirittura arrivando a considerare la totale incapacità dei processi emotivi di queste persone.

In realtà non è possibile non emozionarsi.     
Tutti, inevitabilmente le proviamo.

Chi potremmo definire anaffettivo, probabilmente, non è capace di manifestare queste emozioni, o di riconoscerle e capirle.

Facciamo anche una distinzione: un conto è ESSERE anaffettivi.
Altro è sembrarlo agli altri.

Partiamo dal presupposto che se io sono anaffettivo, lo sono sempre.

Diventa una mia caratteristica per cui lo sarà in OGNI relazione, in OGNI situazione.

Molto spesso, però, le persone che consideriamo, o si considerano, anaffettive potrebbero riuscire a esprimere emozioni e sentimenti nei confronti di passioni, attività, luoghi, animali.

Tra poco ti spiego perché questo accade spesso.

 

Essere anaffettivo: cosa guardiamo?

Persone anaffettive un uomo ed una donna seduti su una sedia non parlano

Un aspetto importante per comprendere questo aspetto, è legato al giudizio.
Detto che l’anaffettività non è considerata una malattia in psicologia, dire a una persona che è anaffettiva è un giudizio.

i giudizi sono sempre sbagliati.
SEMPRE?

Sì, sempre.

Considera che le emozioni che proviamo sono una delle cose più profonde dentro di noi.

Se al funerale di un amico carissimo non piangi, significa che non gli volevi bene?
O se piangi, significa che lo amavi tantissimo?

Giudicare le emozioni sulla base del modo in cui le mostriamo è superficiale.

Io potrei amare profondamente la mia cagnolina e non piangere mentre la vedo morire prima, e la saluto, priva di vita, poi.

Non le volevo bene?
Solo perché invece di piangere io manifestato la mie emozioni in modo differente?

Se una persona pensa di essere incapace di provare emozioni, questo è un punto che riguarda lei.
Dall’esterno non possiamo sapere cosa prova davvero.

Spesso impariamo a non mostrare realmente i nostri sentimenti.

Non a caso Paul Ekman, noto antropologo, spiega come sia la nostra cultura a insegnarci cosa provare, quando e come mostrare quello che proviamo.

Spesso sono gli uomini, più delle donne, a essere considerati anaffettivi.
la nostra cultura insegna agli uomini a mostrare poco i propri sentimenti.

Un uomo non si lamenta del dolore fisico, non piange, non si commuove.
Queste sono tutte regole culturali che hanno caratterizzato l’educazione degli uomini.

Ma se sono educato a non manifestare cosa provo, significa che non lo provo?
Dipende.

Non ha senso parlare di anaffettività senza capire che le nostre emozioni dipendono da cosa pensiamo e non da cosa ci accade.
Questa è indipendenza emotiva.

Così non piango per la morte di qualcuno, ma per il SIGNIFICATO che io attribuisco alla morte.
Ma non basta.

Oltre al significato contano quelle regole interiori, spesso inconsce, che mi dicono se e come mostrare quel che provo.

Posso piangere?
Se le mie regole mi dicono di no, io, spontaneamente, non piangerò.

Ho letto troppe volte che se ti senti una persona anaffettiva devi tornare all’infanzia, al passato, ai presunti traumi vissuti e al rapporto con i genitori.

Sebbene non sia considerata una patologia l’anaffettività, se sono anaffettivo quasi tutti mi consiglieranno una terapia.
Già, per curar cosa se non ho nulla?

In realtà quel che serve a una persona che non riesce a esprimere le proprie emozioni è CAPIRE.

Puoi farlo rapidamente grazie al nostro test gratuito sulle emozioni.
In Italia è l’unico che ti porta a comprenderle in poche e semplici domande.

 

Qual è la vera causa dell’anafettività?

Tante volte si cercano mille possibili cause ai nostri blocchi emotivi, anche sintomi.
Ma la causa è sempre e solo unasi chiama PAURA.

Perché una persona si isola dalle proprie emozioni al punto da risultarne un comportamento anaffettivo?
Per paura.

Possiamo avere tante paure, ma di base ogni essere umano ne ha una principale: la paura di soffrire.

Per questo prima spiegavo l’importanza di capire la nostra naturale indipendenza emotiva.
La sofferenza è un’emozione.

Sto bene quando provo emozioni positive, e sto male quando provo quelle negative.

Tutti sono concordi nel capire che qualcosa porta una persona anaffettiva a tenersi lontana dalle proprie emozioni fino al punto di non sentirle neanche.

Ma è inutile andare a rovistare dolorosamente nel passato: il passato non conta mai.
Se hai dubbi su questo, guarda questa lezione gratuita:

 

Il problema sono le mie regole.
Ricordi che l’emozione dipende dalle tue regole?

La cultura ci insegna cosa provare, come, quando.
Questo processo si base su regole che ci dicono la giusta risposta emotiva a ogni situazione.

Le emozioni sono reazioni valutative.

Se ho una reazione apatica, svogliata, fredda e apparentemente distaccata (anaffetività) significa che le mie regole mi dicono che è la risposta migliore, PER ME, a quello che sto vivendo.

Non devi tornare indietro nel tempo, non conta cosa sia successo nella tua vita finora.
Non conta NULLA.

Per superare un blocco emotivo devo semplicemente capire quali regole mi dicono di bloccarmi.

Ricorda che la paura di soffrire è l’unica vera causa.

  • Se non esprimo emozioni è perché una mia regola mi dice che se lo facessi soffrirei.
  • Se non sento un’emozione è perché una mia regola mi dice che se la sentissi soffrirei.
  • Se mantengo le distanze nelle mie relazioni è perché una mia regola mi dice che altrimenti soffrirei.

Il punto sono quelle regole che portano a comportamenti anaffettivi come sistema di difesa dalla paura.

Sostanzialmente tu hai due possibilità:

  • Apertura (che significa amore)
  • Chiusura (che significa paura)

Sono anaffettivo se penso che sia meglio chiudermi (ho paura) per difendermi dalla sofferenza.

E più mi chiudo, più scappo dalle mie emozioni, meno le comprendo, meno imparo a viverle in modo sano, più questo diventa per me naturale.

Alla fine noi giudichiamo anaffettiva una persona non in base a cosa prova (non so esattamente le emozioni degli altri quali sono), ma in funzione di come si comporta.

Per me un amico è anaffettivo non perché non prova emozioni, ma perché non piange, non mi abbraccia, non mi sorride.

Ognuno di noi guarda a comportamenti facilmente osservabili e facili da giudicare.

 

Persone anaffettive: Tutta questione di significato

I 5 livelli della vita

Quindi, cosa determina quello che fai?

Quello che tu provi.
Guarda l’immagine.

Questa struttura su 5 livelli è senza dubbio il modello più accurato oggi a nostra disposizione per capire la nostra natura.
E funziona in modo ottimale per comprendere noi stessi e gli altri.

Al secondo livello tu vedi quei comportamenti che ti permettono di giudicare, o giudicarti, come una persona anaffettiva.

Ma ogni livello è controllato da quello inferiore.

Per cui chi è anaffettivo lo è in funzione delle proprie emozioni (paura di soffrire, per cui chiusura ai pericoli del mondo, livello 1)

E quel che prova dipende sempre e solo dal significato che da a queste situazioni, dal considerarle una minaccia e dal pensare (regole) che sia la chiusura, il distacco emotivo, l’anestesia emozionale, la soluzione.

Tieni conto che ognuno poi elabora la realtà in modo unico e differente.
Ma il processo emotivo interiore è sempre questo.

La soluzione?
CAPIRE:

– Come crei le tue emozioni.
– Come vivere ogni situazione senza stare male.

A una persona anaffettiva spiegherei che non è mai quel che accade a portare sofferenza (la paura da cui si difende) ma il nostro atteggiamento.

In particolare gli spiegherei che esistono 6 leve psicologiche della sofferenza, che sono le uniche e vere cause di ogni emozione negativa.

Non ho bisogno quindi di difendermi dalle emozioni.
Ho bisogno solo di capire come creo sofferenza e non farlo più.

 

Anaffettività: come comprendere il nostro inconscio

Gli consiglierei anche di comprendere come il nostro inconscio segue determinate regole e come cambiarle.

In sostanza un processo totalmente naturale, per nulla doloroso e neanche troppo lungo.

Essendo l’anaffettività una condizione emotiva NON PATOLOGICA, non richiede cure e terapie, ma comprensione e verità.

Ecco il processo naturale da seguire in una playlist di lezioni gratuite tratte dalla nostra Masterclass di Indipendenza Emotiva.

Se realizzi questo processo, ti liberi della paura di soffrire e di qualsiasi comportamento anaffettivo.
In modo totalmente naturale.

Non stai a razionalizzare quel che provi o cercare giustificazioni ai tuoi timori.

Semplicemente segui lo stesso processo naturale con cui diventiamo chiusi emotivamente, ma lo ribalti per andare verso una sana apertura emotiva.

La strada è tracciata, ed è quella migliore per te, se ti consideri una persona anaffettiva, o per chiunque ti sembra si trovi in questa condizione.

Chiaramente tu puoi intraprenderla, che lo facciano gli altri non dipenderà da te.

Ma più tu arrivi alla tua indipendenza emotiva, più saprai accogliere e aiutare, SENZA SUBIRE, chi questa strada non la sceglie e rimane emotivamente in difficoltà.

Cosa faranno gli altri non dipende da te.
Ma se tu diventerai una persona capace di vivere in modo sano e positivo anche i limiti degli altri, questo è TOTALMENTE nelle tue mani.

 

Approfondimenti

Non provare emozioni
Incapacità di amare
Distacco emotivo difensivo
Genitori anaffettivi
Uomini anaffettivi

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