Realizzarsi nel lavoro: cosa fare per crescere professionalmente

Quello del lavoro è un argomento che mi sta particolarmente a cuore.

Credo perché nel lavoro trovo la massima espressione dell’uomo: genio, creatività, manualità, arte, tecnica, costanza, disciplina e interconnessione tra uomo, elementi e natura.

Forse per questo si usa dire che “il lavoro nobilita l’uomo”, chi lo sa?!

Ritengo che realizzarsi nel lavoro sia un modo per realizzare se stessi.

In questa guida molto ricca di spunti, voglio aiutarti concretamente rispondendo a tante domande.

Mi auguro possa essere per te un valido aiuto per cominciare a muoverti verso la tua realizzazione personale e professionale.

Partiamo! 🙂

 

Che cosa significa realizzarsi?

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Nobilitare in senso figurato, vuol dire “elevazione del proprio sé”, conferendo una propria dignità morale grazie al moto di tutti gli elementi che caratterizzano ogni essere umano, nel proprio ambito lavorativo (e non solo).

Purtroppo, non tutti vivono il lavoro come una propria realizzazione, è più comune cercare un posto di lavoro seguendo il principio della sicurezza economica che quello delle proprie aspirazioni ed attitudini.

Per le aspirazioni, le attitudini, se va bene, si dedicano spazi limitati e sacrificati come hobby personali.

Nella peggiore delle ipotesi, nemmeno quello.

Ed è così che si sperimenta la mancanza di senso nella propria vita, non vi è una visione, una motivazione per alzarsi al mattino con grinta e voglia di fare.

Quindi, come si fa a realizzare se stessi? 

Come si sceglie un lavoro?

Come realizzarsi nel lavoro?

È il caso di credere nei propri sogni, nelle proprie aspirazioni, o è roba da bambini ed è ora di essere responsabili e lasciar perdere queste fantasie?

E se non ci sono grandi possibilità di cambiamento, come fare a realizzarsi nel proprio lavoro, comunque?

Come piace fare a me, per darti una spiegazione esaustiva di cosa significa realizzarsi, mi servirò del significato riportato su Treccani (grassetto e sottolineato sono opera mia):

Nel rifl., con uso più recente, esprimere pienamente sé stesso, la propria personalità, riuscire ad attuare le proprie capacità e aspirazioni

Sembra facile da dire ma meno da fare, non credi?

Questa spiegazione implica di base una grande conoscenza di sé, della propria personalità, delle proprie capacità e aspirazioni più profonde.

Ma non è così ovvia e scontata come cosa.

A questo punto potrebbero nascere delle domande più che sensate:

  • Come faccio a sapere quali capacità e aspirazioni ho?
  • Come posso esprimere pienamente me stesso se non so chi sono?

Andiamo per gradi, partiamo dai fondamenti di psicologia per poi arrivare a toccare con mano cosa ti serve davvero per realizzarti concretamente nella vita e nel lavoro.

Come si fa ad avere successo nel lavoro e nella vita

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Mi capita di fare incontri di coaching in cui la persona che ho di fronte sa di voler cambiare lavoro, vuole potersi realizzare, ma ha una grande confusione dentro di sé.

Così, quando chiedo per quale motivo ha deciso di fare il lavoro che fa, mi viene spiegato molto spesso che lo si è scelto e che all’inizio si viveva anche bene.

Allora mi chiedo: cosa fa tutta la differenza del mondo?

Il lavoro che si svolge o cosa ci vedo in quel che faccio?

Quando si è decisi a volersi realizzare professionalmente, è necessario poter allargare questa parola (realizzazione) a tutta la nostra vita.

Sentirsi realizzati, come dice il dizionario, vuol dire esprimere il proprio potenziale e le proprie personali aspirazioni.

Io credo però che ci sia molto, ma molto più di questo.

Nella nostra società abbiamo appreso che avere successo vuol dire avere fama, riconoscimenti, medaglie e via dicendo.

Ma io credo che una persona arrivi ad avere successo (anche nel lavoro) quando ha realizzato che la sua vita ha uno scopo, un perché ben preciso.

Una persona è di successo quando rende possibile tramite le proprie azioni, un cambiamento propositivo in sé e nel mondo che lo circonda grazie a quel suo personale “perché”.

Una persona di successo è colei che fa accadere il meglio per sé e gli altri nella propria vita, è una persona che si è “risvegliata” e ha deciso di rendere la sua esistenza un capolavoro a prescindere dai riconoscimenti esterni.

Ma per arrivare a fare questo, bisogna imparare ad essere.

E per imparare ad essere, è necessario fare un percorso dentro se stessi.

Pensaci: se non stai bene, provi confusione sulla strada da prendere, non sai cosa vorresti fare, non sai chi sei realmente, non hai una buona stima di te, come puoi scegliere un lavoro che possa mettere in risalto le tue qualità?

Come puoi fare in modo che queste qualità ti vengano riconosciute se sei tu il primo a non vederle e a non crederci?

Ed è qui che il coaching viene in nostro aiuto.

In questa guida voglio mostrarti 2 strade + 1 per avere successo nel lavoro e lavorare con passione.

 

Realizzare se stessi nel lavoro: 2 strade + 1 per lavorare con passione

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Di solito, davanti a tante circostanze, vediamo nero o bianco, giusto o sbagliato, vero o falso.

Insomma, la dicotomia accompagna la nostra esistenza senza farci troppo caso

A me piace vedere il lato trasversale delle cose, meno “dentro o fuori” ma più “di lato, in diagonale, sotto prospettive diverse” per poter essere aperta a più possibilità.

E devo dire che il lavoro che svolgo mi aiuta tanto in questo.

Ora, per meglio comprendere di cosa sto parlando, partiamo da un presupposto: se sei qui, è perché vuoi dare una sferzata di cambiamento alla tua vita lavorativa per cui le strade che si aprono, in prima analisi sono due: 

  1. Creare un lavoro da zero.
  2. Cambiare lavoro.

 

Strada numero #1: Creare un lavoro da zero 

Questa guida vuole essere un primo approccio per comprendere come realizzarsi nel lavoro.

Ogni strada merita un approfondimento a sé e una valutazione personalizzata.

Tuttavia, gli spunti che ti offro sono basilari e possono aprirti a nuove strade, idee e progetti che sarebbe un peccato non realizzare.

Come creare un lavoro da zero?

In primis, devi poter avere un’idea.

Il mio prof. di Economia dell’Università, lo chiamava “progetto/sogno” e questa connotazione, mi piace molto.

Un’idea la sviluppi facendo un vero e proprio elenco di:

  • Cosa ti piacerebbe fare e perché.
  • Qualità che ti contraddistinguono.
  • Cose che sai fare e ti riescono bene.

Se non ti viene in mente nulla, chiedi ad un gruppo ristretto di amici e persone che ti conoscono bene, magari possono aiutarti a vedere ciò che al momento non vedi.

Dopodiché, fai un elenco di settori dove sai che il tuo contributo possa fare la differenza in termini di benessere fisico, mentale, psicologico e pratico.

Da qui, struttura 1 o 2 idee di base e inizia a lavorare al tuo progetto in modo molto pratico:

  • Cosa mi occorre per lavorare?
  • Quali canali mi occorrono?
  • Quanto mi occorre finanziariamente per partire?

Per tutto questo, è necessario servirsi di un modello di base, qualcosa che ti permetta di lavorare serenamente e che quindi sia finanziariamente ed economicamente sostenibile.

Per realizzare qualcosa di molto strutturato, ti consiglio un modello di business molto semplice: il modello Canvas.

In alternativa, potresti far sviluppare da un professionista, un Business Plan, ma in questa fase, direi che con il Canvas vai alla grande!

In rete, trovi diversi video che ti spiegano come realizzare in passaggi semplici ed efficaci il tuo personale modello di business.

Tra i tanti, ti consiglio quello di “Strategia eCommerce“, reso davvero molto semplice nella spiegazione pratica:

In questa fase di valutazione, l’essenza creativa di ognuno di noi è necessaria assieme ad una bella dose di sana autostima.

Alcune volte ho lavorato con artisti molto bravi nel loro lavoro che non credevano abbastanza in sé stessi, in ciò che sanno fare, finendo in trappole legate alla poca stima di sé come il giudizio degli altri, i paragoni e tanto altro.

Quando riconosci le tue capacità, impari a sperimentarti giorno dopo giorno verso ciò che ti attrae di più, ciò che senti più in sintonia con le tue corde.

Un artista che si trova dietro una scrivania, si sentirà poco espressivo.

Un falegname che ama lavorare il legno, messo a fare il muratore, manca delle sue creazioni.

Ogni mestiere, ogni posizione lavorativa ha un perché e ogni persona ha un suo posto personale nel mondo di esprimerlo.

 

Strada numero #2: Cambiare lavoro

Potrebbe darsi che creare un lavoro non sia per te e molto probabilmente ti stai chiedendo come fare per ricoprire un ruolo che a te interessa tanto.

Nel punto precedente ci siamo occupati di focalizzare dapprima l’attenzione su ciò che amiamo fare prima di pensare a quale lavoro potremmo creare.

Per questo, lo stesso passaggio è d’obbligo.

Per cui è necessario fare una lista in risposta a questi punti:

  • Cosa ti piacerebbe fare e perché.
  • Qualità che ti contraddistinguono.
  • Cose che sai fare e ti riescono bene.

Dopodiché, passiamo alla scelta del posto in cui vuoi lavorare, un posto ed un ruolo dove le tue qualità possono emergere in modo diretto e/o indiretto.

Scegliere?? Già, sei tu che devi scegliere dove lavorare e non il contrario.

Di solito, pur di avere un posto di lavoro (qualsiasi), si mandano candidature con il proprio CV in grande quantità, a qualsiasi azienda entri a far parte del nostro profilo e abbia possibilmente, candidature aperte.

Niente di più sbagliato.

Un’azienda per assumerti deve poter vedere che ci tieni al progetto, devi poter conoscere la sua vision e la sua mission, conosci pro e contro di essa.

Per questo, quando lavoriamo nelle sessioni di coaching per cercare lavoro, non solo approfondiamo aspetti personali legati alla stima di sé, ma costruiamo un vero e proprio “report di interessamento” dell’azienda.

Se sei tu a scegliere l’azienda in cui vuoi lavorare, devi sapere quanto vali e cosa puoi offrire in termini di valore aggiunto alla stessa.

E per sapere quale valore aggiunto puoi offrire, devi necessariamente sapere quali sono i punti di debolezza della stessa facendo una piccola analisi di mercato guidata.

A quel punto, requisiti e conoscenze alla mano, l’azienda, difficilmente potrà rifiutare il tuo contributo perché ha compreso il vero interesse e cosa puoi apportare alla stessa.

 

Strada n. #3: l’alternativa trasversale

Abbiamo una terza strada che chiude il cerchio infinito delle opportunità non tralasciando e trascurando proprio nessuno, nemmeno chi, nonostante tutto, sceglie di tenere il suo lavoro e anzi, vuole imparare a metterci passione.

Per arrivarci chiederò aiuto ad Abraham Maslow così che possa offrirti maggiore comprensione di cosa vorrò dirti successivamente.

 

Abraham Maslow e l’auto-realizzazione

Secondo la teoria psicologica dello psicologo Abraham Maslow, la crescita e realizzazione dell’uomo, avviene tramite un processo piramidale chiamato “gerarchia dei bisogni”.

Alla base, ci sono i bisogni primari o fisiologici come bere, mangiare, dormire.

A mano a mano che l’uomo cresce, si fa più adulto, sviluppa bisogni differenti come appartenenza, stima altrui, chiamati bisogni secondari.

Fino ad arrivare al picco della piramide ossia, la massima espressione di realizzazione umana chiamata appunto, auto-realizzazione.

In questo picco, l’uomo trova significato e scopo nella propria vita.

Il desiderio che spinge l’uomo auto-realizzato è quello di dare valore e contributo anche agli altri, al proprio lavoro, alla società e l’ambiente che lo circonda.

 

Come dare il massimo sul lavoro?

Tieni a mente quanto appreso da Abraham Maslow, lo ripeschiamo tra poco, in quanto dare il massimo sul lavoro, non è sempre facile ma il concetto di auto-realizzazione appena visto, ci verrà in aiuto.

A volte nel lavoro entrano in gioco circostanze che non sono propriamente sotto il nostro controllo e rendono lo stesso “faticoso” da vivere. Ad esempio:

  • Monotonia nelle azioni da svolgere
  • Divergenze con i colleghi, capi e sottoposti.
  • Problemi di salute.
  • Imprevisti di ogni tipo.

Quando parliamo di questo genere di circostanze, come in generale ogni difficoltà nella nostra vita, di solito faccio presente una cosa fondamentale: cosa puoi realmente controllare.

Dunque, prendendo l’elenco precedente:

  • Non possiamo sempre scegliere quali azioni compiere perché nel lavoro è necessario svolgerne alcune non proprio in linea con quanto vorremmo fare.
  • Non possiamo cambiare il modo di pensare e di agire di alcuni colleghi.
  • Non possiamo avere sempre sotto controllo il quando e il se staremo in salute.
  • Non possiamo sempre prevedere ogni tipo di imprevisto.

Sembrerebbe allora non avere nessuna possibilità di scelta per poter vivere il lavoro in modo sereno, non è così?

Non proprio. La buona notizia è che esiste una sola variabile sulla quale hai totalmente, pienamente il controllo:

Ossia, tu e il modo in cui scegli di vivere quello che vivi.

 

La tua vera libertà

Viktor Frankl, famoso psicologo, neurologo e psichiatra austriaco, sopravvissuto nei lager nazisti autore di “Uno psicologo nei lager” cita:

Tra lo stimolo e la risposta vi è uno spazio, in quello spazio sta il nostro potere di scegliere la risposta. Nella risposta c’è la nostra crescita e la nostra libertà

lo stimolo, è tutto ciò che ti accade e non puoi controllare, la risposta, è tutto ciò che tu puoi fare e come puoi agire in tali circostanze.

Non solo, le scelte d’azione, determinano, il tuo benessere, la tua vita, il modo con cui puoi costruirla.

Per questo impara a non agire in modo impulsivo, ma prenditi quel famoso spazio per pensare: 

  • Cosa posso fare in questa circostanza?
  • Quali conseguenze potrebbe portare questa mia azione?
  • Sono pronto o pronta a prendermene tutte le responsabilità?
  • Come le gestirò?

E in tutto questo, c’è un ingrediente ulteriore che rende il lavoro, il tuo lavoro, qualcosa di unico:

Il cosa ci metti di te: il senso che dai a quello che fai.

Ogni mestiere, dal più umile al più prestigioso (prendendo in considerazione la scala gerarchica sociale) contiene un unico elemento che lo rende nobile:

L’amore e la cura con cui si svolge.

Il lavoro, rappresenta per ogni uomo, uno strumento attraverso il quale può scegliere di donare la propria energia, il segno del suo passaggio nel mondo, nella catena di processi dove ognuno riveste un ruolo fondamentale.

 

Lavorare con passione: il vero ingrediente

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Il vero ingrediente che rende possibile lavorare con passione e sentirsi pienamente grati e soddisfatti, è l’amore.

Concordo pienamente con Erich Fromm quando scriveva nel suo libro “L’Arte di Amare”, che l’amore non è un ideale da perseguire ma azioni concrete da mettere in atto in ogni ambito della propria vita.

Sembra trasgressivo e insolito questo concetto di amore possibile e declinabile, ma è l’unica vera via per l’auto-realizzazione e se noti, sposa anche molto bene con il concetto di Maslow.

Proprio perché amante dell’arte, voglio condividere con te un po’ di versi sul tema lavoro tratto da “Il Profeta” di Gibran con un augurio speciale:

Che tu possa trovare la tua realizzazione personale e esprimere con passione ciò che fai nella tua vita e nel tuo lavoro.

E cos’è lavorare con amore?
E’ tessere un abito con i fili del cuore, come se dovesse indossarlo il vostro amato.

E’ costruire una casa con dedizione come se dovesse abitarla il vostro amato.
E’ spargere teneramente i semi e mietere il raccolto con gioia, come se dovesse goderne il frutto il vostro amato.

E’ diffondere in tutto ciò che fate il soffio del vostro spirito,
E sapere che tutti i venerati morti stanno vigili intorno a voi.

[…]

E se non riuscite a lavorare con amore, ma solo con disgusto, è meglio per voi lasciarlo e, seduti alla porta del tempio, accettare l’elemosina di chi lavora con gioia.
Poiché se cuocete il pane con indifferenza, voi cuocete un pane amaro, che non potrà sfamare l’uomo del tutto.

E se spremete l’uva controvoglia, la vostra riluttanza distillerà veleno nel vino.
E anche se cantate come angeli, ma non amate il canto, renderete l’uomo sordo alle voci del giorno e della notte.

Non è sempre facile comprendere come arrivare alla propria realizzazione personale, ma credo sia semplice come lo è la vita che ci richiede di portare con noi un bagaglio leggero.




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