Soffrire di solitudine: la soluzione è dentro di te

Oggi voglio parlare di come smettere di soffrire di solitudine.

Quasi tutti siamo convinti che per sconfiggere la solitudine sia necessario stare insieme agli altri, avere una relazione di coppia (cosa fondamentale!), avere molti amici, uscire, stare in mezzo alla gente.

Quasi nessuno pensa che la solitudine, come problema emotivo, sia in realtà la paradossale conseguenza del nostro continuo cercare all’esterno le cose di cui crediamo di avere bisogno.

Il paradosso, uno dei tanti, della nostra società è che siamo sempre in contatto, possiamo rimanere in collegamento con gli altri ovunque ci troviamo.

Possiamo raggiungere un punto qualsiasi del mondo in pochissimo tempo, siamo sempre in mezzo alle persone, abbiamo tanti amici (in questo Facebook ha fatto il suo!) e moltissimi conoscenti, stringere nuove relazioni non è mai stato così semplice eppure… siamo capaci di soffrire di solitudine ugualmente.

Forse anche a te sarà capitato di vivere quei momenti in cui ti senti triste e solo, o sola, in cui le cose sembrano davvero non andare per il verso giusto, quando gli altri non riescono a capirti e aiutarti.

O forse vivi con persone che spesso si sentono in questo modo.

Tutto si gioca sulle nostre emozioni.

Prima di spiegarti come eliminare la solitudine, prenditi qualche minuto per fare il mio test sulle emozioni.

Quello che scoprirai rispondendo alle mie semplici domande potrebbe cambiarti per sempre la vita.

 

Magari sei tra coloro che si sono convinti che la vita non possa riservarci la felicità, che essere felici sia un’illusione o un inganno, e che in fondo siamo tutti soli, perché tutti, chi più chi meno, hanno sempre un secondo fine.

Oggi sfatiamo tutti questi miti e ti spiego come sconfiggere, per sempre, la solitudine.

 

Soffrire di solitudine non è un problema sociale

Soffrire di solitudine

Una delle più forti paure che sentiamo nella nostra vita è quella di restare soli: non certo di poterci isolare un momento nella nostra stanza lontano dal caos della vita quotidiana, ma di venire emarginati e isolati dagli altri.

Abbiamo paura di venire esclusi perché sentiamo di non poter fare a meno degli altri, abbiamo paura di soffrire senza un partner, di non poter vivere felici senza amici o frequentazioni con cui passare il tempo.

Abbiamo paura che restare soli significhi non essere amati, vivere cioè una vita povera d’amore.

Ti dico subito cosa ho imparato, sperimentato sulla mia pelle e visto vivere a moltissime persone: se anche nessuno ti amasse, la tua felicità non sarebbe mai preclusa, se non dalla tua convinzione che senza gli altri che ti amino sarai solo, o sola, e sofferente.

Non teme, ora ti spiego come ci sono arrivato e deciderai tu se ho capito tutto, o proprio niente 😉

Dimentichiamo spesso come moltissime relazioni non siano affatto portatrici di amore nella nostra vita:

  • Amici che, se non hanno interesse a stare con noi si allontanano.
  • Partner che se non soddisfiamo i loro bisogni prendono un’altra strada.
  • Persone in generale che fanno parte della nostra “compagnia” solo perché ci guadagnano qualcosa.

Forse anche tu, se non trovi soddisfazione negli altri, li lasci stare e prendi una strada differente.

Ma questo significa, semplicemente, che queste relazioni non hanno mai dato o creato amore, ma sono state un semplice scambio di interesse.

Meglio restare soli, a questo punto.

L’ipocrisia, d’altronde, non piace a nessuno, ma nessuno, in fin dei conti, la rifiuta totalmente.

Restare soli è un problema solo per coloro che non sanno vivere senza stampelle e coperte di Linus in grado di dargli la sicurezza che loro non sanno trovare dentro di sé.

Sono convinto che la solitudine non sia una cosa negativa, anzi, sia un passaggio fondamentale per imparare ad amare, a conoscersi, a scoprire chi siamo realmente e poter entrare in contatto con il “noi” più autentico.

La solitudine è quello spazio in cui ritroviamo noi stessi, la tranquillità per riflettere e crescere. Il grosso problema è che oggi ne siamo spaventati.

Soffrire di solitudine è spesso la conseguenza di una continua fuga verso l’esterno.

Anestetizziamo la voce interiore, ignoriamo le contraddizioni che ci caratterizzano, zittiamo la nostra vera natura con ogni mezzo.

Ci circondiamo di persone, ci oberiamo di impegni e appuntamenti, troviamo sempre nuovi modi per “divertirci” e facciamo il possibile perché siano sempre con altre persone attorno a noi.

Per sconfiggere la solitudine molti ricorrono all’uso di alcool, o di droghe, altri passano ore davanti a videogiochi e televisione.

Molti ricercano il contatto con gli altri, con la convinzione che si sentiranno meno solo se sono circondati da altre persone.

Altri si tuffano in una relazione, o entrano ed escono da relazioni più o meno sentimentali, se non esclusivamente sessuali, o quasi.

Tutto per non riflettere, per non osservarci.

Fuggiamo da noi stessi ma dobbiamo ammettere, comunque, che è inutile.

Alla fine dobbiamo restare soli, dobbiamo scoprire chi siamo e lì nasce la paura di soffrire di solitudine.

Scappiamo perché non ci piace soffrire e ci hanno insegnato che soffriremo se resteremo soli.

Siamo convinti che chi sta molto tempo da solo non stia bene, abbia qualche problema e che invece stare sempre nella confusione sia normale.

Sbagliato!

Per sconfiggere la solitudine dobbiamo prima comprenderla.

Essere soli non vuol dire essere isolati.

Noi abbiamo paura dell’isolamento, dell’allontanamento che gli altri ci possono imporre, di essere esclusi.

Confondiamo la solitudine, cioè lo stare da soli, con l’esclusione impostaci dagli altri, e quindi cerchiamo di scappare da questa presunta prigione.

La prima cosa da comprendere è che la solitudine è positiva, anzi, fondamentale per la nostra vita.

Se non siamo capaci di vivere bene da soli, senza avere bisogno di qualcuno sempre con noi, non potremo mai stare bene neppure con gli altri.

Se impariamo a stare con noi stessi, ad apprezzare il silenzio di un’alba senza nessuno che ci distragga, se cominciamo a dedicare del tempo vero a riflettere, se impariamo a conoscerci e ad amare la solitudine, non ne avremo più paura e non soffriremo di certo.

Possiamo superare questo timore ritagliandoci ogni giorno del tempo solo per noi, senza distrazioni artificiali (libri, televisione, cellulari).

Non serve scomparire per ore, basta anche poco purché non sia occupato da nulla che non sia il momento stesso.

In realtà nessuno può soffrire di solitudine ma solo di astinenza: astinenza da tutte le forme di “distrazione” che utilizziamo per non restare soli con noi stessi.

Quando avremo imparato ad amare la solitudine potremo amare la compagnia, senza averne bisogno, quando ci saremo liberati del bisogno delle persone, come dice anche De Mello, allora potremo amarle.

Per non soffrire di solitudine dobbiamo imparare ad amarla e comprenderla: da qui impareremo a essere liberi e ad amare davvero, perché la solitudine non è l’assenza degli altri, ma la presenza di noi stessi.

 

 

Tra tanta gente, sentirsi soli

Ricordo una poesia che avevo letto parecchi anni fa, di cui mi sfuggono autrice e titolo, che diceva più o meno:

[…]tra tanta gente sentirsi soli, in tanta luce trovarsi al buio, in grande festa sentirsi assenti.

Se la conosci lascia nei commenti autrice e titolo 😉

Spero di aver citato correttamente questi versi ma la cosa che mi preme è che la solitudine non si vince con il caos attorno a noi.

Soffrire di solitudine è il risultato di un pessimo rapporto con noi stessi.

La verità è che se sono triste e solo è per mia scelta.

Ovviamente non prendiamo consapevolmente una decisione del genere, ma se non cominciamo a renderci conto che la tristezza che sentiamo, così come la solitudine e il vuoto che proviamo, sono una nostra responsabilità, qualcosa che noi produciamo nella nostra vita, non potremo mai venirne fuori.

L’indipendenza emotiva è un tassello cruciale per liberarci delle emozioni negative che diventano un limite alla nostra vita.

Il prossimo video ti spiega come nasce ogni tua emozione: sofferenza e solitudine comprese.

 

La tristezza è il frutto della nostra ostinata repulsione per la realtà: rifiutiamo che le cose non vadano come vogliamo.

Quando siamo rassegnati a vedere infranti i nostri sogni, diventiamo tristi, perché ci convinciamo che la situazione non possa migliorare e rimaniamo in uno stato di immobilità, senza voglia di fare, senza capacità di amare e sorridere.

Ci crogioliamo nei nostri problemi e nelle nostre sfortune, intensificando la tristezza, perché continuiamo a pensare che le cose sarebbero dovute andare diversamente.

Se sono sempre triste, quindi, dipende da me.

La solitudine, poi, è una finta paura, o meglio, essa non è qualcosa di naturale, ma il frutto delle convinzioni che la nostra società trasmette.

In molte culture restare soli diventa un’esperienza frequente e fondamentale per conoscersi meglio e potersi prendere cura di sé.

Nella nostra viene spesso evitata come fosse una malattia, e spesso chiediamo a coloro che stanno in disparte se stanno male!

La solitudine è l’unico momento in cui possiamo scoprire chi siamo realmente, e non esiste una vita felice che non sia condita da tanti momenti di solitudine.

Ancora una volta siamo noi che, incapaci di vivere in modo autonomo e indipendente dal punto di vista emotivo, finiamo per temere la solitudine, la mancanza degli altri, il silenzio che ci porta la responsabilità della nostra vita.

Da dove cominciare a sconfiggere la solitudine dunque?

Per prima cosa dobbiamo capire che la solitudine è amica e non minaccia, sfruttandola per cominciare a conoscere noi stessi, per capire cosa ci rende tristi, per comprendere i nostri pensieri e le nostre emozioni.

Da questa conoscenza possiamo cominciare a notare come la tristezza nasce quando avanziamo pretese, e possiamo, sempre partendo dalla calma della solitudine, liberarcene.

La tristezza scompare se scegliamo la felicità, se decidiamo di vivere con amore e di imparare ad amare in modo autentico.

Se vogliamo essere felici non è l’amore degli altri che ci serve (e che spesso ci spinge ad elemosinarne la compagnia), ma dare amore attivamente.

Amare deve essere il nostro modo di vivere, il modo in cui osserviamo il mondo, il modo in cui interagiamo con chiunque, compresi noi stessi.

Se amo realmente, non posso che amare anche me stesso. Ma posso dire di amare una persona con cui non riesco a stare da solo?

Se tu non riuscissi a restare un’ora o un giorno intero con un tuo amico, tu e lui, potresti dire di amarlo, o di starci bene?

Se non riesci a stare da solo, o da sola, con te, è la stessa cosa: il problema è non è se gli altri non ci sono, il problema è se tu riesci a vivere con gioia ogni momento di solitudine.

Di solito vogliamo passare del tempo con le persone che diciamo di amare, vogliamo dedicare loro attenzioni, condividere esperienza, conoscerle meglio.

Eppure, paradossalmente, siamo incapaci, spesso, di amare noi stessi, l’unica persona che è stata e sempre sarà presente nella nostra vita.

Non amiamo davvero se non amiamo noi stessi, e aver paura della solitudine significa aver paura di scoprire chi siamo, di restare soli con noi stessi.

Una persona che non riesce a stare bene da sola, con se stessa, non ha imparato ad amarsi e, quindi, non ha imparato ad amare neppure gli altri, al massimo potrà assecondarli per avere la compagnia che crede indispensabile.

Possiamo sconfiggere la solitudine solo aprendo gli occhi, imparando che essa è uno spazio fondamentale per crescere, per migliorarci, per imparare ad amare.

Abbiamo paura della solitudine nella misura in cui non amiamo e pretendiamo che siano gli altri a farci stare bene.

Abbiamo paura della solitudine perché crediamo che la nostra felicità dipenda dalla presenza di altri.

Abbiamo paura della solitudine perché non guardiamo la realtà e non ci rendiamo conto, quindi, che la nostra felicità non dipende mai, in nessuna misura, dagli altri.

 

Conclusioni

Voglio essere felice

Non c’è pericolo nel restare soli, ma soltanto nel non saper fare a meno degli altri.

Se abbiamo bisogno di loro non ameremo, e paradossalmente saremo si circondati da molte persone, ma la nostra vita resterà comunque vuota d’amore.

Che triste risultato!

Meglio restare soli  che non imparare ad amare e fare dell’amore il centro della nostra vita.

Ricorda che amore e paura non sono mai accanto, se temi la solitudine, non sceglierai l’amore proprio perché hai paura, mentre ci vuole coraggio per amarecoraggio per cambiare e scegliere la vita.

Non dobbiamo avere paura di restare soli, ma di restare incapaci di amare anche solo per un altro giorno della nostra vita.

L’indipendenza emotiva è un aspetto fondamentale per sconfiggere la solitudine, per liberarci dalla dipendenza dagli altri che ci nega la possibilità di amare autenticamente ed essere felici.

Parti da questo, inizia a creare la felicità che desideri anche nei momenti di solitudine.

Solo se saprai essere felice da solo, o da sola, potrai esserlo con gli altri.

Tutto dipende da te.


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Giacomo Papasidero
 

Mental Coach dal 2010, mi occupo di felicità ed emozioni da oltre 10 anni. Il mio obiettivo è insegnare che ognuno di noi può diventare più forte di qualsiasi problema. Questo per me significa diventare felici.Anche se ho tenuto un seminario all'Università di Parma e sono stato ospite a SKyTg24, la cosa di cui vado più fiero è la Scuola di Indipendenza Emotiva che ho avviato nel 2018, perché è un percorso chiaro, graduale e concreto che sta rivoluzionando la vita di tante persone.

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Cristian
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Cristian

Quello che ho letto in questa pagina internet, è sbalorditivo, incredibile. Non mi riferisco solo al testo e ai preziosi consigli per affrontare le emozioni negative, ma anche ai commenti, sia positivi che diametralmente opposti cioè negativi. Personalmente penso che come dice Giacomo, tutto dipende da cosa pensiamo e come lo pensiamo. Per un’intera vita ho creduto che la felicità e la mancanza di solitudine, risiedesse negli altri, in un’amico, una compagna, ecc… Forse per paragone del periodo infantile dove la “mamma” dava un amore avvolgente e la sua presenza non mi faceva mai sentire “solo”. Questo modello infantile credo di averlo cercato ovunque. Dopo troppe aspettative mai esaudite da nessuno però. Il non essere compreso, il non essere cercato, il non essere desiderato, mi fa sentire solo e vulnerabile. Addirittura la vita stessa perde di significato. In sostanza “desidero essere desiderato” come diceva anche un certo Recalcati. Però per assurdo, se ognuno di noi aspettasse inerme l’affetto, la comprensione dal prossimo, tutti resteremmo in un’attesa eterna. Se al contrario, tutti dessimo attenzione, affetto, comprensione, amore al prossimo, paradossalmente tutti saremmo amati molto più di quello che non siamo ora, dovuto anche a causa di questo modello sociale individualista e o capitalista in cui viviamo.
Non riuscire a stare soli, significa essere dipendenti al 100% dal prossimo. Cercare l’amicizia o l’amore va bene, ma deprimersi per la loro mancanza è eccessivo. Saremo anche animali sociali, ma la solitudine non può creare tutto questo dolore.
A volte per aiutarmi a comprendere meglio la mia solitudine e le emozioni negative che la generano, mi immagino una mattina di svegliarmi e scoprire di essere rimasto l’unico umano sul pianeta Terra. Quindi mi nasce spontanea una domanda: continuo la mia vita amando le piccole grandi bellezze come i tramonti, l’acqua, il sole che mi riscalda, ecc…, o la faccio finita poiché sono rimasto veramente solo?
Non c’è una risposta giusta, ma solo un’interpretazione, un pensiero della realtà, che mi creerà un’emozione interna. Le mie azioni dipendono da come interpreto le mie emozioni, da quali pensieri faccio (positivi o negativi).
A volte è più la paura di rimanere soli, che la solitudine in sè, a crearci dolore e ansia. Concordo praticamente su tutto quello che ha scritto Giacomo, anche se è per me difficile da mettere in pratica, a causa di modelli di pensiero sbagliati, inculcati nella testa da familiari, scuola, amici e parenti. Credenze popolari sbagliate, fanno creare pensieri negativi sbagliati e quindi dannosi per noi stessi…
Attualmente sono in psicoterapia per problema della solitudine.

Federica
Studente
Federica

Ciao Giacomo, qualche esercizio pratico come proponi in molte delle tue newsletter e video?

Ale
Ospite
Ale

Giacomo, se sono su questa pagina è perché ora mi sento sola, ovvio. Ma questo articolo mi sembra un concentrato di retorica per convincere e convincersi che la vita è sempre bella anche quando non lo è. La solitudine fa parte della vita, può essere una scelta in alcuni momenti ed allora è buona (ma la chiamerei autonomia) o essere un’emozione, e in questo caso in linea di massima è percepita come negativa. La si può accettare senza però per forza farla diventare l’amica che tutti vorremmo. A me questo bisogno di spiegare agli altri cosa è giusto e cosa è sbagliato a mo’ di guru del nuovo millennio sembra un po’ pretenzioso.
Per esempio, quelli che amano viaggiare da soli e che ti esortano a fare altrettanto perché PER LORO è stata l’esperienza più bella del mondo….io non li reggo, mica siamo tutti uguali: cosa me ne faccio di visitare i luoghi più belli del mondo senza condividere quell’emozione con qualcun altro? Ho il diritto di rattristarmi davanti a un tramonto meraviglioso e solitario o devo per forza farmi fare il lavaggio del cervello ed essere felice perché sono lì con la persona che amo di più al mondo, me medesima 😀
Ho il diritto di essere tristanzuola e anche un po’ incazzata se mi trovo a passare un sabato sera da sola visto che tutti gli amici si sono fidanzati?
Posso andare al cinema da sola, certo! ma vuoi mettere il piacere di discutere di quel film e confrontarsi con un amico davanti a una birretta?
A me sembra che dovere per forza godere della solitudine, sempre e incondizionatamente, sia una roba da matti, tanto quanto essere sempre felici in mezzo alla gente.

Ciao, Ale

Fab
Ospite
Fab

Sono d’accordo che certe relazioni rasentano l’ipocrisia. Alcune parti le ho trovate interessanti e condivisibili, tuttavia c’è qualche punto su cui non sono molto d’accordo.
Riassumendo il tutto, non dobbiamo dimenticare che l’uomo è un animale sociale. Avere bisogno degli altri non è sinonimo di non saper amare. Anche amare gli altri è una necessità che avvertiamo di fare, cosi come l’amore, se va dato, per forza di cose abbiamo bisogno di creare una relazione. Poi, certamente ci sono bisogni e bisogni. Gli esempi da te citati sono situazioni in cui vi sono persone molto insicure e, direi anche, ipocrite.
Per chi conosce la piramide di Maslow, si sa che l’uomo ha bisogno degli altri per essere felice, sennò non riuscirebbe nemmeno a dare amore.
Anche io ho creduto che amore e bisogno fossero due cose diverse eppure qualcosa non mi tornava e, in effetti, è stato cosi. L’amore è qualcosa che scegliamo e, di conseguenza, ne abbiamo bisogno, sia per noi stessi e sia per gli altri.
D’accordo con il discorso sulla solitudine, però noto che molte persone tendono a nascondersi per quanto riguarda questo concetto. Mi spiego, si crogiolano molto sulla solitudine per giustificare la propria paura nel relazionarsi con il prossimo e scelgono di chiudersi in se stessi. Io ho passato questa fase e, fortunatamente, ne sono uscito.
Per concludere, reputo l’epoca odierna fondata sulla scissione e sulla disgregazione delle persone, in nome di ideali di felicità e libertà che sfociano in un individualismo dove l’Io diventa l’elemento portante, ma una società che si fonda sull’Io non può essere definita tale, in quanto società sta a significare alleanza e cooperazione. In altri termini, dovremo ripartire da un concetto che si fonda sul Noi. Il diavolo, solitamente, separa e divide, della serie “divide et impera”.

Donato
Ospite
Donato

Resto del parere che la spontaneita e la miglior cosa anche se a volte puo danneggiarti. Il messaggio che mi arriva da questo articolo é “impara le emozioni in modo da evitarle”. BELLO. Comodo. Ora si che sembro un duro. Sono diventato apatico non provo piu niente. Gli altri di me possono dire quello che gli pare a me scivola tutto addosso.
Ma di che stiamo parlando.
E vero… i consigli sono ottimi.. il mondo e cosi che funziona alla fine…
Ma.. cosi facendo e vero che evite brutte emozioni o delusioni.. ma pure i bei momenti non hanno piu lo stesso sapore..
Significa mantenersi sempre nel mezzo di tutto.. ne caldo ne freddo.. ne carne ne pesce..
come una macchina che mantiene la velocita costante per non finire la benzina.
Sai na cosa? intanto vado a 300 poi se la benzina finisce comincio a spingere 😂

Arj
Ospite
Arj

Ho fatto il test proposto. Molto interessante ma non mi è chiara una cosa. Quindi se le nostre emozioni sono un risultato dei nostri pensieri che si creano in relazione a quanto la realtà corrisponde alle regole che ci siamo dati, questo vuol dire implicitamente che in caso di emozioni negative ,dobbiamo cambiare quella regola che ci siamo imposti? Non vorrebbe quindi dire accontentarsi?

salvatore apicella
Ospite
salvatore apicella

ciao sono Salvo e vorrei seguire il tuo corso dato che ho problemi di solitudine e non so da dove iniziare, se mi dai una mano
grazie

Claudio
Ospite
Claudio

Caro Giacomo…….pur condividendo molti aspetti sulle emozioni e sul modo di pensare……la mia esperienza oggi mi porta a dire…….cosi come i miei pensieri……che non nella solitudine mi potrò sentire bene……ma nell’ innamorarmi di una persona…..che si innamori di me……questa esperienza ho fatto in passato ed in questa esperienza sono stato felice…..

Luca
Ospite
Luca

Complimenti Giacomo, ti seguo da un pò sui social ed ho letto la tua pagina relativa alla crescita personale. Riesci ad essere d’aiuto a molti utenti e sai, aiutare le persone a ritrovare la propria felicità è un’impresa ardua ma che credo dia molte soddisfazioni personali.

Lily
Ospite
Lily

Questa… roba che hai scritto è veramente fuori luogo, generalizzante, paternalistica. Dai per scontato che chi soffre la solitudine lo faccia perché non ha passato abbastanza tempo da solo da sopportarsi… ma ti rendi conto di quello che dici, sei in grado di estrapolare il concetto solitudine dall’immagine che ti sei fatto della persona che verrà a leggere questa roba qui (non so come definirla)? Io sono una ragazza di 24 anni. Già, una bimba, a detta di molti idioti che parlano di solitudine. I gruppi di volontariato in genere cercano persone dai 30 anni in su, come a dire “eh ma tu hai 24 anni, str*nza te che non trovi nessuno, vai all’università, su!”. Ma sai perché sono sola? La risposta la conosco benissimo, ma a pensarci ogni giorno esci fuori di testa. Ti faccio un riassuntino. Ho avuto un’infanzia e un’adolescenza problematica, una famiglia abbastanza ricca da non far preoccupare chi mi stava attorno, ma che mi faceva male fisicamente e psichicamente. Senza aiuto e punti di riferimento fin da piccolissima, ho sviluppato un disordine della personalità che mi ha fatto fare terra bruciata attorno a me. A quei tempi forse I tuoi consigli sarebbero stati applicabili. Appena ho potuto, ho cambiato città. Sono andata in una città molto lontana, ho cercato volontariamente la solitudine per 5 anni, sono stata depressa e ho avuto problemi di tossicodipendenza che ho risolto con le mie forze. Ora sono felice. Già, lo sono, al contrario di quello che credete tu, wikihow, i motori di ricerca. Non sono depressa, non più, ma l’episodio più profondo di depressione che ho avuto (durato fino a qualche mese fa), associato alle dipendenze dalla quale mi sono staccata (perdendo oltretutto il giro di amicizie che invece faceva quelle cose, per ragioni ovvie ho dovuto chiudere i ponti), ha allontanato quelle poche persone che mi rimanevano attorno. L’unica persona che vedo nelle mie giornate è il mio compagno, anche lui un solitario, al quale non posso addossare la responsabilità di compensare tutto il mio UMANO (perché gli umani sono sociali per natura, è normale per un umano cercare i suoi simili) bisogno di socializzare. Mi rifiuto di stare su Facebook (è dannoso), ho provato a fare corsi o a frequentare conoscenti, ma non trovo persone con cui passare il mio tempo e parlare. Ora, dopo interi mesi di isolamento, sto iniziando ad avere perdite della memoria e difficoltà a parlare, probabilmente perché non ho nessuno con cui avere una discussione in cui mi si porti rispetto. Chi interagisce con me mi tratta come se fossi molto più stupida di quel che sono: si tratta di pregiudizi verso i tossici, le donne, i giovani, i meridionali. In realtà sono in grado di riconoscere la mia intelligenza, anzi, è proprio la mia intelligenza uno dei fattori della mia solitudine. Se lo fossi un po’ meno mi soddisferebbero argomenti molto meno complessi, e molte altre persone riuscirebbero a seguirmi.
In breve: io la filosofia del “devy imparare a stare solo <3 <3 " l'ho seguita, e ha danneggiato la mia situazione, perché ripeto, è UMANO cercare i propri simili. Ora, non me la prendo con te perché tu non hai risolto il mio problema (quello posso farlo solo io, sono anni che sbroglio la matassa quindi no problem), ma perché stai cercando di divulgare su internet un messaggio che può essere corretto in un contesto, ma che per alcune persone è addirittura dannoso. Puoi proporre una roba del genere ad un ragazzo che va ancora a scuola, vive dai suoi… o ad un impiegato che non riesce a trarre soddisfazione dalla socializzazione con i colleghi. Credo che sarebbe corretto per chi decide di leggere che tutto ciò venga specificato. Sono stanca si sentire sempre le stesse chiacchiere, dopo anni diventa insostenibile. Quindi scusa se sono stata brusca, ma queste cose andavano dette.