Sono triste...
Quante volte lo hai pensato?
La tristezza è un’emozione molto diffusa e a volte anche sottovalutata o ritenuta normale.
In questo articolo voglio condividere con te cosa significa essere tristi e il processo naturale che ti aiuta a uscirne.
Cominciamo il nostro viaggio: cosa significa essere tristi

Essere tristi significa provare una varietà di sensazioni di malessere più o meno intenso che potremmo associare al significato di angoscia o angoscia depressiva, ansia o ansia e depressione, o alla solitudine e depressione
Potremmo provare la sensazione che ci manchi qualcosa o la sensazione di avere di bisogno di qualcosa o di qualcuno e in genere si traduce nella mancanza di vitalità o motivazione, di entusiasmo in quello che facciamo o diciamo o di prospettive positive nel futuro.
Quando proviamo tristezza potremmo avere pensieri come non ce la faccio più, non sono felice, sono un fallito, sto male psicologicamente, sono triste, perché sono sempre triste…
La tristezza è un'emozione naturale che tutti sperimentiamo in maniera più o meno intensa e più o meno duratura.
Il punto non è chiedersi se è giusto o sbagliato provare tristezza o giudicare negativamente il fatto di esserlo.
Come qualsiasi altra emozione, la tristezza ha delle ottime ragioni per esistere ma spesso le ignoriamo o le fraintendiamo.
In questo articolo voglio condividere con te i motivi per cui proviamo tristezza e il processo naturale con cui possiamo comprenderla e scioglierla.
Essere sempre tristi: le cause della tristezza

Tra le cause principali della tristezza si annoverano comunemente diversi fattori.
Tra questi vengono ricordati eventi stressanti sul lavoro o nella vita privata, come conseguenza di una delusione, perdite o eventi traumatici, esperienze negative o squilibri chimici o problemi di natura mentale.
Le situazioni patologiche della tristezza o della depressione sono invece una minoranza.
La tristezza infatti non è quasi mai una malattia, se non in rari casi.
Allen Frances, uno psichiatra che ha partecipato alla redazione del DSM-IV (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) ha manifestato delle critiche al DSM-5, rispetto all'inflazione diagnostica della depressione.
Suggerisce, infatti, che molti individui potrebbero essere etichettati come depressi, anche se non soffrirebbero effettivamente di un disturbo depressivo maggiore.
Ad eccezione quindi di quei casi, le cause della tristezza sono comunemente ricercate negli eventi che giudichiamo negativi, in cambiamenti che non avevamo previsto e che rifiutiamo o nelle situazioni in cui ci sentiamo sotto stress.
In sostanza si pensa che la tristezza sia dovuta a eventi esterni, a quello che ci succede.
L’idea che sia la situazione a generare la tristezza che proviamo è comune a molti ma è anche una convinzione falsa.
In realtà le emozioni non dipendono mai da quello che accade, anche se ci sembra il contrario.
Ma se la mia tristezza non dipende dalla realtà, da cosa dipende?
Perché mi sento sempre triste?
Chiederti il perché della tua tristezza è sicuramente il primo passo per superarla.
Un motivo c’è sempre, anche quando non lo vediamo.
Se ti senti sempre triste è importante non sottovalutare questo sintomo e andare a fondo è il modo più sano per superare in maniera definitiva il tuo stato emotivo.
Sono sempre triste: a cosa è dovuta la tristezza?
Ad eccezione di casi di patologia, la tristezza è dovuta al significato che do alla situazione che vivo, al significato che do alle mie esperienze, a quello che faccio o al comportamento degli altri o alla mia vita in generale.
Per quanto impegnativa possa essere, la tristezza non è dovuta alla situazione che vivo.
Se fossero le situazioni ad essere responsabili della tristezza, chiunque dovrebbe provare la stessa e identica emozione di fronte alla stessa situazione.
Hai notato cosa provano gli altri di fronte alle stesse situazioni in cui tu stai male?
Come mai chi perde una persona cara reagisce alla perdita in maniera diversa da qualcun altro?
Situazioni identiche, persone diverse, emozioni diverse.
Questo dipende dal fatto che l’emozione è la diretta conseguenza di una valutazione soggettiva di quello che accade.
Il motivo per cui siamo tristi lo dobbiamo cercare nei nostri pensieri, nella nostra valutazione della realtà.
L’indipendenza emotiva
Riprendendo la definizione dello psicoterapeuta e scrittore statunitense Nathaniel Branden l’emozione è una reazione valutativa.
L’emozione è la reazione emotiva che sperimento dopo aver valutato la realtà che vivo.
Tutte le volte che non ti piace quello che vivi, che valuti negativamente le situazioni in cui ti trovi, che giudichi sbagliato qualcosa, provi emozioni negative.
Tu sei triste sempre? In ogni istante della tua vita? In ogni momento allo stesso modo?
O ci sono dei momenti, anche se brevi, in cui la senti di meno o persino provi emozioni positive?
E se anche sei sempre triste, che genere di pensieri hai in mente?
Comincia a riconoscere che da una parte c’è la realtà, il mondo attorno a te.
Dall’altra ci sono i tuoi pensieri, il mondo dentro di te.
Come vedi e giudichi quello che ti accade è l’unica vera ragione per cui tu ti emozioni.
E no, la realtà non c'entra.
Il tuo giudizio conta molto di più di quello che accade.
È lì che entra in gioco la nostra responsabilità di comprendere e la più grande opportunità di costruire un cambiamento radicale nella nostra vita.
Questa si chiama Indipendenza emotiva: le nostre emozioni sono indipendenti dalla realtà e dipendono unicamente e solamente da ciò che pensiamo.
Per approfondire come nascono le emozioni, ti suggerisco di fare il nostro test sulle emozioni.
La Scuola di indipendenza emotiva ti aiuta a comprendere e sviluppare la naturale indipendenza delle nostre emozioni da quello che ci accade aiutandoti a sviluppare la forza e la maturità di affrontare la vita in maniera sana e costruttiva.
Frasi sulla tristezza che ti aiutano a capirla

Sad scritto su tesserine in legno di gioco da tavola
Le emozioni sono da sempre oggetto di interesse di molti studiosi che si sono interrogati sulla natura della sofferenza umana e molti di loro ci offrono dei preziosi spunti di riflessione.
Non ti propongo una serie di link tristi con cui spesso di crogioliamo per sentirci capiti.
Non ti propongo di sfogare il tuo malessere tenendoti nella mente frasi come oggi mi sento triste, mi sento triste, sono molto triste o sono troppo triste.
Ti propongo invece qualche celebre frase che mi ha particolarmente colpito e che può essere un buon punto di partenza per cominciare a comprendere più da vicino la natura del nostro malessere.
Mi sento triste: solo tu puoi farci qualcosa
“La tristezza nel cuore non può essere alleviata da mani esterne; solo l'anima stessa può guarirla"
(Khalil Gibran)
Sfogare le emozioni o affidarsi a qualcosa o qualcuno per provare sollievo illudendoci che gli altri possano salvarci dalla nostra sofferenza è un errore che spesso commettiamo.
Le nostre emozioni sono sotto la nostra responsabilità e questa è la più grande verità di cui diventare consapevoli.
Comprendere che le emozioni sono determinate dai nostri pensieri ci restituisce la libertà di costruire la nostra felicità nel nostro intimo.
"Nessuno può sapere quanto profondo sia il dolore nell'animo di un altro"
(Henry Wadsworth Longfellow)
Quali sono i reali motivi della nostra sofferenza?
Quando inizi a comprendere i tuoi pensieri, le tue regole e le tue convinzioni, cominci a comprendere la stessa complessità in chi ti è accanto.
Puoi avvicinarti al prossimo con la certezza che dietro la superficie fatta di gesti e parole che vedi e che senti c’è un mondo sconosciuto da scoprire e rispettare allo stesso modo in cui scopri e rispetti te stesso.
La tristezza è poesia, tutte le volte che ne accettiamo la lezione"
(Hermann Hesse)
Se saremo in grado di comprendere profondamente quello che la nostra tristezza nasconde, riusciremo a comprendere davvero noi stessi, a entrare in contatto con i nostri bisogni reali e più profondi.
Riconosciamo la nostra umanità cominciando a costruire un rapporto autentico con noi stessi, in cui poter smettere di farci la guerra prendendoci davvero cura di noi stessi, in un primo vero e autentico atto di amore.
Perché sono sempre triste: contro chi combatti?
Non puoi impedire agli uccelli della tristezza di volare sopra la tua testa, ma puoi impedirgli di fare un nido nei tuoi capelli"
(Proverbio cinese)
Questa metafora mi fa pensare che gli uccelli che volano sulla nostra testa sono simili ai nostri pensieri.
Impedire che arrivino significa fare la guerra contro abitudini, modi di vedere la realtà acquisiti nel corso della nostra vita, fare la guerra con noi stessi in uno scontro spesso doloroso.
Se non possiamo evitare che arrivino possiamo evitare che facciano il nido e cioè impedire che prendano il sopravvento sulla nostra vita e che ci impediscano di cambiare.
Rifiutare qualcosa ci porta solo conflitto e incomprensione.
E tutto ciò che non capiamo alle fine ci controlla.
Tu cosa vuoi fare?
Sono molto triste: chi sei davvero?
“Non ridere, non piangere né detestare ma (cerca solo di) capire”
(Baruch Spinoza)
Spinoza mette l’accento sull’importanza di comprendere la realtà per quella che è.
La gioia, la tristezza e qualunque altra emozione possiamo provare ha un motivo di esistere ed è quel motivo che è necessario comprendere per liberarci da una visione distorta pessimistica e limitante delle nostre capacità e di conseguenza della nostra vita.
La noia, la rabbia, la tristezza o la paura non sono tue, non sono personali. Sono condizioni della mente umana. Vanno e vengono. Niente di ciò che va e viene sei tu.
(Eckhart Tolle)
L’errore che spesso commettiamo è quello di identificarci con i nostri pensieri.
Sono triste o provo tristezza?
Definirci in un certo modo dicendo “io sono” implica essere in un certo modo, sempre.
Io non sono i miei pensieri e non sono quello che faccio.
Imparare a separare la mia identità da una parte con quello che dico o penso dall’altra è il primo passo verso il cambiamento, verso l’apertura a nuovi modi di pensare e guardare la realtà, verso quella persona che vorremmo essere.
Strategie pratiche per gestire la tristezza

Se quindi accettare la tristezza come un’emozione naturale è il primo passo da compiere per uscirne, è necessario imparare ad andare oltre con un processo concreto che possa trasformare la comprensione in un vero e proprio cambiamento.
Cosa fare se ci si sente tristi
Se ci si sente tristi quello è il momento migliore per mettere in atto un processo continuo e costante di conoscenza di sé nel nostro quotidiano e nella concretezza della nostra vita di tutti i giorni.
Tra le strategie per gestire la tristezza o per combattere la depressione, vengono spesso suggerite alcune tecniche, tra cui la pratica della mindfulness, dedicarsi ad attività piacevoli, prendersi cura di sé attraverso uno stile di vita sano o cercare il supporto delle persone a noi vicine.
Per quanto sane e positive siano queste strategie, spesso non risultano efficaci in maniera definitiva.
Dedicarsi ad attività che ci piacciono può "distrarre" e per un po’ placare la tristezza.
Ma quante volte perdiamo il nostro interesse nel fare attività che ci sono sempre piaciute?
Quante volte non troviamo la giusta motivazione nel prenderci cura di noi?
Fosse anche per riposarci?
Il motivo per cui queste tecniche non funzionano in maniera definitiva è che possono cambiare in parte la realtà che viviamo ma non rispondono realmente al vero problema che si cela dietro la nostra tristezza.
Il vero problema non lo trovi nella realtà.
Il vero problema lo trovi nel modo in cui giudichi la realtà, andando in profondità rispetto alle tue emozioni ponendoti le domande giuste.
Andiamo a conoscerle!
Cosa stai pensando?
Significa cioè chiedersi: cosa succede nella mia mente di fronte alla realtà che vivo?
- Cosa penso del comportamento degli altri?
- Cosa penso di quello che sta succedendo?
- Cosa penso di quello che sto facendo?
- Cosa penso di me?
- Cosa penso della mia vita?
Potrei pensare che il comportamento di quella persona o che quello che succede non è giusto, non mi piace e lo rifiuto.
Potrei pensare che quello che faccio è noioso, inutile.
Potrei pensare di essere una persona incapace e poco degna di amore.
Potrei pensare che la mia vita non ha senso e che sto sprecando solo tempo.
I giudizi negativi rispetto a quello che vivo sono l’origine di tutte le emozioni negative che provo.
Sei triste perché pensi che ciò che vivi è ingiusto, non ti piace, lo rifiuti e cerchi qualcos’altro.
Probabilmente di questo ne sei già consapevole, ma non è sufficiente.
Pur riconoscendo i tuoi pensieri negativi, è necessario spingersi oltre.
Quando ti accorgi di giudicare negativamente una situazione, è importante fare questi ulteriori passaggi, chiedendoti...
Che cosa vorrei di diverso?
Comincia a pensare:
- quale dovrebbe essere la realtà ideale per te?
- Cosa dovrebbero fare o dire gli altri?
- Cosa dovrebbe succedere?
- Quale situazione vorresti vivere?
Nella Scuola di indipendenza emotiva la chiamiamo pretesa, qualcosa cioè che vorrei accadesse e che penso sia necessaria per stare bene.
Pretendo che gli altri mi trattino con gentilezza, che il mio fidanzato dia più importanza a me piuttosto che ai suoi amici, pretendo che i miei amici mi invitino ad uscire il fine settimana…
E la lista potrebbe continuare all’infinito.
Il punto non è ciò che pretendo ma il fatto di aver legato il mio benessere a quello che mi aspetto dagli altri, da me stesso o dalla vita.
Una volta compresa quale realtà ideale ti aspetti, continua a porti domande.
A cosa mi serve?
La pretesa di una realtà diversa da quella che vivo si basa sul bisogno di soddisfare qualcosa.
Ed è “quel qualcosa” che è importante trovare.
Quello che cerchi nella realtà rappresenta il tuo vero obiettivo.
Non riuscire a soddisfare i tuoi reali bisogni senza che siano gli altri a farlo è il vero problema.
- A cosa ti serve che gli altri dicano o facciano quello che piace a te?
- A cosa ti serve che succeda quello che ti aspetti?
- A cosa ti serve vivere una certa situazione?
- Cosa mi dà ad esempio l’approvazione degli altri? Mi dice che vado bene?
- Cosa mi dà la compagnia di qualcuno? Divertimento? Attività da fare? Svago?
Quando hai scoperto cosa cerchi nella realtà al di fuori di te, c’è la domanda fondamentale.
Come posso ottenere quello che voglio in maniera indipendente da ciò che succede?
È qui il passaggio più impegnativo e che spesso si considera impossibile.
Crediamo che siano gli altri a doverci dare quello di cui abbiamo bisogno o che siano gli eventi responsabili della nostra felicità, perché in realtà non siamo in grado di darci da soli quello di cui abbiamo veramente bisogno.
Mettere in discussione questa convinzione è il primo passo verso il cambiamento con cui costruire giorno dopo giorno le capacità che affidiamo agli altri.
- Come posso sapere se vado bene anche senza che qualcuno me lo dica?
- Come posso divertirmi anche senza la compagnia di qualcuno?
- Come posso essere sicura di me anche quando gli altri mi criticano o non mi appoggiano?
È un processo complesso e che richiede un lavoro di introspezione profondo e sincero con noi stessi con cui diventiamo sempre più consapevoli di come siamo responsabili di ciò che proviamo e in definitiva della nostra vita.
In questo modo, qualunque situazione non ha più il potere di privarci di quelli che sono i nostri bisogni perché avremo sviluppato la forza e la capacità di soddisfarli in maniera indipendente e autonoma.
Per comprendere più in profondità il processo con cui creiamo le nostre emozioni, ti suggerisco di guardare questo video tratto dalla Super Lezione gratuita sull’Indipendenza Emotiva dove troverai la spiegazione di come io, tu e chiunque altro creiamo le nostre emozioni.
E sei vuoi allenare con noi la tua indipendenza emotiva non devi far altro che iscriverti alla Scuola di Indipendenza emotiva 🙂
Sono triste: quando la tristezza diventa un problema

Come detto, la tristezza può a volte essere invalidante nella nostra vita quando condiziona in maniera estesa le nostre giornate e le attività che svolgiamo fino a volte a bloccarci nel fare attività anche molto semplici, sentendoci in balia di depressione, ansia, stress o rimorsi.
Quali sono i sintomi della depressione che devono suscitare attenzione e spingere a chiedere aiuto ad un medico? Una risposta arriva dai criteri del DSM-5-TR (Manuale diagnostico-statistico dei disturbi mentali, 5a edizione revisionata nel 2023) per la diagnosi di depressione.
Ti suggerisco l’approfondimento attraverso l’articolo I 5 sintomi della depressione | Fondazione Umberto Veronesi:
La Scuola di Indipendenza emotiva, pur potendo rappresentare spesso un valido supporto a un percorso di guarigione, non si sostituisce all’intervento medico nel caso di patologie, a cui si consiglia sempre e comunque di rivolgersi.
Il coraggio di chiedere aiuto
Quando le tue capacità, gli strumenti che possiedi, le tue conoscenze non sono sufficienti a risolvere un problema, cosa fai di solito?
Chiedere aiuto è la cosa più sensata da fare.
Dire a se stessi “sono infelice” è il primo passo per cercare soluzioni al proprio malessere.
Cosa consiglieresti infatti al tuo migliore amico nel caso di bisogno?
Anche quando non riesci a gestire le tue emozioni è il momento giusto per chiedere e cercare di capire come superarle. E forse le emozioni sono la cosa che ci interessa di più nella vita. Che ne pensi?
Nella Scuola di Indipendenza emotiva potrai trovare spunti di riflessione per superare le tue difficoltà e costruire le basi per una vita felice.
Una celebra frase attribuita a Marie Curie recita “Nella vita non c'è nulla da temere, solo da capire”.
Credo anche io fermamente che questa sia la chiave ed è per questo che ti invito a vedere la Super Lezione gratuita sull’indipendenza emotiva per iniziare anche tu il tuo viaggio verso la comprensione profonda e autentica delle tue emozioni.

