Problem solving: come trovare una soluzione a ogni problema

Oggi parliamo di Problem solving, cioè della tua capacità di risolvere i problemi.

Che tu sia convinto, o convinta, di saperlo fare o di non riuscirci mai, sto per mostrarti i segreti, semplici e molto pratici, per trovare sempre una soluzione.

Quello che ti spiego adesso è un approccio che funziona sempre, in qualsiasi contesto e che tu, tra poco, potrai utilizzare anche se finora non hai mai saputo risolvere i tuoi problemi.

Ti mostrerò anche un video con un esercizio in cui ti accompagno ad affrontarne immediatamente uno e risolverlo.

Cominciamo!

 

Problem solving: dove sta il problema?

Problem solvingPartiamo dal principio più importante quando affronti un problema: c’è sempre una soluzione.

Questa è una di quelle rare regole della vita che non ammettono eccezioni.

Ti assicuro che qualsiasi problema tu possa avere, una soluzione c’è sempre.

A volte non sembra per due motivi principali:

  • Non hai capito bene qual è il vero problema.
  • Non hai voglia di mettere in pratica le soluzioni, o perché non credi di farcela o perché non ti piacciono.

Il primo punto è anche la cosa più importante quando affronti un problema e lo vuoi risolvere: hai chiaro qual è il problema?

Spesso, infatti, non vediamo il vero problema ma solo alcune situazioni superficiali, che magari sono più immediate ma che derivano dal problema reale.

Per fartelo capire meglio ti faccio leggere un frammento del mio libro, Indipendenza emotiva, in cui lo spiego bene con un esempio.

 

Maria esce di casa e scopre che le ruote della sua macchina sono tutte bucate. La rabbia lascia presto il posto all’ansia perché adesso teme di arrivare in ritardo al lavoro e che questo le comporterà un rimprovero da parte del suo direttore.

Se però fosse domenica, o il primo giorno di ferie, probabilmente Maria non sarebbe comunque contenta di vedere le ruote bucate, ma di certo non starebbe in ansia e quello non sarebbe un grosso problema. Forse potrebbe non esserlo affatto, perché magari non userà l’auto per più giorni e quindi la situazione non le creerà nessun disturbo. Certo, prima o poi dovrà riparare le ruote se vorrà utilizzare l’automobile, ma in quel momento, quella mattina di domenica, non sarebbe un problema.

Tante volte ci lamentiamo per i nostri problemi e chi ci ascolta non capisce perché facciamo tante storie. Un problema, ricordalo, è tale se ti crea disagio, se può intralciarti sulla tua strada per vivere una vita felice, serena, tranquilla. Se può farlo, allora saprà farti stare male attraverso le emozioni negative che ti crei vedendolo e cominciando a considerare tutto il peggio che può succederti. Andiamo al sodo: per prima cosa identifica dove sta il problema, esattamente, con precisione.

Nel caso di Maria, il suo problema non è la ruota bucata, anche se potrebbe sembrare questo, ma come arrivare in orario in ufficio. Come vedi è una cosa molto differente. L’errore più comune sta proprio nel non capire quale problema abbiamo, finendo per non intervenire nel modo giusto. Infatti, se Maria pensa che sia la ruota bucata il vero problema, cosa farà? Di tutto per sistemarla: chiamerà il suo meccanico se è disponibile, chiederà a un amico che conosce, o cercherà di sistemarla lei stessa.

Questo, ovviamente, richiede tempo e magari lei arriverà in forte ritardo in ufficio. Il vero problema è però quest’ultimo, e anche se si mette a riparare la ruota, o se arriva il suo meccanico, continuerà a provare emozioni negative perché il problema segnalato dall’ansia o dalla rabbia è ancora presente e probabilmente senza soluzione.

 

Come vedi, dunque, il primo passo se vuoi risolvere un problema è capire qual è veramente il problema.

Come hai letto da questo estratto, il vero problema è legato alle emozioni negative che provi.

Per approfondire come queste siano campanelli d’allarme utilissimi per identificare i veri problemi, ti consiglio di leggere la guida sull’indipendenza emotiva, che ti spiega cosa sono le emozioni, come nascono e come utilizzarle al meglio.

 

Per prima cosa identifica il vero problema

Come nell’esempio tratto dal libro, devi cercare di capire cosa vuoi ottenere, che obiettivo hai, perché abbiamo un problema ogni volta che qualcosa ci impedisce di raggiungere un nostro obiettivo.

Il problema non è cosa accade, ma che ci ostacoli in questo percorso.

Se comprendi bene l’obiettivo che vuoi raggiungere, puoi risolvere il vero problema, ossia trovare un modo per ottenere quello che desideri nonostante le difficoltà o le situazioni che stai vivendo.

Ecco un altro esempio: Francesca si arrabbia con suo figlio perché non vuole fare la doccia e lo minaccia se non farà come dice.

Poi interviene il papà, e Matteo, il bambino, decide di farsi la doccia volentieri.

Il problema di Francesca sembra essere quello di convincere Matteo a fare la doccia, ma solo in parte è vero. Lei non si arrabbia per questo, ma perché Matteo non ubbidisce.

Qual è l’obiettivo di Francesca? La doccia? O che il figlio la ascolti?

Tra poco ti mostro come risolvere l’apparente problema della doccia e anche come risolvere quello principale, il vero obiettivo di Francesca: che suo figlio ubbidisca alle cose che lei gli chiede.

Osserva con attenzione i tuoi problemi e individua cosa vuoi ottenere, quale obiettivo ostacolano, cosa ti impediscono di raggiungere.

L’obiettivo a cui punti è il nocciolo della questione: il Problem solving passa tutto da qui, per cui scrivi con chiarezza qual è il tuo vero problema.

Per aiutarti ecco alcune domande che ho tratto sempre dal mio libro:

 

[…] Per prima cosa potresti cercare di comprendere se qualche tuo amico vivrebbe nello stesso modo questa situazione. Magari per te una telefonata che non arriva è un problema, per un’altra persona no. Se ti rendi conto che alcuni reagirebbero diversamente, senza trovarsi necessariamente in difficoltà per la stessa situazione che stai affrontando, comincia a chiederti per quale motivo tu la vivi in modo problematico.

Pensa anche a fare delle variazioni in merito alle vicende che stai vivendo: sarebbe un problema se fosse un giorno diverso, un periodo della tua vita differente, se ci fossero altre persone con te, se ti trovassi in una città diversa? In questo modo isoli il problema dal contesto e potresti renderti conto che in altre circostanze non lo troveresti fastidioso.

Ecco qualche domanda specifica che puoi utilizzare:

  • Dove sta il problema esattamente?
  • Se fosse domenica (o lunedì) cambierebbe qualcosa?
  • Se fossi con altre persone (o completamente solo) sarebbe diverso?
  • Sarebbe ancora un problema se cambiasse la reazione degli altri (magari sarebbero disponibili ugualmente con te)?
  • Sarebbe ancora un problema se la situazione fosse completamente opposta rispetto a com’è?

Ovviamente devi adattare le domande che ti suggerisco alla situazione che stai vivendo, cercando di modificarla nella tua mente per valutare se ci sono dei motivi che renderebbero meno problematico quello che stai facendo. Immaginati magari a spiegare dove sta il problema a un amico che proprio sembra non capirlo.

 

Io faccio spesso questo lavoro, mi immagino su un isola deserta, ad esempio, o con persone che vogliono aiutarmi e non reagiscono male ai problemi, oppure elimino qualcosa dalla situazione.

Elimino il tempo atmosferico, gli orari, le scadenze, i ruoli che ricopro, i soldi (se sono in gioco) e via dicendo.

Tutte queste variazioni ti possono aiutare a identificare il vero problema, il tuo vero obiettivo, evitando che il contesto ti condizioni impedendoti di coglierlo.

Ovviamente nel libro che ti ho citato l’esempio di Maria prosegue e trovi moltissime informazioni su come affrontare i problemi e non solo.

Se ti interessa, puoi leggere gratis il primo capitolo di “Indipendenza Emotiva” ⇒

Una volta che hai definito il vero problema e il tuo obiettivo, ti spiego cosa fare per risolverlo, ma prima di procedere scrivi tutto su un foglio.

Questo ti aiuta a focalizzarlo meglio e lavorarci con maggiore chiarezza. Se invece non riesci a individuare con esattezza il problema non preoccuparti: lasciami un commento e ti aiuterò io 😉

 

Sai dov’è il problema, cerchiamo a soluzione

Imparare a scegliereMaria non è preoccupa per le ruote, deve arrivare a lavoro in orario.

A Francesca interessa la doccia, ma è solo una situazione come tante altre, lei vuole che suo figlio ubbidisca.

Ricordi che ogni problema ha sempre una soluzione?

E che un problema è tale solo se ti impedisce di ottenere qualcosa che desideri?

Ottimo, se hai individuato dove sta il vero problema, cioè se hai l’obiettivo che vuoi raggiungere, ora devi semplicemente individuare una strada alternativa per ottenerlo.

Così Maria potrebbe prendere l’autobus, o chiamare un amico, andare a piedi, farsi dare un passaggio da una collega, fare l’auto stop.

Il suo problema è arrivare in orario al lavoro, per cui, sgombrato il campo dai falsi problemi, tu devi concentrarti solo su come raggiungere il tuo obiettivo nonostante le difficoltà che stai incontrando.

Francesca vuole che suo figlio le ubbidisca, per cui potrebbe spiegare perché gli chiede certe cose, capire cosa vuole lui e trovare un punto di incontro, non imporsi con la forza dell’adulto, ma coinvolgerlo affinché lui si fidi di lei e la ascolti quando gli chiede qualcosa.

Potrebbe anche scoprire perché Matteo ascolta il papà e non lei 😉

Ecco alcune domande molto utili che puoi porti subito, e mi raccomando, scrivi ogni risposta:

  • Come puoi ottenere questa cosa nonostante le difficoltà che hai adesso?
  • Conosci qualcuno che ottiene lo stesso risultato? Come ci riesce, cosa fa?
  • Se un amico avesse il tuo stesso problema e ti chiedesse un consiglio, cosa gli suggeriresti di fare?
  • Se avessi la certezza di avere successo, cosa faresti subito?
  • Parti a ritroso, dall’obiettivo fino a dove ti trovi: che passi ci sono, che strada potresti prendere?

Il punto è concentrarti sulle alternative possibili, sui modi di raggiungere il tuo obiettivo.

Di solito siamo bloccati al problema e pensiamo che la soluzione sia rimuovere le situazioni, o i comportamenti degli altri, che ci creano difficoltà.

Orientarci in modo negativo (come elimino questo) non è mai utile ed efficace.

Il tuo deve essere un obiettivo positivo, qualcosa che fai, che puoi raggiungere oppure ottenere.

Non puntare a obiettivi posti in modo negativo (non fare questo evitare quest’altro): costruiscili come mete che ti muovi per raggiungere.

Anche questa volta, se trovi difficile tirare fuori alternative e idee concrete per raggiungere il tuo obiettivo, devi solo lasciarmi un commento e ti aiuterò a creare le strade che ti servono.

Ricordati questo: se le condizioni favorevoli non ci sono, le puoi sempre creare tu!

 

Dalla soluzione alla pratica

Sviluppo personaleNon ci resta che passare all’azione.

Se hai una soluzione sola, se c’è una strada soltanto, devi agire.

Trasforma questa soluzione in azioni concrete, cose da fare.

Se Maria vuole arrivare con un passaggio al lavoro, potrà prendere subito il cellulare e chiamare un’amica, o un collega.

Devi tradurre la tua soluzione in passaggi intermedi, in azioni pratiche che puoi iniziare a compiere subito.

Se funziona, hai risolto il problema.

Se non funziona devi solo ricominciare da capo, cercare una strada differente, un’alternativa diversa e agire, come sempre rendendola concreta.

Io ti consiglio sempre di dividerla in piccoli passi, perché così è più facile agire e realizzarli tutti.

Se invece hai diverse soluzioni tra cui scegliere, prima di trasformarle in azioni concrete, devi valutare quale sia la migliore.

Il modo più semplice è prendere un foglio, dividerlo in due sezioni e pensare a tutti i pro e i contro di ogni soluzione.

Valuta cosa rende difficile applicare la soluzione, se hai bisogno di aiuto e non puoi farlo da solo, o da sola, se non puoi realizzarla subito, quanto tempo richiede, se ne hai le capacità.

Osserva tutti gli aspetti, considera sempre con obiettività i vantaggi di ogni alternativa e anche tutti gli svantaggi: anche se li ignori si presenteranno quando la realizzi, meglio prevenirli!

Magari potresti chiedere un parere ad altre persone, così ti aiuteranno a vedere da angolature differenti quella soluzione e individuare vantaggi e svantaggi che a te non venivano in mente.

Alla fine devi scegliere la soluzione che ti sembra migliore, i cui vantaggi sono più importanti degli svantaggi.

Non è una questione di quantità, perché anche un solo svantaggio potrebbe essere abbastanza serio da rendere scartabile quella soluzione.

Per esempio Maria potrebbe pensare all’autobus, ma non sa dove ci sono le fermate. O magari al passaggio, che non le costerà nulla, ma forse non conosce nessuno che passa vicino casa sua.

Elenca tutti i pro e tutti i contro e ponderali, cioè dagli un peso in funzione della tua situazione.

Ecco un video che riassume molto bene tutto quello che ti ho spiegato finora.

 

Conclusioni

Per prima cosa, dunque, individua sempre con precisione il problema evitando di lasciarti ingannare dalle situazioni che ci ruotano attorno.

Identifica quindi il tuo obiettivo, cosa vuoi ottenere.

Cerca modi differenti, anche più di uno, per raggiungerlo nonostante le situazioni difficili che vivi.

Valuta tutte le alternative e scegli quella che consideri migliore.

Infine traducila in azioni semplici, concrete, fattibili e anche immediate: meno è complicato realizzare la tua soluzione, più sarà probabile che tu abbia motivazione e spinta per riuscirci.

Ti suggerisco di leggere la guida in cui ti spiego come fare sempre la scelta giusta. Non sarebbe male vero? È possibile, non temere!

Ora non ti resta che agire: il Problem solving è un’arte che si impara praticandola, come ogni altra cosa.

Più affronti i problemi con la certezza da cui siamo partiti (c’è sempre una soluzione), più verrà facile farlo anche quando saranno molto complessi.

La soluzione c’è sempre, garantito, ma la trovi solo se individui il problema e sei disposto, o disposta, a realizzarla.

Ricorda che potrebbe non piacerti, o potresti dubitare di farcela.

 

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Da oltre 7 anni mi occupo di felicità: la studio, la osservo, la vivo e la condivido. La mia missione è aiutare tutti a cambiare la propria vita ed essere felici. Su Diventarefelici.it porto la mia esperienza personale e quella delle tante persone che ho conosciuto e aiutato in questi anni per dare il mio contributo: voglio migliorare questo mondo, e più persone diventeranno felici, più ci riuscirò. Questa è la mia missione.

68 Commenti

  1. Buonasera. Sono una mamma molto preoccupata per suo figlio.
    Mio figlio ha 13 anni e gioca a calcio da quando aveva 6 anni e adesso gioca nei giovanissimi professionisti. Ha sempre dimostrato di essere bravo e ha fatto sempre parecchi goal con sua grande soddisfazione e devo dire anche nostra. Siamo semprestati molto orgogliosi di lui ma adesso ha un problema ai piedi… “fascite plantare bilaterale” dovuta ai piedi piatti. In questo momento gioca in una squadra il cui allenatore e anche la societa‘ stanno selezionando i ragazzi e stanno lasciando a casa quelli che considerano non idonei.
    Lui fa parte della prima squadra ma ieri il mister nel 2 tempo l‘ha fatto uscire dal campo perche‘ diceva che correva male…. premetto che nelle partite gli do‘ l’antinfiammatorio per evitare di fargli sentire molto dolore ma ieri non lo aveva preso.
    Da circa un mese ha messo i plantari che sono costati tanto… ma pazienza pur di risolvere il problema… l‘ ortopedico dice che se i plantari non saranno efficaci dovra‘ sottoporlo ad intervento chirurgico….
    Sono disperata perche‘ non e‘ possibile che lui non possa dimostare quanto vale perche‘ non riesce a puntare l‘ uomo e a fare le sue giocate..
    Ho paura che i plantari possano non risolvere il problems e che si debba poi ricorrere all‘intervento chirurgico che non si sa nemneno se sara‘ risolutivo
    Scusi se mi sono dilungata parecchio ma sono parole piene d’ansia e non so‘ nemmeno perche‘ le ho scritto.. non posso nemmeno confidarmi con mio marito e con mio figlio nemneno per non metterlo sotto pressione

  2. Salve,
    Sono una ragazza di 14 anni. Sono innamorata di un ragazzo con cui so che non varrebbe la pena mettersi insieme, ma io tengo molto a lui per cui non vorrei perderlo come amico. Ogni mattina che so che lo incontrerò mi sale l’ansia e mi viene da vomitare per il semplice motivo che ho paura di perderlo, di annoiarlo, di non sapere cosa rispondere ad una domanda scomoda, di fare scena muta perché non so più di cosa parlare, di non sapere come comportarmi, di non essere come lui vorrebbe. Io stessa so che mi faccio trip inutili perché lui mi cerca sempre, mi dice a volte che lui a me ci tiene, ma non so se lo fa solo perché gli conviene, magari per avere la mia attenzione, o se dice sul serio. Il problema è che non so come superare la cosa. Vorrei essere più tranquilla e non preoccuparmi di ciò che potrebbe pensare. E magari non avere più ansia. Potrebbe aiutarmi a trovare il problema principale e superarlo?
    Grazie in anticipo.

  3. Salve,
    come posso concretamente superare la paura di stare sola,con conseguenti sintomi fisici, sia in casa ma soprattutto fuori?
    Ed anche forte ansia quando devo esprimere le mie opinioni?
    Grazie

  4. ei ciao mi potresti siutare? giorno 28 agosto ho un colloquio e nelle credenziali c’era scritto di avere capacità di problem solving sono uno studente ed è per un apprendistato il preside nella presentazione ha specificato che nel colloquio ci saranno dei imprenditori che faranno domande potresi aiutarmi? se potresti contattarmi via e-mail te ne sarei grato

  5. Ciao,
    sei settimane fa ho dato alla luce una bellissima e sana bambina. Ho dovuto partorire prima pervia di una gestosi. Due giorni dopo il parto la pressione è schizzata su e da allora non vuole più scendere. Arrivo a dei valori esagerati come 175 la massima /117 la minima. Sono sotto cura farmacologica ma i valori non continuano a scendere.. si alzano tendenzialmente la sera, quando mi metto a letto. Sento arrivare la paura e poi il mal di testa. Ho paura possa venirmi un ictus o un infarto o altro, magari mentre dormo visto che non posso tenere sotto controllo la pressione misurandola.. ho paura però pure mentre la misuro. Ho paura di leggere quei numeri alti! Non ho mai sofferto di questo, anzi, è sempre stato il contrario, ho sempre avuto la pressione sotto ai piedi. Ho fatto tutte le analisi del sangue ieri e vanno bene.. i medici non capiscono, dicono che ci vuole tempo.. io vivo nell ansia e nella paura costante.. infatti ti sto scrivendo dall ospedale in cui sono ricoverata per questo motivo..
    vorrei tornare quella di prima, sia fisicamente che psicologicamente.. da sei settimane non vivo più, piango sempre e penso di morire continuamente, ogni sera, ogni notte e non di poter crescere la mia bimba. Aiutami a trovare un modo per non aver paura della paura. Grazie mille

    • Ciao Tiziana,
      misurando la pressione non la controlli però, non è che misurarla la gestisce.
      Per cui, che tu sappia a quanto si trovi o meno, lei si alza per i fatti suoi. Non dipende dalla misurazione.
      Ovviamente la calma potrebbe aiutare.
      Non è facile dire: fai così, e tutto passa.
      La paura è un modo di pensare, una visione delle cose, di te. E se vuoi liberartene devi cambiare questo.
      Sentiamoci, vediamo se posso aiutarti a liberartene nelle prossime settimane 🙂

  6. Ciao Giacomo,
    chiedo il tuo aiuto ad un problema che sempre ha bloccato ogni mia decisione nella vita.
    Ho una paura fortissima della solitudine. A 14 anni rimanevo sola a casa nel pomeriggio e sempre piangevo. A 31 anni sono rimasta orfana di padre e poi di madre e mi è caduto il mondo addosso. La paura e direi anche la depressione mi assalgono e mi impediscono di trovar il modo di reagire e mi trasformo in una bimba piccola incapace di far qualsiasi cosa. Adesso il mio rapporto di coppia è in crisi e quando solo ventiliamo di lasciarci impazzisco.
    C’è un modo per te di uscire da questa grande gabbia solo con le mie forze?
    Grazie di esserci…
    Loretta

    • Ciao Loretta,
      devi diventare felice.
      Temiamo la solitudine quando temiamo di stare male da soli e viviamo come se gli altri portassero felicità e gioia nella nostra vita.
      Se la vedi così è anche ovvio che non ti piaccia restare sola.
      Devi imparare a vivere felice comunque, ovunque, con chiunque. Io ti consiglio di partire da questa pagina e poi questa, che parla di emozioni, punto chiave di tutto.
      E se vuoi, possiamo farlo insieme questo percorso 🙂

  7. Ciao Giacomo, il mio problema è che mi sono laureata da 5 anni in psicologia e non riesco ne a dare l’esame di stato ne a scegliere la strada giusta da intraprendere per crescere professionalmente. Mi rendo conto che ci sono delle paure che mi bloccano ma non riesco a capire cosa è soprattutto non credo mai in me stessa e nelle mie capacità.
    Grazie Rosa

  8. Ciao Giacomo, innanzitutto grazie come sempre per i tuoi bei spunti riflessivi! Il mio problema è che ho avuto delle incomprensioni con delle amiche, che ho cercato di chiarire, ma dall’altra parte c’è stato un finto chiarimento poiché i fatti non dimostrano le parole dette (in breve mi hanno esclusa). Il mio problema è capire se voglio provare per l’ennesima volta a riallacciare il legame o se invece lasciare le cose così come sono. Immaginare entrambe le soluzioni mi fa soffrire…questa storia è un pensiero fisso ormai!

  9. Il mio problema è la sofferenza , quando ti viene detto che non sei la donna gli attributi che loro vorrebbero,che cu tengono più agli amici /amiche che alla loro moglie

  10. Ciao io ho più di un problema sono separata con due figli ho un lavoro part time che non mi consente di avere altri lavori in quanto jolli a chiamata e prendo 700 euro al mese con affitto e spese da pagare poi non riesco ad avere relazioni con altri uomini in quanto non c’è nessuno che mi interessa veramente per nessun uomo provo trasporto non sono più innamorata del mio ex ma cmq non superò la cosa scusa la dilungazione ma volevo essere chiara grazie in anticipo per la risposta 😊

  11. Ciao Giacomo,

    Il mio problema è che non provo più stimoli a fare nulla, coltivare le amicizie che ho(perché mi sento magari diversa, fuori posto, come se i miei amici avessero legato più tra loro, con valori diversi) coltivarne di nuove. Mi sento meno interessante, solare, entusiasta della vita. Non penso di poter trovare un uomo che mi ami e io lo amo, io voglio trovare quell’amore durevole che ti alza trenta metri da terra. Per questo non riesco a non scrivere al ragazzo a cui piaccio. Gli avevo chiesto le distanze perché mi cominciavano a soffocare i mille messaggi, non lo so mi pesavano, per quanto io ci parli bene il rapporto non è mai nato per essere un’amicizia. Ci parlo magari bene lì per lì ma intanto non dev’essere una cosa frequente, e poi o dopo un po’ o alla fine della conversazione mi viene da piangere, forse perché mi rendo conto di non lasciarlo andare per quello che rappresenta per me e non tanto per lui come persona. Secondo perché vedo forse che non mi entusiasmano più le conversazioni con lui perché non si creano dei sentimenti. E terzo perché avverto che questo è un rapporto sbilanciato. Io con lui non so cosa fare e so che se lo capissi forse starei meglio. Devo chiedergli di vedermi spiegargli tutte queste cose e chiudere? O devo non scrivergli fino a ché non otterrò la mia indipendenza? E come fare per l’apatia in generale che ho?

  12. Ciao Giacomo, ho un problema da quasi 2 anni che non riesco a risolvere. Mia figlia si sveglia ogni ora (se sono fortunata ogni 2) e io passo delle notti allucinanti perché a volte sta sveglia davvero tanto tempo ed io devo stare con lei. Poi magari succede che quando si riaddormenta, io sono completamente sveglia e faccio fatica a riprendere sonno. Sono perennemente stanca!
    Se ho ben capito, il problema sarebbe la mia mancanza di sonno, giusto? Però le soluzioni non le vedo. Dormo già di giorno durante il suo riposino, ma vorrei dormire almeno 3 ore di fila la notte!

      • Gli esperti dicono che i risvegli fino a 3 anni sono fisiologici, e che allattando probabilmente sono anche più frequenti.

        • Se è tutto normale, allora devi cercare di gestire nel modo migliore la cosa.
          Di certo puoi provare a dormire di più durante il giorno, o potresti anche cercare di rilassarti la notte per riprendere sonno più velocemente.
          Prova a leggere questa pagina, ci sono alcuni consigli per rilassare la mente, magari sono utili.
          In alternativa, se non riprendi sonno, potresti adeguare di più i tuoi ritmi ai suoi: alzarti di notte quando ormai non riesci a dormire e fare cose che faresti di giorno, nei limiti del possibile, in modo da allineare il tuo riposo al suo il più possibile 🙂

  13. Ciao, mi sono da poco iscritta al tuo blog e spero che questo possa in parte servirmi a stare meglio. Qual è il mio problema? L’ansia! Non sono mai stata una persona ansiosa, ma – in seguito a taluni brutti eventi e grazie in parte anche all’università (ho sempre preferito fare tutto da sola e non ho mai voluto frequentare né farmi aiutare) – lo sono diventata! Soffro di ansia anticipatoria da un anno ormai ed è un bel problema! :/

  14. Buongiorno Giacomo… la mia infelicità ha origine in due tipi di problemi:
    1) la non serenità in famiglia; mia madre e mio padre hanno un’incompatibilità caratteriale che ha compromesso l’equilibrio, le relazioni, e le dimostrazioni di affetto in tutta la famiglia (siamo 3 sorelle). La loro separazione in casa va avanti dal 2006 (anche se mio padre dorme dai miei nonni, deceduti, proprio dal 2006) , l’unico momento di condivisione era il pranzo, anche se mia madre qualche giorno fa ha deciso di eliminare anche quello perché dice di non sopportarlo proprio più, e afferma che visto che noi non viviamo più con loro da anni, non toglie niente a nessuno con questa sua decisione. Non c’è dialogo, esigenza di sentirsi, nemmeno con le mie Sorrelle, come se fosse un macigno sullo stomaco. Questa insofferenza è amplificata dal fatto che nella famiglia di mio marito, invece, c’è la situazione completamente opposta; massima unione familiare, serenità, complicità e condivisioni quotidiane; quasi da renderle eccessivamente smielate ai miei occhi, nonostante con loro abbia uno splendido rapporto, soprattutto con mia cognata, con la quale vado molto d’accordo, in quanto mi trasmette molta serenità nella sua semplicità e voglia di vivere delle piccole cose.
    2) la non stabilità economica: sono un promotore finanziario dal 2013, e nel 2015 ho cambiato istituto bancario. Questa attività, per quanto potenzialmente può farti raggiungere dei traguardi economici interessanti, non mi fa vivere bene, perché il suo perno principale si snoda nella capacità di persuasione e di corteggiamento delle persone, al fine di farle diventare tue clienti, ed acquisire così il lavoro; facendo gioco forza sulla costanza della relazione al fine di riuscire ad ottenere risultati. Tutte caratteristiche che non mi appartengono, per quanto il mio collega continua ad affermare che mi vede portata per questo lavoro, perché so essere molto commerciale. Lodi che io non riesco a condividere di me stessa. Nello stesso tempo, non riesco a mettere tutto in discussione, perché mi vedo sprecata per un lavoro da dipendente che mi faccia guadagnare 1.200€ al mese, nonostante, tra l’altro, non ci sia nessuna garanzia che io riesca a trovare qualche porta aperta da qualche parte.
    Tutto questo mi fa vivere in uno stato di ansia perenne, e completa insoddisfazione, che spesso mi passano le giornate senza far nulla, per sentirmi più leggera… e poi arriva la sera, e lo stato di ansia ritorna, perché mi sento di non aver costruito nulla.

    • Ciao Myriam,
      uno per volta.
      Ovviamente non possiamo decidere come parleranno o agiranno gli altri. Però possiamo influenzare molto le persone in modo positivo.
      In questa pagina trovi le mie guide sulla comunicazione con gli altri. Saranno utili.
      Inoltre devi assolutamente imparare a non subire le pressioni, le scelte, le emozioni degli altri. Leggi anche questa pagina.
      Tema lavoro: al tuo e al posto fisso ci sono alternative. Leggi questa pagina, e questa, sono molto interessanti 🙂
      Infine, visto che hai scritto che “la tua infelicità dipende da”, devi leggere anche questa 🙂

  15. Hai ragione su tutta la linea, ma mi sono aggiunta su facebook al tuo fanclub e ho inviato una ristiecha di amicizia alla tua utenza e mi sono pure iscritta al club contro voyager 😛

  16. Ciao Giacomo,
    Ti dico subito che adoro il tuo blog e le tue guide pratiche, mi aiutano davvero tanto, perciò grazie grazie grazie. Ora ti dico il mio problema.
    Allora il mio ragazzo è disoccupato, e insieme stiamo cercando di muoverci per aiutarlo a trovare lavoro. Sia io che lui cerchiamo su internet, contattiamo potenziali datori di lavoro, guardiamo sempre gli annunci adatti a lui (purtroppo non ha un diploma, ma solo licenza media ma nonostante questo viene molto contattato) ma ogni volta siamo sempre da punto a capo. Fa colloqui che poi non danno frutti diciamo. Con le promesse di essere richiamato dopo un colloquio, non lo richiamano piu. Ovviamente nessuno di noi due si arrende e continuiamo a cercare, ma ora questa tua guida mi ha incuriosito. Puoi aiutarci?

  17. salve. ho provlemi di salute che mi rendono fragile. sento di aver bisogno di un contesto “familiare” dove poterli risolvere. per portarmi nela mia cotta di origine che detesto ma che conosco, devo lasciare il lavoro sicuro che detesto e un luogo dove ho pochi agganci comunque e mi potrei sentire isolata. oppure potrei chiedere un anno di aapettativa nn retribuita concentrarmi sulla salute e poi vedere se tornare indietro (sapendo che la situazione sara cambiata e potrei dsentirmi di nuovo e piu spaesata). mi sono separata da poco e ho lasciato la casa che ho costruito con mio marito e anche questo mi influenza e mi fadubitare sul senso di stare li.

    • Ciao Elena,
      ma il contesto familiare in una città che detesti sarà sufficiente? O il luogo dove vai, avrà qualche effetto negativo?
      Io ti suggerirei di prenderti un paio di settimane di tempo per decidere e in questi giorni seguirti una lezione al giorno del mio corso gratuito.
      Penso possano aiutarti a fare ua chiarezza che renda più semplice la tua decisione 🙂

  18. ciao giacomo, ti ringrazio per tutti i tuoi consigli che ritengo davvero interessanti.
    Il problema che non riesco a risolvere da un po’ di tempo e’ questo:la paura di non dormire
    Ormai sono legata periodicamente all’uso di farmaci per prendere sonno e ogni volta che
    devo scalare le gocce mi sale l’ansia perche’ credo di avere meno copertura…
    Passo le notti in bianco e poi sto male perche’ non riesco a combattere questa paura anticipatoria…
    il giorno sto bene e grazie ai tuoi cosigli sto cercando di gestire diversamente tante cose
    ma la notte e’ dura se penso di scalare le gocce come mi dice il medico non ce la faccio
    grazie per la tua attenzione!

    • Ciao Silvia,
      dovresti capire il motivo per cui non riesci a prendere sonno. Ovviamente non sono medico, per cui la prima cosa è capire se c’è un disturbo fisico.
      Inoltre potresti provare ad aggirare il problema: cosa puoi fare di notte dato che non dormi?
      Ovviamente dipende da come è organizzata la tua giornata, ma temere un problema lo rende più complicato. Se accetti che non riesci a dormire se non altro smonti la paura. Prendi atto che in questo momento hai questa difficoltà e punti a conviverci meglio che puoi e intanto lavorare su di te.
      Più imparai a essere calma e non vivere con ansia qualcosa, più questo avrà effetto su tutto il resto.

      • grazie per il tuo interessamento….
        ultimamente sto facendo delle sedute di psicoterapia e mi stanno aiutando molto
        Purtroppo si e’instaurato un circolo vizioso di paura anticipatoria del non dormire e del non farcela il giorno dopo….
        sono riuscita con delle respirazioni ad abbassare il livello dell’ansia anche se non dormo
        non ci sono problemi fisici specifici per ora l’unico problema e’che do’troppa importanza al sonno
        e alla paura che se non riesco a dormire potrei sentirmi male
        ti saluto e ti ringrazio molto

  19. Ciao,non saprei proprio da dove iniziare ma ci provo in questo modo per essere il più sintetica possibile! Ho inizato l’università qualche anno fa in una nuova e grande città,nonostante le novità e le difficoltà credevo andasse tutto per il verso giusto! Già dopo il primo anno però è avvenuto il mio lento e graduale declino. Ho cominciato a focalizzare la mia attenzione su una relazione che durava dal periodo adolescenziale, lasciando e perdendo di vista ciò che dovevo necessariamente fare; ovvero il mio unico obbiettivo universitario! Da allora non sono più stata in grado di riprendere i miei studi con successo e con molto rammarico, quest’ anno ho deciso di ritornare a casa, con la speranza di continuare l’università dalle mie parti e rinunciando appunto a quella relazione che penso sia stata sempre di ostacolo. Il problema in tutto questo è che avevo voglia di riscattarmi e riprendere davvero in mano la mia vita, affrontando anche di nuovo tutti i cambiamenti che ne potevano conseguire! Alla fine ho scoperto di non aver ricevuto il trasferimento universitario e mi ritrovo con nulla in mano! Ho rinunciato a una vita che tutto sommato “mi piaceva” per poter inseguire e portare a termine il mio sogno. La mia famiglia non fa altro che denigrarmi e non mi sta affatto sostenendo, e ho anche l’aggravante dell’età. Ora ho 24 anni e per me il tempo è una variante fondamentale, è per questo che con molta tristezza ho dovuto fare la scelta che ti dicevo prima, però senza comunque alcun risultato positivo.. Mi sento persa e spaesata. Dovrò valutare la strada per cercare un lavoro e questo non mi spaventa ma sono comunque insoddisfatta! In cosa posso riscoprire del positivo? Io non ne vedo neanche un po’. 😅 Grazie per la tua attenzione!

    • Ciao Carmen,
      apri gli occhi.
      Le cose non sono andate finora come volevi. Capita, e se un cinquantenne in cassa integrazione leggesse che tu hai “l’aggravante dell’età” a 24 anni, si butterebbe da un ponte 😀
      Scherzi a parte ti dico io da dove devi cominciare a prendere in mano la tua vita: leggi questa pagina, poi questa e infine questa. In ordine 😉

      • Non so come definirti.. Un genio? O forse no, una persona semplicemente felice e soddisfatto di apprezzare la vita così com’ è, con il prospetto di impegnarsi al massimo per ottenere ciò che realmente desidera! Aiutando soprattutto il prossimo, senza alcun compenso! Non ti conosco ma sei diventato il mio mentore! 😊 Ho già trovato una strada alternativa alle mie problematiche! Ho solo bisogno di abituarmi ad essere felice! GRAZIE..

  20. Problema: mi capita ogni tanto di conoscere una ragazza, che mi fa capire le piaccio, ma dice di essere fidanzata: vede, insomma, la mia presenza come:
    – un’ostacolo all’immagine della sua vita sentimentale che si e’ creata.
    – un rischio di buttare tutto il suo investimento emotivo per paura di soffrire di piu’ nella nuova relazione.

    Come posso gestire questa situazione?

      • Ti diro’: anche oggi sono uscito a conoscere ragazze nuove… il mio caro amico (con esperienza al riguardo), vedendo dal vivo il tutto a distanza, mi ha fatto notare che non vivo con piena naturalita’ / benessere il momento: sembro un po’ forzato, diffidente e forse anche scoraggiato… penso frutto del mio passato affatto sereno, per i pessimi riferimenti educativi avuti, per esperienze che mi hanno portato a guardare con diffidenza / odio le persone perche’ mancanti di sentimento: esistono solo per fregare o sfruttare le persone (vuoi per beni materiali, vuoi per esigenze personali)

        Sta’ di fatto che viene percepito e, di conseguenza, la ragazza va via o dopo una conversazione ed eventuale appuntamento istantaneo non si fa’ piu’ sentire (o comunque non esce).

        Con tutta la mia buona volonta’, nonostante mi dedichi tanto a dare il meglio per me (hobby / passioni, valorizzazione del mio tempo per progetti lavorativi per indipendenza finanziaria, l’automiglioramento teorico e pratico) per essere in primis sereno con me stesso (e tutto sommato lo sono), quando parlo con gli altri ormai sono tendenzialmente apatico, e con le ragazze forse nel mio profondo non riesco a farmene una ragione: e’ come se loro non potessero mai essere realmente un valore aggiunto nella mia vita (oppure hanno qualita’ praticamente uguali tra loro, per cui non si distinguono) ma solo portatrici sane di problemi.

        • Abbordare una ragazza è ovviamente innaturale: vai con un fine ben preciso, non è qualcosa che fai normalmente, ti applichi per ottenere un certo risultato.
          Io butterei nel cestino tutte le idee di seduzione e attrazione e simili. Per me non servono a niente.
          Sei naturale quando non c’è nulla in gioco. Sei naturale quando non hai aspettative o pretese, ma vivi con semplicità quel che fai.
          Io ti consiglio di iscriverti al mio corso gratuito: auto-miglioramento può significare tante cose, prova cosa ti propongo, magari è quel pezzetto di puzzle che manca 😉

        • Guarda, ormai il fatto di andare a parlare con le persone e’ diventata un’abitudine: sebbene mi trovo discretamente bene, permane (penso) quella percezione nel profondo non tanto positiva.

          Per migliorare la situazione, sto’ svolgendo l’esercizio sulla personalita’… lo trovo sicuramente molto utile e per certi aspetti sto’ cominciando ad avere dei miglioramenti… ma quando poi mi ritrovo tra le mani certi pensieri che , di per se’, sono buoni dal punto di vista sociale positivi, ma che a fatti non reggono (anche per esperienze passate), mi sento come se volessi fregare me stesso…

          Cosa mi suggerisci di consultare in particolare, del tuo corso?

  21. Ciao.
    Ho letto alcune delle tue guide ma ho un problema. All’interno dell’articolo letto sul problem solving parli spesso di cercare il vero problema di fondo “nascosto” dietro quelli superficiali però per quanto mi sforzi non riesco a capire quale esso sia, o meglio, credo che il problema di fondo non ne sia 1 solo ma 2.
    Mi sono iscritto al corso di fisica all’università (è il mio sogno e l’obbiettivo che voglio raggiungere) ma ben presto ho iniziato a procrastinare lo studio e, anche se inizialmente credevo che il mio rendimento fosse basso per via delle lacune delle superiori e per la difficoltà delle materie, lavorando su me stesso ho capito che quello era solo una copertura ai veri problemi.
    Il punto è che ho 2 problemi che sono interconnessi fra loro ma non riesco a capire quale sia dei due “la radice di ogni male”: ho paura nel deludere le persone a me care anche se alcune di loro non hanno pretese sul mio rendimento e non è per volontà loro che ho intrapreso questo percorso e ho paura di studiare perchè potrei capire di non essere abbastanza intelligente per comprendere determinate materie quindi mi blocco e non apro libro. Mi terrorizza l’idea di capire che non sono in grado di portare avanti il mio sogno perchè non abbastanza intelligente. Sapresti aiutarmi? Grazie.

    • Ciao Luca,
      sul primo problema direi che il punto di partenza sono le tue emozioni, per cui leggiti questa guida.
      Sul secondo ti faccio una domanda semplice: e se ti sbagliassi? Se tu fossi all’altezza?
      Anzi, meglio: chi ti impedisce di migliorare e diventare abbastanza intelligente da realizzare il tuo sogno?
      Qui ti consiglio di leggere questa guida che parla di autostima.
      Ma soprattutto devi imparare a volare… leggi questa pagina 😉

  22. Nelle relazioni con l’altro sesso, non riesco a togliermi dalla mente le immagini di lei che faceva l’amore con altri nel passato. Anche se ora per lei è tutto finito. Nutro come una gelosia verso il passato di lei.

    • Ciao Davide,
      allora ti posso suggerire di leggere questa guida che parla di gelosia.
      Secondo me c’è da lavorare sulla visione che hai delle relazioni, del ruolo che hanno le persone nella tua felicità.
      Le nostre idee e i nostri problemi sono sempre la punta di un iceberg formato da convinzioni e regole che nemmeno comprendiamo a volte di avere.
      Per questo il lavoro deve essere profondo, e il Corso per Diventare Felici è la strada migliore 😉

  23. Obiettivo: riconquistare mia moglie
    Risposte alle domande.
    Cercherei di darle amore incondizionato.
    Si conosco una coppia di amici che ha avuto lo stesso problema, sono riusciti a superarlo capendo i loro errori, parlando e amandosi.
    Gli consiglierei di lasciarla libera di prendere le proprie decisioni in libertà
    Cercherei di darle tutto l’amore che ho senza pretendere nulla in cambio
    Non farei gli stessi errori, ossia no controllerei la sua vita o
    Cercherei di parlarle di più e di starle vicini e comprendere il suo malessere o
    Cercherei di farla ridere e rendere la sua vita meravigliosa facendole capire che la felicità la creiamo noi nella nostra mente o
    Farei delle scelte insieme o
    Condividerei tutti i problemi che ho con lei

  24. Il problema è nella relazione clandestina di mia moglie, (che io ho scoperto), dicendomi che aveva fatto una cavolata, in realtà la relazione è continuata e ho di nuovo scoperto questo.
    Il mio obiettivo era di invecchiare con questa donna.
    Attualmente siamo separati in casa perchè non possiamo permetterci di separarci.

    • Ciao Stefano,
      il problema è che lei non vuole invecchiare con te?
      Molte situazioni sono fuori del nostro controllo, prima fra tutte le scelte degli altri.
      Il problema diventa così doppio, se vogliamo, perché alla base c’è sempre e solo un punto: perché è un problema se lei vuole fare una cosa differente? Se lei vuole stare con un altro?
      Il problema è sempre se riponiamo la nostra felicità in qualcuno e pretendiamo che si comporti come vogliamo noi.
      Ti consiglio di leggere questa pagina e questa.
      Il punto è che si tratta di un percorso che ti porti a vivere con serenità qualsiasi situazione la vita ti possa riservare, qualsiasi scelta degli altri.
      Non c’è “un bottone” da premere, ma un cammino da fare.

  25. Ciao, da mesi sto cercando di capire quale sia davvero il mio obiettivo e non lo trovo.
    Il mio problema penso sia il fatto di avere paura del futuro perchè porta solo incertezza, ho inziato l’università quest’anno e non sono sicura sia la strada giusta anche se mi piace e la trovo stimolante. è difficile però, perchè mi ritrovo in un’altra città, senza i miei soliti amici, con un’altra vita totalmente diversa. sto affrontando un enorme cambiamento e sono spaesata perchè non so spesso trovare la motivazione e la forza di andare avanti a fare quello che sto facendo poichè sento tutto incerto; e penso di essere così demotivata perchè non so quale sia il mio obiettivo…

  26. Ciao per necessità ho una coinquilina. Avevo chiesto di non fumare in casa lei fuma alla finestra, ciò fa entrare il fumo in casa. Usa le mie cose tipo pc ho pensato gli serve per fare curriculum va bene gli ho spiegato solo di stare attenta al alimentatore che si rompe la rotto insomma spendo soldi per riparare le cose. Allora mi sono chiesta ma sono io che sono una rompicoglioni scatole o è lei una menefreghista? E come posso fare? Grazie se puoi aiutarmi.

    • Ciao Maria,
      ci sono due strade che possono funzionare: la prima è parlare con le persone e chiedere loro di fare qualcosa per noi. Ottima, ma non sempre ci ascolteranno!
      La seconda è fare in modo che le persone vogliano (perché conviene a loro!) fare quel che vogliamo noi.
      Prima di tutto, però, leggi (o ri-leggi) questa pagina, perché il primo problema sono sempre le emozioni negative con cui reagiamo agli altri e alle situazioni che non ci piacciono.
      Poi poni dei limiti.
      Se trovi che lei usi con poca cura il pc, non prestarglielo. Magari lo usi tu per lei quando hai tempo o lo fate insieme.
      Inoltre il punto credo possa stare anche nel rapporto di rispetto e fiducia che avete instaurato tra di voi.
      Se lei si comporta male, non da importanza alle tue cose o ai tuoi bisogni, un motivo c’è. Devi capirlo.
      Ti consiglio di leggere due pagine importanti: questa e questa 🙂

  27. Studio problem solving da almeno 13 anni da quando cioè ho iniziato a studiare infermieristica. Il nursing si basa sul problem solving ma spesso trovare la soluzione al problema di qualcosa non è il vero problema 🙂 ma il vero problema è far passare la soluzione o cmq l’azione attraverso chi ti sta affianco sopratutto quando il lavoro è un lavoro d’equipe.

    • Ciao Stefania,
      come è vero 🙂
      Ci sono alcune guide che parlano sia di comunicazione che di leadership, e penso che alcuni spunti pratici potresti trovarli interessanti.
      Alla fine il sistema è uguale, solo che come problema hai quello di farti ascoltare, di far capire come agire, di far attuare certe procedure.
      Il segreto per me sta nel far sì che gli altri decidano di seguire un certo modo di agire e vogliano farlo. L’imposizione non rende mai efficienti ed efficaci.
      Penso sia più facile risolvere un problema da soli: trovi la soluzione e agisci. Quando si è in tanti la trovi, ma anche gli altri al trovano e magari non siete d’accordo 😀
      C’è da lavorare, da dialogare, da capire senza pretendere che ti capiscano, e se non ha importanza di chi è il merito, come leggo in un aforisma che mi piace molto, allora si possono fare grandi cose.

      • Ari ciao, a proposito di quello che mi hai risposto, io faccio piu o meno così (non per averne il merito ovvio), c e un problema, penso a una soluzione, “sparo la mia soluzione” e la lascio cadere, dopo un po’ ognuno fa quello che vuole, io metto in pratica la mia con convinzione sopratutto quando vedo che le loro non sono efficaci, e dopo un po’ tra proteste e “seguaci” veri molti adottano la mia soluzione dicendo eh pero avevi ragione e’ come avei detto…

        Diverso invece quando provo ad imporre la soluzione, sopratutto in momenti in cui c e poco tempo, vieni visto come quello che vuole comandare e spess poi per “ripicca” e perhe magari non gli stai molto simpatico, non ti segue nessuno.

        Io lavoro nell emergenza dove spesso una decisone puo’ veramente “salvare” la vita a qualcuno o comunque ridurgli il disagio, e spesso pero il proble solving ti porta a pestare qualche piede, ma in quel caso amen, io agisco per il bene di chi sto aiutando e .. Chi non vuol capire capirá

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